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sentenza giudice di Pace di Maddaloni


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REPUBBLICA ITALIANA

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE IN MADDALONI

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace di Maddaloni, dott. Alfonso di Nuzzo, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n° **/04 R.G. trattenuta in decisione il ** 2004, recante oggetto <>, vertente

TRA

**, rappresentato e difeso per procura in margine all’atto di citazione, dall’avv. Antonio Spallieri, col quale elettivamente domicilia in Maddaloni alla via Cucciarella 104 (P.co Alceda),attore

CONTRO

Enel Distribuzione S.p.A., in persona del procuratore e legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, per procura in margine all’atto di citazione notificato, dagli avvocati ** e ** e con questi elettivamente domiciliato presso la Cancelleria di questo U.G.,convenuto

CONCLUSIONI RAPPRESENTATE DALLE PARTI

Per l’attore: accoglimento della domanda e condanna della società convenuta al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, ammontanti a € 125,82 o nella misura che stabilirà il Giudicante oltre interessi dal fatto al soddisfo. Vittoria di spese con attribuzione.

Per il convenuto Enel Distribuzione S.p.A.: chiede che il Giudice di Pace adito, disattesa ogni istanza contraria, pronunziando secondo diritto dichiari inammissibile e infondata la domanda risarcitoria formulata da parte attrice e in ogni caso la condanni al rimborso di spese, diritti e onorari di causa.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato il ** 2004 alla convenuta Enel Distribuzione S.p.A., l’attore assume:

- d’aver stipulato contratto di somministrazione di energia elettrica con Enel Distribuzione S.p.A. n. **;

- che alle ore 03,25 del 28 settembre 2003 su tutto il territorio nazionale l’energia elettrica è venuta a mancare per 12-18 ore;

- che con la delibera n. 112/03 l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas ha disposto un’indagine conoscitiva sul presupposto che avrebbe dovuto essere operativo un sistema contro le perturbazioni del sistema elettrico in grado di riconoscerne gli stati critici;

- che le Procure della Repubblica di Roma e Torino hanno avviato indagini per accertare eventuali responsabilità in ordine al reato di disastro colposo;

- che il servizio erogazione dell’energia elettrica ha rilevanza costituzionale e deve essere ispirata a principi di continuità, qualità ed efficienza;

- che tra il produttore/distributore e l’utente s’instaurano rapporti dai quali scaturiscono profili di responsabilità contrattuale ex art. 1218 C.C., per cui la società erogatrice è tenuta a risarcire i danni patrimoniali e non;

- che in forza della carta dei servizi pubblici è riconosciuto al consumatore un indennizzo in caso d’inadempimento; che ammonta a € 25,82 l’indennizzo automatico previsto in modo forfetario per il mancato rispetto dei livelli di qualità e servizio; che il black-out in questione ha provocato danni patrimoniali all’esponente relativamente a quei prodotti alimentari che non hanno potuto essere conservati oltre sei ore, e non patrimoniali, sotto il profilo del danno esistenziale;

- che vani sono stati i tentativi di bonario componimento.

Tanto premesso, l’attore ha citato innanzi a questo Ufficio Giudiziario l’Enel Distrubuzione S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, onde accertare l’inadempimento della stessa e sentirla condannare al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non subiti dall’istante ammontanti a € 125,82 o nella misura che il Giudicante stabilirà in via equitativa oltre interessi. In via subordinata parte attrice chiede la condanna al pagamento del solo indennizzo di € 25,82 oltre interessi. Il tutto nei limiti dell’esenzione fiscale, con vittoria di spese ed onorari e con attribuzione.

Con comparsa di costituzione e risposta, si costituiva Enel Distribuzione S.p.A., che ha resistito alla domanda eccependo in particolare:

- anzitutto che la controversia pur avendo valore inferiore alla somma di € 1.100,00 rientra nella previsione di cui all’art. 113 C.P.C. secondo comma e quindi dev’essere decisa secondo diritto e non secondo equità;

- che con decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999 è stato soppresso il monopolio delle attività del settore elettrico, a suo tempo prerogativa dell’Ente Nazionale per l’energia elettrica, in seguito divenuto Enel S.p.A.;

- che a seguito della legge di liberalizzazione di cui sopra, le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica sono state attribuite in concessione ad un unico gestore, il Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN) S.p.A. le cui azioni sono detenute dal Ministero dell’Economia e quindi del tutto estranea è la convenuta Enel Distribuzione S.p.A.;

- che l’attività di distribuzione è svolta in regime di concessione, rilasciata dal competente dicastero, ad un solo concessionario per ciascun ambito comunale;

- che emerge dal quadro normativo e dall’assetto ordinamentale conseguente alla legge 79/99 che l’Enel Distribuzione S.p.A. non è in alcun modo responsabile, ex art. 1218 C.C., dell’interruzione dell’energia elettrica per cui è causa né per i danni che ne sono derivati alla parte attrice, risultando evidente che Enel Distribuzione S.p.A. non può distribuire energia elettrica se questa non le viene consegnata dalle cabine primarie di trasformazione secondo le disposizione impartite dal GRTN S.p.A.;

- che Enel Distrubizione S.p.A. non avrebbe potuto in alcun modo premunirsi rispetto all’evento essendole vietate per legge sia la produzione che la trasmissione dell’energia elettrica;

- che infondata è la pretesa dell’attore di un indennizzo automatico previsto in modo forfetario in quanto nella Carta del servizio elettrico, invocata dalla controparte, non sono assolutamente previsti indennizzi forfetari né rimborsi automatici nel caso d’interruzione della fornitura, presa in considerazione dalla suddetta Carta ma solo come standard generale senza previsione di alcun indennizzo forfetario;

- che la Carta del servizio elettrico redatta dall’Enel in applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 settembre 1995 è stata abrogata dall’art. 34 della Delibera no 201/99 dell’Autorità per l’energia elettrica e il Gas (AEG);

- che le vigenti delibere dell’AEG non contemplano il caso in questione;

- che anzi, a norma dell’art. 24 della citata delibera dell’AEG, gli indennizzi automatici non riguardano i singoli eventi d’interruzione dell’energia elettrica e sono ammessi solo per gli utenti di imprese ammesse al regime di riconoscimento del costo del servizio (art. 23 della delibera AEG) e limitatamente agli ambiti territoriali per i quali è stato ammesso il riconoscimento;

- che, come nel caso di specie, le interruzioni sulla rete di trasmissione nazionale provocate da cause di forma maggiore o “esterne” non contribuiscono neppure al conteggio delle interruzioni annuali perché sono da assimilare a causa di forza maggiore gli ordini impartiti dal GRTN attinenti alle modalità di rialimentazione della rete nazionale e la mancanza di alimentazione delle cabine primarie di distribuzione;

- che neanche il Codice di condotta commerciale dell’Enel Distrubizione S.p.A. contiene alcuna previsione di indennizzi automatici;

- che i danni lamentati dall’attrice di deperimento di prodotti alimentari non risultano affatto provati;

- che difettano i presupposti di legge per il risarcimento all’attrice del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 C.C. in quanto nella fattispecie ricorre non un danno esistenziale ma soltanto un modesto disagio non lesivo dei diritti primari della persona.

La società convenuta articolava altresì specifica prova testimoniale tendente ad accertare che l’utenza dell’attrice diparte dalla cabina primaria di Maddaloni; che quella cabina primaria ha cessato di ricevere energia alle ore 03,25 del 28 settembre 2003; che quella stessa cabina è stata riabilitata alle ore 22,27 dello stesso giorno. Concludeva, infine, per la dichiarazione d’inammissibilità o infondatezza della domanda nei suoi confronti con condanna dell’attrice alla rifusione delle spese, diritti ed onorari di causa.

Incardinato il giudizio, le parti comparivano all’udienza di scadenza del ** 2004. Parte convenuta, in prima istanza, insisteva per l’ammissione della prova articolata. Questo Giudice non ammetteva l’esperimento, soprattutto perché le circostanze che l’Enel Distribuzione S.p.A. chiedeva di comprovare venivano formalmente riconosciute dalla controparte, che difatti s’opponeva alla prova; poi perché ritenute ininfluenti ai fini della decisione, attenendo quelle stesse circostanze a fatti notori che non necessitano di prova processuale.

Rinviate, pertanto, per la conclusione e discussione all’udienza del ** 2004, sulle conclusioni delle parti e previa discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In limine litis. Va premesso, anzitutto, che non è stato possibile, per l’indisponibilità delle parti in causa, addivenire alla conciliazione della lite.

Quanto alle legittimazioni processuali, non avendo la società convenuta eccepito alcunché al riguardo, può presumersi essere stato vigente al 28 settembre 2003 - epoca dell’evento per cui è causa - il rapporto contrattuale tra le parti; possono darsi, quindi, per comprovate le legittimazioni sia attiva che passiva.

Va specificato, infine, che la presente causa è decisa dal sottoscritto Giudicante norma dell’art. 113 secondo comma C.P.C., sì come modificato dalla legge 7/4/2003 n° 63, secondo diritto, attenendo la lite – insorta successivamente al 10/02/2003 - a rapporti giuridici relativi a contratto conclusi secondo le modalità di cui all’art. 1342 del C.C.

Nel merito. La domanda dell’attore è fondata e può accogliersi, seppur nei limiti e ragione di quanto appresso specificato, premessa la necessaria e puntuale disamina del fatto che ha originato la questione per cui è causa.

E’ notorio che alle ore 03,25 del 28 settembre 2003 il sistema elettrico italiano è collassato in un (cosiddetto) black-out che si è esteso a tutta la penisola (con esclusione della Regione Sardegna); va da sé che anche l’attore, residente in una regione non esclusa dall’interruzione, ne ha subito gli effetti.

Non è certamente questa la sede per accertare la causa del black-out sulla quale hanno indagato due commissioni d’indagine, l’una nominata dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEG) con delibera no 112/03 e l’altra istituita con decreto Ministero delle attività produttive del 29 settembre 2003, e sulla quale stanno indagando (per quanto è dato sapere) le Procure della Repubblica di Torino e di Roma per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali.

Sta di fatto però:

1. che l’AEG con la richiamata delibera ha avviato l’istruttoria conoscitiva sulle cause del black-out per individuare le responsabilità connesse e le misure a garanzia degli interessi di utenti e consumatori, movendo dalla premessa che era presumibile, al momento del black-out, una bassa domanda di energia giacchè l’evento s’è verificato nella notte tra il sabato (27 settembre) e la domenica (28 settembre); che avrebbe dovuto essere operativo (in Italia, ovviamente, nrd.) un sistema di difesa contro le grandi perturbazioni del sistema elettrico in grado di riconoscere gli stati critici di funzionamento e di attivarsi in conseguenza; che questo sistema di difesa non avrebbe (e difatti non ha) prodotto i risultati attesi in termini di salvaguardia;

2. che l’istruttoria dell’AEG, conclusasi con un documento pubblicato il 9 giugno 2004 (disponibile sul sito internet www.autorita.energia.it), ha accertato, tra l’altro, che: la mancata adozione delle previste contromisure ha comportato l’inefficacia delle logiche di controllo delle sezioni critiche poste a difesa dell’integrità della rete di interconnessione con l’estero; in seguito alla separazione del sistema elettrico nazionale dalla rete UCTE (Organismo europeo per la trasmissione dell’energia elettrica), la diffusione dell’interruzione del servizio elettrico nel territorio nazionale è stata causata da una serie d’eventi concomitanti tra i quali rilevano, primariamente, il distacco anticipato di unità di produzione rispetto ai termini prescritti e, in seconda battuta, una non efficace reazione del sistema di alleggerimento automatico del carico; in particolare che il 28 settembre 2003, la mancata adozione delle previste contromisure ha determinato lo stabilirsi di eventi verso i quali le logiche di controllo automatiche della sezione critica Rondissone-Albertville e della sezione critica Estero, poste a difesa dell’integrità della rete di interconnessione con l’estero, si sono rivelate inefficaci; più in particolare, durante la fase di diffusione dell’interruzione del servizio il comportamento di 21 gruppi di produzione è stato difforme da quanto stabilito nelle Regole tecniche di connessione alla rete di trasmissione nazionale; alla data non risultano evidenze formali di riconoscimento di deroghe pur essendo stato acclarato che 29 gruppi di produzione termoelettrici dei 140 connessi alla rete di trasmissione nazionale sono dotati di dispositivi di protezione di minima frequenza le cui soglie di intervento sono difformi da quanto stabilito nelle Regole tecniche di connessione (soglia di frequenza superiore a 47,5 Hz); quanto al ripristino del servizio, nella maggior parte dei casi non si è verificato l’avvio autonomo delle unità di prima riaccensione. Il GRTN ha gestito il ripristino del servizio mediante le sole direttici di rialimentazione a partire dal Nord. Ciò ha causato il notevole ritardo del ripristino del servizio elettrico nelle regioni del Centro e del Sud.; il GRTN è il soggetto che ai sensi del decreto legislativo no 79/99 esercita, in concessione, le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica, ivi compresa la gestione unificata della rete di trasmissione nazionale. L’articolo 3, comma 2, del medesimo decreto legislativo, prevede che il GRTN garantisce l’adempimento di ogni obbligo volto ad assicurare la sicurezza, l’affidabilità e l’efficienza del servizio; alla data del 28 settembre 2003 erano, inoltre, vigenti le prescrizioni contenute nei documenti Piani di difesa del sistema elettrico e Piano di riaccensione del sistema elettrico nazionale pubblicati dal GRTN, rispettivamente, il 24 maggio 2000 e il 21 gennaio 2003; infine, che in Campania, nella provincia di Caserta, i minuti persi per i clienti in Bassa Tensione (l’utente domestico finale, cioè, nrd..) sono stati complessivamente 691;

3. la Commissione d’indagine istituita dal Ministero delle attività produttive (vds. sito internet www.attivita produttive.it) è pervenuta alla conclusione che: solamente una frazione assai modesta dei gruppi in funzione ha operato in modo “virtuoso” (per altro prescritto dalla vigente normativa). Questo indesiderato comportamento è stato determinante sia per il verificarsi del collasso generale della rete, sia per il protrarsi nel tempo della rimessa in servizio; una certa carenza di “visibilità“ delle reti estere oltre il confine, in profondità, è si comune a tutti i gestori esteri ma è particolarmente rilevante per gestire la specificità del sistema di importazione italiano …. E’ necessario che tali situazioni di criticità, pur restando sotto la responsabilità dei gestori competenti, vengano “osservate” direttamente anche dal GRTN; in tutta l’Italia centro-sud la riaccensione delle direttrici non è avvenuta, salvo casi particolari, con le modalità e nei tempi previsti dal Piano di Riaccensione del GRTN.

Insomma, se una conclusione può trarsi dall’esame di questi fondamentali documenti sul black-out del 28 settembre 2003, è che il sistema elettrico nazionale non ha reagito prontamente ed adeguatamente all’evento nonostante una specifica regolamentazione di settore.

Ciò posto, si passa all’esame delle specifiche ragioni di resistenza spiegate in questa sede dalla convenuta Enel Distribuzione S.p.A.

Protesta la convenuta società:

a) che con decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999 è stato soppresso il monopolio delle attività del settore elettrico, a suo tempo prerogativa dell’Ente Nazionale per l’energia elettrica, in seguito divenuto Enel S.p.A.;

b) che a seguito della legge di liberalizzazione di cui sopra, le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica sono state attribuite in concessione ad un unico gestore, il Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN) S.p.A. le cui azioni sono detenute dal Ministero dell’Economia e quindi del tutto estranea è la convenuta Enel Distribuzione S.p.A.;

c) che l’attività di distribuzione è svolta in regime di concessione, rilasciata dal competente dicastero, ad un solo concessionario per ciascun ambito comunale; d) che Enel Distrubizione S.p.A. non avrebbe potuto in alcun modo premunirsi rispetto all’evento essendole vietate per legge sia la produzione che la trasmissione dell’energia elettrica.

Nessuna delle ragioni addotte a sua discolpa dalla società convenuta può essere accettata dallo scrivente Giudicante perché, invero, nessuna è risultata perfettamente corrispondente alla realtà normativa.

Seppur è vero che col decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999 è stato soppresso il monopolio delle attività del settore elettrico; che con quella legge le attività di trasmissione e dispacciamento dell’energia elettrica sono state attribuite in concessione ad un unico gestore, il Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN) S.p.A., le cui azioni dono detenute dal Ministero dell’Economia, non è del tutto vero che l’Enel Distribuzione S.p.A. è estranea all’attività del GRTN S.p.A.

Il GRTN S.p.A. è una società (vds. decreto 21 gennaio 2000 del Ministero dell'industria, del Commercio e dell'Artigianato, in G.U., serie generale, n. 21 del 27 gennaio 2000) costituita dall'ENEL S.p.a. ai sensi dell'art. 3, comma 4o, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, che ha assunto la titolarità e la funzione di gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale.

Le azioni del GRTN S.p.A. sono state assegnate a titolo gratuito al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (oggi Ministero dell’Economia, nrd.) evidentemente soltanto in ossequio a superiori motivi d’interesse nazionale (lo Stato Italiano, è ovvio, non può far dipendere da un privato il sistema elettrico nazionale); ma questo non vuol dir affatto che lo Stato Italiano gestisce direttamente la rete di trasmissione nazionale perché l’organizzazione e la gestione operativa del GRTN è comunque dell’Enel S.p.A., ovvero della società (holding) ex monopolista che detiene la maggioranza azionaria del gruppo d’imprese, controllandone l’attività, della quale fa parte la convenuta Enel Distribuzione S.p.A.

L’esame della legge 79/99 invocata della convenuta a sostegno della propria linea difensiva, invero, porta a conclusioni esattamente diverse, emergendo da quelle norme la funzione di indirizzo strategico e coordinamento dell’assetto industriale, dell’attività di produzione, trasformazione (attraverso la gestione della GRTN S.p.A.) e distribuzione dell’energia elettrica dell’Enel S.p.A., esercitata direttamente ed indirettamente attraverso le società da essa controllate incluse le attività dell’Enel Distribuzione S.p.A. (per una completa disamina della composizione societaria della holding Enel S.p.A., vedi provvedimento n. 12634 del 27 novembre 2003 dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, disponibile sul sito internet www.agcm.it).

Queste considerazioni sull’assetto e l’organizzazione societaria della holding Enel non sono patrimonio esclusivo dello scrivente Giudicante; anche la magistratura amministrativa (e, nella specie, il T.A.R. Basilicata, sentenza n. 446 del 23/05/2002) ha ritenuto - procedendo l’analisi comparata dell’art. 3, commi 2 e 4, del Dec. Leg.vo. 16/03/1999 n° 79 e del DM 21/01/2000 - che l’Enel Distribuzione S.p.A. a partire dal 01/04/2000 dev’essere individuato come il gestore della rete di trasmissione nazionale avendone assunto le competenze che prima erano dell’Enel S.p.A., così come ha ritenuto che la trasformazione dell’originario Ente nazionale per l’energia elettrica in S.p.A., anche se sottoposta ad influenza pubblica (il 60,97 percento del capitale sociale è detenuto dallo Stato Italiano, nrd.) non influisce affatto sulla qualità dell’ente medesimo di concessionario perpetuo poiché trattasi di società costituita al fine di gestire (ex artt. 1 e 3 punto 4, del D. Leg.vo 1999 n° 79), anche attraverso le società controllate, le attività di produzione e di distribuzione di energia (Cfr. Consiglio Stato sez. IV, 17/09/2002 n° 4711).

La giurisprudenza amministrativa ha ritenuto, inoltre, che anche successivamente all’entrata in vigore di quel decreto l’Ente nazionale energia elettrica (ex art. 4 n. 6 della legge 6 dicembre 1962 n. 1643) mantiene comunque una posizione centrale in materia di circolazione di energia elettrica, pur dopo la sua trasformazione in S.p.A., e quindi ha un preciso interesse al corretto esercizio di tale attività (vds. T.A.R. Valle d’Aosta, 16 settembre 1999, n. 126).

Ciò ch’è stato affermato, in estrema sintesi, è la neutralità della veste formale di S.p.a. assunta dall’ex monopolista essendo evidente che la gestione del servizio di produzione e distribuzione di energia, tramite le società controllate, costituisce un servizio pubblico finalizzato al soddisfacimento dei bisogni generali della collettività e che trattasi, quindi, di società costituita per il principale fine di gestire, anche attraverso le controllate (tra le quali l’Enel Distribuzione S.p.A.) le attività di produzione e di distribuzione dell’energia elettrica.

E’ un fatto incontestabile (giacché è stato previsto con la richiamata “legge di liberalizzazione”) che l’Enel Distribuzione S.p.A. è una società costituita dall’Enel S.p.A. e che essa opera sotto il controllo strategico di Enel S.p.A. di cui è lo strumento per la distribuzione energetica. Secondo la giurisprudenza europea, la costituzione di soggetti con autonoma personalità giuridica non è sufficiente ad escludere l’appartenenza di quei soggetti dall’apparato che li controlla (vds., in tal senso, Corte Giust. CE, 18-11-99, C - 107/98, Teckal, punti 50 e 51).

Ma protesta, ancora, la società convenuta che “emerge dal quadro normativo e dall’assetto ordinamentale conseguente alla legge 79/99 che l’Enel Distribuzione S.p.A. non è in alcun modo responsabile, ex art. 1218 C.C. (a norma del quale il debitore non è responsabile se prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, nrd.) dell’interruzione dell’energia elettrica per cui è causa né per i danni che ne sono derivati alla parte attrice, risultando evidente che Enel Distribuzione S.p.A. non può distribuire energia elettrica se questa non le viene consegnata dalle cabine primarie di trasformazione secondo le disposizione impartite dal GRTN S.p.A.”.

Posto che sì argomentando la stessa convenuta esclude che possa ritenersi il debitore (qui attore) imputabile dell’inadempimento (vedi Cass. civ., Sez. II, 16/02/1994, n. 1500: Nell'ipotesi di inadempimento dell'obbligazione, il debitore deve dare la prova liberatoria della non imputabilità o attraverso la dimostrazione dello specifico impedimento che ha reso impossibile la prestazione, o attraverso la dimostrazione che, qualunque ne sia stata la causa, questa non è a lui imputabile, non essendo comunque sufficiente una generica prova di diligenza.), purtuttavia, prima di procedere all’esame della sussistenza o meno di una causa di giustificazione, una ulteriore premessa è necessaria circa il contratto intercorrente tra l’attore e la convenuta società.

Per costante giurisprudenza della S.C. di Cassazione, il contratto di energia elettrica è un vero e proprio contratto di somministrazione destinato a soddisfare bisogni periodici e continuativi attraverso la costituzione di un rapporto durevole. L’essenza di questo contratto sta nel fatto che il somministratore (nella fattispecie, la società qui convenuta) s’assume l’impegno di soddisfare bisogni futuri del somministrato (nella fattispecie l’utente, qui attore) che acquista correlativamente diritto ad avere, ai prezzi ed alle condizioni prestabilite e con la dovuta regolarità, le prestazioni che gli sono state promesse. Il somministratore, inoltre, assume su sé oltre all’obbligo di apprestare i mezzi necessari per l’adempimento anche i rischi della fornitura, costituendo questi l’alea normale del contratto derivante dal proiettarsi la prestazione nel futuro.

Il contratto di somministrazione di energia elettrica già all’epoca del monopolio di Stato fu definito un “contratto di utenza pubblica”; l’elaborazione giurisprudenziale di questo contratto riconobbe in capo all’utente non un mero interesse legittimo ma un vero e proprio diritto soggettivo, di recente addirittura rafforzato dalla legge 239/04 (in G.U. del 13 settembre 2004) laddove sono stabiliti principi d’accrescimento dell’efficienza negli usi finali dell’energia e, non ultimo, di tutela delle famiglie che versano in condizioni economiche disagiate.

Corollario del contratto di somministrazione di energia elettrica, sì come individuato dalla giurisprudenza della S.C., è l’esclusione di ogni obbligo in capo al somministrato di vigilanza o custodia sulle linee di trasporto dell’energia elettrica fino al suo contatore, esplicandosi la sua detenzione solo sui cavi che dipartono dal contatore e sull’energia che passa da questo (vds. Cass. 9 luglio 78 n. 2359; Cass. 16 maggio 77 n. 1969; Cass. 21 marzo 85 n. 2069; in dottrina, prof. Paolo Cendon, collana “La responsabilità civile”, vol. III - La Responsabilità contrattuale, Ed. Utet 1998).

L’applicazione al caso di specie di questo principio di diritto esclude che possa ritenersi ricorrente o prevalente l’esimente prevista dall’art. 1218 C.C. invocata dalla comparente Enel Distribuzione S.p.A., e in funzione della comprovata appartenenza di quest’ultima all’unico soggetto giuridico che gestisce il sistema distributivo dell’energia elettrica sulla rete nazionale, che in considerazione del fatto che diversamente ragionando – nella direzione, cioè della convenuta società – si finirebbe col ritenere responsabile dell’interruzione del servizio l’utente finale, il che oltre ad essere paradossale ed assurdo sarebbe anche un’aberrazione dalla quale il Giudicante, in ossequio alla verità sostanziale dei fatti, deve rifuggire.

Ad avviso di questo Giudice, nell'ambito di un rapporto contrattuale scaturente da un negozio di somministrazione di energia elettrica, l’ingiustificata interruzione della fornitura costituisce inadempimento contrattuale che obbliga il somministrante al risarcimento del danno ai sensi degli artt. 1176 e 1218 C.C. se non prova - e la convenuta Enel Distribuzione S.p.A. non ha provato - che l’inadempimento è stato determinato da causa a lui non imputabile.

Ricorre, peraltro, nel contratto di somministrazione di energia elettrica il cosiddetto impiego di potenza, l’obbligo cioè del somministratore di mantenere a disposizione dell’utente una determinata quantità di energia. L’impiego di potenza è una prestazione accessoria e strumentale alla prestazione principale contenuta nel contratto di somministrazione di energia elettrica convenuto tra le parti oggi in contesa.

Dedurne che l’utente ha subito i danni derivanti sia dalla mancata fornitura dell’energia elettrica (obbligazione principale) sia dalla omessa disponibilità, da parte del somministratore, di una determinata quota di potenza (prestazione accessoria) è semplicemente coerente allo sviluppo logico e giuridico di quanto premesso in ordine al contratto intercorrente tra le parti.

Ma reclama, inoltre, la convenuta società:

a) l’infondatezza della pretesa dell’attore di un indennizzo automatico previsto in modo forfetario nella Carta del servizio elettrico in quanto non sono assolutamente previsti indennizzi forfetari né rimborsi automatici nel caso d’interruzione della fornitura, presa si in considerazione dalla suddetta Carta ma solo come standard generale senza previsione di alcun indennizzo forfetario;

b) che la Carta del servizio elettrico redatta dall’Enel in applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 settembre 1995 è stata abrogata dall’art. 34 della Delibera no 201/99 dell’Autorità per l’energia elettrica e il Gas (AEG);

c) che le vigenti delibere dell’AEG non contemplano il caso in questione;

d) che anzi, a norma dell’art. 24 della citata delibera dell’AEG, gli indennizzi automatici non riguardano i singoli eventi d’interruzione dell’energia elettrica e sono ammessi solo per gli utenti di imprese ammesse al regime di riconoscimento del costo del servizio (art. 23 della delibera AEG) e limitatamente agli ambiti territoriali per i quali è stato ammesso il riconoscimento;

e) che, come nel caso di specie, le interruzioni sulla rete di trasmissione nazionale provocate da cause di forma maggiore o “esterne” non contribuiscono neppure al conteggio delle interruzioni annuali perché sono da assimilare a causa di forza maggiore gli ordini impartiti dal GRTN attinenti alle modalità di rialimentazione della rete nazionale e la mancanza di alimentazione delle cabine primarie di distribuzione;

f) che neanche il Codice di condotta commerciale (dell’Enel Distrubizione S.p.A.) contiene alcuna previsione di indennizzi automatici.

Le deduzioni della convenuta società spiegate in resistenza alle avverse pretese corrispondono al vero. Ma altrettanto è vero che l’AEG nel documento denominato “La regolazione della continuità del servizio di distribuzione dell’energia elettrica”, pubblicato sul sito suo internet, afferma che “le conseguenze giuridiche delle interruzioni compresa la responsabilità dell’impresa distributrice per i danni eventualmente subiti dal cliente sono regolate dai principi del codice civile e dal contratto relativo alla fornitura del servizio”, e che “la competenza a pronunciarsi in merito all’esistenza, all’imputabilità e alla quantificazione dei danni subiti dal cliente spetta, ai sensi della vigente normativa, all’autorità giudiziaria ordinaria …. a seconda della rilevanza economica del contenzioso”.

Anche l’AEG (le Autorità indipendenti, giova ricordarlo, sono amministrazioni indipendenti ad alto tasso d’imparzialità distinte dalla neutralità rispetto agli interessi in gioco e dalla terzietà nell'esercizio della funzione di protezione di interessi collettivi a rilevanza costituzionale, così prof. M. Foschini in www.diritto.it), insomma, riconosce che danni possono derivare all’utente finale in conseguenza dell’interruzione del servizio e dal protrarsi di questa e che solo l’A.G.O. (in tal senso è evidente che l’Autorità in questione non riconosce ma semplicemente rimanda) è competente, in funzione del valore e per territorio, a determinare e decidere sull’esistenza e l’ammontare del danno.

A parere di questo Giudice, sussiste la responsabilità della convenuta Enel Distribuzione S.p.A. perché essa, com’è stato dimostrato, essendo parte integrante della holding creata dall’ex monopolista Enel, dal quale dipende funzionalmente essendone soggetta al controllo strategico e sinergico, è responsabile dell’interruzione della fornitura ed anche perché, come insegna la giurisprudenza della S.C. di Cassazione, <contrattuale scaturente da un negozio di somministrazione continuata di energia elettrica, incombe sull'ente erogatore, convenuto per il risarcimento del danno (e tenuto alla esecuzione della propria prestazione secondo buona fede), l'onere di provare che l'interruzione della erogazione energetica lamentata dal somministrato sia dipesa da una delle cause di giustificazione previste nella specifica clausola contrattuale di esonero (forza maggiore, lavori di manutenzione, esigenze di servizio, cause accidentali, scioperi) espressamente sottoscritta dall'utente all'atto della stipula del negozio.>> (Cass. civ., Sez. III, 09/06/1997, n. 5144), e la convenuta Enel Distribuzione S.p.A. non ha provato né che l’interruzione dell’erogazione energetica lamentata dal somministrato è dipesa da una valida causa di giustificazione (prevista in una specifica clausola contrattuale di esonero) né altra causa di giustificazione riconducibile all’art. 1218 C.C.

Rimane, purtuttavia, la difficoltà di questo Giudice di quantificare, al fine della successiva liquidazione, i danni lamentati dall’attore; perché se è vero che la Carta dei servizi dell’Enel (di cui alla delibera no 201/99 dell’AEG nel testo coordinato con le modifiche apportate con la delibera no 220/02, in vigore dal 1o gennaio 2003) e il Codice di condotta commerciale dell’Enel Distribuzione S.p.A. non prevedono - e non lo prevedono - che spetti all’utente alcun indennizzo in caso interruzione del servizio né alcun risarcimento del danno, altrettanto è oggettiva la responsabilità contrattuale della società convenuta che finirebbe coll’alleggerirsi, a tutto ed ingiusto vantaggio di quest’ultima, se questo Giudice respingesse la domanda dell’attore - che comunque va qualificata, iura novit curia, in risarcimento del danno derivante da inadempimento contrattuale – soltanto per l’impossibilità di questi e del Giudicante di liquidarla in funzione e del contratto intercorrente tra le parti e di altre fonti normative o regolamentari che non hanno, e non certo per disinteresse del contraente-somministrato, disciplinato la circostanza.

Non può trascurarsi, infatti, che il contratto di somministrazione di energia elettrica è un contratto concluso secondo le modalità dell’art. 1342 C.C., per il quale l’utente sottoscrive uno schema contrattuale standardizzato accettando le condizioni imposte da esigenze di programmazione ed economicità dell’Enel Distribuzione S.p.A. forte della sua posizione dominante di unico, quanto meno in Campania, somministratore di energia elettrica.

E’ più che evidente, allora, che il danno patito dall’attore, certo nella sua esistenza ontologica, può essere quantificato e liquidato soltanto in via equitativa ex art. 1226 C.C. (<>, così, Cass. civ., Sez. II, 18/11/2002, n. 16202).

La valutazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c. rientra nei poteri del Giudice del merito (Cass. civ., Sez. III, 27/01/2003, n. 1205), e l'esercizio di questo potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferitogli dagli art. 1226 e 2056 C.C. (e riconosciuto dalla costante giurisprudenza della S. C. di Cassazione come espressione del più generale potere di cui all'art. 115 C.P.C., vds. per tutte Cass. Civ. sez. II, 18/11/2002 n. 16202) non dà luogo ad un giudizio d’equità bensì ad un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta equità giudiziale correttiva od integrativa.

Ed inoltre: <responsabilità del debitore nella determinazione del ritardo o la mancata individuazione della prova del danno nella sua esistenza.>> (Cass. civ., Sez. I, 10/07/2003, n. 10850).

L’insegnamento della S.C. di Cassazione conforta e sostiene la decisione di questo Giudice di ritenere l’Enel Distribuzione S.p.A. responsabile della exceptio inadempleti contractus e di condannarla, in accoglimento della domanda spiegata in via subordinata dall’attore come sopra qualificata, al risarcimento del danno che si determina, in via equitativa, nella misura di € 25,82.

Questa somma è determinata dal sottoscritto Giudicante che la richiama dalla già citata delibera AEG n. 201/99, considerando che nel caso di specie (black-out) non ricorrono quelle cause di forza maggiore di cui all’art. 23 e che il caso può essere assimilato, per analogia, alla previsione contenuta nella succitata delibera, di indennizzo automatico conseguente il mancato rispetto del tempo massimo di riattivazione della fornitura (art. 24 – tabella 4).

Non può riconoscersi, invece, il risarcimento del danno non patrimoniale lamentato dall’attore perché non ha provato, col necessario rigore, che il comportamento della società convenuta ha menomato o compresso in modo apprezzabile i suoi diritti inviolabili o ha pregiudicato i valori tutelati dall'art. 2 della Costituzione.

Quanto alle spese di giudizio, esse seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P. Q. M.

Il Giudice di Pace di Maddaloni, definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così provvede:

in via preliminare

r e s p i n g e

le eccezioni preliminari di Enel Distribuzione S.p.A.;

nel merito,

a c c o g l i e

parzialmente la domanda di ** e per l’effetto

c o n d a n n a

Enel Distribuzione S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., come sopra rappresentata e difesa, elettivamente domiciliata presso la Cancelleria di questo U.G., a risarcire all’attrice la somma di € 25,82 oltre interessi legali dalla mora all’effettivo saldo, in uno alla refusione delle spese processuali del presente giudizio, liquidate, in favore dell’avv. Antonio Spallieri, in complessivi € 136,00 di cui € 81,00 per diritti, € 55,00 per onorario, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge, con attribuzione al procuratore che ne fa espressa richiesta.

Sentenza esecutiva come per legge.

Così deciso in Maddaloni il 28 dicembre 2004

IL GIUDICE DI PACE

(dott. Alfonso di Nuzzo)

Sentenza pubblicata il 29 dicembre 2004

IL CANCELLIERE

(Antonio Perrone)



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