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Tribunale di Catania, sez. V n. 3322 del 3.10.2005


Rca · terzo trasportato · motorino

Commento alla fonte: http://www.ipsoa.it/lalegge/Documenti/291098.asp?linkparam=1&a=printable

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SENTENZA TRIBUNALE CATANIA 03/10/2005, N. 3322, SEZ. V

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 14 e il 15.12.2000, ... ... ... conveniva in giudizio dinanzi a questo

Tribunale la ...s.p.a., la ... s.r.l. e ... ....

Esponeva il suo Procuratore:..

«1) Il giorno 30.10.1998, alle ore 1.20 circa, il signor ... ...

percorreva la via ... in Catania, alla guida del ciclotore Aprilia Scarabeo di proprietà di ...

2) Giunto all’incrocio con la via Ventimiglia, l’odierno attore, dopo essersi accertato che non

provenissero veicoli ai quali concedere la precedenza, imboccava quest’ultima strada.

3) Dopo aver percorso un tratto della via Ventimiglia, il predetto ciclomotore veniva investito

violentemente da tergo dall’autovettura Fiat Punto tg … di proprietà della ... s.r.l. e condotta da ...

4) Quest’ultimo, provenendo da via Ventimiglia, attraversava l’incrocio con la via ... a velocità

elevata e a fari spenti e, non avvedendosi del ciclomotore condotto dall’attore, lo investiva

violentemente.

5) Per la violenza dell’urto il ciclomotore e il suo conducente rovinavano al suolo, mentre

l’autovettura proseguiva la sua corsa andando a investire altre due auto parcheggiate lungo il

margine sinistro della strada e finiva per arrestarsi solo all’incrocio con la via Finocchiaro Aprile.

6) Nell’occorso intervenivano i VV. UU. del Comune di Catania i quali, accertate le modalità del

sinistro, elevavano contravvenzione nei confronti del conducente della Fiat Punto ai sensi dell’art.

14 commi 3 e 8 C.d.S. per elevata velocità all’intersezione e in ore notturne.

In particolare i VV. UU. intervenuti rilevavano che “Il veicolo B è stato trovato sul margine sx della

carreggiata adiacentemente la posizione di quiete del veicolo C; nello stesso punto è stata

riscontrata una chiazza di sangue”.

La superiore circostanza dimostra che l’urto tra i due veicoli antagonisti si è verificato in via

Ventimiglia, oltre l’incrocio con la via ..., con ciò confermando la dinamica narrata dall’odierno

attore...................

7) In conseguenza dell’urto, il conducente del ciclomotore subiva lesioni gravissime a causa delle

quali veniva immediatamente trasportato al P.S. “Garibaldi” di Catania ove veniva riscontrato

affetto da “Ferite lacero contuse regione frontale. Escoriazioni diffuse al soma. Trauma cranico.

Trauma torace e addominale”. I sanitari si riservavano la prognosi.

8) Lo stesso giorno il signor ... veniva sottoposto a intervento chirurgico di “laparotomia mediana

xifopubica e apertura del peritoneo.

Presenza di abbondante quantità di sangue libero in peritoneo che viene aspirato. L’esplorazione

viscerale mette in evidenza la presenza di una rottura splenica completa in corrispondenza del terzo

medio del viscere abbondantemente sanguinante da una lesione epatica in corrispondenza della

piccola ala ...”.

9) Il 6.6.2000, l’odierno attore veniva sottoposto a visita dal dott. ... il quale accertava che il

complesso lesivo conseguito al sinistro de quo aveva comportato un periodo di inabilità temporanea

assoluta di giorni 80 (ottanta) seguito da un periodo di inabilità temporanea relativa al 50% di giorni

40 (quaranta), oltre alla diminuzione a carattere permanente della validità del soggetto valutabile

nella misura del 28%.

Il dott. ... accertava, inoltre, che tale compromissione della validità psicofisica del soggetto avrebbe

avuto una sicura notevole incidenza sulla capacità lavorativa del .....

Bisogna infatti tener conto che il signor ... ha subito, conseguentemente all’incidente, una profonda

modificazione della personalità caratterizzata da sfiducia generalizzata nelle proprie capacità e

risorse originatasi dal fatto che, per come accertato dagli psichiatri del Dipartimento di Salute

mentale dell’Ospedale “Cannizzaro” di Catania, “... l’evento traumatico ha definitivamente

impedito l’unico progetto coerentemente formulato e perseguito dal giovane relativo

all’arruolamento in un’arma”...

L’odierno attore, infatti, in conseguenza delle lesioni patite nel sinistro de quo è stato costretto ad

abbandonare l’originario progetto di arruolamento in un’arma e sta ora preparandosi a svolgere il

lavoro di tecnico geometra.

Purtroppo però a causa dei danni riportati, il signor ... non potrà svolgere il lavoro di tecnico

geometra allo stesso modo che in assenza di lesioni.

In casi analoghi la Suprema Corte ha ritenuto applicabile il seguente principio “la probabilità,

effettiva e congrua, di conseguire un certo bene è anch’essa un bene patrimoniale, economicamente

e giuridicamente valutabile, la cui perdita produce un danno attuale e risarcibile qualora ne sia

provata la sussistenza anche secondo un calcolo di probabilità o per presunzioni ...” (Cassazione

civile, sez. lav., 19 dicembre 1985 n. 6506 in Riv. Dir. Comm. 1986, II, 207).

10) I danni come sopra accertati, alla luce dei criteri attualmente in uso presso il Tribunale di

Catania, possono essere quantificati nel seguente modo:

ITA £ 8.000.000 (100.000 x 80);

ITP al 50% £ 2.000.000 (50.000 x 40);

IP al 28% £ 120.960.000 (4.800.000 x 28 x 0.90);

Danno morale £ 65.480.000 (1/2 del danno biologico);

Danno patrimoniale (28% x 25.500.000 x coeff. età 19,490 ... 10% scarto vita fisica ... vita

lavorativa) £ 125.242.740

Alla cifra risultante dalla somma di tali voci devono aggiungersi le spese mediche sostenute

dall’attore.

La …, che assicurava, al momento del sinistro la Fiat Punto tg ..., non ha ritenuto, ad oggi,

nonostante le richieste formulate, di risarcire i danni patiti da ... ... in conseguenza del sinistro de

quo (cfr racc. a.r. n. 10093067571/7 del 18.11.2000; racc. a.r. n. 11068565555/5 del 15.10.99; racc.

a.r. n. 9290 del 2.12.98)».............

Sulla base di questi assunti, chiedeva al Tribunale di «ritenere e dichiarare che l’evento per cui è

causa ebbe a verificarsi per fatto e colpa esclusivi del conducente dell’autovettura Fiat Punto tg ... e,

per l’effetto, condannare i convenuti in solido tra loro al risarcimento dei danni tutti patiti

dall’istante, quantificati nella somma complessiva di £ 321.682.740, o nella diversa somma, anche

maggiore, che verrà accertata in corso di causa o ritenuta equa dal Giudice adito, oltre al danno per

perdita chance, rivalutazione monetaria e interessi legali dal fatto sino all’effettivo soddisfo».

Il giudizio veniva iscritto al n. 7653/00 R.G..

Si costituiva la ...s.p.a. deducendo:

«Ritenuto impugnativamente l’atto di citazione introduttivo del giudizio del sig. ..., notificato alla

società concludente il14.12.2000.

Ritenuto che le pretese dell’attore sono destituite di fondamento in fatto ed in diritto e non provate,

sia sull’an che sul quantum debeatur, per cui se ne impone il totale rigetto.

Che si contesta la ricostruzione dei fatti esposta in citazione, siccome assolutamente non veritiera e

fuorviante.

Che, in realtà, alle ore 1.20 circa del 30.10.98, il sig. ... alla guida del ciclomotore 50 cm3 Aprilia

Scarabeo, telaio n. ..., di proprietà della sig.ra ... ..., pecorreva la via ... di Catania, nell’unica

direzione consentita, cioè in direzione est...ovest, nella corsia riservata agli autobus, taxi e vetture di

servizio, posta all’estrema sinistra della carreggiata, a velocità eccessiva, senza casco e trasportando

illecitamente la sig.na ...

Che, giunto all’intersezione con la via Ventimiglia, il sig. ... ha cercato di bruciare l’incrocio nella

zona più a sinistra, nella direttrice della corsia riservata agli autobus, ecc., con l’idea di potere, in tal

modo, evitare gli eventuali veicoli che in quell’ora notturna potessero provenire da destra da detta

via Ventimiglia, nell’unica direzione consentita, cioè in direzione nord...sud, omettendo così di

arrestarsi per dare, effettivamente, la precedenza a detti veicoli.

Che, pertanto, con tale azzardata manovra, il sig. ... non ha dato la precedenza all’autovettura Fiat

Punto 55, targata SR ..., di proprietà della s.r.l. ..., condotta dal sig. ... ..., il quale proveniva dalla

destra rispetto alla direttrice di marcia del primo, lungo la via Ventimiglia, e che, nonostante abbia

tempestivamente frenato e virato a destra, non ha potuto evitarne l’investimento

Che non risponde a verità che il sig. ... procedesse a fari spenti....

Che, pertanto, la responsabilità dell’incidente è da ascrivere a fatto colpa, imprudenza e imperizia

del sig. ..., il quale ha violato gli artt. 141, 3° comma, 143, 145, 2° comma, 170 e 171 del codice

della strada, non moderando la velocità impressa al motociclo condotto in prossimità dell’incrocio,

percorrendo la corsia riservata ai veicoli autorizzati in luogo della corsia di destra, omettendo di

dare la precedenza al veicolo condotto dal sig. ... proveniente da destra rispetto alla sua direttrice

di marcia, trasportando illecitamente una passeggera sul motociclo di 50 cm3 e omettendo di

indossare il casco protettivo

Che, al contrario, nessuna responsabilità è da attribuire al s ig. ..., conducente dell’autovettura

assicurata p er la R.C.A. con la ...s.p.a., il quale proveniva da destra rispetto alla direttrice di marcia

del motociclo condotto dal sig. ... e avendolo avvistato ha tempestivamente frenato e virato a destra

senza, tuttavia, riuscire ad evitarne l’investimento, stante la repentinità e imprevedibilità della

manovra posta in essere da costui, che, praticamente gli ha tagliato la strada buttandoglisi addosso.

Che la superiore ricostruzione dei fatti è confermata, oltre che dal rapporto della Polizia Municipale

intervenuta in loco, dalla circostanza che il motociclo condotto dall’attore è stato attinto alla parte

latero anteriore destra, come si evince da n. 2 fotografie che si producono, dalla parte antero laterale

sinistra della Fiat Tipo.

Ritenuto in subordine e senza recesso alcuno da quanto sopra eccepito, per l’ipotesi denegata e non

temuta che possa ravvisarsi nella produzione del dedotto incidente, anche in via p resuntiva, un sia

pur minimo o simbolico concorso di colpa a c arico del sig. ..., che sono esagerate le conseguenze

dannose sul piano fisico che l’attore vuol fare discendere dall’incidente e che è mirabolante

l’ammontare dell’indennizzo richiesto in citazione che va, in ogni caso, ridotto nei limiti del danno

effettivamente subito e rigorosamente provato dall’attore, che sia ricollegato mediante nesso di

causalità al dedotto evento, di ciò che è risarcibile per legge e in proporzione alla minima

percentuale di concorso di colpa eventualmente attribuibile al sig. ..., detraendo, ovviamente, la

percentuale di concausalità da attribuirsi, al mancato utilizzo del casco protettivo

Che, al riguardo, si contestano la relazione medico...legale del dott. E. ..., la valutazione medico

legale del danno alla persona e la sua quantificazione economica».

Chiedeva, quindi, il rigetto delle domande di parte attrice

Non si costituivano la ... s.r.l. e ...

Con atto di citazione notificato nel febbraio 2001, anche ... conveniva in giudizio dinanzi a questo

Tribunale la ...s.p.a., la ... s.r.l. e ... ... e, prospettando una ricostruzione del sinistro identica a quella

già proposta da ... ..., lamentava di avere patito in occasione del sinistro predetto, quale passeggera

sul ciclomotore del ..., gravissimi danni e chiedeva al Tribunale di:

«a) confermare che il sinistro occorso sulla via Ventimiglia in Catania, il giorno 30.10.1998, tra

l’autovettura Fiat Punto tg ... condotta dal sig. ... ..., di proprietà della ... s.r.l. e il motociclo

Scarabeo Aprilia telaio n. ... di proprietà della sig.ra ... ..., condotto dal sig. ... ..., si è verificato per

fatto e colpa esclusiva del ...;

b) condannare, per l’effetto, i convenuti in solido al risarcimento dei danni tutti patiti e patiendi

dall’attrice fin d’ora quantificati in £ 384.500.000 o di quella maggiore o minore somma che sarà

stabilita nella disponenda c.t.u. di cui fin d’ora si fa richiesta, di cui £ 148.500.000 per I.P.; £

4.000.000 per I.T.A.; £ 4.000.000 per I.T.P.;

£ 75.000.000 per danno morale; £ 51.000.000 per danno psichico;

£ 75.000.000 per danno estetico; £ 20.000.000 perdita anno scolastico;

£ 5.000.000 per spese mediche e riabilitative; £ 2.000.000 per spese di consulenza medico legale;

c) condannarli, altresì, al risarcimento dei danni derivanti dalla forzata inattività e dalla ridotta

capacità lavorativa e, quindi, al risarcimento del danno da ciò derivante, forfetariamente

quantificato il £ 100.000.000 o, anche in questo caso, in quella maggiore o minore misura, che sarà

accertata in corso di causa».

Il giudizio veniva iscritto al n. 648/01 R.G

Si costituiva la ...s.p.a. che prospettava una ricostruzione della dinamica del sinistro identica a

quella già proposta nel giudizio n. 7653/00 R.G. e chiedeva al Tribunale di rigettare le domande

della ... e, in subordine, di «ritenere e dichiarare che la ...s.p.a. ha diritto di regresso, ai sensi

dell’art. 2055, 2° comma, c.c., per le somme che potrebbe essere costretta a pagare all’attrice in

dipendenza della proposta domanda giudiziale e, comunque, del presente giudizio, nei confronti dei

corresponsabili del danno , ... ... e …s.p.a., nella misura determinata dalla gravità, sicuramente

preponderante, della colpa da attribuirsi al sig. ... nella produzione dell’incidente».

Chiamava, quindi, in causa il ..., la ... e la … s.p.a.

Si costituiva il ..., riproponendo la ricostruzione del sinistro già prospettata nel giudizio iscritto al n.

7653/00 R.G. e chiedendo il rigetto della domande proposte dalla ...s.p.a..

Si costituiva anche la s.p.a. (oggi … s.p.a.) e deduceva:

«Preliminarmente si eccepisce l’inammissibilità della chiamata in giudizio della … e in ogni caso

l’improcedibilità della domanda e la carenza di legittimazione passiva

Infatti, la ...è carente di legittimazione attiva e non ha quindi alcun titolo per chiamare in giudizio la

il cui intervento sarebbe stato giustificato solo da un’eventuale citazione dell’attrice …

In ogni caso la domanda proposta dalla ...è da ritenersi assolutamente improcedibile ai sensi dell’art.

22 della L. 990/69. A tal proposito la raccomandata a.r. inviata dall’avv. …per conto della

compagnia di assicurazioni in data 13.4.2001, e quindi ad oltre due anni dal sinistro, non può essere

tenuta in alcuna considerazione in quanto 1°) non proviene dal danneggiato di un sinistro

stradale, così come prescrive l’art. 22 della L. 990/69; 2°) è stata inviata quando già la causa era

stata incoata con la notifica dell’atto di citazione;

3°) non può essere ritenuta produttiva di giuridici effetti ai sensi dell’art. 2055 c.c. 2° comma, in

quanto la norma prescrive che l’eventuale azione di rivalsa può essere esperita solo dopo un

eventualepagamento

Ma v’è di più.

In ogni caso la … non ha alcun ruolo e veste nel presente procedimento in quanto la polizza per la

R.C.A. stipulata con la sig.ra ... ... riguardava il ciclomotore Aprilia Scarabeo avente numero di

telaio ..., sul quale ai sensi del vigente codice della strada – e per espresso richiamo del contratto di

assicurazioni sottoscritto dalle parti – non poteva prendere posto nessun altro al di fuori del

conducente.

Non risulta che il proprietario dell’autovettura Fiat Punto o il suo conducente abbiano spiegato

domanda riconvenzionale nei confronti della proprietaria del ciclomotore, per cui la … s.p.a. non

può trovare posto nel procedimento civile promosso dalla sig.ra ....

Da ultimo, ma non per ultimo, si rileva sempre a proposito dell’azione di regresso ex art. 2055 c.c. –

che la … ha inteso promuovere nei confronti della compagnia assicuratrice del ciclomotore

sul quale risultava trasportata la risarcenda sig.na ... – che essa non ha alcun fondamento logico e

giuridico. Infatti la ...non tiene in alcun conto che l’attrice non era una qualsiasi trasportata,

bensì una trasportata abusiva.

Se, infatti, per assurda ipotesi la domanda di surroga della … – spiegata nei confronti della … –

dovesse essere accolta dal giudice, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio contorsionismo

giuridico: la … – proprio perché la ... non poteva essere per espressa previsione normativa

trasportata sul ciclomotore – diverrebbe a sua volta titolare di surroga nei confronti del conducente

e della proprietaria del ciclomotore. Insomma una surroga della surroga...

Ma allora è chiaro che, per evitare tali aberrazioni, l’eventuale surroga da parte della …, per i

motivi sopra esposti, andava chiesta, senza alcun passaggio attraverso la …,

direttamente nei confronti della proprietaria e del conducente del ciclomotore sul quale era

abusivamente trasportata l’attrice.

Sull’an debeatur. Senza rinuncia o recesso alle spiegate eccezioni preliminari e senza con ciò voler

accettare il contraddittorio sul punto si osserva che la ricostruzione del sinistro, così come viene

riportata nell’atto di citazione, è sicuramente attendibile e veritiera, traendo fondamento dal

rapporto dei VV.UU. intervenuti. Il sinistro si è verificato in un incrocio del centro città, ove è

allocato un semaforo permanentemente lampeggiante

Il conducente della Fiat Punto ha attraversato l’intersezione ad elevata velocità, tanto da essere

contravvenzionato ai sensi dell’art. 141 c. 3...8 c.d.s. “per velocità all’intersezione ed in ore

notturne”».

Sulla base di tali assunti, chiedeva al Tribunale di «accertare e dichiarare l’assoluta carenza di

legittimazione passiva della … in ordine a tutte le domande avanzate nei suoi confronti e di cui

all’atto di citazione per chiamata in causa notificato ad impulso della ...in data 26.6.2001; nel merito

comunque dichiarare che il sinistro del 30.10.98 si è verificato per esclusivo fatto e colpa

del conducente della Fiat Punto targata SR ... con ogni conseguente statuizione in ordine al

risarcimento dei danni».

Non si costituivano la ... s.r.l., ... ..., e ...

Con ordinanza resa all’udienza del 3.6.2002, il giudizio iscritto al n. 648/01 R.G. veniva riunito a

quello iscritto al n. 7653/00 R.G.. .

Veniva disposta una consulenza tecnica d’ufficio, venivano escussi dei testimoni e veniva ammesso

un interrogatorio formale di ... ..., che non compariva a renderlo.

Acquisiti i documenti offerti in produzione e precisate le conclusioni, la causa veniva posta in

decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.Va dichiarata la contumacia della ... s.r.l., di ... ... e di ... ..., che, come si è detto, benché

ritualmente chiamati in giudizio, non hanno provveduto a costituirvisi. ì

2. Il sinistro oggetto del contendere si è verificato in Catania, all’incrocio fra la via ... e la via

Ventimiglia, intorno alle ore 1.20 del 30.10.1998.

Riferisce il rapporto della Polizia Municipale di Catania in atti che al momento del sinistro

nell’incrocio in questione era in funzione un semaforo lampeggiante che proiettava luce gialla in

tutte le direzioni di marcia

Da quel rapporto emerge anche che l’urto fra i due veicoli si è verificato verosimilmente «tra la

parte anteriore del veicolo “B” [che è il ciclomotore Aprilia Scarabeo condotto dal ...] e il parafango

anterosinistro del veicolo “A” [che è l’auto Fiat Punto condotta da ... ...]». ......

Tale deduzione dei Vigili Urbani – fondata verosimilmente sulla natura e collocazione dei danni ai

due veicoli – trova riscontro probatorio nelle dichiarazioni rese all’udienza del 19.1.2005 dal teste

... ..., che ha dichiarato che «il ciclomotore ha urtato la ruota anteriore sinistra dell’auto,

rompendone il semiasse», ma, soprattutto e definitivamente, nelle due fotografie del ciclomotore

condotto dal ... allegate al fascicolo di parte del procuratore della ...relativo al giudizio n. 7653/00

R.G..

Dall’esame di quelle fotografie emerge con pacifica evidenza che l’urto principale il ciclomotore lo

ha avuto nella sua parte anteriore, mentre nessuna traccia di tamponamento vi è sulla parte

posteriore dello stesso

Sicché falsa è la ricostruzione proposta negli scritti difensivi del ... e della ..., secondo i quali l’urto

fra i due veicoli antagonisti non si sarebbe verificato all’incrocio fra le due strade predette e il

ciclomotore sarebbe stato, invece, tamponato dalla Fiat Punto dopo essersi immesso nella via

Ventimiglia provenendo dalla via ...

Le due fotografie del ciclomotore prodotte dalla ...(in uno, peraltro, al rapporto della Polizia

Municipale e alla deposizione del teste ... di cui si è appena detto) offrono una prova certa e

incontrovertibile sulla dinamica del sinistro e consentono di affermare che sia il ... che il ...

impegnarono l’incrocio teatro dell’incidente senza tenere in alcuna considerazione l’ipotesi che

all’incrocio potessero giungere da una delle altre strade che vi confluiscono altri veicoli e/o,

comunque, senza adottare alcuna cautela che consentisse, in una ipotesi del genere (poi

disgraziatamente verificatasi) di evitare l’incidente.

3. Prescrive il 1° comma dell’art. 145 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, che «i conducenti,

approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare

incidenti».

Nel caso di specie, per di più, la pericolosità dell’incrocio, oltre che evidente in sé, era segnalata,

come si è già detto, da un semaforo lampeggiante che proiettava luce gialla in tutte le direzioni di

marcia. ..

Il mancato rispetto di questa prescrizione normativa da parte di entrambi i conducenti dei mezzi

coinvolti nel sinistro è stata la causa principale dello stesso.

4.A questa deve aggiungersi – a carico del ... – il mancato rispetto del 2° comma dell’art. 145 del

D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, che prevede un diritto di precedenza di chi giunge a un incrocio

provenendo da destra e – a carico del ... e del ... – il mancato rispetto dei primi 3 commi dell’art.

141 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, che dettano disposizioni molto rigorose in tema di velocità

dei veicoli.

Con riferimento a questi aspetti della vicenda va osservato che, per un verso, il mancato rispetto

della norma sulla precedenza costituisce certamente fonte di responsabilità del ..., ma, per altro

verso, è pacifico che il 2° comma dell’art. 145 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, non contraddice il

primo comma di quella norma e la titolarità del diritto di precedenza non esonera il conducente del

veicolo favorito (nella specie il ...) dall’obbligo di impegnare l’incrocio con la massima cautela,

tenendo in conto la possibilità che il veicolo antagonista non rispetti l’obbligo di dargli la

precedenza.

Quest’ultimo obbligo, infatti, ha come fine quello di dare ordine alla circolazione, fissando un

criterio di precedenze che consente un più regolare scorrimento del traffico e non può essere inteso,

invece, né come elidente del disposto del primo comma della stessa norma né come attributivo del

diritto, a chi proviene da destra, di attraversare l’incrocio senza tenere in conto la possibilità del

sopraggiungere di altro veicolo da altra strada che confluisce nell’incrocio medesimo.

Anche il conducente del veicolo che proviene da destra deve approssimarsi all’incrocio con le

cautele necessarie a evitare lo scontro, ove, da qualunque direzione, all’incrocio giungessero

insieme al suo altri veicoli che, per qualsiasi ragione, non gli dessero la precedenza

Così agendo, la violazione, da parte di uno dei conducenti, dell’obbligo di dare la precedenza

all’altro provocherà soltanto un certo disordine nel fluire del traffico e non anche, invece, come nel

caso di specie, uno scontro tra i veicoli.

Conferma della correttezza di tale interpretazione si ha dalla costante giurisprudenza della Corte

Suprema, la quale ha statuito, fra l’altro, che «poiché le norme sulla circolazione stradale

impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per fare fronte a situazioni di pericolo,

anche quando siano determinate da altrui comportamenti irresponsabili, la fiducia di un conducente

nel fatto che altri si attengano alle prescrizioni del legislatore, se mal riposta, costituisce di per sé

condotta negligente. (Nella fattispecie, la ricorrente aveva dedotto che, giunta con l’auto in

prossimità dell’incrocio a velocità moderata e, comunque, nei limiti della norma e della segnaletica,

aveva confidato che l’autista del mezzo che sopraggiungeva arrestasse la sua corsa in ossequio

all’obbligo di concedere la precedenza)» (Cass. Pen., Sez. IV, 28 marzo 1996, n. 4257).

E ancora: «La materia della precedenza in crocevia, sia sotto il codice della strada abrogato (art.

105, comma 1) che sotto quello attualmente vigente (art. 145, comma 1), è assoggettata alla regola

generalissima della massima prudenza da usare al fine di evitare incidenti, con ciò intendendo che

nei crocevia, e in tutti i casi in cui si pongano problemi di precedenza, debba adoperarsi un grado

elevatissimo di cautela ed avvedutezza, affinché non i siano collisioni tra veicoli» (Cass. Pen., Sez.

IV, 31 gennaio 1995, n. 2648).

E infine: «In materia di responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli, l’accertamento

in concreto della colpa di uno dei soggetti coinvolti nel sinistro non esclude la presunzione di colpa

concorrente dell'altro ove non sia stata da questo fornita la prova liberatoria, che non può derivare

dal maggior grado di certezza raggiunto in ordine alla colpa del conducente antagonista ma richiede

il positivo accertamento, in concreto, della assenza di ogni possibile addebito» (Cass. Civ., Sez. III,

26 ottobre 1992, n. 11610).

Va, infine, rilevato che le velocità di entrambi i veicoli non erano adeguate alla situazione, ma

quella mantenuta dal ... era veramente elevatissima, come dimostrato con evidenza (oltre che dalle

dichiarazioni concordi di diversi testimoni) dal fatto che la Fiat Punto da lui condotta, dopo essere

stata investita dal ciclomotore, ha travolto due autovetture in sosta e si è fermata solo dopo avere

scarrocciato per altri 19,30 metri.

5. Tenendo conto della natura e del rilievo causale di ciascuna di queste circostanze e del loro

concorso, la responsabilità del sinistro va attribuita per il 60% alla condotta di guida di ... ...,

conducente del ciclomotore, e per il 40% a ... ..., conducente della Fiat Punto.

Con ciò tenendo conto:

a) in danno di entrambi i conducenti della violazione da parte di entrambi delle disposizioni di cui al

1° comma dell’art. 145 e dei primi 3 commi dell’art. 141 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, che è

stata la causa principale del sinistro;

b) in danno del ... della violazione da parte sua delle disposizioni di cui al 2° comma dell’art. 145

del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285;.

c) in danno del ... della elevatissima velocità con la quale ha affrontato l’incrocio.

6.Il procuratore della TORO ASSICURAZIONI, costituendosi, ha eccepito che ... ... al momento

del sinistro non indossava il casco.

L’eccezione è fondata.

Lo stesso ..., infatti, ha dichiarato al consulente tecnico dell’ufficio dr ... (cfr pag. 3 della relazione

del 3.3.2004) «di non ricordare se al momento del sinistro indossasse il casco». E questa risposta

appare con evidenza reticente, dato che l’indossare o meno il casco è condotta propria dello stesso

... (e non circostanza marginale del sinistro a lui estranea), molto rilevante con riferimento alla

vicenda oggetto del contendere e non è pensabile che il ... possa davvero non ricordarsene.

Inoltre, la teste ... ... ..., conoscente della ..., addotta dal procuratore di lei, ha dichiarato «credo che i

ragazzi sul motorino non indossavano il casco; anzi poiché l’ho riconosciuta credo proprio che la

ragazza non indossasse il casco». .

E i testi ... …, ... … e ... … hanno riferito di non sapere o di non ricordare se i ragazzi a bordo del

ciclomotore indossassero il casco. Mentre deve ritenersi che se il casco ci fosse stato, sarebbe

stato notato dai presenti.

Infine, le lesioni al capo patite dal ... e accertate dal consulente tecnico dell’ufficio depongono

univocamente per la mancanza del casco al momento del sinistro

7 .Ha accertato e riferito il c.t.u. dr ...:

«(...) Storia clinica. Il paziente veniva soccorso, subito dopo il trauma, da autoambulanza ed

accompagnato presso il P.S. dell’ospedale Garibaldi, dove i medici di turno diagnosticavano: flc

regione frontale, escoriazioni diffuse al soma, trauma cranico, trauma torace e addominale; con

prognosi riservata veniva ricoverato presso la Ch. D’Urgenza, dove veniva sottoposto a intervento

chirurgico di splenectomia. In data 17.11.1998 veniva dimesso. Dal 28.11.1998 al 4.12.1998 veniva

ricoverato presso la stessa struttura sanitaria, con diagnosi di: pregresso trauma addominale,

pericardite, esiti di pregresso trauma cranico, in tale sede veniva eseguito TAC encefalo (NDR),

RX apparato digerente (stomaco sovradisteso, ipotonico, con segni di stasi del mdc; multiple

fratture costali a dx). Dal 3.2.1999 al 24.2.1999 veniva ricoverato presso l’ospedale V. Emanuele di

CT, dove veniva eseguita: colonscopia (NDR) ed ecocardiogramma (NDR). Dal 12.4.1999 al

19.5.1999 veniva ricoverato presso la V Chirurgia dell’OVE, con diagnosi di: corpo estraneo fronte

(frammento di vetro); quest’ultimo veniva estratto con intervento chirurgico il 12.4.1999. Dal

7.10.1999 al 16.10.1999 veniva nuovamente ricoverato presso il reparto di Medicina Interna e

Terapia Medica dell’OVE, dove veniva eseguito TAC encefalo (NDR) + EEG (NDR). In data

10.1.2004 eseguiva esami ematochimici. In data 14.1.2004 eseguiva RX torace presso l’OVE, con

tale referto: accentuazione modesta del disegno polmonare, esiti di fratture costali a dx, a sx

emidiaframma sollevato con doppio bordo per stria fibrotica superiore, in paracardiaca sx si

apprezza viscere (colon erniato in cavità toracica

Anamnesi remota: nega patologia degna di nota. Sintomatologia soggettiva: cefalea, dolori costali

bilateralmente, dolore alle ferite addominali, cattiva digestione, insonnia, facile stancabilità

Esame Obiettivo Locale: Addome: cicatrice xifopubica di cm 12 coperta da peli, lievemente

diastasata. Ulteriore esito cicatriziale di cm 2,5 in sede emitorace dx cheloidea. Alla palpazione

addominale fegato nei limiti, non si apprezza la milza, reni: ndr. Capo: cicatrice di cm 2,5 lineare in

sede frontale dx. buona l’in ed espirazione forzata, romberg lievemente positivo.

Conclusioni. Pertanto con evasione al mandato ricevuto dalla S.V. si può riassumere quanto segue.

Il sig. ... ... ha riportato nell’incidente occorsogli in data 30.10.1998 un trauma cranico, fratture

costali multiple che hanno peraltro determinato la lesione polmonare sinistra, trauma addominale

con successiva splenectomia. In relazione alla dinamica del sinistro, le lesioni costituiscono il

substrato anatomo funzionale su cui il meccanismo lesivo ha esercitato la sua azione. I predetti

postumi sono di natura traumatica ed in rapporto di causalità diretta cronologica e topografica

con il sinistro in esame. Difatti appare alquanto chiaro il dato patognomonico, che il trauma diretto

all’addome abbia procurato durante l’urto la lesione splenica (la milza difatti è un organo

emocateretico soggetto a tali eventi in quanto maggiormente esposto), e che ha determinato

postumi rilevati all’eol; inoltre ha provocato la frattura di alcune coste (responsabili probabilmente

della lesione della milza) ed infine un trauma cranico piuttosto violento. Dato il tempo trascorso

dall’evento traumatico, i postumi evidenziati sono da considerare stabilizzati e non suscettibili di

ulteriori variazioni. La capacità lavorativa generica e specifica del soggetto non dovrebbe subire

mutamenti I predetti esiti hanno determinato un danno biologico del 18% (diciotto percento). Tale

complesso lesivo ha inoltre determinato a) un periodo di inabilità temporanea assoluta di giorni 30;

b) un periodo di inabilità temporanea parziale di ulteriori giorni 30 al 50%». In questo quadro, deve

attribuirsi al trauma cranico e alla ferita patita al capo dal ... una incidenza di poco superiore al 2%,

a fronte del complessivo danno biologico permanente del 18% stimato dal c.t.u....

Dunque, sul danno permanente del 18% le lesioni al capo hanno inciso per il 12% (secondo la

formula: 2,16% : 18% = x : 100). In relazione alla natura delle altre lesioni patite dal ..., nessuna

incidenza hanno avuto le lesioni al capo sulla invalidità temporanea In considerazione della

irrilevanza delle lesioni al capo sulla invalidità temporanea, può dirsi, in definitiva, che quelle

lesioni hanno inciso per il 10% sull’insieme del danno alla persona patito dal ... a seguito

del sinistro.

8 . All’epoca del sinistro, l’art. 171 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, (Codice della strada), nel

testo allora vigente e successivamente modificato, prescrive va «ai conducenti minorenni alla guida

di ciclomotori a due ruote» «di indossare e di tenere regolarmente allacciato [durante la marcia] un

casco protettivo conforme ai tipi omologati, secondo la normativa stabilita dal Ministero dei

trasporti».

Deve ritenersi che nel caso di specie il corretto uso di un casco omologato avrebbe – con

elevatissimo grado di probabilità – evitato al ... le lesioni che ha riportato al capo. Dunque, il

mancato uso del casco è una concausa delle lesioni al capo di cui si è detto.

Ed è una causa che concorre – limitatamente alle lesioni che l’uso del casco avrebbe evitato – in

uguale misura con quella che ha prodotto lo scontro fra i veicoli (50% per ciascuna).

Ciò perché rimuovendo virtualmente, alternativamente, ciascuna delle due cause, le lesioni patite al

capo dal motociclista non si sarebbero verificate.

Le lesioni in questione, infatti, non si sarebbero verificate se il ... avesse indossato correttamente un

casco omologato e, d’altra parte, le stesse lesioni non si sarebbero verificate se, pur non indossando

il ... un casco, i conducenti dei due veicoli che si sono scontrati avessero mantenuto condotte di

guida corrette e adeguate.

Dunque, deve ritenersi che ... ... abbia concorso a causare le lesioni che ha patito nell’incidente del

30.10.1998 per il 60% con la sua condotta di guida e per il 5% del residuo 40% (il 5% è il 50% del

10% che si è stimato essere la quota di incidenza delle lesioni al capo nella stima complessiva dei

danni fisici patiti dall’attore fatta dal consulente tecnico dell’ufficio) non indossando regolarmente

il casco.

Dunque, in definitiva, va ascritto a responsabilità del ... il 65% della responsabilità nella causazione

dei danni fisici che egli ha patito a seguito del sinistro oggetto del contendere e gli spetta,

conseguentemente, il risarcimento del 35% di quei danni.

Per comodità di calcolo, i danni verranno liquidati per intero e successivamente se ne calcolerà il

35%..

9.E’ prassi di questo ufficio liquidare i danni alla persona superiori al 10% di danno biologico sulla

base dei criteri tabellari per punto di invalidità utilizzati dal Tribunale Milano (in atto quelli del

2005), che rapportano l’entità del risarcimento a un valore progressivo con riferimento

all’incremento dei punti di invalidità e con una funzione regressiva di decurtazione con riferimento

all’elevarsi dell’età del danneggiato al momento del sinistro

Dunque, per ciascun punto di invalidità permanente andrà pagata al ... la somma base di € 2.320,83,

già ridotta con il coefficiente di riferimento per l’età del danneggiato, pari, nella specie, a 0,920

(considerato che al momento del sinistro il ... aveva 17 anni).

Tale voce di danno va, quindi, liquidata nell’importo complessivo di € 41.774,98.

Per ciascun giorno di invalidità temporanea assoluta va liquidato, utilizzando il criterio tabellare

predetto, un importo di € 65,00.

Dunque, per trenta giorni di I.T.A. va liquidata la somma di complessivi € 1.950,00. Per l’invalidità

temporanea parziale la liquidazione della diaria viene fatta in misura proporzionale alla percentuale

di invalidità riconosciuta per ciascun giorno.........

Dunque, per trenta giorni di I.T.P. al 50% va liquidata la somma di complessivi € 975,00.

10.Va risarcito al ... anche il danno morale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2059 c.c. e

185, 2° comma, c.p., in considerazione del fatto che le lesioni personali da lui patite sono state

causate da una condotta del ... ... che integra gli estremi del reato di lesioni colpose e del fatto che

quello la cui lesione è oggetto del contendere è bene di rilievo costituzionale – la salute – e «il

danno non patrimoniale conseguente alla ingiusta lesione di un interesse inerente alla persona,

costituzionalmente garantito, non è soggetto, ai fini della risarcibilità, al limite derivante dalla

riserva di legge correlata all’art. 185 c.p. e non presuppone, pertanto, la qualificabilità del fatto

illecito come reato, giacché il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno

non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l’entrata in vigore della Costituzione, anche alle

previsioni della legge fondamentale, ove si consideri che il riconoscimento, nella Costituzione, dei

diritti inviolabili inerenti alla persona non aventi natura economica implicitamente, ma

necessariamente, ne esige la tutela, ed in tal modo configura un caso determinato dalla legge, al

massimo livello, di riparazione del danno non patrimoniale» (Cass. Sez. III, 31 maggio 2003, n.

8828).

Le tabelle del Tribunale di Milano prevedono una liquidazione del danno morale calcolato in

percentuale della liquidazione del danno biologico.

Nel caso di specie, tenendo conto dell’entità delle lesioni sofferte dal danneggiato e della loro

concreta natura, del grado di invalidità derivante da dette infermità e dell ’impatto che tali infermità

hanno avuto sulla sua persona, si può equitativamente liquidare il danno morale nella

misura di 1/3 del danno biologico per un importo pari a € 14.899,99.

11.Poiché la liquidazione del danno biologico e di quello morale è stata fatta utilizzando i criteri di

cui alle più recenti tabelle del Tribunale di Milano ed è rapportata alla data alla quale quelle tabelle

fanno riferimento – 1.1.2005 – e poiché l’evento lesivo è precedente a quella data, occorre

procedere alla devalutazione delle somme sopra liquidate a quei titoli, al fine di avere valori

omogenei rispetto alle altre voci di danno, sui quali, poi, calcolare la rivalutazione e gli interessi

(c.d. compensativi) fino alla data della liquidazione.

Va considerato che è principio giurisprudenziale consolidato (Cass. Sez. III, 20 giugno 1996, n.

5680) che la rivalutazione delle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da invalidità

permanente parziale, quando questa sia successiva ad un periodo di invalidità temporanea liquidata

separatamente, decorre dal momento della cessazione dell’invalidità temporanea e non dal giorno

dell’evento dannoso.

Di conseguenza la data di riferimento per tale calcolo non è quella dell’incidente (30.10.1998) ma

quella in cui è terminata la invalidità temporanea.

Poiché la invalidità temporanea è stata, nel caso di specie, di complessivi sessanta giorni, la data a

cui si deve fare riferimento per questa parte della liquidazione è il 29.12.1998.

Il danno biologico da invalidità permanente è stato liquidato in € 41.774,98.

Utilizzando i più recenti indici ISTAT del c.d. costo della vita disponibili

– quelli aggiornati al 22.9.2005 – il danno biologico permanente con riferimento alla data del

29.12.1998 è pari a € 36.447,74.

Il danno biologico da invalidità temporanea è stato calcolato in complessivi € 2.925,00

Tale importo va riportato in valori monetari alla data di verificazione del fatto dannoso (30.10.1998)

e, sulla base dei medesimi criteri di cui sopra, diventa, quindi, pari a € 2.549,64.

Il danno morale è stato liquidato nella misura di € 14.899,99.

In base ai medesimi criteri sopra esposti tale danno va riportato, in termini monetari, alla data del

fatto lesivo e diviene, quindi, pari a € 12.987,89.

12 .Il procuratore del ... ha chiesto il rimborso delle spese mediche da lui sostenute, ma di tali spese

non ne ha documentata alcuna.

Sicché quella domanda va rigettata.

13 . E va rigettata anche la domanda di risarcimento di un asserito danno patrimoniale

corrispondente alla asserita perdita di chance del ... con riferimento a una sua generica intenzione di

arruolarsi «in un’arma», perché di ciò non è stata offerta prova alcuna.

14. Le somme come sopra liquidate (che costituiscono crediti di valore, in conseguenza della natura

risarcitoria delle corrispondenti obbligazioni) vanno rivalutate dalle date in cui sono state

monetariamente determinate (c.d. aestimatio) fino alla data odierna della loro liquidazione

definitiva (c.d. taxatio).

La rivalutazione va effettuata applicando sulle somme i più recenti indici di rivalutazione monetaria

ricavati dalle pubblicazioni ufficiali dell’ISTAT (quelli aggiornati al 22.9.2005).

Gli indici presi in considerazione sono quelli del c.d. costo della vita, ovverosia del paniere

utilizzato dall’ISTAT per determinare la perdita di capacità di acquisto con riferimento alla

tipologie dei consumi delle famiglie di operai ed impiegati (indice F.O.I.).

Tale rivalutazione viene operata per ciascuna delle voci di cui si compone la liquidazione

complessiva del danno con le decorrenze per ciascuna sopra indicate.

Sulle somme come sopra liquidate sono dovuti al ..., dalle date per ciascuna somma pure sopra

indicate e fino alla data della presente sentenza (29 settembre 2005), gli interessi c.d.

“compensativi”, che, in mancanza di migliori elementi di giudizio sul punto (non offerti dalle

parti), possono fissarsi equitativamente nel tasso degli interessi legali (cfr Cass. Sez. Unite, 17

febbraio 1995, n. 1712), e valgono a compensare il danneggiato del mancato godimento delle

somme stesse nel periodo considerato (sul fatto ... pacifico ... che, ai sensi dell’art. 1219 c.c., gli

interessi sulle somme dovute per risarcimento di danni da illecito aquiliano decorrono dalla data in

cui il danno è stato prodotto, si vedano, fra le tante tutte conformi, Cass. Sez. III, 16 giugno 1987, n.

5287 e Sez. II, 20 ottobre 1984, n. 5307).

Seguendo la più puntuale elaborazione giurisprudenziale sul tema (cfr Cass. Sez. I, 20 giugno 1990,

n. 6209), tali interessi compensativi non vanno calcolati né sul valore iniziale del danno (e cioè sulle

somme non rivalutate), né sulle somme risultanti dalla rivalutazione relativa all’intero periodo di

mora del debitore, bensì sul valore che si ricava dalla rivalutazione calcolata anno per anno.

Il calcolo della rivalutazione viene fatto – per semplicità – anno per anno alla data convenzionale

del 31 dicembre ed in quella data vengono computati gli interessi che, poi, sono improduttivi di

ulteriori interessi e non vengono capitalizzati in alcun modo..

E ciò perché, come opportunamente rilevato dalla Corte di Cassazione, «l’utilitas perduta dal

creditore, come debito di valore, assume una misura crescente per effetto della sopravvenuta

svalutazione monetaria, sicché il punto di riferimento per il calcolo degli interessi non è

costante, ma aumenta in relazione all’aumentare della misura del controvalore del bene perduto. E

le difficoltà di accertare i vari progressivi mutamenti del potere d’acquisto della moneta, trattandosi

di liquidazioni equitative, possono essere superate utilizzando indici annuali medi di

svalutazione» (Cass. Sez. I, 20 giugno 1990, n. 6209, cit.)..

Il calcolo della rivalutazione e di questi interessi c.d. compensativi si arresta alla data odierna,

perché, come costantemente affermato dalla Corte Suprema, «gli interessi compensativi relativi a

debiti di valore, destinati a coprire una componente del danno globale da risarcire e dovuti dalla

data dell’evento dannoso a quella della pronuncia giudiziale di liquidazione, anche se comprensiva

della rivalutazione monetaria, non sono in realtà veri e propri interessi ma soltanto uno dei possibili

mezzi tecnici pretoriamente adottato dalla giurisprudenza per ristorare il danneggiato della perdita

delle utilità economicamente apprezzabili che, nell’intervallo tra la consumazione dell’illecito e la

liquidazione finale, il medesimo (danneggiato) avrebbe potuto trarre dal bene (se non ne fosse stato

privato e alla cui restituzione in natura avrebbe diritto) o dall’equivalente monetario del bene stesso

se tempestivamente conseguito» (Cass. Sez. I, 1 dicembre 1992, n. 12839) e, quindi, «la sentenza

che liquidi il danno per fatto illecito, attribuendo gli interessi cosiddetti compensativi a partire dal

fatto stesso, costituisce un’obbligazione di valuta, come tale produttiva degli interessi di pieno

diritto previsti dall’art. 1282 c.c. per i crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro,

anche con riguardo all’importo rappresentato da detti interessi compensativi, i quali rappresentano

una componente del debito complessivo, non un autonomo debito di interessi, e, quindi, si

sottraggono alle disposizioni dell’art. 1283 c.c. in tema di anatocismo» (Cass. Sez. III, 14 dicembre

1991, n. 13508)..

Peraltro, è da sempre pacifico che «la liquidazione del maggior danno che il creditore di una somma

di danaro provi di aver subito per effetto del ritardo nel pagamento (art. 1224, comma 2, c.c.) va

compiuta dal giudice di merito con riferimento alla data della decisione che chiude il giudizio

davanti a sé. E la liquidazione determina la trasformazione dell’obbligazione risarcitoria da

obbligazione di valore in obbligazione di valuta, che la sentenza rende esigibile, sicché sulla somma

risultante dalla liquidazione sono dovuti, dalla data della sentenza, gli interessi al saggio legale»

(Cass. Sez. III, 9 gennaio 1996, n. 83. Nello stesso senso, fra le altre, Sez. III, 6 novembre 1996, n.

9648; Sez. III, 17 ottobre 1994, n. 8465; Sez. III, 14 dicembre 1991, n. 13508; e Sez. III,

26 ottobre 1992, n. 11616).

15 .In definitiva, quindi, il danno patito da ... ... va liquidato, nell’intero, come segue:.

A) Danno liquidato (c.d. “aestimatio”): € 51.985,27;

B) Rivalutazione maturata (a oggi 29.9.2005): € 8.528,69;

C) C.d. “interessi” sulle somme via via rivalutate: € 10.888,07;

In totale: € 71.402,03

Di tale somma al ... andrà corrisposto il 35%, pari a € 24.990,71.

16. Al pagamento di questa somma al ... vanno condannati in solido ... ..., quale conducente della

Fiat Punto, la ... s.r.l., che dal rapporto della Polizia Municipale risulta essere (all’epoca del sinistro)

la proprietaria della Fiat Punto, e la ...s .p.a., compagnia che garantiva la R.C.A. per la Fiat Punto.

17 .Con riferimento alle lesioni patite in occasione del sinistro controverso da ... ..., il consulente

tecnico dell’ufficio dr ... ha riferito:

«Parte attrice riferisce che in data 30.10.1998 alle ore 1.00 circa mentre era trasportata sul sedile

posteriore di un motorino guidato da tale sig. ... e transitavano per via ..., improvvisamente si

scontravano con una Fiat Punto. Subiva lesioni e veniva soccorsa presso il P.S. dell’ospedale

Cannizzaro di Catania, dove i medici di turno diagnosticavano:

trauma cranico con ferita lacero...contusa perforante del labbro inferiore, ferita lacero...contusa

all’emitorace dx, la frattura della scapola dx, la frattura pluriframmentaria del femore, della tibia e

del perone dx, la frattura del V° metatarso del piede dx. Si assegnava una prognosi di 60 gg. veniva

immediatamente ricoverata presso la Chirurgia d’Urgenza dello stesso nosocomio, in data

31.10.1998 veniva trasferita presso la Divisione di ortopedia e traumatologia della stessa struttura

sanitaria, dove veniva sottoposta ad intervento chirurgico di osteosintesi delle fratture riportate

all’arto inferiore dx con chiodo di GK al femore e alla gamba e con filo di K al V metatarso. In data

14.11.1998 veniva dimessa con prescrizione di scarico assoluto a letto per ulteriori 15 gg. e con

diagnosi di: frattura femore dx frattura gamba dx, frattura della scapola dx, deficit dello SPE dx,

frattura del IV e V metatarso. In data 2.12.1998 veniva ricoverata presso lo stesso nosocomio, dove

venivano rimossi i punti di sutura, in data 5.12.1998 veniva dimessa con prescrizione di carico

parziale con bastoni canadesi ed fkt. In data 27.1.1999 presso lo studio del dr V. & B. De Luca

eseguiva esame radiologico della scapola dx + femore dx + gamba dx + piede dx, con tale referto:

postumi di frattura del margine laterale della scapola destra in via di consolidamento con leggera

angolatura dei frammenti la linea interframmentaria è ancora in parte identificabile. Al femore dx si

riscontrano postumi di frattura pluriframmentaria del terzo prossimale e del terzo medio della diafisi

del femore, i frammenti sintetizzati mediante applicazione di infibulo metallico, sono riuniti da

tessuto di riparazione in via di calcificazione. Alla gamba dx si sono evidenziati postumi di frattura

pluriframmentaria del terzo medio della diafisi del perone e del terzo distale della diafisi della tibia

— in sede tibiale è presente un infibulo metallico — il focolaio di frattura peroneale è in avanzato

consolidamento mentre in sede tibiale la linea interframmentaria è ancora totalmente identificabile.

Al piede dx si sono evidenziati postumi di frattura della diafisi del V metatarso in iniziale

consolidamento con leggera angolatura dei frammenti. In data 3.2.1999 lo specialista ortopedico

dell’ospedale Cannizzaro prescriveva fkt. In data 14.4.1999 lo stesso specialista consigliava carico

sfiorante e progressivo per 30 gg con uso di due bastoni canadesi + fkt. In data 26.5.1999 veniva

prescritta ulteriore fkt. In data 11.2.2004 eseguiva EMG arti inferiori presso lo studio del dr M.

Vecchio (esame richiesto dal CTU) con tale referto: non si evidenziano segni di lesione a carico del

n peroneo comune destro. Non si evidenziano segni di sofferenza neurogena periferica. In data

13.2.2004 eseguiva visita specialistica neuropsichiatria presso l’Azienda Policlinico che

evidenziava quanto segue: modificazioni della personalità dovute ad una condizione medica

generale (trauma cranico) tipo aggressivo in soggetto con funzionamento cognitivo nella norma...

Anamnesi remota: frattura di L2 – L3 caduta da cavallo avvenuta nel 1996. Altra frattura del

ginocchio dx (piatto tibiale) avvenuto nel 28.2.1999 e frattura della gamba dx.

Sintomatologia soggettiva: dolore all’arto inferiore dx, gamba e coscia, frequenti crisi ansiose

depressive

Esame Obiettivo Locale:

Capo: cicatrice di cm 1 sulla zona mentoniera.

Femore dx: esito cicatriziale sulla rotula di cm 5 minus perimetrico di cm 1,5 a coscia dx, ulteriore

esito di cm 1 in sede mediale di gamba Lackman test ++..., stress in varo +......, esito cicatriziale

regione trocanterica di cm 7. Abduzione ed estensione dell’anca normali 1/4.

Spalla dx: frattura scapolare che ha determinato limitazione articolare della spalla di circa 1/3

Piede dx: frattura 5 metatarso presenza di esiti abrasivi, discromici in sede 5 metatarso.

Accorciamento di cm 2 arto inf. Dx

Conclusioni.

Pertanto con evasione al mandato ricevuto dalla S.V. si può riassumere quanto segue:

La sig.ra ... ... ha riportato nell’incidente occorsole in data 30.10.1998 un trauma cranico, una

frattura della scapola dx associata ad una frattura del 5 metatarso dx che in relazione alla dinamica

del sinistro costituiscono il substrato anatomo funzionale su cui il meccanismo lesivo ha esercitato

la sua azione. Le predetta lesioni sono di natura traumatica ed in rapporto di causalità diretta

cronologica e topografica con il sinistro in esame. Difatti appare alquanto chiaro il dato

patognomonico, che il soggetto abbia cioè riportato un politrauma che ha determinato un danno

biologico combinato tra danno anatomico funzionale, determinato dalle varie fratture, e danno

neuropsichico ormai cronicizzato, determinato dal violento trauma cranico, ed infine da un

danno estetico determinato dagli esiti cicatriziali ben visibili. Dato il tempo trascorso dall’evento

traumatico, i postumi evidenziati sono da considerare stabilizzati. I predetti esiti hanno determinato

un danno biologico del 28% (ventotto percento). Tale complesso lesivo ha inoltre determinato a) un

periodo di inabilità temporanea assoluta di giorni 40;

b) un periodo di inabilità temporanea parziale di ulteriori giorni 30 al 70% e ancora ulteriori giorni

30 al 50%.

In relazione alla riduzione della capacità lavorativa specifica essa a mio avviso si è ridotta in una

misura media rispetto alla capacità totale»..

18 .Non appaiono fondate le osservazione mosse alla relazione del dr ... con la comparsa

conclusionale della …, perché il c.t.u. sembra avere correttamente stimato i danni patiti dalla ... in

occasione del sinistro oggetto del contendere, senza ascrivere a quell’evento le conseguenze di

lesioni patite in altra occasione dall’odierna attrice, ben evidenziate e distinte nella relazione in

questione

19 .L’eccezione della convenuta ...relativa al mancato uso del casco è fondata anche con riferimento

alla ....

Si è già detto, infatti, che la teste ... ... ..., conoscente della ... e chiamata a deporre proprio da lei, ha

dichiarato «credo che i ragazzi sul motorino non indossavano il casco; anzi poiché l’ho riconosciuta

credo proprio che la ragazza non indossasse il casco»

Peraltro, anche con riferimento alla ... la natura e collocazione di alcune delle lesioni accertate dal

c.t.u. confermano che ella al momento del sinistro non indossava il casco.

Dalla descrizione dell’insieme delle lesioni patite dalla ... emerge che quelle patite al capo (il grave

trauma cranico, che ha prodotto un «danno neuropsichico ormai cronicizzato») incidono per poco

più del 20% sul complessivo danno biologico stimato dal consulente tecnico dell’ufficio. Mentre

nessun rilievo sembra doversi attribuire loro con riferimento alla invalidità temporanea, che vi

sarebbe stata comunque e nella stessa misura a causa del complesso delle altre lesioni..

Considerando la non incidenza delle lesioni al capo sulla invalidità temporanea, può dirsi che quelle

lesioni incidono per il 20% sull’insieme del danno alla persona patito dalla ... a seguito del sinistro

oggetto del contendere

Applicando anche a questo aspetto della controversia le considerazioni svolte sopra al punto 8

(pagg. 25...26), va detto che anche con riferimento alle lesioni al capo patite dalla ... il mancato uso

del casco è una concausa. Ed è una causa che concorre – limitatamente alle lesioni che l’uso

del casco avrebbe evitato – in uguale misura con quella che ha prodotto lo scontro fra i veicoli (50%

per ciascuna). Dunque, la ... è corresponsabile del 50% del 20% delle lesioni da lei patite: in

definitiva vi è un suo concorso di colpa del 10%.

Le è dovuto, quindi, il risarcimento del 90% delle lesioni complessivamente patite. Anche in questo

caso, per comodità di calcolo, i danni verranno liquidati per intero e successivamente se ne

calcolerà il 90%.

20 .I danni alla persona patiti da ... ... vanno liquidati utilizzando gli stessi criteri di cui sopra ai

punti 9...15 (pagg. 26...34): tabelle del Tribunale di Milano del 2005, devalutazione alla data del

fatto, rivalutazione, interessi c.d. compensativi sulle somme via via rivalutate, ecc

Dunque, per ciascun punto di invalidità permanente andrà pagata alla ... la somma base di €

3.065,47, già ridotta con il coefficiente di riferimento per l’età della danneggiata, pari, nella specie,

a 0,910 (considerato che al momento del sinistro la ... aveva 19 anni).

Tale voce di danno va, quindi, liquidata nell’importo complessivo di € 85.833,26. Per ciascun

giorno di invalidità temporanea assoluta va liquidato un importo di € 65,00.

Dunque, per quaranta giorni di I.T.A. va liquidata la somma di complessivi € 2.600,00.

Per l’invalidità temporanea parziale la liquidazione della diaria viene fatta in misura proporzionale

alla percentuale di invalidità riconosciuta per ciascun giorno..

Dunque, per trenta giorni di I.T.P. al 70% va liquidata la somma di complessivi € 1.365,00 e per

trenta giorni di I.T.P. al 50% va liquidata la somma di complessivi € 975,00.

21. Va risarcito alla ... anche il danno morale, per le ragioni già dette sopra al punto 10 (pagg.

27...28) a proposito delle lesioni patite dal ....

Le tabelle del Tribunale di Milano prevedono una liquidazione del danno morale calcolato in

percentuale della liquidazione del danno biologico.

Nel caso di specie, tenendo conto dell’entità delle lesioni sofferte dal danneggiato e della loro

concreta natura, del grado di invalidità derivante da dette infermità e dell ’impatto che tali infermità

hanno avuto sulla sua persona, si può equitativamente liquidare il danno morale nella

misura di 1/3 del danno biologico per un importo pari a € 30.257,75.

22 . Il procuratore di ... ... ha chiesto anche il risarcimento del danno patrimoniale conseguente alla

riduzione della capacità lavorativa che ella ha subito a seguito del sinistro, danno che ha chiesto

venisse liquidato «forfetariamente».

La domanda è fondata

Il consulente tecnico dell’ufficio ha accertato che le lesioni patite dalla ... ne hanno ridotto la

capacità lavorativa in misura «media». In relazione alla natura delle lesioni accertate dal c.t.u., la

riduzione della capacità lavorativa dell’attrice va stimata nel misura del 15%. ......

Nessuna indicazione è stata offerta in ordine a quale avrebbe potuto essere il lavoro futuro della ... –

all’epoca del sinistro studentessa – e quale il suo reddito.

Così stando le cose, nella liquidazione di questa voce di danno, in mancanza di un reddito attuale e

di criteri certi per determinarne uno futuro, va presa in considerazione, quale corrispondente del

reddito annuo, la somma pari al triplo della pensione sociale, che alla data del sinistro era pari a €

8.009,39.

Va, poi, utilizzato il coefficiente di sopravvivenza di cui al R.D. 9 ottobre 1922, n. 1403, che, con

riferimento all’età della danneggiata al momento dell’evento lesivo, è pari a 19,279.

Utilizzando la formula “Reddito annuo presunto x percentuale di perdita di capacità lavorativa

specifica x coefficiente di sopravvivenza”, si giunge a determinare il danno da lucro cessante nel

caso di specie in € 23.161,95

23.Non è stato considerato alcuno scarto tra la vita fisica e la vita lavorativa in applicazione dei

principi affermati da Cass. Sez. III, 2 marzo 2004, n. 4186, che ha statuito che «in tema di

liquidazione dei danni patrimoniali da invalidità permanente in favore del soggetto leso o da

morte in favore dei superstiti, ove il giudice di merito utilizzi il criterio della capitalizzazione del

danno patrimoniale futuro, adottando i coefficienti di capitalizzazione della rendita fissati nelle

tabelle di cui al R.D. 9 ottobre 1922 n. 1403, egli deve adeguare detto risultato ai mutati valori

reali dei due fattori posti a base delle tabelle adottate, e cioè deve tenere conto dell’aumento della

vita media e della diminuzione del tasso di interesse legale e, onde evitare una divergenza tra il

risultato del calcolo tabellare ed una corretta e realistica capitalizzazione della rendita, prima ancora

di “personalizzare” il criterio adottato al caso concreto, deve “attualizzare” lo stesso, o aggiornando

il coefficiente di capitalizzazione tabellare o non riducendo più il coefficiente a causa dello scarto

tra vita fisica e vita lavorativa

24 Va rigettata la domanda di risarcimento di un danno patrimoniale conseguente alla «forzata

inattività» della ... (pag. 8 del suo atto di citazione), perché della concreta sussistenza di una tale

voce di danno non è stata fornita prova alcuna.

Va rigettata anche la domanda – pure proposta dal procuratore della ... – di rimborso di spese

mediche da lei asseritamente sostenute per £ 5.000.000, spese delle quali, però, non ne è

documentata alcuna.

E va rigettata, infine, anche la domanda – pure proposta dalla ... – di risarcimento di un danno

indicato in £ 20.000.000 per «perdita anno scolastico», perché, per un verso, non è stato neppure

indicato come si sia concretamente giunti alla indicazione della somma di £ 20.000.000

asseritamente dovuta a quel titolo e, per altro verso, l’unica prova offerta della «perdita dell’anno

scolastico» e di un qualche legame tra quel fatto e il sinistro oggetto del contendere consiste in una

attestazione dell’istituto parificato “S. Quasimodo” di Catania, nella quale si afferma

che «l’alunna ... ... (...) si è ritirata dalle lezioni poiché è stata ricoverata presso l’Azienda

Ospedaliera Cannizzaro». Ma dalla relazione del consulente tecnico dell’ufficio dr ... emerge che la

... è stata ricoverata solo dal 30.10.1998 al 14.11.1998, dal 2 al 5.12.1998: in tutto 17 giorni, che

non giustificano da sé soli (ma nient’altro il procuratore dell’attrice ha allegato e provato sul punto)

l’abbandono di un anno di corso scolastico. A ciò deve aggiungersi che nulla è stato detto in ordine

al fatto che la ... abbia poi proseguito o no gli studi e nessuna prova è stata offerta che davvero

l’incidente oggetto del giudizio sia stata la causa dell’eventuale abbandono degli studi qui in

discussione.

25.Il danno biologico da invalidità permanente è stato liquidato in € 85.833,26

Utilizzando i più recenti indici ISTAT del c.d. costo della vita disponibili – quelli aggiornati al

22.9.2005 – il danno biologico permanente con riferimento alla data del 7.2.1999 (quando, cioè, è

terminato il periodo di cento giorni di invalidità temporanea della ...) è pari a € 75.095,44.

Il danno biologico da invalidità temporanea è stato calcolato in complessivi € 4.940,00.

Tale importo va riportato in valori monetari alla data di verificazione del fatto dannoso (30.10.1998)

e, sulla base dei medesimi criteri di cui sopra, diventa, quindi, pari a € 4.306,05

Il danno morale è stato liquidato nella misura di € 30.257,75

In base ai medesimi criteri sopra esposti tale danno va riportato, in termini monetari, alla data del

fatto lesivo e diviene, quindi, pari a € 26.374,80

Il danno patrimoniale è stato determinato con riferimento al valore della pensione sociale alla data

del sinistro, così che non vanno operate né rivalutazioni né devalutazioni...

26 .Per le ragioni e seguendo i criteri già illustrati con riferimento alla liquidazione dei danni patiti

dal ..., sulle somme sopra liquidate in favore della ... vanno calcolate la rivalutazione e gli interessi

sulle somme via via rivalutate.

In definitiva, quindi, il danno patito da ... ... va liquidato, nell’intero, come segue

A) Danno liquidato (c.d. “aestimatio”): € 128.938,24;.

B) Rivalutazione maturata (a oggi 29.9.2005): € 20.928,11;..

C) C.d. “interessi” sulle somme via via rivalutate: € 26.869,17;

In totale: € 176.735,52.

Di tale somma alla ... andrà corrisposto il 90%, pari a € 159.061,97.

27 Responsabili dei danni patiti dalla ... testé infine liquidati (dunque già detratta la quota di

concorso della ... medesima) sono ... per il 60% e ... ... per il 40% e poi, con riferimento alla quota

di concorso di responsabilità del ..., la ... s.r.l., propri etaria della Fiat Punto, e la ...s.p.a., che

assicurava la R.C.A. della medesima auto.

E’ pacifico che «in tema di incidente stradale qualora il sinistro risalga alla responsabilità di più

conducenti il vincolo di solidarietà si estende a tali conducenti e, per necessaria conseguenza, anche

ai proprietari dei mezzi e ai rispettivi assicuratori, poiché detto vincolo sorge in forza della regola

generale dell’art. 2055 comma 1 c.c., secondo cui se il fatto dannoso è imputabile a più persone,

tutte sono obbligate al risarcimento del danno» (Cass. Sez. III, 17 novembre 2003, n. 17372, e

altre tutte conformi).

Dunque, legittimamente la ... ha chiesto l’intero risarcimento dei danni da lei patiti (detratta la quota

di concorso di colpa di lei per il mancato uso del casco) alla ...s.p.a., che va, quindi,

condannata al pagamento della somma sopra liquidata all’attrice........

28 La ...s.p.a. ha chiesto dichiararsi il proprio diritto alla rivalsa di cui al 2° comma dell’art. 2055

c.c. e «condannarsi in solido» il ..., la ... e la …. (oggi … s.p.a.) «a risarcire in via diretta i danni

subiti dall’attrice totalmente o, quanto meno, in misura proporzionale alla preponderante

responsabilità del sig. ...» (cfr l’atto di citazione per chiamata in causa del 20.6.2001)

Sennonché, il ..., la ... e la …non possono essere condannati a risarcire direttamente i danni subiti

dalla ..., mancando una domanda di quest’ultima in tal senso.

Né quelli possono essere condannati a rivalere la …perché, ai sensi del 2° comma dell’art. 2055

c.c., l’azione di regresso spetta solo al condebitore solidale che abbia effettivamente risarcito

l’intero danno. Il che la ...a oggi non risulta avere fatto.

Dunque, in questa sede si può soltanto accertare e dichiarare la percentuale di responsabilità del ...

nella causazione del sinistro del 30.10.1998, onde consentire alla …, se e dopo che

avrà pagato l’intero danno alla ..., di rivalersi nei confronti del/della proprietario/a del ciclomotore

per la parte di danno corrispondente alla percentuale di responsabilità del suo conducente

E ciò perché «nel caso di scontro tra veicoli, la proposizione dell’azione giudiziaria, per il

conseguimento dell’intero risarcimento, da parte del terzo trasportato di u



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