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Cassazione lavoro, 19 settembre 2002, n. 13732


licenziamento dipendente aereoportuale - assoluzione in sede penale

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al tribunale di Roma Cx Fabrizio conveniva in giudizio la Aeroporti di Roma spa e proponeva appello avverso la sentenza del pretore di Roma con cui era stato dichiarato legittimo il licenziamento intimatogli dalla società in data 21 ottobre 1996 per impossibilità sopravvenuta della prestazione, conseguente alla sospensione del tesserino di accesso alla zona aeroportuale, in quanto sospeso cautelativamente dal servizio e dallo stipendio con provvedimento del 31 ottobre 1995 perché coinvolto in un procedimento penale per furto in flagranza sui bagagli dei passeggeri; il licenziamento era legittimo perché la sospensione dal servizio durava già da un anno e non era prevedibile quando la situazione si sarebbe risolta.

La Aeroporti di Roma spa contrastava il gravame ed il tribunale, con sentenza del 27 settembre-20 novembre 2000, lo rigettava, confermando la decisione pretorile sul rilievo che per il disimpegno della prestazione lavorativa era necessario il possesso del cartellino, la cui mancanza si configurava come un fatto oggettivo non imputabile al lavoratore; questo configurava "la sopravvenuta impossibilità parziale, "ratione temporis", della prestazione", ai sensi dell'articolo 1464 c.c. ed articolo 3, ultima parte, legge 604/66 e poteva legittimare il recesso del datore di lavoro, ove lo stesso dimostrasse, con giudizio "ex ante", le ragioni che rendevano impossibile attendere la rimozione dell'ostacolo temporaneo alla prestazione lavorativa, tenuto conto del periodo di assenza precedente e della prevedibile durata futura dell'impedimento, nonché della possibilità di affidare ad altri le mansioni, in relazione alle dimensioni dell'impresa ed al tipo di organizzazione; irrilevanti invece erano altre considerazioni sul mancato accertamento della responsabilità penale o disciplinare e sulla durata del processo penale, in quanto rilevava soltanto l'impossibilità della prestazione lavorativa per mancato possesso del cartellino, nonché la mancanza di un apprezzabile interesse alla prestazione duratura e l'insostenibilità dell'attesa, considerato il tempo già trascorso e l'imprevedibilità dell'ulteriore durata dell'impedimento.

In questo contesto era logico ritenere che anche un'impresa di grandi dimensioni subisse disfunzioni nell'organizzazione aziendale e nella corretta gestione del servizio, cui concorreva la prestazione lavorativa del ricorrente, la cui mancanza protratta oltre limiti ragionevoli si ripercuoteva negativamente sul ciclo produttivo, quale che fosse la natura delle mansioni, facendo così venire meno l'interesse alle future prestazioni. L'appello quindi doveva essere rigettato.

Avverso questa pronuncia propone ricorso per cassazione il Cx, fondato su un solo motivo.

Resiste la Aeroporti di Roma spa con controricorso, illustrato con memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Lamentando falsa applicazione di norme di diritto, articolo 1464 c.c. ed articolo 3 legge 604/66, nonché omissione e contraddittorietà di motivazione (articolo 360 numero 3 e 5 c.p.c.) deduce il ricorrente che il tribunale, condividendo la disamina fatta dal primo giudice in ordine alle circostanze di fatto, è giunto alle stesse conclusioni, ignorando totalmente il fatto nuovo consistente nell'esito favorevole del processo penale, nel quale l'istante è stato assolto con formula piena, con sentenza del pretore del 6 aprile 1999. La lentezza del processo penale non può risolversi a danno del lavoratore, che certamente non sarebbe stato licenziato se la decisione fosse intervenuta entro tempi rapidi.

Ai fini della legittimità del recesso del datore per mancanza di un apprezzabile interesse alle prestazioni future è necessaria la prova della sussistenza delle ragioni tecnico-produttive, che devono essere attentamente valutate dal giudicante. Questo aspetto della vicenda non è stato invece adeguatamente valutato, come dimostra il fatto che nessun fatto nuovo è intercorso fra la sospensione ed il licenziamento, mentre erano necessari elementi più pregnanti del mero trascorrere del tempo.

Il ricorso è infondato.

Questa corte ha già avuto modo di affermare il principio di diritto secondo cui "la sopravvenuta impossibilità temporanea della prestazione lavorativa, dovuta ad un evento estraneo al rapporto di lavoro e non imputabile al dipendente, autorizza il datore di lavoro a recedere dal rapporto stesso, ai sensi dell'articolo 1464 c.c., in mancanza di un suo interesse apprezzabile alle future prestazioni lavorative, la sussistenza o meno del quale deve essere peraltro verificata, dato il coordinamento di detta norma con l'articolo 1 della legge 604/66, con riguardo alle ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa. Ne consegue che, nell'ipotesi di temporaneo ritiro, ad un dipendente aeroportuale svolgente le proprie mansioni negli spazi doganali, del tesserino di accesso ai medesimi per denuncia penale ancorché risoltasi con la piena assoluzione del dipendente, la legittimità del licenziamento presuppone la dimostrazione, da parte del datore di lavoro, sia delle ragioni tecnico produttive che rendevano impossibile attendere la rimozione del temporaneo impedimento alle normali funzioni del lavoratore, sia delle analoghe ragioni ostative ad un impiego del medesimo, con mansioni almeno equivalente, in luoghi diversi; tali ragioni devono essere inoltre valutate dal giudice del merito tenendo conto delle oggettive esigenze dell'impresa, delle dimensioni della stessa, del tipo di organizzazione tecnico produttiva ivi attuato, del periodo di assenza, della ragionevolezza prevedibile, secondo un giudizio ex ante, protrazione della stessa e della natura delle mansioni espletate dal lavoratore" (Cassazione 7638/96; in senso conforme Cassazione 6363/00).

Il tribunale si è attenuto a questo principio e con motivazione corretta ed immune da vizi logici ha ritenuto da una parte che "sono del tutto inconferenti le deduzioni sul mancato accertamento della responsabilità penale o disciplinare del lavoratore e sulla durata del processo penale, venendo in discussione il fatto oggettivo del mancato possesso del cartellino implicante l'impossibilità di rendere la prestazione" per un lungo periodo (in complesso circa tre anni), nonché la mancanza di un apprezzabile interesse alla prestazione futura e l'insostenibilità dell'attesa; dall'altra il giudice del riesame ha posto l'accento sull'esistenza del danno per la mancata prestazione lavorativa anche per una azienda di grandi dimensioni. La valutazione di merito è nel complesso congruamente motivata e quindi incensurabile in questa sede; in ogni caso la stessa non è stata adeguatamente censurata, perché la parte si limita a porre l'accento sull'esito finale del processo penale, che è estraneo al giudizio, in quanto la valutazione deve essere fatta ex ante. Il ricorso quindi deve essere rigettato.

Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese fra le parti.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa le spese.



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