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Codice: dei beni culturali - delle assicurazioni - civile - del consumo - delle comunicazioni - della proprietà industriale - della strada - privacy - Legge fallimentare - Testo Unico Iva -
TESTO NON VIGENTE Ringraziamenti a prof. Monateri (Cardozo) e Maurizio Marchi, @ e info

Ogni parola frase esatta

ART. 26 (Tutela amministrativa e giurisdizionale)



Codice del consumo - - PARTE II EDUCAZIONE, INFORMAZIONE, PUBBLICITA’ TITOLO III Pubblicità e altre comunicazioni commerciali - CAPO II Caratteri della pubblicità - SEZIONE I Pubblicità ingannevole e comparativa -




1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituita dall'articolo 10 della legge 10 ottobre
1990, n. 287, di seguito chiamata Autorità nella presente sezione, esercita le attribuzioni disciplinate
dal presente articolo.
2. I concorrenti, i consumatori, le loro associazioni ed organizzazioni, il Ministro delle attività
produttive, nonché ogni altra pubblica amministrazione che ne abbia interesse in relazione ai propri
compiti istituzionali, anche su denuncia del pubblico, possono chiedere all'Autorità che siano inibiti
gli atti di pubblicità ingannevole o di pubblicità comparativa ritenuta illecita ai sensi della presente
sezione, che sia inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti.
3. L'Autorità può disporre con provvedimento motivato la sospensione provvisoria della pubblicità
ingannevole o della pubblicità comparativa ritenuta illecita, in caso di particolare urgenza. In ogni
caso, comunica l'apertura dell'istruttoria all'operatore pubblicitario e, se il committente non è
conosciuto, può richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario ogni
informazione idonea ad identificarlo. L'Autorità può inoltre richiedere all'operatore pubblicitario,
ovvero al proprietario del mezzo che ha diffuso il messaggio pubblicitario, di esibire copia del
messaggio pubblicitario ritenuto ingannevole o illecito, anche avvalendosi, nei casi di
inottemperanza, dei poteri previsti dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4, della legge 10 ottobre 1990, n.
287.
4. L'Autorità può disporre che l'operatore pubblicitario fornisca prove sull'esattezza materiale dei dati
di fatto contenuti nella pubblicità se, tenuto conto dei diritti o interessi legittimi dell'operatore
pubblicitario e di qualsiasi altra parte nella procedura, tale esigenza risulti giustificata, date le
circostanze del caso specifico. Se tale prova è omessa o viene ritenuta insufficiente, i dati di fatto
dovranno essere considerati inesatti.
5. Quando il messaggio pubblicitario è stato o deve essere diffuso attraverso la stampa periodica o
quotidiana ovvero per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di telecomunicazione, l'Autorità,
prima di provvedere, richiede il parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
6. L'Autorità provvede con decisione motivata. Se ritiene la pubblicità ingannevole o il messaggio di
pubblicità comparativa illecito accoglie il ricorso vietando la pubblicità non ancora portata a
conoscenza del pubblico o la continuazione di quella già iniziata. Con la decisione di accoglimento
può essere disposta la pubblicazione della pronuncia, anche per estratto, nonché, eventualmente, di
un'apposita dichiarazione rettificativa in modo da impedire che la pubblicità ingannevole o il
messaggio di pubblicità comparativa ritenuto illecito, continuino a produrre effetti.
7. Con la decisione che accoglie il ricorso l'Autorità dispone inoltre l'applicazione di una sanzione
amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 100.000 euro, tenuto conto della gravità e della durata
della violazione. Nel caso dei messaggi pubblicitari ingannevoli di cui agli articoli 5 e 6 la sanzione
non può essere inferiore a 25.000 euro.
8. Nei casi riguardanti messaggi pubblicitari inseriti sulle confezioni di prodotti, l'Autorità, nell'adottare
i provvedimenti indicati nei commi 3 e 5, assegna per la loro esecuzione un termine che tenga conto
dei tempi tecnici necessari per l'adeguamento.
9. La procedura istruttoria è stabilita, con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, in modo da garantire il contraddittorio, la piena cognizione degli atti e
la verbalizzazione.
10. In caso di inottemperanza ai provvedimenti d'urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli
effetti, l'Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 50.000 euro. Nei
casi di reiterata inottemperanza l'Autorità può disporre la sospensione dell'attività di impresa per un
periodo non superiore a trenta giorni.
11. In caso di inottemperanza alle richieste di fornire le informazioni o la documentazione di cui al
comma 3, l'Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 euro a 20.000 euro.
Qualora le informazioni o la documentazione fornite non siano veritiere, l'Autorità applica una
sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro a 40.000 euro.
12. I ricorsi avverso le decisioni adottate dall'Autorità rientrano nella giurisdizione
esclusiva del
giudice amministrativo. Per le sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni del
presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I, sezione I, e
negli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Il
pagamento delle sanzioni amministrative di cui al presente articolo deve essere effettuato entro
trenta giorni dalla notifica del provvedimento dell'Autorità.
13. Ove la pubblicità sia stata assentita con provvedimento amministrativo, preordinato anche alla
verifica del carattere non ingannevole della stessa o di liceità del messaggio di pubblicità
comparativa, la tutela dei concorrenti, dei consumatori e delle loro associazioni e organizzazioni è
esperibile in via giurisdizionale con ricorso al giudice amministrativo avverso il predetto
provvedimento.
14. E' comunque fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario in materia di atti di concorrenza
sleale, a norma dell'articolo 2598 del codice civile, nonché, per quanto concerne la pubblicità
comparativa, in materia di atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto d'autore protetto
dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, e del marchio d'impresa protetto a
norma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e successive modificazioni, nonché delle
denominazioni di origine riconosciute e protette in Italia e di altri segni distintivi di imprese, beni e
servizi concorrenti.





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