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Cassazione Civile Sent. n. 15894 del 28-07-2005


Danno da trasfusioni · emoderivati · indennità integrativa speciale

Inviata da Dr. A. Stricker ("Ricambio gli auguri di Buone Feste e porgo cordiali saluti.")

Richiesta da: avv. antonia mancini: "Gentili Colleghi,

mi risulta che la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n.

15894/2005

depositata in cancelleria il 28.07.2005 ha enunciato l'importante principio

per cui l'assegno bimestrale corrisposto ai danneggiati da trattamento

emotrasfusionale deve - ed avrebbe

dovuto in passato - essere rivalutato annualmente secondo gli indici ISTAT

non soltanto avuto riguardo all'indennizzo in senso stretto, ma anche con

riferimento alla somma corrispondente all'indennità integrativa speciale.

Atteso che, sulla scorta degli estremi sopra indicati, non ho rinvenuto

nulla nei dvd, c'è qualcuno che ne ha copia?

Grazie e auguri di buone feste a tutti. "

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Svolgimento del processo

Con ricorso, ritualmente depositato, il Ministero della Sanità proponeva

opposizione avverso il decreto ingiuntivo in data 23.4.2001, con il quale il

Tribunale di Milano aveva intimato ad esso dicastero di pagare ad Anna

Px i seguenti importi: a) L. 77.230.176 (pari ad euro 39.886,05) a

titolo di indennizzo ex legge n. 210 del 1992 per il periodo

1.4.1995/31.12.2000, comprensivo di rivalutazione annuale della voce

indennizzo ed indennità integrativa speciale ex art. 2 - comma 1 - della

legge n. 210 del 1992; b) L. 9.067.329 (pari ad euro 4686,88) a titolo di

interessi legali dalle singole scadenze al 31.12.2000; c) interessi legali

maturati ematurandi dal 31.12.2000 al soddisfo. All'esito l'adito Tribunale

con sentenza n. 3464 del 2001 revocava il decreto ingiuntivo opposto e

condannava il Ministero al pagamento della minor somma di euro 37.539,14 per

indennizzo ex legge n. 210/1992 ed indennità integrativa speciale, non

comprensiva, quest'ultima, della rivalutazione monetaria.

Proposto appello principale da parte del Ministero in ordine alla

statuizione sulle spese ed appello incidentale in ordine al non

riconoscimento della rivalutazione dell'indennità integrativa speciale, la

Corte di Appello di Milano con sentenza n. 588 del 2002 dichiarava, in

parziale riforma dell'impugnata decisione, il Ministero tenuto a

corrispondere alla Px la maggior somma di euro 39.886,05 a titolo di

indennità e la somma di euro 4.682,71 atitolo di interessi legali,

confermando nel resto la sentenza appellata. In particolare la Corte

territoriale, nel condividere l'assunto dell'appellante incidentale, ha

rilevato che la formulazione letterale dell'art. 2 della legge n. 210 del

1992, nel quale si indica al secondo comma che l'indennizzo di cui al primo

comma è integrato con l'indennità integrativa speciale, non può far ritenere

per la mancata ripetizione al secondo comma stesso dell'esplicito

riferimento alla rivalutazione annuale contenuta nel primo comma - che

questa ulteriore componente non sìa soggetta a rivalutazione.

Il Ministero ricorre per Cassazione sulla base di un solo motivo. La

Px resiste con controricorso.

Motivi della decisione

1. Con l'unico motivo ricorrente lamenta violazione e falsaapplicazione

dell'art. 2 della legge n. 210 del 1992 e della legge n. 324 del 1959, in

relazione all'art. 360 n. 3 C.P.C. Osserva al riguardo che la legge n. 210 è

chiara nel senso di individuare l'esatto ammontare dell'indennizzo e di

stabilirne la sua rivalutabilità, a cui va aggiunta l'indennità integrativa

speciale.

La stessa ricorrente rileva che se la voluntas legis fosse stata nel senso

di prevedere la rivalutazione anche dell'indennità integrativa speciale,

sarebbe stato sufficiente porre prima l'indicazione dell'ammontare

dell'indennizzo e l'aggiunta dell'indennità e subito dopo affermarne la

rivalutabilità.

Altro argomento, ad avviso del ricorrente Ministero, per far ritenere

erronea l'interpretazione del giudice di appello consiste nel fatto che

l'indennità integrativa speciale, come stabilito dalla legge n. 324 del

1959, reca in se stessa i meccanismi dell'adeguamento all'aumento del costo

della vita, sicchè il riconoscimento della rivalutazione per tale indennità

- abbinata all'indennizzo ex legge n. 210/192 - comporterebbe una doppia

rivalutazione.

2. Le censure esposte non hanno pregio e vanno pertanto disattese.

L'art. 2 della legge n. 210 del 1992 al primo comma così recita:

"L'indennizzo di cui al all'art. 1, comma 1, consiste in un assegno

reversibile per quindici anni, determinato nella misura di cui allatabella B

allegata alla legge 29 aprile 1976, n. 177, come modificata dall'art. 8

della legge 2 maggio 1984, n. 111. L'indennizzo è cumulabile con ogni altro

emolumento a qualsiasi titolo percepito ed è rivalutato annualmente sulla

base del tasso di inflazione programmato," Lo stesso art. 2 al secondo comma

così dispone: "L'indennizzo di cui al primo comma è integrato da una somma

corrispondente all'indennità integrativa speciale di cui alla legge 27

maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni, prevista per la prima

qualifica funzionale degli impiegati civili dello Stato............".

Tale norma è stata interpretata, come già detto, dal giudice di appello nel

senso di ritenere rivalutabile anche l'indennità integrativa speciale,

siccome componente del complessivo indennizzo riconosciuto ai soggetti

danneggiati da epatiti post-trasfusionali.

L'interpretazione del giudice di appello merita di essere condivisa in base

alle seguenti considerazioni.

L'indennizzo in questione consta, come risulta dalla richiamata disposizione

normativa, di un importo fisso ex lege - assegno reversibile per quindici

anni - (art. 1 - comma 1 - e all'art. 2 - comma secondo - della legge n.

210/1992) e dell'indennità integrativa speciale, di cui alla legge n. 324

del 1959 (art. 2 -comma 2 - della legge n. 210/1992).

Ciò precisato, non sarebbe logico ritenere rivalutabile solo la prima

componente del complessivo indennizzo e non la seconda componente -

indennità integrativa speciale -, atteso peraltro che quest'ultima, anche se

nella sua originaria struttura portava in sè il meccanismo di adeguamento

richiamato dalla difesa dell'amministrazione ricorrente, non lo ha

conservato a seguito del c.d. taglio della scala mobile riguardante

l'indennità di contingenza in generale e la stessa indennità integrativa

speciale (si richiama al riguardo l'art. 3 del DL. n. 70 del 1984 -

convertito dalla legge n. 219 del 1984 - che dal 1 maggio 1984 fissò in non

più di due i punti di variazione della misura di tali indennità; sirichiama

altresì il protocollo d'intesa del 31.7.1992, con cui il Governo e le parti

sociali presero atto dell'intervenuta cessazione del sistema di

indicizzazione dei salari).

Orbene l'indennità integrativa speciale, entrando a far parte

dell'indennizzo inteso nella sua globalità, ne ha acquistato tutte le

caratteristiche, ivi compresa quella della rivalutabilità secondo il tasso

annuale di inflazione programmata, previsto all'art. 2 - primo comma - della

legge n. 210/1992.

D'altro canto l'assunto di parte ricorrente non è in linea con

un'interpretazione conforme ai principi costituzionali, giacchè la misura

dell'indennizzo, se ritenuta non rivalutabile per intero nelle sue

componenti, non sarebbe equa rispetto al danno subito, da rapportare al

pregiudizio alla salute (in questo senso CorteCostituzionale sentenze n. 307

del 1990 e sentenza n. 118 del 1996), tanto più che nel caso di specie gli

aumenti ISTAT dal 1995 al 2000 dell'indennizzo (al netto della voce

indennità integrativa speciale, come risultanti dalle tabelle ministeriali:

doc. 10 del fascicolo per il ricorso per decreto ingiuntivo, trascritto nel

controricorso) sono modesti e l'indennità integrativa speciale è rimasta

ferma a L. 1.991.765 (euro 1028,66) nel periodo in questione.

3. In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano a

favore della controricorrente, con distrazione a favore dei difensori

dichiaratisi antistatari.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida

in euro 11,00, oltre euro 1500/00 per onorari, spese generalied accessori di

legge, con distrazione a favore degli Avv.ti ..., ..., ... e

..., dichiaratisi antistatari.

Così deciso in Roma, il 3 maggio 2005.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2005



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