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Cassazione civile, sez. I, 7 giugno 2007, n. 13360.


Societario · processo · reclamo cautelare · ricorso straordinario per cassazione

Sintesi alla fonte:

http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/971.htm

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Fatto

1. Con ordinanza collegiale n. 1407/2004 del 2 dicembre 2004 il Tribunale di Agrigento respingeva il reclamo proposto, ex art. 669 terdecies c.p.c., da M.G. e D.M. C. avverso l'ordinanza del 7 ottobre 2004, con il quale il giudice designato dello stesso Tribunale aveva respinto il ricorso dai medesimi presentato al fine di ottenere la sospensione dell'esecuzione della decisione, assunta a maggioranza, di trasformazione in società a responsabilità limitata della società in accomandita semplice Villa ... di ... Gaetano & C. A fondamento della decisione il Tribunale affermava che:

1a. sotto il profilo del fumus boni iuris, ostava all'accoglimento del ricorso l'art. 2500 bis c.c., che - ispirandosi al principio di assoluta certezza che, secondo la riforma di cui al D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, deve governare i rapporti giuridici nel campo societario anche con riferimento alla disciplina della nullità degli atti relativi alla formazione della società - stabilisce che, una volta completata la pubblicità di cui all'art. 2500 c.c., l'invalidità della trasformazione non può più essere pronunciata, ferme eventuali domande risarcitorie;

1b. quanto al periculum in mora doveva valutarsi comparativamente - alla luce delle prescrizioni dell'art. 2378 c.c., comma 4 come riformulato con la riforma di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003 - il pregiudizio che avrebbero subito i ricorrenti dall'esecuzione della delibera di trasformazione e quello derivante alla società dalla sospensione della stessa e, nella specie, doveva attribuirsi preminenza all'interesse della società all'esecuzione della delibera, tenuto conto delle conseguenze negative, di carattere economico ed organizzativo, che sarebbero derivate dallo stato di incertezza sulle modalità operative della società; inoltre la responsabilità del socio illimitatamente responsabile era limitata alle obbligazioni sociali assunte prima della trasformazione (art. 2500 quinquies c.c.), mentre, contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, l'eventuale esercizio del diritto di recesso non avrebbe comportato un pregiudizio di tipo patrimoniale, in quanto il valore di liquidazione della quota avrebbe dovuto essere rapportato a quello dell'epoca della dichiarazione di recesso e non alla stima effettuata in occasione della trasformazione della società.

2. Per la cassazione di tale ordinanza M.G. e D.M.C. propongono ricorso straordinario ex art. 111 Cost., notificato il 28 gennaio 2005, sulla base di due motivi. Non hanno svolto attività difensiva gli intimati A. P., D.D., D.C., D.S. e la s.r.l. Hotel Villa ....

Diritto

1. I ricorrenti - premessa l'ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione avverso l'ordinanza pronunciata in sede di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., alla luce del quadro normativo processuale introdotto dal nuovo rito speciale societario di cui al D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, in forza del quale il provvedimento cautelare perderebbe il requisito della provvisorietà, assumendo pieno carattere di decisorietà - con il primo motivo denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 2252, 2319, 2332, 2378, 2379, 2500 bis e 2500 ter c.c., nonchè omessa e/o insufficiente motivazione e censurano l'ordinanza impugnata per aver escluso la sussistenza dei presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora del richiesto provvedimento cautelare.

2. Con il secondo motivo i ricorrenti - denunciando violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 24 e omessa e/o insufficiente motivazione - lamentano che, non avendo il giudice designato proceduto al giudizio abbreviato, il giudice del reclamo, pur essendo stato investito della questione da entrambe le parti, nulla ha disposto al riguardo.

3. Il ricorso è inammissibile.

3.1 Con riferimento al primo motivo di ricorso, questa Corte, con costante e ormai consolidata giurisprudenza, ha affermato che l'ordinanza emessa dal tribunale a norma dell'art. 669 terdecies c.p.c. su reclamo avverso il provvedimento concessivo di una misura cautelare, avendo gli stessi caratteri di provvisorietà e non decisorietà propri del provvedimento impugnato, in quanto destinata a perdere efficacia e vigore a seguito della decisione di merito ed inidonea a produrre effetti di diritto sostanziale e processuale con autorità di giudicato, non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. (Cass. S.U. 24 gennaio 1995, n. 824; 23 gennaio 2004, n. 1245, ord.; 8 marzo 2006, n. 4915, ord.; Cass. 2 settembre 1997, n. 8373; 28 ottobre 1998, n. 10740; 3 marzo 1999, n. 1766; 21 maggio 2001, n. 6919; 7 maggio 2002, n. 6536; 19 febbraio 2003, n. 2505, ord.; 5 maggio 2003, n. 6752).

3.2. I ricorrenti chiedono il riesame e la modifica di tale orientamento alla luce del nuovo quadro normativo processuale, conseguente all'introduzione, con il D.Lgs. n. 5 del 2003 e successive modificazioni, del nuovo rito speciale societario e in forza del quale le ordinanze collegiali rese dal giudice del reclamo avrebbero "caratteristiche diverse, ovvero non del tutto coincidenti, da quelle rese nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione".

Infatti, le ordinanze cautelari introdotte dal legislatore con il nuovo rito societario costituirebbero un differente genus, caratterizzato da una tipicità che non ne consentirebbe l'omologazione con le ordinanze cautelari prese in considerazione dalla richiamata giurisprudenza di questa Corte (v. il precedente punto 3.1.). In particolare, secondo i ricorrenti, verrebbe meno "il requisito della provvisorietà del provvedimento cautelare poichè esso (sia nell'ipotesi in cui venga accolto, che nell'ipotesi di rigetto) può mantenere la sua efficacia sine die, soprattutto laddove non vi sia in linea teorica, almeno per la parte che se ne avvantaggia, alcun interesse a promuovere il giudizio di merito che invece, nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione deve essere iniziato nel termine di trenta giorni pena la perdita d'efficacia del provvedimento di accoglimento". Inoltre, nel nuovo rito societario il provvedimento cautelare "pare assumere pieno carattere di decisorietà venendo ad incidere, anche in maniera potenzialmente definitiva, su diritti sostanziali controversi tra le parti".

A fondamento delle loro argomentazioni, i ricorrenti deducono che:

3.2.1. Il D.Lgs. n. 5 del 2003, art 23, comma 1, dispone che, nelle controversie di cui al detto decreto, ai provvedimenti d'urgenza e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della decisione di merito non si applica l'art. 669 octies c.p.c. ed essi non perdono la loro efficacia se la causa non viene iniziata;

3.2.2. L'art. 23, cit. comma 3 stabilisce che, quando il giudizio di merito non sia iniziato, la revoca e la modifica dell'ordinanza di accoglimento, esaurita l'eventuale fase di reclamo, possono essere sempre richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare e possono essere concesse soltanto se si sono verificati mutamenti nelle circostanze, o sulla base di circostanze anteriori di cui si sia acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare;

3.2.3. lo stesso art. 23, comma 4, dispone che l'estinzione del giudizio di merito non determina l'inefficacia della misura cautelare.

3.3. La tesi difensiva dei ricorrenti non merita accoglimento.

3.3.1. Osserva al riguardo il collegio che, da un lato, l'affermata stabilità del provvedimento cautelare nelle controversie in materia di diritto societario di cui al D.Lgs. n. 5 del 2003 non esclude la configurabilità del vincolo di strumentalità del provvedimento cautelare rispetto al giudizio di merito che, anche nelle controversie societarie, costituisce pur sempre la naturale, anche se non necessaria, prosecuzione della fase cautelare (Cass. 8 marzo 2007, n. 5335, ord., in motivazione), in quanto il disposto del D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 23, comma 1, non impedisce che il giudizio di merito sia comunque promosso da una delle parti dopo la pronuncia del provvedimento cautelare - e che, dall'altro, detto provvedimento cautelare, anche se caratterizzato da un elevato grado di stabilità dei suoi effetti, non è comunque idoneo a passare in giudicato, costituendo statuizione la cui "autorità" non è "invocabile in un diverso processo" (D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 23, comma 6), in quanto si fonda soltanto sulla delibazione dei presupposti necessari per la sua emissione e non è vincolante in ordine all'esistenza o meno del diritto in relazione al quale si è richiesta la cautela anticipatoria.

3.3.2. Sotto altro profilo, le disposizioni richiamate dai ricorrenti a fondamento delle loro argomentazioni riguardano la regolamentazione dei provvedimenti (d'urgenza e gli altri cautelari idonei ad anticipare gli effetti della decisione di merito) emessi in accoglimento del ricorso cautelare e pronunciati all'esito di giudizio cautelare instaurato prima dell'inizio del giudizio di merito (escluso il disposto del D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 23, comma 4, riprodotto negli stessi termini dal successivo art. 24, comma 3, del cit. Decreto anche per i provvedimenti emessi in corso di causa) ma non concernono la diversa ipotesi - rilevante nel caso di specie, avente ad oggetto, come precisato dagli stessi ricorrenti (pag. 3 del ricorso per cassazione) il diniego della sospensione dell'esecuzione della delibera di trasformazione di società in accomandita semplice in società a responsabilità limitata, richiesta in via cautelare, ai sensi dell'art. 2378 c.c., comma 3 dopo l'instaurazione del giudizio di merito relativo all'impugnazione davanti al Tribunale di Agrigento di detto atto di trasformazione - della richiesta di provvedimento cautelare instaurato nel corso del giudizio di merito e definito con provvedimento di rigetto della richiesta misura cautelare.

3.3.3. Non può infatti dubitarsi che in tale contesto processuale, il provvedimento di diniego della richiesta misura cautelare non abbia - diversamente da quanto affermato dai ricorrenti - carattere nè definitivo nè decisorio e non sia quindi ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost. in quanto destinato comunque ad essere superato dalla sentenza che definisce il giudizio di merito già promosso.

Non osta a tale conclusione la disposizione in forza della quale l'eventuale estinzione del giudizio di merito non determina l'inefficacia dei provvedimenti d'urgenza, o degli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare provvisoriamente gli effetti della decisione di merito (D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 24, comma 3), in quanto detta disposizione regola esclusivamente il rapporto tra estinzione del giudizio di merito ed effetti del provvedimento di accoglimento della richiesta di misura cautelare, ma non anche tra estinzione del giudizio ed effetti del provvedimento di rigetto della richiesta di cautela, e tenuto altresì conto che l'estinzione del processo non determina l'estinzione dell'azione (art. 310 c.p.c., comma 1) e, non incidendo sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio, non preclude pertanto la proposizione di una nuova domanda di merito al fine di far valere detti diritti in altro giudizio (Cass. 30 settembre 2004, n. 19628).

4. Parimenti inammissibile è la censura svolta con il secondo motivo di ricorso, che riguarda la mancata adozione da parte del giudice designato del rito abbreviato, come invece richiesto dagli attori, trattandosi di doglianza che riguarda un provvedimento negativo di carattere meramente ordinatorio, in funzione della futura definizione della controversia, rimesso alla valutazione discrezionale del giudice e privo di ogni carattere di decisorietà incidente su diritti soggettivi (23 febbraio 1999, n. 1548; Cass. 13 novembre 2001, n. 14104; 19 gennaio 2007, n. 1186).

5. Nulla deve disporsi in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.



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