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Corte di Cassazione Sezione 2 Civile Sentenza del 18 agosto 1997, n. 7680


Separazione · assegnazione casa coniugale

Fonte: Sole24ore.com

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Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Girolamo GIRONE - Presidente -

Dott. Gaetano GAROFALO - Rel. Consigliere -

Dott. Franco PONTORIERI - Consigliere -

Dott. Vincenzo CALFAPIETRA - Consigliere -

Dott. Alfredo MENSITIERI - Consigliere -

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

sul ricorso proposto da:

Sxx MARIELLA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G NICOTERA 29, presso lo studio

dell'avvocato F ASCIANO, difeso dall'avvocato LAURO GIOVANNI M, giusta delega in atti;

- ricorrente -

contro

Syy GIUSEPPE, Cyy MARCELLO, Cy2 FRANCESCO;

- intimati -

avverso la sentenza n. 143/94 della Corte d'Appello di CAGLIARI, depositata il 16/05/94;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/02/97 dal Relatore Consigliere

Dott. Gaetano GAROFALO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Alberto CINQUE che ha

concluso per l'inammissibilità del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Giuseppe Syy convenne innanzi al tribunale di Cagliari Marinella Sxx e, premesso che,

con atto pubblico del 20 ottobre 1980, aveva acquistato da Francesco Cy2 il fabbricato sito

alla via "....." di ..... e che esso risultava detenuto senza titolo dalla Sxx, chiese

che quest'ultima fosse condannata al rilascio ed al risarcimento del danno.

La Sxx resistette e dedusse:

a) che abitava nell'immobile in virtù dei patti concordati in sede di separazione personale col

marito Marcello Cyy, omologata il 26 settembre 1979; e che aveva usucapito il diritto di uso o

di abitazione;

b) che le alienazioni del bene dal Cyy al Cy2 e da questi al Syy dovevano essere

revocate perché in frode ai diritti di essa Sxx e dei figli;

c) che l'immobile era stato parzialmente costruito dal Cyy su area di proprietà della

convenuta, con materiali della stessa e con danaro ricavato in massima parte da alienazioni di

beni pervenuteli per successione. E chiese, su tali premesse, il rigetto dell'avversa domanda,

l'accertamento dell'usucapione e, previa chiamata in causa del Cyy e del Cy2,

dichiarazione d'inefficacia nei suoi confronti dei contratti da essi stipulati e, per l'ipotesi di

inefficacia della sola vendita conclusa dal coniuge, la di lui condanna al risarcimento del danno

ed, altresì, la divisione dell'immobile, previo accertamento della natura comune di esso e la

condanna dell'attore a corrispondere l'indennità prevista dagli artt. 936 e 1150 c. c. 2.

Con sentenza del 21 gennaio 1992 il tribunale:

a) dichiarò opponibile al Syy - nei limiti di un novennio, in relazione all'art. 1599 c. c. -

l'assegnazione della casa coniugale alla Sxx;

b) condannò costei al rilascio dell'immobile ed al risarcimento del danno da liquidarsi in separato

giudizio - per il periodo eccedente in novennio -;

c) rigettò ogni altra domanda.

3. La corte d'appello di Cagliari, con sentenza ritenuta non definitiva del 4 febbraio 1994, rigettò

l'appello proposto dalla Sxx e condannò la stessa al pagamento delle spese giudiziali in

favore del Cy2 e del Syy; e con ordinanza rimise la causa per il prosieguo innanzi

all'istruttore.

3.1. Rilevò, tra l'altro, la corte d'appello:

a) che doveva ritenersi essere l'azione revocatoria volta esclusivamente ad evitare che il bene

oggetto dell'atto di disposizione - che rimane valido ed efficace tra le parti - sia sottratto all'azione

esecutiva dei creditori e non anche - come preteso dalla Sxx - a garantire il perdurare

dell'utilizzazione del bene stesso da parte di chi sia titolare soltanto di un diritto personale di

godimento; che, pertanto, l'azione revocatoria è preclusa a chi non sia creditore di una

prestazione pecuniaria, ostandovi la lettera dell'art. 2901 c. c. ; e che, inoltre, nel caso in esame,

la Sxx era carente di interesse, posto che il suo diritto personale ad occupare l'immobile non

era più opponibile ai terzi essendo ampiamente decorso (dal novembre 1968) il novennio ex art.

1599 cit.; e che comunque, in tale ottica, la prova relativa alla scientia fraudis non era stata

raggiunta, non bastevole essendo il mero indizio rappresentato dal rapporto di affinità tra il

Cyy ed il Cy2 ed essendo la prova stessa totalmente carente per quanto riguardava il

Syy;

b) che in ordine alla proprietà dell'area, sulla quale era stato poi edificato il fabbricato, dalla

documentazione prodotta in causa emergeva che la stessa apparteneva in proprietà esclusiva al

Cyy; in effetti, pur avendola i due coniugi acquistata in comunione con atto pubblico del 3

agosto 1962, successivamente la Sxx aveva alienato al Cyy la sua porzione con altro atto

pubblico del 24 febbraio 1964;

c) che, in punto di fatto, non era rimasto accertato che 1a Sxx avesse costruito il fabbricato

con mano d'opera e con materiali propri; d) che, essendo stata la Sxx condannata al

risarcimento del danno nei confronti del terzo acquirente Syy per il periodo di detenzione oltre il

novennio (illegittima) aveva ella interesse a riproporre nei confronti del Cyy l'azione di

risarcimento danni per preteso fatto illecito dello stesso il quale, spogliatosi del bene, l'avrebbe

ingiustamente privata del diritto di abitazione; così che, per tale ragione, la causa doveva essere

rimessa in istruttoria per il rackoglimento delle prove.

4. Ha proposto ricorso per cassazione la Sxx, sulla base di quattro motivi.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione dell'art. 277, comma 1, c. p.c., in

relazione all'art. 360 n. 3 dello stesso codice, per non avere la corte d'appello disposto

l'espletamento di consulenza tecnica di ufficio volta a dimostrare che l'immobile de quo era stato

edificato dal Cyy su porzione, indebitamente occupata, della confinante area appartenente in

proprietà esclusiva ad essa ricorrente.

La censura non può trovare accoglimento, posto che la giurisprudenza di questa Corte è ferma

nel ritenere che il potere del giudice del merito di disporre l'espletamento della consulenza

tecnica di ufficio, essendo di natura discrezionale, in relazione alle circostanze di causa, si

sottragga a censura in sede di legittimità e che essa, peraltro, non possa essere intesa come

mezzo che dispensi la parte dell'onere della prova dei fatti posti a fondamento della domanda.

La corte d'appello, peraltro, ha sul punto fondato la sua decisione sulla documentazione

acquisita in secondo grado (non reperita nel fascicolo della Sxx in prime cure dal tribunale) in

forza della quale ha motivatamente ritenuto che il Cyy avesse edificato l'immobile su area di

sua esclusiva proprietà, di guisa che il chiesto accertamento peritale in grado di appello non si

palesava conferente in relazione alle acquisite risultanze documentali.

2. Con gli altri motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente perché connessi ed

interdipendenti, la ricorrente denuncia:

a) violazione dell'art. 2901, comma 1, c. c., nonché contraddittoria motivazione della sentenza

impugnata su punto decisivo della causa, in relazione all'art. 360 n. 3 c. p.c., per non avere la

corte d'appello considerato che, potendo il comportamento del Cyy essere considerato illecito

con effetti protrattisi oltre il periodo di opponibilità ai terzi del titolo fatto valere ex art. 155 e 1599

c. c., sussisteva l'interesse di essa ricorrente a promuovere e coltivare la proposta azione

revocatoria per lei dannosa;

b) violazione degli artt. 155, 1599 e 2643 e segg. c. c., 6 della legge 1.12.1970 n. 898 - come

modificata dalla legge 6.32.1987 n. 74 - 10, 11 e 14 delle disp. preliminari al codice civile,

nonché omessa e/o insufficiente motivazione della sentenza impugnata su punto decisivo della

causa, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5 c. p.c., deducendo la ricorrente che, tenendo per fermo

che nel caso in esame non fosse trascrivibile il titolo da lei vantato prima dell'entrata in vigore

della "novella" di cui alla legge 1987/74 e che l'efficacia del titolo stesso fosse limitata ad un

novennio, avrebbe dovuto la corte d'appello ritenere che l'art. 2901 citato fosse applicabile al

caso di specie, tutelando la norma qualunque diritto personale azionabile nei confronti di un altro

soggetto e suscettibile di rimanere frustrato dal comportamento indebito del debitore, tanto più

che la stessa corte avrebbe affermato essere preclusa ogni indagine in ordine alla scientia

fraudis;

c) subordinatamente, l'illegittimità costituzionale dell'art. 2901 c. c., ove la norma dovesse essere

intesa come limitata alla tutela dei soli crediti pecuniari e non anche di diritti di altra natura (tra

questi, il diritto del coniuge assegnatario dell'alloggio a mantenere la disponibilità in ipotesi di

alienazione a terzi) verificandosi in tale ipotesi una disparità di trattamento tra due diverse

categoria di creditori.

Le censure non possono trovare accoglimento.

Osserva questa Corte che correttamente il giudice del merito (richiamando sul punto anche la

sentenza 27 luglio 1989 n. 454 della Corte Costituzionale) ha ritenuto che il provvedimento di

assegnazione della casa coniugale ad uno dei coniugi, all'esito del procedimento di separazione

personale, non sia idoneo a costituire un diritto reale di uso o di abitazione a favore

dell'assegnatario, potendosi ravvisare soltanto un diritto di natura personale opponibile, se

avente data certa, ai terzi entro il novennio richiamato dall'art. 1599 c. c. - ed anche oltre i nove

anni qualora il titolo sia stato in precedenza trascritto -: onde bene è stata ritenuta l'opponibilità al

Syy, nei limiti del novennio, dell'assegnazione della casa coniugale in favore della Sxx.

Nondimeno la proposta azione revocatoria - la quale, com'è noto, costituisce un rimedio contro

l'attività del debitore e tende al recupero del bene uscito dal suo patrimonio, al fine di rendere

possibile il soddisfacimento del credito - avente nella specie ad oggetto il contratto di

compravendita intervenuto tra il Cy2 ed il Syy, non poteva trovare accoglimento, in difetto

della necessaria prova del consilium fraudis, che si concreta nella conoscenza del pregiudizio

che l'atto dispositivo arrechi eventualmente alle ragioni del creditore; l'onere della prova di tale

conoscenza incombe all'attore in revocatoria - trattandosi di elemento costitutivo dell'azione -: ma

nel caso in esame la Sxx, malgrado ne avesse l'onere, non ha dato la prova del suo assunto e

tanto (malgrado la contraria affermazione della ricorrente) è stato dalla corte d'appello (ved. pag.

10 della sentenza impugnata) correttamente evidenziato, laddove essa ha confermato che

sostanzialmente non era rimasta accertata la scientia fraudis di entrambi gli acquirenti, che non

poteva essere rappresentata o sostituita (nel rapporto tra il Cyy ed il Cy2) da un mero

indizio (l'affinità tra i due) ed era totalmente mancante, per quanto riguardava il Syy,

evidentemente non informato dalle vicende personali che avevano in precedenza riguardato i

due coniugi poi separatisi.

Ogni altra questione rimane assorbita, dovendo il giudizio di merito, così come disposto dalla

corte d'appello, proseguire in ordine all'azione di risarcimento del danno proposta dalla ricorrente

nei confronti del Cyy il quale, secondo la ricorrente stessa, spogliandosi del bene, l'avrebbe

privata del diritto di abitazione per il periodo eccedente il novennio.

3. Il ricorso, così come proposto, deve pertanto essere integralmente rigettato.

Nulla va disposto in ordine alle spese del procedimento di cassazione, non essendosi le parti

intimate costituite in questa sede.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.



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