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VIDEOCASSETTE PIRATA - SANZIONE PENALE, IN RELAZIONE ALLA MANCANZA DEL CONTRASSEGNO SIAE.

( Cassazione - Sezioni Unite Penali - Sent. n. 2/2000 - Presidente G. Viola - Relatore A. Postiglione )

FATTO

A seguito di sequestro effettuato il 10 maggio 1993 presso l'esercizio Commerciale "Marilyn di Torino di 355 videocassette e numerose fascette illustrative, con marchio SIAE mancante o falsificato, C. G. e M. M. venivano tratti a giudizio per i reati di cui agli artt. 81cpv. 110, 468 cod, pen. e 1 l. 400/85, 2 l. 121/87 per concorso nei reati di detenzione di videocassette abusivamente riprodotte contraffazione del sigillo SIAE.

A conclusione del giudizio abbreviato il GUP presso il Tribunale di Torino, con sentenza del 5.11.1997, condannava gli imputati alla pena di mesi cinque di reclusione e 100 mila di multa ed al risarcimento dei danni a favore della SIAE, costituitasi parte civile.

A seguito di gravame, la Corte di Appello di Torino, con sentenza in data 23.11.1998, confermava la decisione dei primi giudici, adeguandosi all'orientamento prevalente della Corte di Cassazione nella materia e ritenendo isolato e non convincente l'orientamento contrario espresso da alcune decisioni di questa Corte (Sentenza II Sez., n. 1626 del 4.3.1997 imp. Favilli; Sent. III Sez., n. 2090 del 16.5.1997, imp. Nannucci).

Contro questa sentenza gli imputati propongono ricorso per Cassazione, deducendo violazione di legge ed erronea motivazione sotto un triplice profilo :

a) il fatto contestato, in relazione all'art. 1 legge 20.7.1985 n. 400 e art. 2 Legge 27.3.1987 n. 121, non costituirebbe più reato, essendo intervenuta una "abolitio criminis" per effetto dell'art. 171 ter, lettera c decreto legislativo 16.11.1994 n. 685, costituente norma penale parzialmente in bianco, non applicabile a causa del rinvio ad un Regolamento di esecuzione non ancora emanato, sicché la condotta punibile risulterebbe incompleta;

b) la normativa applicata si riferirebbe solo alle opere cinematografiche in senso stretto e non alle videocassette artigianalmente prodotte, quale sarebbero quelle sequestrate;

c) la insussistenza del diritto di falso per la grossolanità della contraffazione materiale effettuata.

In via subordinata i ricorrenti, consapevoli del contrasto di giurisprudenza evidenziatosi nella materia, hanno domandato che la questione venisse rimessa alle Sezioni Unite.

La V Sezione Penale di questa Corte, con ordinanza del 28. 10. 1999, rimetteva la questione alle Sezioni Unite.

Il Primo presidente, con decreto del 7.12.1999, assegnava il ricorso alle Sezioni Unite per l'udienza pubblica del 19. 1.2000.

Il Procuratore Generale e la parte civile hanno concluso per il rigetto dei ricorsi.

DIRITTO

Sulla questione all'esame delle Sezioni Unite sembra opportuno un breve esame della evoluzione legislativa. E' noto che, da oltre cinquant'anni, si registra un fenomeno di stratificazione normativa, che registra una sostanziale continuità, pur nel graduale adattamento ed arricchimento del sistema, anche alla luce delle direttive comunitarie (Direttive CEE 91/250 e Direttiva CEE n. 92/100) e di Convenzioni internazionali (Conv. di Ginevra 29.10.1971).

La normativa di base rimane quella di cui alla legge 22 aprile 1940 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio.

Tale legge individua le opere protette (in quanto espressioni dell'ingegno creativo e quindi della personalità dell'autore) in alcuni grandi settori (letteratura, musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia) ex art. 1; contempla una protezione delle "forme e modi di espressione" con una elencazione delle opere che risultano comunque comprese nella protezione ex art. 2; disciplina i soggetti (capo II) il contenuto e la durata del diritto, compresa la utilizzazione economica (capo III); stabilisce, con l'art. 123, I'obbligo del contrassegno "in conformità delle norme stabilite dal Regolamento


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