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Cassazione Sezione 1 Civile 6 maggio 1999, n. 4529


Separazione · assegnazione casa coniugale · opponibilità · terzi

Fonte: Ilsole24ore.com

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REPUBBLICA ITALIANA

In nome del popolo italiano

La Corte Suprema di Cassazione

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Alfredo ROCCHI Presidente

Dott. Alfio FINOCCHIARO Rel. Consigliere

Dott. Vincenzo FERRO Consigliere

Dott. Vincenzo PROTO Consigliere

Dott. Walter CELENTANO Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Cxx TERESA, elettivamente domiciliata in ROMA VIA L. MANCINELLI 106, presso

l'avvocato FRANCO NATICCHIONI, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato

GIUSEPPE SCAVUZZO, giusta delega a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

Myy MARIO, Iyy MARIA, elettivamente domiciliati in ROMA VIA BARBERINI 67,

presso l'avvocato ANTONIO PICOZZI, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato

ROBERTO RIZZO, giusta delega a margine del controricorso;

- controricorrenti -

avverso la sentenza n. 3957-96 della Corte d'Appello di ROMA, depositata l'11-12-96; udita la

relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27-11-98 dal Consigliere Dott. Alfio

FINOCCHIARO;

udito per il ricorrente, l'Avvocato Scavuzzo, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;

udito per il resistente, l'Avvocato Picozzi, che ha chiesto il rigetto del ricorso; udito il P.M. in

persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Vincenzo MACCARONE che ha concluso per il

rigetto del primo motivo, l'accoglimento del secondo, l'assorbimento degli altri motivi del ricorso.

Fatto

Con sentenza 9 maggio 1994 il Tribunale di Roma - previa reiezione dell'eccezione di non

integrita' del contraddittorio nei confronti di soggetti ritenuti estranei al rapporto processuale -

respingeva la domanda proposta da Mario Myy e Maria Iyy contro Teresa Cxx

tendente ad ottenere il rilascio dell'appartamento di loro proprieta' sito in Roma, Via Ortignano n.

8 ed occupato dalla convenuta. O

sservava in proposito il Tribunale che la Cxx, coniuge separata del venditore dell'immobile

acquistato dagli attori, aveva ottenuto dal Presidente dello stesso tribunale, in sede di

separazione consensuale, l'assegnazione della casa familiare e che, di conseguenza, ancorche'

non fosse stato trascritto dalla Cxx, tale provvedimento configurava titolo legale per

l'occupazione ed il godimento dell'appartamento, entro il limite temporale di nove anni, secondo

l'interpretazione dell'art. 11 della legge n. 74 del 1987 e sulla base delle pronunce della Corte

costituzionale.

Avverso questa sentenza i soccombenti proponevano impugnazione, mentre la Cxx insisteva

per il rigetto dell'appello.

La Corte d'appello, con decisione 11 dicembre 1996, in parziale accoglimento dello stesso,

dichiarava Teresa Cxx occupante senza titolo dell'appartamento di proprieta' di Mario Myy

e Maria Iyy e la condannava a rilasciarlo nella piena disponibilita' degli appellanti, libero da

persone e da cose.

A sostegno della pronuncia la Corte, per la parte che interessa l'odierno ricorso per cassazione,

osservava: - che non essendo stato trascritto il provvedimento di assegnazione prima dell'atto di

acquisto gli acquirenti avevano diritto a rientrare nel possesso dell'appartamento occupato dalla

Cxx; - che, per la tipicita' dei diritti reali, non era consentita l'assimilazione del coniuge

beneficiario all'usufruttuario; - che il riferimento del tribunale al terzo comma dell'art. 1599 c. c.

non era condivisibile, sia perche' in contrasto con il principio di libera circolazione dei diritti, sia

perche' il richiamo a tale norma da parte del legislatore del 1987 era del tutto generico, con la

conseguenza che l'eccezionalita' della deroga al principio generale non consentiva una sua

interpretazione analogica o estensiva; - che era infondato il richiamo alla declaratoria di

incostituzionalita' dell'art. 155 c. c., per essere stato l'illegittimita' limitata alla sola parte in cui la

norma non prevedeva la possibilita' per il coniuge affidatario della prole, di trascrivere il

provvedimento di assegnazione, ai fini della sua opponibilita' al terzo acquirente.

Avverso questa sentenza la Cxx ha proposto ricorso per cassazione articolato su quattro

motivi, cui resistono, con controricorso Mario Myy e Maria Iyy.

Diritto

1. - Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 102 c. p.c.;

nonche' omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della

controversia in relazione all'art. 360 nn. 3 e 5 c. p.c. per non avere la Corte d'appello rilevato che

la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i legittimati - ravvisabili, oltre che

nella attuale ricorrente, in Guerrino Remigi, proprietario venditore, in Andrea e Mauro Remigi,

figli di quest'ultimo in prime nozze ed assegnatari di una stanza, in Barbara, Veronica ed Alberto

Remigi, figli essa Cxx e di Guerrino Remigi, in qualita' di beneficiari del provvedimento di

assegnazione. Il motivo di ricorso e' inammissibile.

Come risulta dalla precedente esposizione circa lo svolgimento del processo la questione circa la

violazione dell'art. 102 c. p.c. e' stata dedotta e rigettata dal Tribunale di Roma e la relativa

pronuncia non e' stata impugnata.

Cio' comporta che la stessa non puo' essere dedotta con il ricorso per cassazione in quanto e'

inammissibile in sede di legittimita' la censura con la quale venga posta una questione nuova,

rimasta estranea al dibattimento processuale in sede di gravame e non rilevabile d'ufficio (Cass.

4 giugno 1994 n. 5442). Ne' al fine di superare tali conclusioni vale richiamarsi al principio circa

la rilevabilita' in ogni stato e grado del giudizio, del difetto del contraddittorio per omessa

citazione di un litisconsorte necessario, dal momento che tale principio opera solo nell'ipotesi in

cui sulla questione non si sia formato il giudicato (Cass. 20 dicembre 1994 n. 10968; Cass. 8

giugno 1994 n. 5559; Cass. 5 maggio 1990 n. 3741).

Nella specie, la mancata impugnazione della decisione del tribunale sul punto ha comportato il

suo passaggio in giudicato e cio' determina l'inammissibilita' della censura formulata.

2. - Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 6 della legge n. 898

del 1970 e della relativa modifica introdotta dall'art. 11 della legge 74 del 1987, in riferimento

all'art. 1599, comma 3, c. c., e in relazione all'art. 360 n 3 e 5 c. p.c., per non avere la Corte

d'appello ritenuto che la mancata trascrizione rendeva inopponibile l'assegnazione oltre i nove

anni, ma che la stessa era opponibile all'acquirente nei limiti del novennio. Il motivo di ricorso e'

infondato.

Prima della modifica dell'art. 6 della legge 898 del 1970, attuata con l' art. 11 della legge n. 74

del 1987 - estesa anche all'art. 155 c. c. con la sentenza n. 454 del 1989 della Corte

costituzionale - era pacifica, nella giurisprudenza di questa Corte, l'inopponibilita'

dell'assegnazione all'acquirente a titolo particolare della casa familiare (Cass. 16 ottobre 1985 n.

5082; Cass. 5 luglio 1988 n. 4420).

Dopo l'intervento additivo del giudice delle leggi si e' deciso che l'assegnazione della casa

coniugale disposta in favore dell'altro coniuge in occasione della separazione, sia giudiziale che

consensuale, e' opponibile al terzo acquirente quando il relativo titolo sia stato trascritto prima

dal suo atto d'acquisto (Cass. 27 maggio 1995 n. 5902).

Non ignora la Corte che con due recenti decisioni si e' affermato che ai sensi dell'art. 155 c. c.

nel testo risultante a seguito della sentenza della C. cost. n. 454 del 1989 (e della successiva

ordinanza della medesima Corte n. 20 del 1990), l'onere della trascrizione del provvedimento di

assegnazione della casa coniugale, ai fini della sua opponibilita' ai successivi acquirenti

dell'immobile, riguarda, in analogia con la normativa vigente in materia di scioglimento del

matrimonio, ed ai sensi dell'art. 1599 c. c., la sola assegnazione ultranovennale, ferma restando

l'opponibilita' del provvedimento in tutte le altre ipotesi (Cass. 10 dicembre 1996 n. 10977; Cass.

18 agosto 1997 n. 7680). Non ritiene il Collegio di potere aderire a tali conclusioni sulla base

delle considerazioni che seguono.

Le due decisioni da ultime richiamate, per giustificare la soluzione accolta, fanno entrambe

riferimento al principio enunciato dall'ordinanza della Corte costituzionale n. 20 del 1990, mentre

Cass. n. 10977 del 1996 invoca, altresi' come precedenti conformi Cass. 2 febbraio 1993 n. 1258

e Cass. 27 maggio 1994 n. 4204, ma dall'esame dei precedenti richiamati non emergono

conclusioni a favore della tesi sostenuta.

Ed infatti: - l'ordinanza n. 20 del 1990, nel richiamare la propria precedente sentenza n. 454 del

1989, afferma testualmente che dalla motivazione di tale sentenza appare chiaro "come l'onere

di trascrivere il provvedimento di assegnazione nel caso di separazione, in analogia con la

normativa vigente in materia di scioglimento del matrimonio, riguardi, ex art. 1599 c. c., la sola

assegnazione ultranovennale, ferma restando l'opponibilita' del provvedimento in tutte le altre

ipotesi"; - la sentenza della Corte costituzionale 27 luglio 1989 n. 454, che ha dichiarato

l'illegittimita' costituzionale dell'art. 155, comma 4, c. c., nella parte in cui non prevede la

trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione dell'abitazione nella casa familiare al

coniuge affidatario nella prole, ai fini dell'opponibilita' ai terzi, non distingue in alcun modo fra

assegnazione ultranovennale, in relazione alla quale, per l'opponibilita' ai terzi, e' necessaria la

trascrizione del provvedimento ed assegnazione infranovennale opponibile ai terzi anche in

difetto di trascrizione del titolo, dal momento che il problema da risolvere era solo quello della

legittimita' costituzionale dell'art. 155, comma 4, c. c. in presenza della diversa formulazione

dell'art. 6, comma 6, della legge n. 898 del 1970, senza necessita' di alcuna indagine sul

contenuto di quest'ultima disposizione; - Cass. 2 febbraio 1993 n. 1258 e' stato cosi' massimata:

"l'opponibilita' nei confronti del terzo titolare del diritto di proprieta' del provvedimento di

assegnazione della casa al coniuge divorziato o separato, secondo le previsioni, rispettivamente,

dell'art. 11 della l. 6 marzo 1987 n. 74 (modificativo dell'art. 6 della l. 1 dicembre 1970 n. 898), e

dell'art. 155 c. c., nel testo risultante a seguito della sentenza della corte cost. n. 454 del 1989 (e

della successiva ordinanza della medesima corte n. 20 del 1990), riguarda le ipotesi in cui detta

titolarita' sia stata acquisita dopo l'indicato provvedimento, mentre, nel caso in cui l'acquisto della

proprieta' stessa sia anteriore, il relativo diritto non puo' essere pregiudicato dalla assegnazione

(salva restando la previsione dell'art. 6 della l. 27 luglio 1978 n. 392 sul subingresso nel rapporto

di locazione del coniuge assegnatario)"; - Cass. 2 maggio 1994 n. 4204 e' stata cosi' massimata:

"l' art. 230 bis c. c., che disciplina l'impresa familiare, costituisce norma eccezionale, in quanto si

pone come eccezione rispetto alle norme generali in tema di prestazioni lavorative ed e' pertanto

insuscettibile di interpretazione analogica.

Deve peraltro ritenersi manifestamente infondata la questione di costituzionalita' dell'art. 230 bis

nella parte in cui esclude dall'ambito dei soggetti tutelati il convivente more uxorio, posto che

elemento saliente dell'impresa familiare e' la famiglia legittima, individuata nei piu' stretti

congiunti, e che un'equiparazione fra coniuge e convivente si pone in contrasto con la

circostanza che il matrimonio determina a carico dei coniugi conseguenze perenni ed ineludibili

(quale il dovere al mantenimento o di alimenti al coniuge, che persiste anche dopo il divorzio),

mentre la convivenza e' una situazione di fatto caratterizzata dalla precarieta' e dalla revocabilita'

unilaterale ad nutum".

Da quanto precede emerge: - che nessun valore puo' attribuirsi all'affermazione puramente

apodittica dell'ordinanza n. 20 del 1990, dal momento che la stessa e' argomentata sulla base

della sentenza della stessa Corte n. 454 del 1989, che in realta' non contiene alcun implicito

riferimento all'opponibilita' ai terzi dell'assegnazione infranovennale; - che Cass. n. 1258 del

1993, lungi dall'essere conforme alla tesi sostenuta da Cass. n. 10977 del 1996, e' in realta' in

contrasto con la stessa, distinguendo fra opponibilita' ed inopponibilita' in funzione del momento

in cui il terzo abbia acquistato la proprieta' dell'immobile assegnato, senza dare alcuna

distinzione fra assegnazione ultranovennale ed assegnazione infranovennale; - che Cass. n.

4204 del 1994 riguarda tutt'altra problematica e cioe' l'inapplicabilita' della disciplina dell'impresa

familiare in caso di convivenza more uxorio. A norma dell'art. 1372, comma 2, c. c. il contratto

non produce effetti rispetto ai terzi se non nei casi previsti dalla legge.

L'opponibilita' della locazione di beni immobili al terzo acquirente nei limiti di un novennio

dall'inizio della locazione costituisce disposizione eccezionale che non puo' essere estesa in via

analogica ad altri istituti.

L'assegnazione della casa familiare - qualunque tesi si segua: comodato; diritto personale di

godimento a titolo di mantenimento dei figli; diritto personale sui generis; diritto reale di

abitazione - non costituisce certamente un istituto affine alla locazione, con la conseguente

inapplicabilita' in difetto di espressa disposizione, della norma in tema di opponibilita' al terzo

delle locazioni infranovennali.

Tale opponibilita' al terzo acquirente dell'immobile assegnato e' consentita solo in presenza della

trascrizione del provvedimento di assegnazione. In difetto alla trascrizione del provvedimento di

assegnazione, lo stesso non e' opponibile all'acquirente non solo per il periodo successivo ai

nove anni dall'assegnazione, ma anche per il periodo precedente, non esistendo alcuna

eccezione ricavabile dalla normativa vigente che consenta una distinzione, in funzione della

durata dell'assegnazione stessa.

Ne' al fine di superare le raggiunte conclusioni si puo' far leva sul richiamo contenuto nell'art. 6,

comma 6, della legge n. 898 del 1970 (come modificato dall'art. 11 della legge n. 74 del 1987)

all'art. 1599 c. c., attesa la genericita' del richiamo e l'impossibilita' di ritenere sulla sua base

l'applicabilita' al provvedimento di assegnazione delle disposizioni in tema di locazione.

La sentenza impugnata che a tale principio si e' ispirata non merita quindi alcuna censura.

3. - Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 1022 c. c., in riferimento

alla qualificazione del titolo relativo all'abitazione nell'immobile de quo della ricorrente, in

relazione all'art. 360 n. 3 c. p.c., per avere la Corte d'appello definito la ricorrente occupante sine

titulo dell'appartamento senza tenere presente che, occupando la Cxx, legittimamente,

l'immobile da oltre diciassette anni, come casa familiare, e per averlo, poi, ottenuto con un

provvedimento giudiziale di assegnazione, la stessa doveva essere dichiarata occupante a pieno

titolo dell'immobile.

Con il quarto motivo si deduce violazione ed errata applicazione delle norme relative agli art.

2643, 2644 e 2646 c. c. in relazione alle conseguenze derivanti dalla mancata trascrizione in

relazione all'art. 360 n. 3 c. p.c. per non avere la Corte d'appello ritenuto opponibile

l'assegnazione agli acquirenti dell'immobile anche in difetto della trascrizione, perche' in

presenza di un atto del quale non e' prevista espressamente la trascrizione, lo stesso puo'

raggiungere l'effetto della pubblicita' notizia, con qualunque mezzo e non gia' con la sola

trascrizione.

I due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente, in quanto logicamente connessi, per

essere diretti a fare valere l'opponibilita' del titolo ai terzi acquirenti, anche in difetto di

trascrizione, sono infondati.

Nessuna violazione di legge e' addebitabile alla decisione impugnata per avere qualificato come

occupante senza titolo la Cxx. E' ben vero che quest'ultima, con l'assegnazione, aveva un

titolo personale di godimento sull'immobile (Cass. 16 ottobre 1985 n. 5082; Cass. 31 gennaio

1986 n. 624; Cass. 5 luglio 1988 n. 4420; Cass. 5 giugno 1991 n. 6348 e successive conformi),

ma tale titolo non essendo opponibile, per le esposte ragioni, ai terzi acquirenti, l'assegnataria

non aveva alcun titolo da opporre a questi ultimi e, quindi, esattamente la Corte d'appello l'ha

qualificata come occupante senza titolo, mentre e' irrilevante - in difetto della trascrizione

dell'assegnazione - la conoscenza di fatto, da parte degli acquirenti, dell'esistenza del

provvedimento di assegnazione o la comunicazione comunque effettuata di tale assegnazione.

La trascrizione, la quale costituisce una forma di pubblicita' degli atti, al fine di rendere opponibili

al terzo i diritti da essi nascenti, non ammette deroghe e non puo' trovare equipollenti, nella

conoscenza che il terzo abbia conseguito di fatto (Cass. 14 luglio 1980 n. 4508).

Cio' e' sufficiente per il rigetto dei motivi di ricorso.

4. - Conclusivamente, va dichiarato inammissibile il primo e vanno rigettati gli altri.

La natura della controversia giustifica la compensazione fra le parti delle spese di questa fase di

giudizio;

P.Q.M

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo, rigetta gli altri e compensa fra le parti le spese di

questa fase di giudizio.

Cosi' deciso in Roma, nella camera di consiglio della I sezione civile della Corte di cassazione il

27 novembre 1998.



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