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CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 20 ottobre 2007, n.20985


Danno · prova · onere · difetto · garanzia · vizi · imprevedibilità

Commento alla fonte:

http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=2182

"il primo comma dell'art. 8 del d. p. r. 24 maggio 1988, n. 224 ("il danneggiato deve provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno... ") va interpretato nel senso che detto danneggiato deve provare (oltre al danno ed alla connessione causale predetti) che l'uso del prodotto ha comportato risultati anomali rispetto alle normali aspettative e tali da evidenziare la sussistenza di un difetto ai sensi di cui all'art. 5 d.p.r. cit.; invece il produttore deve provare (ex artt. 6 ed 8 d.p.r, cit.) , che è probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato emesso in circolazione.".

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MOTIVI DELLA DECISIONE

con il primo motivo di ricorso Daniela ... denuncia "violazione e falsa applicazione della norma di diritto in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c, violazione dpr 224/88 e agli arti 1490-1494-2043 ce." esponendo varie doglianze; le prime di queste vanno riassunte come segue. accogliendo in toto le tesi difensive dell'appellante ... corporation il giudice dell'appello, omettendo qualsiasi considerazione sulle opposte tesi difensive dell'appellata ..., ha violato il fondamento della normativa posta a tutela del consumatore, stravolgendone, con un ragionamento incompleto, incoerente ed illogico, lo spirito e il contenuto. orbene in base al d.p.r. 24 maggio 1988 n. 224 il produttore è responsabile per i danni causati da difetti dei suoi prodotti. il giudice d'appello ha ritenuto che, dopo due anni e quattro mesi (lasso temporale assolutamente inaccettabile) dalla installazione, lo svuotamento della protesi non concreta difetto quanto piuttosto manifestazione della possibile esistenza dì un difetto.

L'onere della prova dell'assenza di difetti incombe in ogni caso sul produttore e non sul consumatore come ha erroneamente ritenuto, stravolgendo lo spirito della norma, il giudice d'appello ("incombeva ali 'attrice dimostrare... il difetto e il nesso causale tra questo e il danno"; v. a pag. 10 sentenza corte d'appello) né può essere soppressa o limitata la responsabilità del produttore con clausole esonerative o limitative della responsabilità come erroneamente ritenuto dallo stesso giudice.

Il tribunale di Mantova, correttamente e conformemente allo spirito della norma, con sentenza 597/01 ha sottolineato che "il fatto che il produttore non garantisca la durata illimitata della protesi non può portare ad escludere la sua responsabilità in tutti quei casi in cui la protesi ha avuto una durata tanto limitata nel tempo (nella fattispecie poco più di due anni) da deludere le aspettative, anche le più pessimistiche, di un paziente che decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico" l'art. 12 del dpr 224/88 stabilisce il divieto assoluto di clausole di esonero della responsabilità.

Nel caso in esame, dalla copiosa documentazione prodotta in atti dalla dr.ssa ... relativa al contenzioso dei consumatori portatori di protesi di produzione ... corporation in essere negli usa, ingiustificatamente trascurata dal giudice d'appello, appare più che evidente la responsabilità del produttore per quella tipologia di protesi. la ... corporation non ha superato l'onere della prova dell'assenza di difetti, né ha superato il principio del neminem laedere che implica l'onere di vigilare affinché i beni non presentino difetti di sicurezza tali da arrecare danno alle persone.

il primo punto essenziale affrontato dalla parte ricorrente riguarda dunque il sopra citato onere della prova. la corte d'appello basa il suo assunto sul seguente rilievo: pur se il d.p.r. 24 maggio 1988 n.224 ha reso più accessibile la tutela extracontrattuale avendo sollevato il danneggiato dall'onere di dimostrare la colpa del produttore, per altro verso ha ribadito la necessità che egli dimostri "...il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno..."(art.8). che nella specie danno vi sia stato, a parte le distinzioni proposte dall'odierna appellante fra conseguenze dirette dello svuotamento e affezioni meglio ricollegabili alla morbilità pregressa, è, sostanzialmente, fuori discussione. ciò che incombeva all'attrice dimostrare erano quindi gli altri due requisiti, vale a dire il difetto e il nesso causale fra questo e il danno. da tale brano e dal contesto della motivazione si evince che secondo detta corte il danneggiato ha l'onere di provare tra l'altro che il produttore ha messo in circolazione un prodotto con il difetto che ha cagionato il danno.

se ci si limita a considerare il primo comma dell'art. 8 cit. (avente il contenuto citato nella sentenza) tale tesi interpretativa può apparire a prima vista fondata. ma la questione va in realtà affrontata considerando il complesso di norme in questione. in particolare il secondo comma di detto art. 8 recita: "... il produttore deve provare i fatti che possono escludere la responsabilità secondo le disposizioni dell’ art. 6. ai fini dell'esclusione da responsabilità prevista nell'art. 6, lettera b), è sufficiente dimostrare che, tenuto conto delle circostanze, è probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato messo in circolazione.".

l'articolo 6 ("esclusione della responsabilità") citato da detta norma stabilisce quanto segue:

1 . la responsabilità è esclusa:

a) se il produttore non ha messo il prodotto in circolazione;

b) se il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il produttore ha messo il prodotto in circolazione.

la circostanza che il legislatore abbia incluso nell'onere probatorio a carico del produttore la circostanza di cui al punto b) ora citato, e cioè abbia previsto che sia detto produttore a dover provare che "...il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il produttore ha messo il prodotto in circolazione....", rende impossibile sostenere che un onere siffatto gravi sul danneggiato. in altri termini esclude che il danneggiato debba dimostrare la sussistenza del difetto fin dal momento in cui il produttore ha messo il prodotto in circolazione.

a questo punto l'unica interpretazione logicamente possibile e coerente con la ratio del d.p.r. in esame (chiaramente volta ad assicurare una maggiore tutela del danneggiato) consiste nell'interpretare il primo comma dell'art. 8 cit. (art. 8. prova 1 . "il danneggiato deve provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno....") nel senso che detto danneggiato deve dimostrare (oltre al danno ed alla connessione causale predetta) che l'uso del prodotto ha comportato risultati anomali rispetto alle normali aspettative; e cioè ha l'onere di provare (secondo le specifiche previsioni del legislatore contenute nell'art. 5: "...art. 5. prodotto difettoso 1 . un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui: ...") che il prodotto (durante detto uso) si è dimostrato "...difettoso..." non offrendo "...la sicurezza che ci si..." poteva "...legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze ..." di cui al prosiegio dell'art. 5 cit. una volta che il danneggiato ha dimostrato che il prodotto ha evidenziato il difetto durante l'uso, che ha subito un danno e che quest'ultimo è in connessione causale con detto difetto, è il produttore che ha l'onere di provare che quest'ultimo (il difetto riscontrato) non esisteva quando ha posto il prodotto in circolazione. nella fattispecie in esame daniela ... aveva dunque l'onere di dimostrare che nel corso dell'uso (entro un congruo periodo di tempo dall'impianto) la protesi aveva manifestato il difetto (si era vuotata), che vi era stato un danno e che sussisteva il suddetto nesso eziologico. la ... corporation doveva a questo punto adempiere l'onere probatorio previsto dall'art. 6 ed 8 cit. dimostrando, in particolare, che era probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto era stato emesso in circolazione (in altre parole la problematica dei traumatismi dopo l'impianto rientrava - in linea generale - nell'ambito dell'onere probatorio incombente su detta società).

in conclusione va enunciato il seguente principio di diritto: "il primo comma dell'art. 8 del d. p. r. 24 maggio 1988, n. 224 ("il danneggiato deve provare il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno... ") va interpretato nel senso che detto danneggiato deve provare (oltre al danno ed alla connessione causale predetti) che l'uso del prodotto ha comportato risultati anomali rispetto alle normali aspettative e tali da evidenziare la sussistenza di un difetto ai sensi di cui all'art. 5 d.p.r. cit.; invece il produttore deve provare (ex artt. 6 ed 8 d.p.r, cit.) , che è probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato emesso in circolazione.".

la corte di merito non ha applicato tale principio di diritto. l'impugnata sentenza va dunque cassata.

le ulteriori doglianze debbono ritenersi assorbite (e potranno essere riproposte nel giudizio di rinvio) in quanto tutte le risultanze probatorie dovranno essere riprese in esame dal giudici del rinvio alla luce del principio ora enunciato (tenendo peraltro anche presente l'art. 12. clausole di esonero da responsabilità: "1 . E’ nullo qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente, nei confronti del danneggiato, la responsabilità prevista dal presente decreto"; articolo la cui applicazione è giustamente invocata dal ricorrente nell'ambito di argomentazioni strettamente connesse con la censura - sopra accolta -circa l'onere probatorio in questione).

il giudice del rinvio va individuato nella medesima coite di appello di brescia in diversa composizione. a detto giudice va rimessa anche la decisione sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le decisione sulle spese del giudizio di cassazione, alla Corte di Appello di Brescia in diversa composizione.



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