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Tribunale di Torino (sezione lavoro, 1° grado) 21 marzo 2003


Lavoro · mobbing · danno biologico · risarcimenti

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http://dirittolavoro.altervista.org/sentenza_apostolo.html

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato presso la Cancelleria della Sezione Lavoro il 21 maggio 2001, si costituiva in giudizio il rag. Gaetano Ax, citando quale convenuta la propria datrice di lavoro, Sy IMI, ed esponendo: di essere stato assunto dalla banca convenuta il 20 giugno 1966 con mansioni di aiuto contabile; di aver svolto poi la sua attivit? lavorativa in mansioni varie, sempre incrementando la propria professionalit?, operando sia in Torino che in altre parti d'Italia, sino ad essere nominato dirigente nell'Aprile 1989; di essere stato incaricato, dall'ottobre 1994, di svolgere le funzioni di Responsabile del Settore Gestione e Risorse del servizio tecnico, a cui seguiva, nel 1996, anche l'investitura a Responsabile del settore della Sicurezza Fisica della sede centrale e di tutti i punti operativi di Italia; di aver svolto regolarmente la sua attivit? lavorativa, sino a quando, nell'ottobre 1999, suo superiore diveniva il sig. Firpo, venendo nominato come suo vicario il dott. Pagliaro, persone che si caratterizzavano ben presto per una critica sistematica dell'operato di tutto il personale della Divisione Immobiliare, nell'ambito della quale era inserita l'attivit? del ricorrente, favorendo il ?pettegolezzo e il doppiogiochismo?, che divenivano assai diffusi; che essi inoltre avevano dotato (rectius: adottato, n.d.r.) la prassi di scavalcare i vari responsabili di settore, fra cui il ricorrente, dando incarichi ?ad personam? ad alcuni collaboratori, all?insaputa dei loro diretti superiori; che quale primo atto significativo il Firpo, senza alcun preavviso n? consultazione, aveva privato l'Ax del capo della sua Segreteria Operativa, la sig.ra Spadoni; che anche il dott. Pagliaro cominciava a rivolgersi al ricorrente in modo brusco e dispotico, anche in presenza di subalterni; che si verificava in sostanza una consistente diminuzione delle sue mansioni, venendo in proposito elencati una serie di compiti che, in progressione temporale, erano tolti dal complesso delle responsabilit? in precedenza assegnate al ricorrente; che la situazione generale della funzione di Facility Management e quella personale dell'Ax avrebbero avuto l'effetto di causare in quest'ultimo crisi di panico, vomito, stress, etc., determinando addirittura atteggiamenti insofferenti del ricorrente persino nei confronti della propria figlia di 9 anni; che attorno al Giugno 2000, senza alcun preavviso, il ricorrente veniva trasferito presso la Divisione Rete Filiali Italia, nell'ambito di un progetto denominato ?Modelli Organizzativi di rete? e messo alle dipendenze di un responsabile che aveva la qualifica di dirigente di pari grado rispetto allo stesso Ax; che in sostanza quest'ultimo si era trovato confinato in un ufficio isolato rispetto agli altri, senza pi? alcuna delle responsabilit? che a lui quale dirigente competevano, senza potersi pi? avvalere della collaborazione di alcun dipendente, e con incarico di svolgere mansioni esclusivamente esecutive, come fare il censimento degli immobili, anche attraverso la predisposizione di mere tabelle; che, con le nuove mansioni a lui affidate, l'Ax non riceveva pi? posta dell'ufficio, non firmava pi? nessun atto rilevante, non riceveva circolari interne, non aveva pi? alcuna facolt? di spesa, veniva definitivamente privato delle deleghe di cui in precedenza godeva, trascorrendo una giornata lavorativa vuota di impegni e che si consumava nella lettura dei giornali o poco pi?; che a causa del comportamento datoriale egli aveva quindi iniziato un lungo periodo di malattia; che dopo alcuni mesi di sua assenza era stato addirittura sgomberato il suo ufficio, con spostamento anche dei suoi effetti personali. Sulla base di tali dati di fatto, ritenendo d? dover imputare ; al comportamento datoriale tutti i problemi fisici, psicologici e familiari accusati dal ricorrente, quest'ultimo formulava nei confronti della societ? convenuta domanda di condanna al risarcimento dei danni patrimoniali, biologici, non patrimoniali, esistenziali e morali (se al Giudice non ne ? sfuggito qualcuno), derivanti dall'illecita condotta della convenuta, assumendo le conclusioni di cui in epigrafe. Si costituiva in giudizio la societ? convenuta, ricapitolando le modifiche intervenute pro tempore negli organigrammi del servizio tecnico e provveditorato, e comunque negando che al ricorrente, sino all?11 giugno 2000, fossero state modificate le mansioni che egli gi? svolgeva da alcuni anni, o che le medesime avessero subito variazioni significative, contestando punto per punto tutta la congerie di episodi elencati in ricorso a supporto della tesi dello svuotamento delle mansioni dirigenziali fino ad allora espletate, prima che del settore assumesse la responsabilit? il Firpo. Affermava inoltre la Banca convenuta che il 12 giugno 2000 il ricorrente veniva assegnato alla Divisione Rete Filiali Italia, con il compito di collaborare ad uno specifico progetto specialistico denominato "Modelli organizzativi di rete", progetto che richiedeva, per il suo studio e la sua redazione, una grande professionalit?, anche in questo caso non essendosi verificata alcuna dequalificazione professionale, come viceversa preteso in ricorso. Venivano inoltre criticate, sotto il profilo processuale e sostanziale, tutte le pretese formulate dall'Ax, e attinenti ai pi? vari aspetti della sua vita di relazione, sociale, familiare, professionale, patrimoniale, esistenziale, morale, etc... . Anche le conclusioni di parte convenuta sono riportate in epigrafe.

La controversia veniva inizialmente istruita in alcune udienze comprese tra il 19 settembre 2001 e il 23 aprile 2002, resesi necessarie per consentire alle parti di elaborare un faticoso tentativo di conciliazione, e per escutere numerosi testimoni. All'ultima udienza di cui sopra il Giudice, dopo la discussione emetteva sentenza non definitiva, disponendo con separata ordinanza per la prosecuzione del giudizio. Dopo la consulenza tecnica del dott. Marcello Milano il Giudice decideva la lite in via definitiva all'udienza dell'8.3.2003.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il CTU, dott. Marcello Milano, in esito alle indagini peritali formulava le seguenti conclusioni:

?Letti gli atti di causa e la documentazione medica;

Esaminata la documentazione prodotta dalle parti;

Visitato il periziato, discussi tutti i dati raccolti, riassunti, relativi ai fatti per cui ? causa,

Ritengo di poter rispondere ai quesiti posti dall'Ill.mo Signor Giudice dr. Maurilio Grassi, nel seguente modo:

il signor Ax Gaetano ? affetto da un disturbo dell'adattamento con Umore Depresso (sec. DSM IV R 309.0).

L'accertato comportamento datoriale - demansionamento dal giugno 2000 all'ottobre 2000 - ha svolto ruolo di concausa nell'insorgenza della patologia.

Non vi sono elementi di certezza o di alta probabilit? per affermare la prevedibilit? dell'evento, in base a quanto ragionevolmente conoscibile da parte datoriale, con riferimento alla personalit? e/o patologie dell'interessato; poteva tuttavia essere previsto un cambiamento in senso peggiorativo della qualit? della vita, in relazione alla precedente ?vita lavorativa? del ricorrente. Tale peggioramento della qualit? della vita non ? quantificatile quale danno biologico e potr? essere eventualmente risarcito in via equitativa dall?Ill.mo Sig. Giudice.

Quanto diagnosticato ? riconducibile al demansionamento e alla situazione di stress correlata alla vicenda giudiziaria. Normalmente il Disturbo dell'Adattamento con Umore Depresso si risolve nel giro di 6 mesi dopo la cessazione del fattore stressante o delle sue conseguenze. Se il fattore stressante o le sue conseguenze persistono anche il disturbo dell'adattamento pu? persistere.

Tenuto conto dell'et? del soggetto e dei suoi tratti di personalit? ? abbastanza attendibile che il Disturbo da adattamento con Umore Depresso persista anche una volta cessati i fattori stressanti e le sue conseguenze.

Tale patologia, qualora perduri, potr? comportare il riconoscimento di un danno biologico permanente intorno ad un 4-5% (quattro-cinque per cento); ha comportato una inabilit? temporanea al lavoro specifico di 592 gg. ed una incapacit? biologica temporanea di 365 gg. a parziale al 25% e di 227 gg. a parziale al 10%.

Sono da rimborsare spese sostenute e documentate per un importo di Lire 300.000 pari ad ? 154,94. Non si ritengono necessarie spese future per cure psicoterapiche tenuto conto da un lato che il soggetto non ne ha mai sostenute o quanto meno non le ha documentate e dall'altro che non ? stata mai posta indicazione in tal senso da parte dello psichiatra curante. Delle predette conclusioni sono stati informati i Consulenti delle Parti?.

Il Giudice non ha motivo per discostarsi dalle risultanze della perizia, abbondantemente motivate e che paiono corrette sotto il profilo logico e giuridico.

Non resta quindi che richiamare sotto il profilo dell' an debeatur quanto gi? esposto nella precedente sentenza non definitiva, e sotto il profilo quantificativo, procedere secondo i criteri che seguono.

Per quanto riguarda il danno biologico, ritiene il Giudice di dover senz'altro aderire alla quantificazione effettuata dal CTU, e di dover in proposito rifarsi alle tabelle del Tribunale di Milano, criterio che le parti non hanno contestato, e che risulta tuttora adottato dalla prevalente giurisprudenza.

In proposito, tenuto conto del fatto che il ricorrente, al momento del demansionamento, aveva 54 anni di et?, il danno, che secondo le tabelle deve considerarsi compreso fra ? 3.220 e ? 4.238, pu? essere equitativamente quantificato in ? 4.000 attuali secondo il parametro equitativo che, in quanto tale, pu? gi? comprendere in s? la rivalutazione della somma alla data odierna, se si tiene conto che i parametri impostati nelle tabelle di Milano si rifanno alla data dell?1.1.2002. Per quanto concerne il danno morale, poich? per prevalente giurisprudenza tale danno viene compreso fra un quarto e la met? del danno biologico, tale componente risarcitoria pu? essere quantificata in ? 1.500,00, sempre individuati secondo il loro potere d'acquisto attuale.

L'inabilit? temporanea ? stata quantificata nella consulenza tecnica ed ad essa pu? quindi farsi riferimento per ricavarne gli aspetti quantitativi; il CTU ha ritenuto di poter valutare il 25% di temporanea per 365 giorni e il 10% per i residui 227 giorni; calcolando il valore del risarcimento del danno giornaliero per invalidit? temporanea assoluta in ? 40, se ne ricava che devono riconoscersi 10 ? al giorno per 365 giorni (25%) e 4 ? al giorno per 227 giorni (10%); le moltiplicazioni danno un risarcimento del danno al 25% pari a ? 3.650 e al 10% pari a ? 908.

Ritiene il Giudice di non poter riconoscere il danno "esistenziale", una delle numerose componenti che la giurisprudenza, sempre in cerca di nuove voci, estrapola da quello che costituisce, secondo questo Giudice, un danno gi? intrinseco sia a quello biologico sia a quello morale, nella logica del resto di quanto gi? statuito con la sentenza n. 911/99 della Suprema Corte di Cassazione, e sulla falsariga di quanto pu? ricavarsi dalla massima della sentenza n. 15449/2002, che sottolinea come il pregiudizio ?esistenziale? costituisca una componente del danno non patrimoniale o morale.

Per quanto concerne il danno da demansionamento, osserva il Giudice che l'effettiva attivit? demansionata ? durata circa tre mesi; parte ricorrente chiede che il danno si estenda anche al periodo di malattia, ma la tesi non pu? essere accolta. Durante l'assenza per malattia scattano altri danni, e cio? quelli sopra quantificati, senza che all'assenza possa imputarsi una ?deprofessionalizzazione?; a riprova della inaccoglibilit? della tesi attorea pu? considerarsi che, altrimenti, a fronte di una qualunque assenza determinata da una inadempienza datoriale, ad esempio un infortunio sul lavoro, il lavoratore potrebbe cumulare i danni normalmente riconosciuti a tale titolo ad un ipotetico danno da ?demansionamento?, per il fatto di essere stato assente, a causa, appunto, di una inadempienza datoriale. Alla luce di tale considerazione, ritiene dunque il Giudice di dover liquidare in via equitativa, tenuto conto del livello culturale e professionale del dipendente, ? 2.000 per ogni mese di effettiva dequalificazione, e cio? in complesso ? 6.000 ( tre mesi effettivi per ? 2.000).

Occorre solo osservare, ai sensi dell'art. 1225 c.c., che il datore di lavoro deve rispondere per tutti i danni di cui sopra, poich? la lesione e le disfunzioni lamentate devono considerarsi conseguenza immediata e diretta della inadempienza datoriale; inoltre il datore di lavoro non poteva non essere consapevole della notevole dequalificazione delle mansioni affidate all'Ax nei mesi centrali dell'anno 2000; le conseguenze di tale inadempienza del resto non potevano certo considerarsi del tutto imprevedibili poich? l'Ax ha reagito con una manifestazione patologica di tipo non gravissimo, e comunque sufficientemente preventivabile, alla luce della sua et?, del suo inquadramento professionale, della partecipazione emotiva con la quale egli ha sempre corrisposto alle aspettative datoriali, nonch? dell'investimento "esistenziale" (in questo caso il termine ? senz'altro utilizzabile...) che il ricorrente riponeva nello svolgimento della sua attivit? lavorativa.

Per quanto riguarda gli esposti dei quali viene chiesto il rimborso, CTU ha riconosciuto fondata solo la pretesa del rimborso di Lire 300.000 attuali (? 160,00) in relazione alla visita medica di cui alle fatture emesse il 5.1 e il 4.4.2001 dal dott. Savio.

Sulla base delle considerazioni di cui sopra, ritiene dunque il Giudice di dover condannare parte convenuta al pagamento delle seguenti somme, quantificate alla data odierna: ? 4.000 a titolo di danno biologico; ? 1.500 a titolo di danno morale; ? 4.558 a titolo di invalidit? temporanea; ? 6.000 a titolo di risarcimento del danno da demansionamento.

Tali somme dovranno essere incrementate di rivalutazione monetaria e interessi legali solo dalla data della presente sentenza, tenuto conto che nella loro quantificazione attuale sono gi? stati tenuti presenti i parametri relativi a interessi e rivalutazione.

Alle somme di cui sopra dovr? aggiungersi il rimborso di ? 160, sui quali rivalutazione e interessi dovranno essere calcolati dall'aprile 2001.

Le spese di lite possono essere compensate per met?, tenuto conto che le pretese attore risultavano molto pi? consistenti di quelle riconosciute in giudizio ma la residua met? deve essere in ogni caso addebitata alla parte convenuta, met? che si liquida in ? 2,000 pi? Iva, cpa e successive occorrende (d? cui ? 180 a titolo di spese generali, ? 520 a titolo di diritti di procuratore ed il residuo a titolo di onorari di avvocato).

Le spese di CTU sono addebitate a parte convenuta in via definitiva.

P. Q. M.

Il Giudice del Tribunale Ordinario di Torino - Sezione Lavoro

Visto l'art. 429 c.p.c.

- condanna parte convenuta al pagamento in favore di parte ricorrente della somma netta di ? 16.058,00 oltre rivalutazione ed interessi della presente sentenza ai saldo;

- condanna parte convenuta al rimborso delle somme di ? 160,00, oltre rivalutazione dall'aprile 2001 al saldo;

- condanna parte convenuta alla rifusione di met? delle spese di lite, met? che si liquida in ? 2.000,00 + Iva, cpa e successive occorrende;

- pone le spese di CTU a definitivo carico di parte convenuta.

Torino 8.3.2003 (dep. 21.3.2003)



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