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TRIBUNALE TORINO, 15-07-2004 (Di Capua)


Donazione indiretta · acquisto immobile

dal sito: Giurisprudenza.Piemonte

- Sentenza inserita da Giuliana Scotti -

http://www.giurisprudenza.piemonte.it

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO ED ESPOSIZIONE DEI FATTI

-Con atto di citazione datato 30.07.2002 ritualmente notificato, il sig. TIZIO Antonio conveniva in giudizio avanti a questo Tribunale i signori TIZIO Davide e SEMPRONIA Amelia in TIZIO, esponendo:

*

che in data 19.05.1993 il sig. TIZIO Antonio sottoscriveva proposta irrevocabile di acquisto dellimmobile sito in TORINO, via ..., di proprietà del sig. Caio, per il prezzo di £. 130.000.000 (doc. 1), corrispondendo la somma di £. 3.000.000 più altre £. 5.000.000 pagati pochi giorni appresso;

*

che in data 04.10.1993 il sig. TIZIO Antonio ed il sig. Caio stipulavano un preliminare di compravendita avente ad oggetto limmobile di cui sopra (doc. 2), versando contestualmente la somma di £. 30.000.000;

*

che in data 14.10.1993 il sig. Caio trasferiva la proprietà dellimmobile in questione mediante atto di donazione alla sig.ra Mevia (doc. 3);

*

che l’attore provvedeva altresì al pagamento delle altre somme alle scadenze pattuite;

*

che in data 10.08.1994 il sig. TIZIO Antonio rimetteva al sig. Caio la somma di £. 65.000.000 a saldo del prezzo della vendita dellimmobile predetto (doc. 4), con contestuale trasferimento del possesso attivo e passivo dello stesso;

*

che in data 25.01.1995 la sig.ra Mevia trasferiva la proprietà dellimmobile ai signori TIZIO Antonio e SEMPRONIA Amelia, rispettivamente figlio e nuora del sig. TIZIO Antonio, mediante rogito Notaio Maurizio PODIO (doc. 5);

*

che ad oggi nulla era stato corrisposto dai convenuti al sig. TIZIO Antonio;

*

che il negozio in questione andava qualificato come donazione, in quanto l’attore si era adoperato per l’esecuzione di tutti gli incombenti necessari all’acquisto dellimmobile, all’uopo versando anche l’intera somma occorrente e solo finalmente, all’atto dell’acquisto, intestandolo ai signori TIZIO e SEMPRONIA;

*

che, peraltro, la donazione in questione era nulla per mancanza della forma prevista dall’art. 782 cc.

Pertanto, l’attore concludeva chiedendo l’accoglimento delle conclusioni di merito di cui in epigrafe.

-Si costituivano ritualmente e tempestivamente in Cancelleria i convenuti, depositando il proprio fascicolo contenente, tra l’altro, comparsa di costituzione e risposta, copia della citazione notificata e documenti, contestando le domande di controparte e chiedendone il rigetto per inammissibilità, improcedibilità ovvero per infondatezza.

In particolare, i convenuti eccepivano:

· che in realtà avevano acquistato la proprietà dellimmobile in questione in forza di compravendita rogito Notaio Maurizio PODIO in data 25 gennaio 1995 dalla sig.ra Mevia, che in atto aveva rilasciato la relativa quietanza di £. 122.000.000;

· che, ove anche l’attore avesse impiegato parte del denaro necessario per procurare l’acquisto della proprietà dellimmobile de quo, la figura doveva inquadrarsi nella donazione indiretta, senza necessità della forma solenne ex art. 782 cc;

· che, pertanto, nessuna somma erogata a tale titolo poteva chiedersi in restituzione.

(omissis)

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Sulla composizione del Tribunale.

In via preliminare, va rilevato che la causa non rientra tra quelle che l’art. 50 bis c.p.c. (introdotto dall’art. 56 D.lgs. n. 51/1998) riserva al giudizio del Tribunale in composizione collegiale, e che, pertanto, dev’essere decisa dal Tribunale in composizione monocratica ai sensi del successivo art. 50-ter c.p.c. .

2) Sulle domande di merito proposte dall’attore in via principale.

Le domande attoree non risultano fondate e, quindi, dovranno essere rigettate.

I. Invero, l’attore fonda le suddette domande sulle seguenti circostanze:

-in data 19.05.1993 il sig. TIZIO Antonio sottoscriveva proposta irrevocabile di acquisto dellimmobile sito in TORINO via Forlì, di proprietà di Caio, per il prezzo di £. 130.000.000 (doc. 1); corrispondendo la somma di £. 3.000.000 più altre £. 5.000.000 pagati pochi giorni appresso;

-in data 04.10.1993 il sig. TIZIO Antonio e Caio stipulavano un preliminare di compravendita avente ad oggetto limmobile di cui sopra (doc. 2), versando contestualmente la somma di £. 30.000.000;

-in data 14.10.1993 il sig. Caio trasferiva la proprietà dellimmobile in questione mediante atto di donazione alla sig.ra Mevia (doc. 4);

-l’attore provvedeva altresì al pagamento delle altre somme alle scadenze pattuite;

-in data 10.08.1994 il sig. TIZIO Antonio rimetteva al sig. Caio la somma di £. 65.000.000 a saldo del prezzo della vendita dellimmobile predetto (doc. 3), con contestuale trasferimento del possesso attivo e passivo dello stesso;

-in data 25.01.1995 la sig.ra Mevia trasferiva la proprietà dellimmobile ai signori TIZIO Davide e SEMPRONIA Amelia, rispettivamente figlio e nuora del sig. TIZIO Antonio, mediante rogito Notaio Maurizio PODIO (doc. 5);

-ad oggi nulla era stato corrisposto dai convenuti al sig. TIZIO Antonio.

Secondo l’attore, il negozio in questione dovrebbe qualificarsi come “donazione”, in quanto l’attore si era adoperato per l’esecuzione di tutti gli incombenti necessari all’acquisto dellimmobile, all’uopo versando anche l’intera somma occorrente e solo finalmente, all’atto dell’acquisto, intestandolo ai signori TIZIO e SEMPRONIA; peraltro, la donazione in questione sarebbe nulla per mancanza della forma prevista dall’art. 782 cc.

II. In realtà, come correttamente eccepito dai convenuti, risulta documentalmente provato che i signori TIZIO Davide e SEMPRONIA Amelia in TIZIO hanno acquistato la proprietà dellimmobile in questione in forza della citata compravendita rogito Notaio Maurizio PODIO in data 25 gennaio 1995 dalla sig.ra Mevia, al prezzo convenuto di £. 122.000.000, somma che la parte venditrice ha espressamente riconosciuto e dichiarato di aver ricevuto prima d’ora dalla parte acquirente, cui ha rilasciato quietanza a saldo (cfr. doc. 5 di parte attrice).

Ove anche l’attore avesse impiegato parte del denaro necessario per procurare l’acquisto della proprietà dellimmobile de quo in capo ai convenuti, la figura dovrebbe piuttosto inquadrarsi nell’ambito delle “donazioni indirette”.

Queste ultime, che costituiscono la principale categoria delle “liberalità non donative”, consistono in negozi di natura diversa dalla donazione tipica, dei quali un soggetto si avvale per raggiungere lo scopo di arricchire un altro soggetto.

Com’è noto, la figura della “donazione indiretta” (e, più in generale, del “contratto indiretto”) si caratterizza per la divergenza tra lo scopo pratico che le parti vogliono in definitiva raggiungere e la funzione tipica dello schema contrattuale adottato.

Secondo la Cassazione, la differenza tra “donazioni dirette” e “donazioni indirette” non consiste nella diversità dell’effetto pratico che da esse deriva, ma piuttosto nel mezzo con il quale viene attuato il fine di liberalità: questo per le prime è il contratto di donazione, per le seconde è un atto che pur essendo rivolto, secondo lo scopo pratico delle parti, ad attuare il medesimo fine, lo realizza obliterando la causa tipica del negozio (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. I, 16 aprile 2002, n. 5461 in Giur. it. 2002, 1644).

Precisamente, la donazione indiretta consiste nell’elargizione di una liberalità che viene attuata, anziché con il negozio tipico dell’art. 769 c.c., mediante un negozio oneroso che produce, in concomitanza con l’effetto diretto che gli è proprio ed in collegamento con altro negozio, l’arricchimento animo donandi del destinatario della liberalità medesima (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. I, 8 maggio 1998, n. 4680 in Riv. notariato 1999, 1218 ed in Giust. civ. 1999, I,3120).

La Cassazione ha precisato che, mentre con l’interposizione reale colui che acquista il diritto (interposto), in esecuzione di accordi interni con il terzo (interponente), è tenuto ritrasferirgli il diritto, nella donazione indiretta realizzata attraverso la vendita del bene intestato a un soggetto con danaro del disponente per spirito di liberalità l’attribuzione gratuita viene attuata con il negozio oneroso che produce insieme con l’effetto diretto che gli è proprio anche quello indiretto relativo all’arricchimento del destinatario della liberalità (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 15 gennaio 2003, n. 502 in Giust. civ. Mass. 2003, 101).

E’ stato anche affermato che, nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto che il disponente intende in tal modo beneficiare, l’atto integra una donazione indiretta del bene stesso costituendo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 22 settembre 2000, n. 12563 in Giust. civ. Mass. 2000, 1982; Cass. civile, sez. II, 29 maggio 1998, n. 5310 in Giust. civ. Mass. 1998, 1164).

In particolare, merita di essere richiamata anche la seguente recentissima massima della Suprema Corte:

“Nell’ipotesi di donazione di somma di denaro occorre distinguere l’ipotesi in questo sia impiegato successivamente dal beneficiario in un acquisto immobiliare con propria autonomia e distinta determinazione, nel qual caso oggetto della donazione rimane il denaro stesso, da quella in cui il donante fornisca il denaro quale mezzo per l’acquisto dellimmobile, che costituisce l’unico specifico fine, se pur mediato, della donazione. Nel caso in cui il denaro sia dato al precipuo scopo dell’acquisto immobiliare e, quindi, o pagato direttamente all’alienante dal disponente, presente alla stipulazione intercorsa tra acquirente e venditore dellimmobile, o pagato al beneficiario dopo averlo ricevuto dal disponente in esecuzione del complesso procedimento che quest’ultimo ha inteso adottare per ottenere il risultato della liberalità, con o senza la stipulazione in proprio nome d’un contratto preliminare con il proprietario dellimmobile, il collegamento tra l’elargizione del denaro da parte del disponente e l’acquisto del bene da parte del beneficiario porta a concludere che si è in presenza di una donazione indiretta dello stesso immobile” (Cass. civile 24 febbraio 2004 n. 3642, in Guida al dir. n. 16/2004 pag. 51).

Secondo la tesi condivisa da questo Tribunale, la “donazione indiretta” costituisce un’ipotesi di “collegamento negoziale”, trattandosi non di un unico negozio, sia pure con clausola speciale, bensì di due negozi diversi tra loro collegati:

· l’uno (c.d. “negozio-mezzo”), prescelto dalle parti quale strumento per vincolare le stesse al raggiungimento di un ulteriore risultato, e produttivo degli effetti normali (si pensi all’adempimento del terzo ex art. 1180 cc, alla remissione del debito ex art. 1236 cc, al contratto a favore di terzo ex artt. 1411 segg. cc e così via);

· l’altro (c.d. “negozio-fine”), accessorio ed integrativo, intimamente connesso al primo, produttivo degli effetti voluti dalle parti (la donazione).

Siffatta teoria ha, tra l’altro, il pregio di adeguarsi alla realtà delle cose, perché chi compie un negozio indiretto vuole in definitiva realizzare, sia pure attraverso un particolare procedimento, il risultato finale.

Quanto alla disciplina giuridica, si deve distinguere tra le “norme relative alla forma” e “norme relative alla sostanza”: le prime riguardano il “negozio-mezzo” (adempimento del terzo, remissione del debito, contratto a favore di terzo, ecc.) e le seconde riguardano il “negozio-fine” (la donazione).

Alla donazione indiretta si applicheranno quindi, le norme sulla revocazione delle donazioni per ingratitudine e per sopravvenienza di figli (cfr. art. 809 cc), quelle sulla riduzione delle donazioni (cfr. nuovamente l’art. 809 cc), quelle sulla collazione (cfr. art. 737 cc), gli artt. 437 (obbligo degli alimenti), 771 (divieto di donazione di beni futuri), 776 e 777 (sulla capacità a donare), 779 (sulla capacità a ricevere per donazione), 787 e 788 (errore sul motivo e motivo illecito), 2901 (azione revocatoria), ecc.

Invece, per la validità della donazione indiretta non sarà necessaria la forma solenne dell’atto pubblico (cfr. art. 782 cc) alla presenza dei testimoni (cfr. art. 48, 1° comma, Legge n. 89/1913 -Legge Notarile-), come, del resto, chiarito dalla Suprema Corte:

*

“Per la validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall’art. 782 c.c., non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l’art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c., non richiama l’art. 782 c.c., che prescrive l’atto pubblico per la donazione” (Cass. civile, sez. II, 29 marzo 2001, n. 4623 in Giust. civ. Mass. 2001, 622; in senso sostanzialmente conforme cfr. Cass. civile, sez. II, 21 gennaio 2000, n. 642 in Giust. civ. Mass. 2000, 104; Cass. civile, sez. II, 10 aprile 1999, n. 3499 in Giur. it. 1999, 2017);

*

“Nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto che il disponente stesso intende in tal modo beneficiare, si verifica una donazione indiretta dellimmobile (non del denaro) per la quale non è necessaria la forma dell’atto pubblico prevista per la donazione (art. 782 c.c.), ma basta l’osservanza della forma richiesta per l’atto da cui la donazione indiretta risulta” (Cass. civile, sez. III, 14 maggio 1997, n. 4231 in Giust. civ. Mass. 1997, 732);

*

“L’art. 782 c.c., che prescrive la forma dell’atto pubblico per la donazione diretta onde tutelare il donante, non può essere esteso, a differenza delle norme che tutelano i terzi, alla donazione indiretta perché l’arricchimento non è l’effetto tipico del negozio che le parti adottano per realizzarlo” (Cass. civile, sez. II, 10 febbraio 1997, n. 1214 in Vita not. 1997, 266);

*

“Nel caso in cui una persona paghi al venditore, con denaro proprio, il prezzo di un immobile che risulti acquistato da altri (nella specie, la moglie), si verifica una donazione indiretta dell'immobile (che in tal modo entra a far parte del patrimonio del destinatario della liberalità), per la quale non è necessaria la forma dell’atto pubblico, prescritta dall’art. 782 c.c. per la donazione, ma basta l’osservanza della forma richiesta per l’atto da cui la donazione indiretta risulta” (Cass. civile, sez. I, 23 dicembre 1992, n. 13630 in Giust. civ. Mass. 1992, fasc. 12).

Applicando i suesposti principi al caso di specie, ne consegue che, anche a voler aderire, per ipotesi, alla prospettazione attorea dei fatti contenuta nella narrativa dell’atto di citazione, si dovrebbe tutt’al più ravvisare una “donazione indiretta” dellimmobile o del denaro.

Invero, anche a voler ritenere provate le circostanze dedotte dall’attore, saremmo di fronte all’ipotesi (sopra richiamata) dell’acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente (nel caso di specie, l’attore), ed intestazione ad altri soggetti (nel caso di specie, i convenuti) che il disponente intende in tal modo beneficiare, ipotesi che viene qualificata dalla Cassazione come donazione indiretta.

Conseguentemente, non essendo necessaria la forma solenne prevista dall’art. 782 cc., le suddette domande proposte dall’attore risultano senz’altro infondate.

3) Sulla domanda di merito proposte dall’attore in via subordinata.

In via subordinata, l’attore ha chiesto la condanna del sig. TIZIO Davide e SEMPRONIA Amelia, in solido tra loro, alla restituzione all’attore sig. TIZIO Antonio della somma di Euro 67.139,40 pari a £. 130.000.000, oltre interessi al saggio legale dal dì del pagamento del prezzo dellimmobile sopra descritto, fino al saldo.

La domanda non risulta fondata e, dunque, dovrà essere rigettata.

Invero, come si è detto, a voler seguire la prospettazione dei fatti contenuta in citazione si dovrebbe tutt’al più ravvisare una valida “donazione indiretta” (non essendo necessaria la forma solenne prevista dall’art. 782 cc), per cui nessuna somma erogata a tale titolo può essere richiesta in restituzione.

4) Sulla cancellazione della trascrizione dell’atto di citazione.

I convenuti hanno chiesto che venga ordinata la cancellazione di ogni eventuale trascrizione dell’atto di citazione a cura e spese di parte attrice.

Senonché, non essendovi agli atti prova documentale dell’avvenuta trascrizione della domanda giudiziale (e, precisamente, non essendo stata prodotta la copia autentica della trascrizione), allo stato l’ordine in questione non potrà essere pronunciato.

5) Sulle spese processuali.

In virtù del principio della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c., l’attore dovrà essere dichiarato tenuto e condannato a rimborsare ai convenuti le spese processuali, così come liquidate in dispositivo conformemente alla nota spese depositata dal difensore di questi ultimi.

P.Q.M.

Il TRIBUNALE DI TORINO, Sezione Seconda Civile, in composizione monocratica, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa e definitivamente pronunziando sulla causa iscritta al n. XXX/xx RG promossa dal sig. TIZIO Antonio (attore) contro i signori TIZIO Davide e SEMPRONIA Amelia (convenuti), nel contraddittorio delle parti:

1) Rigetta tutte le domande proposte dall’attore.

2) Dichiara tenuto e condanna l’attore a rimborsare ai convenuti le spese processuali (omissis).

Così deciso in Torino, in data 10 giugno 2004.

IL GIUDICE

Dott. Edoardo DI CAPUA



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