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TRIBUNALE DI BARI SENTENZA DEL 10.01.2002


Tribunale di Bari, II sezione stralcio, sentenza n.47 del 10.01.2003. L’utente, quale custode delle apparecchiature installate dalla Telecom presso il proprio domicilio, è responsabile del loro utilizzo, indipendentemente dalla individuazione del soggetto che materialmente abbia potuto farne uso solo se i servizi facciano parte di quelli contemplati nel contratto stipulato con l’utente che ne contempli la determinazione del relativo corrispettivo. Nei casi di prestazioni forniti da terzi, arbitrariamente sostituiti nel rapporto contrattuale fra concessionaria e utente, non sussiste alcun titolo a fondamento del preteso credito vantato dalla concessionaria se non è venuto ad esistenza un contratto sinallagmatico fra il fornitore di servizio e utente e se la concessionaria non si sia proposta all’utente come intermediaria del ridetto fornitore. Il contratto di utenza telefonica non può ritenersi sottratta alla disciplina posta dal principio generale di cui all’art.2697 c.c. secondo cui incombe al creditore l’onere probatorio dei fatti costituenti il fondamento della pretesa, dovendosi ritenere nulli, in base al disposto dell’art.2698 c.c. i patti contrari al ridetto principio.

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.

Con atto di citazione notificato il 21-29/04/94, il Sig. P.L. conveniva in giudizio dinanzi il

Tribunale di Bari, la S.I.P.- Società Per L’Esercizio Telefonico P.A. oggi TELECOM S.P.A.

Esponeva l’attore:

● Che, a seguito del perfezionamento del contratto di servizio per il collegamento ad utenza

telefonica domestica n. 080/XXXXXX, con la SIP e dalla fruizione delle relative prestazioni,

aveva regolarmente corrisposto canoni bimestrali dell’importo medio di £, 350.000=

● Che peraltro , la “bolletta del IV° bimestre dell’anno 1994 era risultata di importo notevolmente

superiore, per un importo totale di £. 6.294.000= comprensivo di IVA.

● Che successivamente era stata recapitata ulteriore bolletta relativa al I° quadrimestre

dell’anno 1994 per un importo complessivo di £. 2.433.000= comprensivo di IVA.

● Che i chiarimenti verbalmente forniti dalla SIP avevano evidenziato addebiti per chiamate

tramite il prefisso “144”, mai effettuate dall’attore e dal coniuge, ma probabilmente dalle figlie

minorenni conviventi.

● Che conseguentemente, i relativi addebiti, in ordine alla quale la SIP si sarebbe rifiutata di

fornire copia dei tabulati, sarebbero da considerarsi illegittimi in quanto i servizi forniti tramite il

prefisso “144” (Audiotel) sarebbero stati attuati in carenza della necessaria autorizzazione

Ministeriale, in violazione della disciplina di cui al DPR 13/08/64 n. 523.

● Che, in ogni caso, il servizio non sarebbe stato correttamente pubblicizzato inducendo in

errore gli utenti e determinando la convinzione di un servizio informativo e culturale fornito dalla

TELECOM anziché, come nella realtà, di un servizio diverso dall’oggetto del contratto e prestato

dalla TELECOM a favore di terzo soggetto (effettivo fornitore delle prestazioni “144”) in

violazione del regolamento di servizio.

Pertanto l’attore chiedeva dichiararsi la inesistenza di qualsiasi obbligazione negoziale nei

confronti della convenuta con condanna della medesima al risarcimento dei danni nonché alla

inibizione dell’attività illecita.

Si costituiva la convenuta contestando la domanda in fatto e diritto e chiedendone il rigetto.

In carenza di qualsiasi attività istruttoria, la causa veniva rinviata alla udienza collegiale del

3/10/2001.

Intervenuta la L. 276/97, il GOA, preso atto dell’esisto negativo del tentativo di conciliazione,

riservava la causa per la decisione ai sensi dell’art. 13 L.276/97.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda appare fondata e meritevole di accoglimento.

Invero l’attore non contesta il metodo di rilevazione degli “scatti” telefonici né l’ammontare dei

medesimi, né eventuali difetti o anomalie delle apparecchiature di misurazione della convenuta

dichiara essere sottoposte a specifici controlli, limitandosi a negare ogni fruizione delle

prestazioni fornite tramite il prefisso “144” (C.d. Audiotel) e che si assumono richieste da terzi

estranei al contratto stipulato con la SIP (probabilmente dalle figlie minori), eccependo inoltre

l’illegittimità degli addebiti in quanto relativi a prestazioni non autorizzate, estranee all’oggetto del

contratto e non adeguatamente pubblicizzate.

Nessun pregio può attribuirsi alla prima eccezione di parte attorea che assume di non aver

direttamente fruito del servizio di cui è causa, apparendo del tutto privo di qualsiasi sostegno

probatorio l’assunto dell’attore in ordine a una pretesa fruizione del servizio da parte di terzi

(peraltro membri della propria famiglia e conviventi).

D’altronde, la circostanza è da ritenersi del tutto irrilevante, ove si rilevi che l’utente, quale

custode delle apparecchiature installate presso il proprio domicilio, è responsabile del loro

utilizzo, indipendentemente dalla individuazione del soggetto che materialmente abbia potuto

farne uso.

Parte convenuta, peraltro, ha fornito convincente prova documentale in ordine ai controlli ed

alla funzionalità dei propri impianti di rilevazione (sia pur attraverso la esibizione di propri

documenti interni), e della insussistenza di qualsiasi inserimento abusivo sulla linea, esibendo

copia del verbale di prove tecniche in data 1/06/94 dal quale si rileva la “assenza di paralleli

sulla linea”.

Quanto sopra, peraltro è da ritenersi a condizione che le prestazioni di cui si chiede il

pagamento siano ricompresse in quelle costituenti l’oggetto del contratto di somministrazione

stipulato fra le parti che ne abbia altresì determinato il costo.

Deve peraltro rilevarsi la fondatezza delle ulteriori contestazioni di parte attorea, in ordine alla

illegittimità degli addebiti di cui alle bollette trasmesse dalla SIP.

Invero, la fattispecie di cui alla presente controversia non può ritenersi sottratta alla disciplina

posta dal principio generale di cui all’art.2697 c.c. secondo cui incombe al creditore l’onere

probatorio dei fatti costituenti il fondamento della pretesa, dovendosi ritenere nulli, in base al

disposto dell’art.2698 c.c. i patti contrari al ridetto principio.

In conseguenza di tanto, deve ritenersi giustificato l’assunto dell’attore che attribuisce

l’anomalo incremento degli scatti alle chiamate tramite prefisso “144”, non essendo in grado la

convenuta di smentire la indicazione formulata, seppur in via presuntiva dai propri addetti

commerciali (come ammesso in sede di comparsa di risposta) e di soddisfare, pertanto

all’onere probatorio ad essa incombente in ordine al fondamento della pretesa obbligazione.

Ritenuta quindi come causa del preteso credito il mancato pagamento dei corrispettivi che si

assumono dovuti per le chiamate tramite prefisso “144”, deve convenirsi con la tesi attorea in

ordine all’illegittimità degli addebiti relativi alle relative prestazioni che, come ammesso dalla

stessa convenuta, non formano oggetto di quelle convenute con il contratto di

somministrazione stipulato con l’utenza, e che non sono forniti dalla Concessionaria del

servizio pubblico, bensì prestato da soggetti diversi tramite la concessionaria che,

contravvenendo al suo scopo istituzionale, cede l’uso delle linee pubbliche ad essa concesse

per finalità pubblica rilevanza, a detti terzi che ne fanno uso meramente privato e speculativo

sostituendosi alla concessionaria di servizio pubblico la quale viene ad assumere la figura di

mera intermediaria dell’operatore privato nello svolgimento di una attività commerciale non

certamente assimilabile ad una funzione di pubblica rilevanza (“La SIP incassa dagli utenti che

accedono a detti servizi, sotto forma di scatti telefonici riportati in bolletta, l’intero ammontare

della tariffa, e trattiene per sé soltanto la quota riferita al trasporto e alla intermediazione

finanziaria, versando ai fornitori di informazioni private tutto quanto di loro spettanza”) (Così

comp. cost. pag.6).

In sostanza, - ove i servizi di cui si chiede il pagamento siano forniti dalla concessionaria,

facciano parte di quelli contemplati nel contratto stipulato con l’utente che ne contempli la

determinazione del relativo corrispettivo- , della fruizione di tale servizio risponde l’utente

titolare del contratto, indipendentemente dal soggetto che materialmente abbia avuto accesso

al terminale.

Nell’ipotesi invece che le prestazioni siano forniti da terzi, arbitrariamente sostituiti nel rapporto

contrattuale fra concessionaria e utente il quale non sia stato neppure in grado di conoscerne

il prezzo corrispettivo, non sussiste alcun titolo a fondamento del preteso credito vantato dalla

concessionaria non essendo mai venuto ad esistenza alcun contratto sinallagmatico fra

fornitore di servizio e utente, né essendosi mai proposta la concessionaria come intermediaria

del ridetto fornitore.

A sostegno della legittimità della pretesa, parte convenuta deduce il provvedimento

autorizzativo comunicato in data 9/06/93.

Deve tuttavia rilevarsi, a tal proposito, come la norma della convenzione di cui all’art.50 D.P.R.

13/08/84 n.523 relativa alla concessione alla SIP dei servizi di telecomunicazione Nazionali ad

uso pubblico disponga che i servizi ricompresi nel contratto con l’utenza privata e le relative

tariffe debbano essere determinati annualmente dal Ministero delle Poste e telecomunicazioni.

Peraltro, nella fattispecie, non può ritenersi rispettato il disposto normativo in quanto il citato

provvedimento autorizzativo appare riferito solo alla estensione del servizio sull’intero territorio

in via sperimentale “nelle more della formalizzazione dei relativi provvedimenti”, mentre

nessuna retroattiva rilevanza può assumere per i precedenti contratti; né il ridetto

provvedimento autorizzativo contempla alcuna determinazione dei costi del servizio, costi che,

contrariamente a quanto sostenuto da parte convenuta, non possono ritenersi conosciuti

dall’utente (né tantomeno concordati o tacitamente accettati) a seguito della semplice

pubblicazione delle relative tariffe sull’avantielenco del 1993, ritenendosi ovviamente

improbabile che il ridetto elenco potesse contenere l’indicazione di tariffe relative ad un servizio

non ancora autorizzativo ed attivo solo nel giugno 93.

Appare del tutto irrilevante la circostanza dedotta dalla convenuta in ordine ad una presunta

conoscenza della fruizione dei servizi Audiotel conseguentemente le segnalazioni di traffico

anomalo trasmesse all’utente, in quanto tali segnalazioni recano data 5/01/94 e 10/06/94,

mentre il periodo in contestazione decorre dal mese di ottobre 93 al gennaio 94 e dagli atti di

causa si rileva la tempestiva ed immediatamente richiesta di “bloccaggio” da parte dell’attore sin

dalla data della prima comunicazione del 05/01/94 (v. All.7 prod. convenuta).

La inefficacia della c.d. autorizzazione deriva inoltre dalla stessa natura non normativa del

provvedimento, che, fino al momento della sua formalizzazione, non può ritenersi emesso dal

Ministero competente, bensì semplicemente comunicato dall’Ispettore generale superiore delle

telecomunicazioni, diretto solo alla concessionaria e privo dei requisiti di pubblicità (in carenza

di pubblicazione sulla G.U.) che conferiscono il carattere di obbligatorietà alla norma.

Conseguentemente, pur ritenendosi responsabile l’attore per l’uso della propria linea in quanto

costituito custode degli apparecchi a norma dell’art.15 del regolamento di servizio, deve

ritenersi insussistente ogni sua obbligazione per il pagamento dei servizi ex 144 dovendosi

ritenere tale obbligazione limitata solo alle prestazioni rientranti nell’oggetto del contratto che,

peraltro non è possibile analiticamente determinare sulla base della bollette di cui è causa e che

devono ritenersi soddisfatte con i pagamenti effettuati dall’attore sulla base dei consumi

presuntivamente determinati.

Deve per altro ravvisarsi la responsabilità contrattuale ed inadempimento della convenuta,

mediante abuso di posizione dominante, per aver imposto, con spesa aggiuntiva e non

precedentemente concordata, al contraente privato uno speciale servizio prestato da soggetti

terzi estranei al rapporto di concessione, e non contemplato nel contratto di somministrazione

stipulato fra le parti.

Da quanto innanzi consegue l’accoglimento della domanda proposta dal Sig. P.L. nei confronti

della S.I.P., oggi TELECOM Italia S.P.A. dichiarandosi la insussistenza del credito da questa

reclamato per l’importo di £. 8.488.560= come risultante dalle bollette di cui è causa, con

condanna della convenuta al risarcimento degli eventuali danni rinvenuti all’attore in

conseguenza dell’inadempimento e da liquidarsi in separato giudizio (non risultando possibile

sulla base degli atti di causa determinarne qualsiasi valore, sia pur in via equitativa) nonché di

cui al contratto perfezionato fra le parti.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, tenuto conto degli

esborsi sostenuti, del valore e natura della causa e delle questioni trattate, e dell’attività svolta.

P.Q.M.

Il Tribunale di Bari, in persona del GOA, Avv. Emanuele Triggiani, definitivamente pronunciando

sulla domanda proposta con atto di citazione notificato in data 21-29/04/94 dal Sig. P.L. nei

confronti della S.I.P., attualmente TELECOM S.P.A. ogni contraria istanza, deduzione,

eccezione disattesa, cosi provvede

● Accoglie la domanda e per l’effetto,

● Dichiara la insussistenza del credito reclamato dalla convenuta per l’importo di £.

8.488.560=, come risultante dalle bollette di cui è causa, con condanna della TELECOM S.P.A.

al risarcimento degli eventuali danni rinvenuti all’attore in conseguenza dell’inadempimento della

convenuta e da liquidarsi in separato giudizio nonché alla inibizione dell’illecito, mediante

riattivazione del servizio di cui al contratto perfezionato fra le parti.

●Condanna la TELECOM S.P.A. alla rifusione, in favore del Sig. P.L., delle spese del giudizio

che si liquidano nella complessiva somma di Euro 1.657,83=, di cui 165,27 per effettivi esborsi,

Euro 557,77= per diritti, Euro 934,79= per onorari, oltre rimborso forf spese gen. (10% dir. e

on.), IVA e CAP come per legge.

La presente sentenza è provvisoriamente esecutiva per legge.



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