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Tribunale di Milano, sent. 17 maggio 2006


Processo societario · manleva · termini notifica · fissazione udienza

Fonte e commenti:

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/368.htm

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omissis

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato in data 26 luglio 2005, A. C. e I. V. G. convenivano davanti al Tribunale di Milano la Banca ** s.p.a. in persona del legale rappresentante pro – tempore ed A. L. V., ciò assumendo: che, avendo avuto, nell’anno 1998, cospicue somme di danaro derivanti dalla vendita di un immobile, avevano preso contatti con A. L. V., che svolgeva la professione di promotore finanziario presso la Banca **; che avevano fatto presente a costui, che, pur volendo procedere ad un qualche investimento della somma disponibile, avevano la necessità di avere comunque liquidità disponibile a breve; che, su consiglio del L. V., le attrici investirono la somma presso la Banca **, in contratti assicurativi, come risultava dai documenti nn. 2 e 3; che il L. V. le convinse a trasferire tutti i loro rapporti dalla ** alla Banca B. , una volta che questi aveva risolto il rapporto professionale con il primo istituto bancario; che non ebbero mai la documentazione relativa agli investimenti effettuati presso la Banca B. e che, avendo necessità di liquidità nell’anno 2000, furono convinte dal L. V. a stipulare, con la Banca B., un mutuo dell’importo di lire 25.000.000 della durata di 10 anni; quando, poi, il L. V., risolse il rapporto di lavoro con la Banca B. nella seconda metà del 2001 e si trasferì nuovamente presso la **, convinse le attrici ad estinguere tutti i rapporti presso la Banca B., per trasferirli nuovamente presso la **; il L. V. indusse, quindi, le clienti ad effettuare una nuova richiesta di mutuo presso la **, richiesta che non venne accolta, posto che le richiedenti non fruivano di un profilo reddituale sufficiente, con la conseguenza che il L. V. propose, quindi, altri strumenti di finanziamento, quali un’apertura di credito per € 90.000,00 sul conto n. 421367 intestato alla C. ed un prestito a rimborso rateale sul conto n. 421072 cointestato alla C. ed alla V. G.; in questo modo, il promotore aveva loro assicurato che avrebbero fruito di un tasso passivo pari al prime rate – 1,5 punti e che la redditività dei fondi e degli investimenti posti a garanzia di detti finanziamenti, ed in particolare le polizze Index linked di più Money, avrebbero garantito una redditività adeguata al tasso passivo dei fidi; nel contempo e nel periodo dal dicembre 1999 ad settembre 2003, il L. V. le indusse ad effettuare innumerevoli operazioni di investimento e di disinvestimento, come risultava al dal prospetto analitico prodotto in atti. Osservavano le attrici che gli investimenti effettuati su consiglio del L. V. erano del tutto incongrui rispetto alle loro necessità, sottolineando, in particolare, che le polizze assicurative avevano una durata di 32 anni a fronte di interessi passivi decisamente elevati sostenuti nell’ambito dei finanziamenti. In via generale, poi, ponevano in rilievo come la ** non avesse mai chiarito il valore iniziale degli investimenti, gli importi pagati a titolo di commissione, i motivi per i quali erano stati effettuati investimenti in prodotti finanziari con caratteristiche similari, con una movimentazione del tutto eccessiva ed ingiustificata. Ritenendo, quindi, la violazione delle norme di correttezza e buona fede professionale, nonché le norme del T.U.F., le attrici chiedevano la condanna delle parti convenute al risarcimento dei danni quantificato nell’importo di € 600.000.00 o, quanto meno, nella misura pari alla differenza tra gli importi investiti maggiorati delle quote di investimento medio nel periodo e gli importi disinvestiti o attualmente risultati a credito, od anche in via equitativa.

La Banca **, ritualmente costituitasi in giudizio, chiedeva il rigetto delle domande svolte dalle attrici ed, in via subordinata, accertarsi il proprio diritto ad essere manlevata dal L. V. in relazione ad ogni somma che avesse eventualmente dovuto corrispondere alla C. ed alla V. G.; in subordine, ancora, chiedeva, l’accertamento del proprio diritto di regresso nei confronti del L. V.. Deduceva, infatti, con riferimento alle domande attoree, la rischiosità dei contratti di assicurazione sulla vita; poneva l’accento anche sugli ingenti finanziamenti concessi, che avevano lo scopo di estinguere il mutuo stipulato presso la Banca B., la restituzione dei quali era apparsa decisamente difficoltosa nell’anno 2003. In diritto, parte convenuta rilevava l’estrema genericità degli addebiti di cui alla citazione ( come, ad esempio, con riferimento alla dedotta, eccessiva movimentazione), anche alla luce dell’insussistenza di un rapporto di mandato ex art. 17093 c.c.. Osservava, poi, come tutti i contratti aventi ad oggetto strumenti finanziari fossero stati sottoscritti dalle attrici negli anni 1998 – 2000 ed anche successivamente al loro secondo trasferimento presso essa **; rilevava, infine, come non vi fossero elementi che facessero prevedere la necessità, delle clienti, di liquidità a breve.

A. L. V. contestava il fondamento delle domande, delle quali chiedeva il rigetto. Esponeva, infatti, come, quanto alla V. G., in considerazione della di lei assenza di reddito, avesse concluso il Mese Money, strutturato in tre distinti fondi obbligazionari, ciascuno con periodicità trimestrale di erogazione dei proventi, in modo da rispondere all’esigenza reddituale immediata. Quanto alla C., aveva fatto sottoscrivere il modulo relativo al servizio Vasco de Gama, fondo obbligazionario con erogazione semestrale dei proventi. Assumeva, inoltre, come un bilancio dei guadagni e delle perdite potesse essere fatto solo alla scadenza dei predetti investimenti e come i fondi multicomparto - che consentivano investimento contemporaneo su più mercati - prevedessero un’unica commissione.

A seguito del deposito di istanza di fissazione di udienza da parte delle attrici, la Banca ** s.p.a. eccepiva l’estinzione del giudizio dal momento che essa aveva notificato alle attrici la propria comparsa in data 10 novembre 2005 ed assegnato termine di 60 giorni per la notifica di memoria di replica ex art. 6 D.lgs. n. 5/2003; ne conseguiva che il termine per la notifica dell’istanza di fissazione di udienza doveva scadere il 30 novembre 2005. Il L. V., inoltre, aveva notificato la propria comparsa alle attrici l’8 novembre 2005 ed, anche in questo caso, in assenza della memoria di replica il termine di scadenza dell’istanza di fissazione doveva collocarsi al 28 novembre 2005. Ora, posto che le attrici avevano notificato l’istanza di fissazione di udienza solo il 17 gennaio 2006, ne derivava l’estinzione del giudizio. Nel merito, la Difesa di ** poneva in rilievo la novità dei capitoli di prova articolati dalle attrici in sede di fissazione di udienza, con conseguente inammissibilità delle stesse sul piano processuale.

Emesso il decreto di fissazione di udienza, depositate le comparse conclusionali e svolta discussione orale, all’esito dell’udienza collegiale in data 17 maggio 2006, la causa veniva ritenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via pregiudiziale, va esaminata l’eccezione di estinzione del giudizio sollevata dalla Difesa della Banca ** s.p.a.. Detta parte, infatti, aveva notificato alle attrici la propria comparsa in data 10 novembre 2005 ed assegnato termine di 60 giorni per la notifica di memoria di replica ex art. 6 D.lgs. n. 5/2003; ne conseguiva che il termine per la notifica dell’istanza di fissazione di udienza scadeva il 30 novembre 2005. Il L. V., inoltre, aveva notificato la propria comparsa alle attrici l’8 novembre 2005 ed, anche in questo caso, in assenza della memoria di replica, il termine di scadenza dell’istanza di fissazione doveva collocarsi al 28 novembre 2005. Rilevava, inoltre, la Difesa della **, che non poteva andare a beneficio delle attrici “la circostanza che Banca ** aveva concesso anche L. V. il termine di sessanta giorni per replicare alle domande riconvenzionale proposte nei suoi confronti dalla società. A questo caso non può infatti applicarsi l’art. 8 comma 1 lett. a) o b) D.lgs. n. 5/2003”, in quanto il L. V., essendo stato citato in giudizio dalle stesse attrici, non era un terzo chiamato in causa dalla banca, con conseguente inapplicabilità del disposto di cui all’art. 8, I comma, lett. b); né la memoria che il promotore avrebbe potuto depositare ai sensi dell’art. 6, rispetto alla domanda di manleva proposta dall’istituto bancario, poteva certo essere interpretata quale comparsa di costituzione, con conseguente inapplicabilità dell’art. 8, I comma, lett. a). Né, infine, era invocabile un’applicazione analogica delle suddette norme, difettando il presupposto imprescindibile della lacuna normativa. Del resto, nel processo societario con pluralità di parti, il contraddittorio è perfettamente garantito dall’art. 8, comma V bis secondo cui “se ne processo sono costituite più di due parti, l’istanza di fissazione dell’udienza notificata da una di essere perde efficacia qualora, nel termine assegnato, un’altra parte notifichi una memoria o uno scritto difensivo” . Tale ultima disposizione, ad avviso della Difesa **, escludeva una qualsiasi giustificazione della ritardata notifica dell’istanza di fissazione di udienza da parte delle attrici.

L’eccezione è fondata.

Ed, invero – come già osservato dalla Difesa della banca - le attrici, ove non avessero inteso avvalersi del termine per la memoria ex art. 6, avrebbero dovuto notificare istanza di fissazione di udienza entro venti giorni dalla data di notifica della comparsa di risposta del convenuto ai sensi dell’art. 8, I comma, lett. a), con conseguente spirare del termine de quo, al più tardi, al 30 novembre 2005 (al 28 novembre 2005 rispetto al L. V.); il termine per la memoria ex art. 6 scadeva, invece, rispetto alla banca, il 9 gennaio 2006, rispetto al L. V., il 7 gennaio 2006. La Difesa attorea, invece, ha notificato istanza di fissazione di udienza in data 17 gennaio 2006. Né, poi, il L. V. può essere considerato un terzo chiamato, essendo lo stesso stato convenuto in giudizio ab origine dalla C. e dalla V. G.. Ragione per la quale il termine assegnato dalla ** al L. V. era funzionale al deposito di memoria in replica alla domanda di manleva e, per tale ragione, del tutto svincolato rispetto a quello assegnato dalla banca alle attrici. Infine, la disposizione di chiusura rappresentata dall’art. 8 comma V bis comporta l’automatica perdita di efficacia dell’istanza di fissazione di udienza, nell’ipotesi in cui nel processo con pluralità di parti, un’altra parte notifichi una memoria od uno scritto difensivo, con conseguente rispetto del principio del contraddittorio.

Ora, la sanzione dell’estinzione del giudizio, espressamente prevista dall’art. 8, IV comma, viene, in prima battuta, esaminata, ai sensi dell’art. 12, V comma, dal giudice relatore, al termine della fase, per così dire, privata di scambio di atti difensivi tra le parti. Il giudice relatore, convocate le parti costituite, dichiara l’estinzione del processo con ordinanza, reclamabile nel termine di dieci giorni dalla comunicazione. Sul reclamo provvede il collegio analogamente a quanto previsto dall’art. 308 c.p.c.. Nel caso in esame, non vi è stato il previo passaggio davanti al giudice relatore, con la conseguenza che è il Collegio a doversi occupare dell’eccezione. L’art. 308 c.p.c., per l’ipotesi di rigetto del reclamo avverso l’ordinanza di estinzione del giudice e, quindi, di conferma dell’estinzione, prevede l’emissione di sentenza impugnabile nei modi ordinari; con la conseguenza che, per il caso di riforma, il giudice d’appello, ai sensi dell’art. 354, II comma, c.p.c., rimette la causa al primo giudice. Laddove il Collegio, invece, accolga il reclamo e, quindi, dichiari l’insussistenza dell’estinzione provvede con ordinanza non impugnabile in via autonoma, ma soggetta agli ordinari rimedi impugnatori.

Ricorrendo, pertanto, all’applicazione analogica (non avendo, il processo societario, previsto l’esame dell’eccezione di estinzione da parte del Collegio, in prima battuta), ne segue che l’eccezione de qua, essendo fondata, va dichiarata con sentenza.

Le spese processuali seguono la soccombenza e vanno liquidate come indicato in dispositivo.

P.Q.M.

il Collegio, definitivamente decidendo sulla causa n. 56597/05 R.G., ogni diversa istanza, eccezione e difesa disattesa e respinta, così provvede:

1) dichiara l’estinzione del giudizio n. 56597/05 R.G. promosso da A. C. e I. V. G. contro Banca ** s.p.a. in persona del dott. ****, direttore generale e legale rappresentante e contro A. L. V.;

2) condanna in solido A. C. e I. V. G. a rimborsare, in favore di Banca ** s.p.a. in persona del dott. ****, direttore generale e legale rappresentante le spese processuali, che liquida in complessivi € - di cui 6.360,00 per onorari, € 3.428,00 per diritti, € 275,55 per spese, oltre accessori come per legge;

3) condanna in solido A. C. e I. V. G. a rimborsare, in favore di A. L. V. le spese processuali, che liquida in complessivi € 9.586,00 - di cui € 6.360,00 per onorari, € 3.226,00 per diritti, oltre accessori come per legge.

Così deciso dal Tribunale come sopra composto e riunito in Camera di Consiglio in data 17 maggio 2006.

Il Giudice relatore Il Presidente

Dott. Silvia Brat Dott. Alda Maria Vanoni



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