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Suprema Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, sentenza n.31912/2001 - (Presidente: B. Foscarini; Relatore: G. Marasca)


Il condizionale e' fonte di responsabilita' quando "le espressioni usate sono invero insinuanti ed allusive e quindi inducono il lettore a ritenere la effettiva rispondenza a verità dei fatti narrati.";"LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE/r/n/r/nSEZIONE V PENALE/r/n/r/nHa pronunciato la seguente sentenza sul ricorso proposto da G. G. avverso la sentenza emessa il 23 giugno 2000 dal Tribunale di Milano in composizione monocratica./r/n/r/n/r/nLa Corte di Cassazione osserva:/r/n/r/nSul n.34 del 21 agosto 1996 del settimanale "Eva Express Tremila" veniva pubblicato un breve articolo di commento ad un servizio fotografico dal titolo "Guardate Degan: porta in barca la sua bella biondina ma poi continua a farsi i fatti suoi"./r/n/r/nL'articolo presumibilmente ipotizzava la esistenza di una relazione sentimentale tra Raz Degan, modello di una certa notorietà, e A. M., e parafrasando uno spot pubblicitario interpretato dal Degan, sottolineava che, nonostante la dolce presenza della biondina, il Degan continuava a farsi i fatti propri./r/n/r/n/r/nPer tale fatto il Tribunale di Milano in composizione monocratica, con sentenza emessa il 23 giugno 2000, condannava G. G., autrice delle didascalie e dei relativi titoli e sottotitoli del pezzo giornalistico, per il delitto di diffamazione alla pena di £. 300.000 di multa, oltre alle spese processuali, al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile ed al rimborso a quest'ultima delle spese di assistenza e difesa legale ed assolveva Mayer Sandro Michele Emilio, direttore responsabile del periodico, dal reato di cui all'art.57 c.p. [1]./r/n/r/n/r/nAvverso tale decisione proponeva ricorso per cassazione G. G., che deduceva i seguenti motivi di impugnazione:/r/n/r/n/r/n1) Illegittimità costituzionale dell'art.593 - comma 3 - c.p.p. in relazione agli artt.3 e 24 della Costituzione. La ricorrente segnalava diversi profili di disparità di trattamento in situazioni ritenute analoghe e, quindi, di illegittimità costituzionale./r/n/r/n/r/n2) Violazione dell'art.606 comma 1 lett. b) c.p.p. e dell'art.595 c.p. in relazione agli artt.6, 7 e 10 c.c., 96 e 97 L.633/41 [2]; dell'art.2 C. e dell'art.606 comma 1 lett. e) c.p.p. per insussistenza dei presupposti necessari per ritenere la illiceità penale del fatto./r/n/r/n/r/n3) Violazione dell'art.606 comma 1 lettera e) c.p.p. della parte motiva della sentenza relativa al liquidato risarcimento del danno riconosciuto alla parte civile./r/n/r/n/r/nLa ricorrente chiedeva alla Corte di Cassazione di sollevare l'eccezione di costituzionalità dell'art.593 comma 3 c.p.p. o di annullare, con o senza rinvio, la sentenza impugnata./r/n/r/n/r/nL'eccezione di incostituzionalità è manifestamente infondata ed i motivi di ricorso dedotti dalla G. sono manifestamente infondati e costituiscono censure in punto di fatto della decisione impugnata./r/n/r/nIn merito alla questione di legittimità costituzionale dell'art.593 comma 3 c.p.p. come modificato dall'art.18 della legge 24 novembre 1999 n.468 [3], occorre rilevare che i termini della questione non differiscono da quelli già affrontati da questo Supremo Collegio con riferimento al precedente testo della norma citata, che prevedeva la inappellabilità delle sentenze di condanna relative a contravvenzioni per le quali era stata applicata la pena dell'ammenda e le sentenze di proscioglimento e di non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola ammenda o con pena alternativa./r/n/r/nQuesta Corte ha, infatti, ritenuto la manifesta infondatezza della questione sul rilievo che l'impossibilità di appellare siffatte sentenze non lede né il diritto di difesa né quello di parità di trattamento dell'imputato: il primo perché è sempre garantito con il ricorso per cassazione il riesame della vicenda processuale, non trovando d'altro canto il doppio grado di giurisdizione di merito garanzia nel sistema costituzionale; il secondo perché uguale trattamento è riservato a situazioni similari (cfr. Cass.6 aprile 1994, Franco, RIV 197814; nello stesso senso cfr. anche Cass.11 febbraio 1993, Mosca RIV 194115 e Cass.24 febbraio 1993, Serra, RIV 194699)./r/n/r/nOrbene la circostanza che il legislatore abbia esteso la inappellabilità alle sentenze di condanna relative a tutti i reati - delitti e contravvenzioni - per i quali è stata applicata la pena pecuniaria e alle sentenze di proscioglimento e non luogo a procedere relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa, non sposta i termini della questione come prima risolta, né tale estensione confligge con il principio di ragionevolezza desunto dall'art.3 della Costituzione, trovando giustificazione la diversità di trattamento tra il caso di condanna a pena detentiva e quello di condanna a pena pecuniaria nella diversa valutazione della gravità del reato effettuata dal legislatore e, in definitiva, in ragioni di politica giudiziaria./r/n/r/nÈ indubitabile, poi, che il reato di diffamazione, al pari di tutti i reati puniti con la sola pena pecuniaria, rientri tra quelle infrazioni minori per le quali la Convenzione europea prevede la possibilità di negare l'accesso ad un doppio grado di giurisdizione di merito, di talché non sussiste nemmeno la violazione di patti internazionali e, quindi, il contrasto con l'art.10 della Costituzione (per precedenti specifici vedi Cass. Sez. IV 8 febbraio 2001 n.5063. Spada e Cass. Sez. V 11 gennaio 2001, Sarzanini + 1)./r/n/r/n/r/nLe pretese disparità di trattamento indicate dal ricorrente in effetti non sono tali perché quelle esemplificativamente indicate nel ricorso riguardano posizioni diverse che, quindi, legittimano una disciplina giuridica differenziata./r/n/r/n/r/nNé il problema può mutare perché il legislatore con l'art.13 della Legge 26 marzo 2001 n.128 ha ripristinato la precedente normativa./r/n/r/nEvidentemente le difficoltà lamentate da persone condannate in primo grado alla pena pecuniaria per il delitto di diffamazione ed al risarcimento del danno, che si sono viste private del secondo grado di merito anche per gli aspetti civili deve avere indotto il legislatore a ripristinare la previgente normativa./r/n/r/nSi tratta di valutazioni di politica giudiziaria del tutto legittime che ovviamente non possono incidere sulla valutazione di costituzionalità dell'art.593 comma 3 come modificato dall'art.18 della c.d. legge Carotti./r/n/r/nManifestamente infondato è il secondo motivo di impugnazione; anzi la censura costituisce rilievo in punto di fatto della decisione impugnata./r/n/r/nIl giudice di primo grado nell'esaminare la fattispecie si è correttamente posto il problema se l'articolo incriminato comportasse soltanto una lesione del diritto alla immagine in sede civile o anche una lesione della reputazione tutelabile anche in sede penale./r/n/r/nIl Tribunale di Milano ha osservato che la raffigurazione della M., persona assolutamente lontana dal mondo dello spettacolo ed avente all'epoca dei fatti una relazione sentimentale nota nelle cerchia delle sue conoscenze. Come "la ragazza di turno" di un giovane modello…noto al pubblico per avere recitato in uno spot pubblicitario, lede sicuramente il bene della reputazione, ossia della stima di cui l'individuo gode in seno alla società per le sue qualità personalissime./r/n/r/nTale motivazione non appare censurabile in sede di legittimità perché è congrua e non manifestamente illogica./r/n/r/nInvero l'attribuire ad una persona una falsa relazione sentimentale, specialmente quando in quello stesso tempo detta persona ne abbia un'altra nota ad amici e conoscenti, costituisce, nonostante l'indubbio mutamento dei costumi sociali che si è registrato in questi ultimi anni, una offesa alla reputazione tutelata dall'art.595 c.p../r/n/r/nQui non è in discussione, come ha erroneamente supposto la ricorrente, la qualità della persona di Raz Degan, persona di sicuro stimabile, ma il fatto che la giornalista abbia diffuso la falsa notizia di una relazione sentimentale della M., che ha messo in difficoltà la parte lesa nel suo ambiente sociale, che era a conoscenza della esistenza di una relazione della stessa con un altro uomo./r/n/r/nNaturalmente l'uso del condizionale o della forma dubitativa non è sufficiente ad escludere la idoneità a ledere la reputazione altrui./r/n/r/nLe espressioni usate sono invero insinuanti ed allusive e quindi inducono il lettore a ritenere la effettiva rispondenza a verità dei fatti narrati./r/n/r/n/r/nIl terzo motivo, con il quale viene contestato l'ammontare del danno liquidato alla parte civile a titolo di risarcimento del danno, costituisce una evidente censura di merito inammissibile in sede di legittimità./r/n/r/nIl Tribunale ha, invero, dato atto che andavano liquidati i soli danni morali subiti dalla parte civile, ha precisato che il fatto era di modesta entità ed in via equitativa ha liquidato una somma di sicuro non rilevante./r/n/r/nLa motivazione che sorregge questo punto della decisione non è censurabile in sede di legittimità, perché appare congrua oltre a non essere manifestamente illogica./r/n/r/n/r/nPer le ragioni indicate la eccezione di incostituzionalità deve essere dichiarata manifestamente infondata ed il ricorso deve essere dichiarato inammissibile./r/n/r/nAi sensi dell'art.616 c.p.p. la ricorrente è tenuta a pagare le spese processuali ed a versare alla Cassa delle ammende la somma, liquidata equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, di £. 1000.000./r/n/r/n/r/nP.Q.M./r/n/r/n/r/nLa Corte dichiara manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità dell'art.593 comma 3 c.p.p., così come proposta dalla ricorrente;/r/n/r/nDichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a pagare le spese del procedimento ed aversare la somma di £.1000.000 alla Cassa delle ammende./r/n/r/nCosì deliberato in Camera di consiglio, in Roma, in data 18 aprile 2001./r/n/r/nDepositata in Cancelleria il 27 agosto 2001./r/n

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