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Cassazione civile Sez. I, 03-07-2008, n. 18433


Divorzio · assegno divorzile · onere della prova · procedura civile · termini processuali · revocazione · conti correnti cointestati

fonte: studiolegalelaw

http://www.studiolegalelaw.it/new.asp?id=5495

"pertanto, ben può la corte d'appello, investita della cognizione della revocazione di sentenza di divorzio da essa pronunciata, decidere la controversia nella stessa prima udienza di comparizione e di trattazione, non trovando applicazione, in materia, in ragione dello svolgimento del procedimento secondo il rito camerale, la disposizione di cui all'art. 352 cod. proc. civ. (Cass., Sez. 1^, 22 febbraio 2006, n. 3836);"

...

" in tema di revocazione ai sensi dell'art. 395 cod. proc. civ., n. 3, (ritrovamento di uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario), il termine per l'impugnazione stabilito dall'art. 326 cod. proc. civ. decorre dal giorno in cui la parte abbia avuto notizia dell'esistenza del documento assunto come decisivo, e non già dalla data di materiale apprensione del documento stesso;"

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Svolgimento del processo

Che con sentenza in data 21 gennaio 1997, divenuta irrevocabile a seguito della sentenza della Corte di cassazione depositata il 14 dicembre 1998, la Corte d'appello di Catania - pronunciando nel giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto tra B.A. e G.V. - riduceva l'importo dell'assegno mensile, posto a carico del B. ed a favore della G. e della figlia, da L. 750.000 a L. 650.000 al mese, a partire dal 1 agosto 1993;

che, con atto di citazione notificato il 3 marzo 2005, il B. ha chiesto la revocazione della sentenza della Corte d'appello, ai sensi dell'art. 395 cod. proc. civ., n. 3), in ragione del rinvenimento di documentazione bancaria, successivamente alla sentenza;

che, in particolare, il B. ha dedotto di avere ricevuto in data 2 febbraio 2005 da G.A., sorella della ex moglie, una lettera, con allegata documentazione bancaria, sui conti correnti e sui certificati di deposito cointestati a G. V., dai quali risultava che dal 1988 al 2000 la donna aveva avuto notevoli disponibilità economiche, per cui non risultavano corrispondenti al vero i dati sulla base dei quali era stata pronunciata la sentenza revocanda;

che, nella resistenza della convenuta, l'adita Corte d'appello, con sentenza depositata il 27 giugno 2005, ha dichiarato inammissibile la domanda, per mancato rispetto del termine di trenta giorni di cui all'art. 326 cod. proc. civ.;

che, secondo la Corte d'appello, il predetto termine non poteva farsi decorrere dalla data del 2 febbraio 2005, giacché il reclamo del 9 dicembre 2004 proposto dal B. avverso il decreto in data 16 novembre 2004 con cui il Tribunale di Ragusa aveva respinto lai richiesta di revisione dell'assegno di divorzio e di mantenimento, era fondato sulla stessa documentazione posta a base della revocazione;

che la Corte d'appello ha fatto applicazione del principio per cui il termine dei trenta giorni decorre non dalla data della materiale apprensione dei documenti, bensì da quella della esistenza dei documenti;

che per la cassazione della sentenza della Corte d'appello il B. ha proposto ricorso, con atto notificato il 9 dicembre 2005, sulla base di tre motivi;

che ha resistito, con controricorso, la G., proponendo a sua volta ricorso incidentale condizionato, affidato a due motivi;

che il B. ha, anch'esso, resistito con controricorso al ricorso incidentale condizionato.

Motivi della decisione

Che, preliminarmente, il ricorso principale ed il ricorso incidentale condizionato devono essere riuniti, ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ., essendo entrambe le impugnazioni relative alla stessa sentenza;

che il primo motivo del ricorso principale denuncia "violazione dell'art. 352 cod. proc. civ., in relazione all'art. 360 cod. proc. civ., numero 3" per mancata osservanza dell'iter che il collegio deve seguire per giungere alla decisione;

che - come risulterebbe dal verbale relativo all'udienza del 19 maggio 2005 - la Corte d'appello si sarebbe riservata "di provvedere in ordine alla richiesta di ammissione della prova ma, senza provvedere in merito, senza invito alle parti in ordine alla precisazione delle proprie conclusioni e men che meno ammettendo le parti medesime alle incombenze di cui all'art. 190 cod. proc. civ., cioè al deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, dichiarava, con la sentenza impugnata, l'inammissibilità della domanda spiegata";

che il motivo - con cui si denuncia il mancato rispetto delle scansioni procedimentali preordinate alla decisione (invito a precisare le conclusioni e a depositare le comparse conclusionali e le memorie di replica) - è manifestamente infondato;

che, pur nell'assenza di alcuna particolare previsione nella L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 4 e succ. modif., il rito camerale è applicabile al procedimento di revocazione relativo a sentenze d'appello pronunciate in materia di divorzio, osservandosi davanti al giudice adito - ai sensi della disciplina generale di tale mezzo di impugnazione (art. 400 cod. proc. civ.) -le norme stabilite per il procedimento davanti a lui, in quanto non derogate da quelle dettate in tema di revocazione;

che, pertanto, ben può la corte d'appello, investita della cognizione della revocazione di sentenza di divorzio da essa pronunciata, decidere la controversia nella stessa prima udienza di comparizione e di trattazione, non trovando applicazione, in materia, in ragione dello svolgimento del procedimento secondo il rito camerale, la disposizione di cui all'art. 352 cod. proc. civ. (Cass., Sez. 1^, 22 febbraio 2006, n. 3836);

che resta assorbito l'esame del secondo motivo del ricorso principale, con cui, prospettando la violazione degli artt. 3 e 24 Cost., comma 2, si reitera la precedente censura, deducendosi che la Corte d'appello avrebbe "illegittimamente proceduto a dispregio della normativa citata", impedendo al ricorrente di difendersi, di ribattere alle eccezioni di parte avversa e di dimostrare che la domanda di revocazione era stata proposta nei termini;

che il terzo motivo prospetta la violazione e/o la falsa applicazione dell'art. 395 cod. proc. civ., n. 3, perchè erroneamente sarebbe stata dichiarata la inammissibilità per tardività della domanda di revocazione;

che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'appello, il reclamo risulterebbe fondato soltanto su due distinte di versamento, uno di L. 45.245.000, sul conto corrente n. (OMISSIS), e l'altro di L. 20.000.000, sul conto corrente (OMISSIS), entrambi intestati alle sorelle G. ed esistenti presso il Banco di Sicilia, agenzie di (OMISSIS) e (OMISSIS);

che nulla di più sapeva il ricorrente alla data di iscrizione a ruolo del reclamo, tant'è che chiedeva al giudice di verificarne i movimenti;

che, ad avviso del ricorrente, la conoscenza dei movimenti dei conti correnti de quibus si deve far risalire al momento in cui è stata recapitata al B. la lettera da parte della cointestataria G.A., unica legittimata a richiedere e ricevere gli estratti dalla banca, e cioè il 2 febbraio 2005;

che solo gli estratti conto - si sostiene - permettevano di conoscere la disponibilità economica della ex moglie che, unitamente alla sorella, faceva registrare movimenti di oltre L. un miliardo, cifra ben lontana da quella conosciuta attraverso i versamenti (di L. 65.245.000) su cui è stato fondato il reclamo;

che, inoltre, la documentazione posta a fondamento della revocazione comprendeva anche la copia di distinte di certificati di deposito presso la Banca agricola popolare di Ragusa, dalle quali si evincerebbe che, dal settembre 1991 al dicembre 1997, erano transitate somme comprensive di interessi pari a L. 173.341.362;

che il motivo è manifestamente infondato, per la parte in cui non è inammissibile;

che, in tema di revocazione ai sensi dell'art. 395 cod. proc. civ., n. 3, (ritrovamento di uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario), il termine per l'impugnazione stabilito dall'art. 326 cod. proc. civ. decorre dal giorno in cui la parte abbia avuto notizia dell'esistenza del documento assunto come decisivo, e non già dalla data di materiale apprensione del documento stesso;

che, facendo applicazione di tale principio, più volte affermato dalla giurisprudenza di questa Corte (v., ad es., Sez. 3^, 21 aprile 2006, n. 9369), la Corte d'appello ha ritenuto, con accertamento in fatto, che la circostanza della cointestazione di conti correnti bancari, con una notevole giacenza di denaro, in favore della ex moglie fosse già a conoscenza dell'odierno ricorrente sin dal momento della presentazione, nel dicembre 2004, del reclamo avverso il decreto reso nel giudizio di revisione delle condizioni patrimoniali del divorzio, sicchè sin da quella data era possibile, saputo dell'esistenza dei conti bancari e dei versamenti, su di essi, di somme per oltre L. sessantacinquemilioni, provare, in quel giudizio, gli importi del denaro depositato o transitato sugli stessi;

che la stessa Corte d'appello ha implicitamente considerato non decisiva la documentazione relativa ai certificati di deposito, recando i relativi estratti conto una cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella emergente dai conti correnti, già conosciuti dal B.;

che il motivo del ricorso si risolve nella inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento del giudice di merito;

che, pertanto, il ricorso principale deve essere rigettato;

che resta assorbito l'esame del ricorso incidentale condizionato;

che le spese del giudizio di Cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte, riuniti i ricorsi, rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato; condanna il ricorrente in via principale al rimborso delle spese processuali sostenute dalla controricorrente, liquidate in complessivi Euro 1.800,00 di cui Euro 1.700,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge. Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2008



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