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Cassazione civile, sez. II, 22 giugno 2007, n. 14656


Circolazione stradale · motorino · ciclomotore · truccato · elaborato · sanzioni amministrative

fonte:

http://www.miolegale.it/z_open3.php?id=248&area=19

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Fatto

Il Prefetto di Cremona ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza n. 72/02 del Giudice di Pace di Casalmaggiore che, accogliendo l'opposizione proposta ex L. n. 689 del 1981, da C.A., in qualità di obbligato in solido e di esercente la potestà sul figlio minore C.F., ha annullato l'ordinanza ingiunzione n. 121/2001 emessa da esso Prefetto in data 13.6.2001 per violazione dell'art. 97 C.d.S., commi 6 e 14.

Il ricorso è sorretto da due motivi.

L'intimato non ha svolto alcuna attività difensiva.

Diritto

1 - Il ricorso è tempestivo, quindi ammissibile, essendo stato l'atto consegnato all'ufficiale giudiziario per la notificazione al destinatario il 31.5.03 (come risulta dal timbro apposto dal predetto ufficiale giudiziario sulla prima facciata dell'atto), e quindi entro il termine annuale (+ 46 giorni di sospensione feriale) dal 17.4.02, data di pubblicazione della sentenza.

Si può, quindi, procedere all'esame dei motivi di censura.

2 - Con il primo motivo si denuncia violazione della L. n. 689 del 1981, art. 19, per avere il Giudice di Pace ritenuto nulla l'ordinanza prefettizia perchè emessa dal Prefetto oltre il termine di cui alla detta norma, non considerando che il detto termine riguarda il tempo concesso al Prefetto per decidere sul ricorso avverso il sequestro, e pertanto la sua inosservanza nel caso di specie incideva soltanto sull'efficacia della misura cautelare, non anche sulla validità dell'ordinanza irrogativi della sanzione.

Col secondo motivo si denunciano plurime violazioni di legge (art. 2700 c.c., nonchè D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 52; D.P.R. n. 495 del 1992, art. 198; D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 97, comma 6, e art. 142) per avere il Giudice di Pace ritenuto non provato il superamento dei limiti di velocità disattendendo sia il verbale di accertamento dotato di fede privilegiata sia la successiva verifica eseguita sul ciclomotore dall'Ufficio della Motorizzazione Civile che era, invece, idonea a dimostrare l'avvenuta alterazione delle caratteristiche del ciclomotore.

3 - Le censure sono fondate.

La sentenza è fondata su due distinte ed autonome rationes decidendi conclusivamente riassunte nella parte finale della motivazione, nella quale l'annullamento dell'ordinanza prefettizia risulta giustificato "sia perchè il provvedimento di dissequestro era intervenuto oltre il termine di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 19, sia perchè emesso senza elementi certi, stante che la prova del superamento dei limiti di velocità deve ritenersi raggiunta solo quando la circostanza risulta stabilita dalle apparecchiature previste dall'art. 142 C.d.S.".

Nessuna delle due rationes possono essere condivise.

La prima perchè, come esattamente osservato dal ricorrente con il primo motivo di censura, il termine di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 19, riguarda soltanto il sequestro del veicolo e non anche la sanzione irrogata dal Prefetto.

Pertanto, la sua inosservanza nel caso di specie non incideva sulla validità del provvedimento di irrogazione della sanzione, ma solo sull'efficacia della misura cautelare (peraltro revocata, come riconosciuto dalla stessa sentenza impugnata).

La seconda perchè l'illecito contestato al C. non era il superamento dei limiti di velocità, previsto e disciplinato dall'art. 42 C.d.S., a cui ha fatto riferimento il Giudice di Pace, bensì - com'è pacifico - la violazione dell'art. 97 C.d.S., commi 6 e 14, e cioè la circolazione con ciclomotore sviluppante una velocità superiore a quella prevista dall'art. 52, perchè modificato.

Pertanto, ai fini della configurabilità dell'illecito in questione, occorreva accertare non già la velocità tenuta dal ciclomotore nel caso concreto, ma l'avvenuta alterazione delle caratteristiche costruttive tecniche del veicolo, con la conseguenza che i mezzi di accertamento andavano individuati in quelli stabiliti dall'art. 97 del Regolamento, (che demanda le verifiche alla Motorizzazione Civile), non già in quelli previsti dall'art. 345, ai fini dell'accertamento del superamento dei limiti di velocità di cui all'art. 142 C.d.S., mezzi tra i quali è compresa anche quell'omologazione delle apparecchiature a cui ha fatto riferimento il Giudice di Pace, confondendo - in tal modo - illeciti ontologicamente diversi tra loro.

In accoglimento del ricorso, la sentenza va, pertanto, cassata ma senza rinvio in quanto, non essendo necessaria ulteriore istruttoria, è possibile decidere la causa anche nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c..

Ed invero, essendo stata accertata dalla Motorizzazione Civile, organo a ciò deputato, l'avvenuta alterazione del ciclomotore, la prova dell'illecito deve ritenersi raggiunta, senza bisogno di fare ricorso agli altri elementi di prova esaminati dalla sentenza impugnata, quali il verbale di accertamento e le dichiarazioni dei testi.

L'attestazione, contenuta nel verbale di accertamento, secondo cui il ciclomotore emetteva un forte rumore dal motore, è infatti superata dal successivo accertamento della maggiorazione compiuto dall'organo tecnico.

Quanto alle dichiarazioni dei testi, secondo cui al momento della contestazione il ciclomotore era fermo e non in movimento, esse sono ininfluenti posto che, ai fini dell'applicabilità delle disposizioni del Codice della strada, per "circolazione" deve intendersi non solo il movimento, ma anche la sosta e la fermata (art. 3 C.d.S., n. 9).

Essendo provata la commissione dell'illecito, sono dovute dal trasgressore, oltre la sanzione pecuniaria, anche le spese di custodia del veicolo, non rilevando a tal fine, l'intervenuto dissequestro del veicolo in quanto - come si legge nella sentenza a pag. 3 - disposto dal Prefetto ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 9, e cioè solo per decorso del termine fissato dalla norma per provvedere in via amministrativa sulla misura cautelare, non già per insussistenza della violazione in relazione alla quale la misura era stata disposta.

L'opposizione va perciò respinta.

Ricorrono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata senza rinvio e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione compensando le spese.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2007.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2007



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