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Tribunale di Prato, sentenza n. 1414 del 2.10.2001


Massima di Giovacchino Massetani:/r/n<< Nel disciplinare la irrogazione di sanzioni amministrative comminate a seguito di depenalizzazione, la legge 24.11.1981 n. 689 (art. 22 comma 4 e art. 23 comma 4) prevede nel giudizio di opposizione la difesa personale del privato (a somiglianza dell’art. 82 c.p.c., originario e riformato); prevede una iniziativa probatoria officiosa del giudice (art. 23 comma 6); pone a carico dell’amministrazione l’onere di dimostrare la legittimità della sanzione irrogata (art. 23 comma 12). /r/nSi tratta di principi opposti a quelli propri del processo amministrativo che fanno ritenere perfettamente applicabili l’art. 4 e l’art. 5 della legge 20.3.1865 n. 2248 all. E per i quali: "Quando la contestazione cade sopra un diritto che si pretende leso da un atto dell’autorità amministrativa.. le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi.. in quanto siano conformi alle leggi"./r/nTutto ciò induce a ritenere che, quando emerge dagli atti processuali l’illegittimità della sanzione per la tardività della sua irrogazione, benché non denunciata dall'opponente, il giudice della opposizione debba rilevarla d’ufficio, visto che a lui il cittadino può rivolgersi di persona, senza formalità e avvantaggiandosi perfino del potere di iniziativa istruttoria a lui affidato dalla legge>>/r/nGiovacchino Massetani/r/n

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI PRATO

in persona del Giudice onorario

dott.ssa GIOVANNA MASSETANI

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa iscritta al n. 2843/98 R.G. degli affari contenziosi civili della soppressa Pretura

promossa da

B. FABRIZIO (res. a Prato ...)

e da

R. MASSIMO (res, a Prato ...)

OPPONENTI

contro

PREFETTURA DI FIRENZE, non costituita

RESISTENTE

avente ad OGGETTO: opposizione ad ordinanza-ingiunzione

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In data 12 agosto 1998 il Prefetto di Firenze respingeva il ricorso propostogli contro <>;

rilevava che il ricorso presentato dal proprietario non escludeva la responsabilità per il tipo di violazione accertata ed ingiungeva al R. ed al B. <sanzione amministrativa pecuniaria.

L'ordinanza veniva notificata a mezzo posta il 2.10.1998 e il successivo giorno 19 i due intimati rivolgevano al Pretore di Prato un loro scritto con il quale intendevano <opposizione alla ordinanza del Prefetto di Firenze.. in quanto B. Fabrizio non si sente responsabile perché guidava il motore di R. Massimo con assicurazione scaduta senza esserne a conoscenza, R. Massimo.. assicurava i motocicli dei figli anche quando non era obbligatorio. Solo nel luglio 1994, l'assicurazione per un disguido non ha inviato l'avviso di scadenza e non ha telefonato per il pagamento come di consueto.. chiedono pertanto la sospensione della cartella esattoriale o per lo meno una riduzione della pena>>.

La Prefettura, ritualmente notificata (dal Pretore prima: il 6.11.1998; e dal Tribunale poi: il 30.5.2001), non faceva pervenire alcuna comunicazione né si presentava all'udienza 29.6.2001 fissata ai sensi degli artt. 22 e 23 della legge 24.11.1981, richiamati dall'art. 205 C.d.S.; non si presentava neppure alla successiva udienza 2.10.2001 nella quale il giudice dava lettura del dispositivo della sua decisione alla presenza dei ricorrenti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Le allegazioni proposte con l'atto di opposizione non escludono la verità del fatto contestato né l'esistenza del profilo soggettivo della colpa (negligenza) sufficiente a fondare la responsabilità per le violazioni di legge punibili con sanzione amministrativa (art. 3 della legge 24.11.1981 n. 689).

Soltanto all'udienza di discussione è stato sottolineato il tempo troppo lungo passato tra la violazione contestata e l'emissione della ordinanza-ingiunzione opposta (tra l'1.3.1995 e il 12.8.1998 corrono circa tre anni e mezzo, contro la previsione massima di legge pari a 270 giorni: 150 giorni per la notificazione della trasgressione – art. 201 C.d.S.-; 60 giorni per il ricorso al prefetto – art. 203 C.d.S.-; 60 giorni per la pronuncia dell'ordinanza – art. 204 C.d.S. nel testo anteriore al 1° gennaio 2000).

Per altro, ritiene questo giudice che si tratti di eccezione rilevabile di ufficio ai sensi degli artt. 112 e 180 comma secondo c.p.c.

Le decisioni della S.C. che sembrano porsi in dissenso da questa valutazione risultano in realtà fondate su argomentazioni diverse, ed il contenuto effettivamente contrastante costituisce un obiter dictum che non può costituire un precedente caso di effettivo orientamento interpretativo del giudice di legittimità, separato e distinto da quello che riconosce il carattere vincolante del termine posto al Prefetto dagli artt. 203 e 204 C.d.S. per la emanazione della ordinanza-ingiunzione.

Infatti, la sentenza 20.6.2000 n. 8356 ha cassato la decisione del Pretore di Ferrara 13.5.97 che aveva disatteso il ricorso dell'intimato considerando “meramente ordinatorio” il termine di 60 giorni posto al Prefetto dall'art. 204 C.d.S., così chiarendo le ragioni accolte:

<opposizione, ne determina l'annullamento. A tale secondo orientamento il Collegio ritiene di aderire. Va quindi ribadito che il rispetto del termine da parte del prefetto costituisce requisito di legittimità della fattispecie tipica prefigurata dalla legge per la conclusione del procedimento sanzionatorio amministrativo relativo alle violazioni al codice della strada, con la conseguente annullabilità per violazione di legge dell'ordinanza - ingiunzione tardivamente emessa, suscettibile tuttavia di divenire inoppugnabile se non impugnata dall'interessato in sede giudiziaria entro i termini previsti dalla legge (trenta giorni dalla notificazione ai sensi dell'articolo 205, comma 1, del codice della strada), deducendo espressamente il vizio di legittimità costituito dalla tardiva emissione. L'invalidità del provvedimento tardivo deriva infatti dai principi posti dalla legge n. 241 del 1990 (in diretta attuazione del principio di buona amministrazione posto dell'articolo 97, comma 1, Cost.), ed in particolare dall'articolo 20 dal quale può desumersi la regola generale secondo la quale, nell'ipotesi in cui il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, e per esso la legge determini il termine entro cui esso deve concludersi, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo, mediante l'adozione di un provvedimento espresso, entro il termine previsto dalla legge. Ora, per quanto concerne il procedimento relativo al ricorso al prefetto in materia di violazioni al codice, della strada l'articolo 203, comma 2, del detto codice prevede che, a seguito della presentazione del ricorso da parte del trasgressore (entro sessanta giorni dalla contestazione o notificazione dell'infrazione) all'Ufficio o comando da cui dipende l'organo accertatore, il responsabile dell'ufficio o del comando è tenuto a trasmettere gli atti al prefetto entro trenta giorni dal deposito o dal ricevimento del ricorso (con la prova delle eseguite contestazioni e notificazioni, nonché con ogni altro elemento utile ai fini della decisione anche se fornito dal ricorrente). A sua volta, l'articolo 204, comma 1, dispone che il prefetto, esaminati il verbale e, gli atti prodotti dall'ufficio o comando accertatore, nonché il ricorso ed i documenti allegati, sentiti gli, interessati che ne abbiano fatto richiesta, se ritiene fondato l'accertamento, emette, entro sessanta giorni, ordinanza motivata con la quale ingiunge il pagamento di una determinata somma a titolo di sanzione, ovvero, e se non ritiene fondato l'accertamento, ordinanza motivata di archiviazione. Dal combinato disposto delle suindicate norme risulta che il termine di sessanta giorni per decidere, assegnato al prefetto dall'articolo 204, comma 1, decorre dalla scadenza del termine assegnato all'Ufficio o comando accertatore dall'articolo 203, comma 2, e che conseguentemente, il termine complessivo entro il quale il prefetto è tenuto ad emettere ordinanza motivata di pagamento o di archiviazione è di novanta giorni, decorrenti dalla data della presentazione del ricorso o da quella della sua spedizione postale (data in cui si considera presentato il ricorso ai sensi dell'articolo 388 del regolamento al codice della strada). 3. Ai suindicati principi non si è attenuta la sentenza impugnata, che va pertanto cassata>>.

Come si vede, la fattispecie esaminata dalla Corte non richiedeva di accertare se fosse o meno necessaria l'allegazione della parte, giacché in quel caso il ricorrente aveva posto a fondamento della sua opposizione proprio la violazione del termine di legge violato dal Prefetto di Ferrara.

Del tutto analoga è la fatti specie decisa da Cass. 25.2.1998 n. 2064, nella quale si legge:

<prefetto per decidere il ricorso del (presunto) responsabile della violazione al codice della strada, e le conseguenze del mancato rispetto del termine da parte di quest'organo;

- che tale problema è già stato affrontato e risolto da una recente sentenza - n. 6895 del 1997 - che, nel concludere per l'inefficacia dell'ordinanza ingiunzione prefettizia, emessa oltre il predetto termine, ha osservato, tra l'altro, testualmente, che "un termine legale non deve dunque essere apprezzato, per quanto attiene alla P.A., in relazione alla sua possibile natura ordinatoria o perentoria, ma soltanto come elemento di regolarità, e quindi di validità della procedura stessa



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