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Cassazione - Sezione tributaria - sentenza - 18 luglio 2008, n. 19830


Studi di settore · fisco · tributi

Fonte: http://www.studiolegalelaw.it/new.asp?id=5582

"'amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell'accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell'imposta di registro, ed è onere probatorio del contribuente superare (anche con ricorso ad elementi indiziari) la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore"

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Presidente Lupi - Relatore Greco Pm Sorrentino - conforme - Ricorrente Ministero dell’Economia e delle Finanze ed altro - Controricorrente B.

Svolgimento del processo

... B. , esercente l'attività di venditore ambulante nella Provincia di Napoli, impugnava l'avviso di accertamento del reddito d'impresa per l'anno 1995 determinato, ai sensi dell'art. 39, primo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, in lire 61.512.000, in rettifica di quello dichiarato di lire 17.520,000. Denunciava come errato il criterio seguito per determinare il maggior valore di cessione del ramo d'azienda, essendo stato utilizzato come riferimento il valore definito ai fini dell'imposta di registro applicata sulla vendita, e contestava la percentuale di ricarico applicata sul costo del venduto, "in quanto esagerata e non provata in alcun modo". Il ricorso era accolto, ritenendosi "le eccezioni del ricorrente ... globalmente improntate a corretta interpretazione logica delle norme tributarie".

L'appello proposto dall'Agenzia delle entrate, Ufficio di Nola, era rigettato dalla Commissione tributaria regionale della Campania, che confermava l'annullamento dell'atto impugnato, osservando "che l'Ufficio, invece di operare in base al metodo induttivo, poteva accertare con cognizione di causa sia la cessione dell'azienda che l'effettiva congruità dei ricavi dichiarati". Avverso la decisione l'Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo. Il contribuente resiste con controricorso. Il ricorso, ai sensi dell'art. 375 cod. proc. civ., è stato fissato per la trattazione in camera di consiglio.

Motivi della decisione

Con l'unico motivo l'amministrazione finanziaria, lamentando la violazione dell'art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell'art. 62-sexies, comma 3, della del d.l. 30 agosto 1993, n. 331, convertito nella legge 29 ottobre 1993, n. 427, osserva anzitutto che ai fini dell'imposta di registro era stato dichiarato un valore dell'azienda notevolmente inferiore rispetto a quello determinato dall'Ufficio sulla base della presenza di beni di azienda e di movimentazioni contabili, analiticamente indicati nel provvedimento impugnato. La presunzione a favore dell'amministrazione non era stata però contrastata dal contribuente attraverso la produzione di prove del valore di mercato dei beni ceduti. Il valore dell'azienda così ricostruito aveva indotto l’Ufficio ad accertamenti ulteriori, dai quali era emersa una percentuale di ricarico sul costo del venduto di lire 64.984.000, pari al 29%, irrisoria in relazione all'attività di commercio ambulante di abbigliamento - per la quale gli studi di settore indicano percentuali di ricarico dal 50% al 100% -, sicché la percentuale del 50% applicata era favorevole al contribuente. Censurava poi la sentenza per vizio di motivazione per il mancato esame del punto decisivo della controversia rappresentato dalla fondatezza dell'accertamento e dalla incontrovertibilità dei dati effettivamente riscontrati.

Il ricorso è manifestamente fondato.

Secondo il principio ripetutamente enunciato da questa Corte, "l'amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all'accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell'accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell'imposta di registro, ed è onere probatorio del contribuente superare (anche con ricorso ad elementi indiziari) la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore" (Cass. n. 21055 del 2005, n. 4117 del 2002, n. 12899 del 2007). Ad un siffatto principio la sentenza impugnata non si è attenuta.

Quanto all'applicazione delle percentuali di ricarico, questa Corte ha affermato, in tema di imposte sui redditi di impresa minore, che "perché sia legittima l'adozione, da parte dell'ufficio tributario, nell'accertamento di un maggior reddito d'impresa, del criterio induttivo di cui all'art. 39, secondo comma, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non basta il solo rilievo dell'applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella risultante da uno studio di settore, ma occorre che risulti qualche elemento ulteriore incidente sull'attendibilità complessiva della dichiarazione (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione del metodo induttivo in considerazione del fatto che il contribuente, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in contestazione, aveva omesso di indicare il valore delle rimanenze di esercizio e non aveva mai assolto all'incombente di esibire il relativo prospetto, alla cui tenuta sono obbligate anche le imprese soggette a contabilità semplificate)" (Cass. n. 9946 del 2003).

Il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Campania.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Campania.



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