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Cassazione Sezione II Civile n. 17991/2008 dep 01 luglio 2008


Spese legali · soccombenza · condominio · alberi · confini

fonte:

http://www.alphaice.com/giurisprudenza/?id=5445&

"la statuizione con cui il giudice di merito dispone la compensazione delle spese è censurabile in sede di legittimità sotto il profilo della violazione di legge soltanto quando, in violazione del principio della soccombenza, le spese siano state poste parzialmente o totalmente a carico della parte totalmente vittoriosa."

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Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato in data 20.11,91 B.G., premesso di essere proprietario del giardino annesso all'appartamento int. 2 di via (OMISSIS) confinante con il cortile del caseggiato condominiale sito in (OMISSIS), conveniva davanti al Pretore di Genova il Condominio in persona dell'amministratore pro tempore per sentirlo condannare all'eliminazione di due alberi di proprietà condominiale cresciuti in aderenza al muro di recinzione del giardino, ovvero, in subordine, alla recisione dei rami e delle radici protese nel detto giardino, nonché al risarcimento dei danni.

Si costituiva il convenuto, il quale contestava in toto la domanda eccependo, in via preliminare, il difetto di legittimazione attiva del B. e il difetto di legittimazione passiva dell'amministratore del condominio; chiedeva, inoltre, in via riconvenzionale, che fosse dichiarato il diritto del Condominio a tenere gli alberi a distanza non legale dal confine per effetto di usucapione. All'esito dell'istruttoria, il Pretore, con sentenza n. 1177/95, dichiarava il difetto di legittimazione passiva dell'amministratore condominiale condannando l'attore alle spese di causa. Avverso la sentenza il B. proponeva appello, cui resisteva il Condominio chiedendo la conferma della sentenza impugnata.

Con sentenza n. 1091/97 il Tribunale di Genova, ritenuta la legittimazione passiva dell'amministratore del Condominio appellato, respingeva la domanda del B. volta ad ottenere l'eliminazione degli alberi per essere intervenuta, a favore del Condominio, l'usucapione del diritto a tenere i detti alberi a distanza non legale; dichiarava inammissibile la domanda di risarcimento danni perchè, essendo stata formulata "in forma specifica" solo in appello, doveva considerarsi nuova; compensava integralmente le spese di lite.

Avverso la sentenza proponevano ricorso per cassazione gli eredi del B., deceduto nelle more, formulando quattro motivi di censura. Resisteva il Condominio proponendo ricorso incidentale.

Con sentenza n. 5871/2000 la Corte di Cassazione accoglieva i primi due motivi del ricorso principale (con i quali gli eredi B. avevano denunciato l'omessa pronuncia da parte del giudice di appello in ordine alla domanda subordinata di recisione di rami e radici e alla connessa domanda di risarcimento dei danni proposte dal loro dante causa) e, dichiarati assorbiti gli altri due motivi, cassava la sentenza impugnata con rinvio della causa alla Corte d'appello di Genova per la decisione sulle due domande non esaminate e per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione; rigettava il ricorso incidentale.

Riassunta la causa dagli eredi B. davanti alla Corte d'appello di Genova, si costituiva il Condominio il quale dichiarava di fare acquiescenza alla domanda di recisione di rami e radici offrendo di provvedere al taglio a proprie spese; quanto alla domanda di risarcimento danni, offriva di riparare a proprie spese anche il muretto di recinzione posto a confine con il giardino B., di cui affermava la natura comune; nel resto, contestava la domanda chiedendone il rigetto.

Con sentenza n. 1151/2002 la Corte d'appello di Genova, in sede di rinvio, dato atto che in corso di causa il Condominio aveva rimosso entrambi gli alberi, ma non le radici sporgenti nel giardino B., in accoglimento delle domande attoree, condannava il Condominio all'estirpazione delle radici in questione e al risarcimento danni, che liquidava equitativamente nella misura di Euro 1.500,00, comprensiva di interessi e rivalutazione; condannava, inoltre, il Condominio a rifondere agli attori la metà delle spese di tutti i gradi di giudizio, compensandole per l'altra metà. Contro la sentenza gli eredi B. hanno proposto ricorso per cassazione sorretto da tre motivi di censura integrati da una memoria. Ha resistito al gravame con controricorso il Condominio.

Motivi della decisione

1 - Con il primo motivo di censura i ricorrenti, denunciando violazione di legge con riferimento agli artt. 112 c.p.c.; artt. 892, 896, 1223, 1227, 2043, 2056 c.c., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi, si dolgono sotto vari profili della "drastica" riduzione della domanda di risarcimento danni operata dal giudice di rinvio. A loro avviso, la Corte di merito, liquidando per tale titolo soltanto 1500,00 Euro (a fronte di una domanda di L. 7.500.000 per solo capitale), è anzitutto incorsa nella violazione dell'art. 112 c.p.c.. Poiché, infatti, il Condominio, costituendosi nel giudizio di rinvio, aveva offerto di provvedere a proprie spese sia alla eliminazione delle radici protese oltre il confine sia al ripristino della recinzione, implicitamente riconoscendo fondata la pretesa attorea, non poteva la Corte d'appello accogliere la domanda risarcitoria in misura ridotta rispetto a quanto riconosciuto dalle stesso obbligato. In secondo luogo, proseguono i ricorrenti, la Corte di merito ha posto a sostegno della decisione una motivazione palesemente contraddittoria, avendo individuato come causa delle lesioni subite dalla recinzione l'espansione delle radici, degli alberi e, al tempo stesso, la spinta di uno dei tronchi sul muretto di recinzione. Inoltre, affermando che il B. aveva contribuito all'aggravamento dei danni in quanto non si era avvalso del diritto, riconosciuto dall'art. 896 c.c., al proprietario del fondo nel quale le radici si protendono, di provvedere direttamente al taglio di tali radici, la Corte territoriale ha pronunziato d'ufficio su un'eccezione che, essendo fondata sulla colposa inerzia del danneggiato, era assimilabile all'esimente di cui all'art. 1227 c.c., (per la quale si escludono i danni evitabili con l'ordinaria diligenza) e dunque costituiva un'eccezione in senso stretto che non poteva essere rilevata d'ufficio.

In ogni caso, il giudice di rinvio ha errato nell'attribuire rilevanza al mancato esercizio, da parte del B., del diritto di provvedere direttamente al taglio delle radici, perchè il comportamento del danneggiato non esime il proprietario della cosa dall'obbligo di custodia. (Cass. 1705/76, erroneamente interpretata dalla Corte).

Nessuno dei rilievi merita accoglimento.

La lettura della sentenza evidenzia che, riducendo l'importo del risarcimento spettante ai ricorrenti, il giudice di rinvio non ha violato l'art. 112 c.p.c., sotto alcun profilo, ma, al contrario, ha pronunziato proprio, e soltanto, sulla domanda di parte ricorrente, che ha parzialmente accolto, liquidando in via equitativa una somma minore di quella richiesta, perchè, avuto riguardo a tutte le risultanze di causa, il danno benché provato nell'an, non era determinabile nel quantum. Del convincimento raggiunto dal giudicante la sentenza ha fornito ampia e convincente motivazione, osservando, in aderenza alla realtà processuale (in particolare, alla CTU), che i danni lamentati derivavano da molteplici e concorrenti fattori causali, non tutti imputabili al Condominio donde la necessità di fare ricorso al criterio equitativo. Da un lato, infatti, andava considerato che alcuni di tali fattori, e cioè le radici sporgenti nel fondo dei ricorrenti, dovevano ancora essere eliminati dal Condomino che vi era obbligato (ma che comunque, aveva già offerto di provvedervi), mentre altri erano già venuti meno in corso di causa, e cioè la spinta dei tronchi, eliminati spontaneamente dal Condominio, benchè a ciò non obbligato dalla riconosciuta usucapione. Andava inoltre tenuto conto che il muretto di recinzione, danneggiato da tali concorrenti fattori, era di appartenenza comune.

La riduzione della domanda di risarcimento risulta pertanto più che giustificata e per nulla carente o contraddittoria.

Né ricorrono le lamentate violazioni di legge, perchè le considerazioni svolte dal giudicante in ordine al comportamento rispettivamente tenuto dalle parti nel corso della lunga vicenda processuale attengono al complessivo giudizio equitativo, a formare il quale esse concorrono unitamente a tutti gli altri elementi presi in considerazione dalla Corte di merito, e non sono pertanto censurabili in sede di legittimità.

Il motivo va, perciò, respinto.

2 - Col secondo motivo si denunciano ancora violazione di legge (artt. 113 e 114 c.p.c.; artt. 1105, 1223, 1226, 1282, 2043, 2056 c.c.) nonché motivazione insufficiente su punti decisivi lamentando che la Corte ha fatto ricorso alla liquidazione equitativa dei danni pur mancando al riguardo una domanda delle parti e fuori dei casi previsti dalla legge per la decisione secondo equità, e benché i danni fossero stati accertati nel loro ammontare.

La censura è infondata.

Com'è evidente dalla lettura della sentenza a pag. 6, il giudice di rinvio non ha deciso secondo equità, ma si è limitato a fare ricorso al criterio equitativo al solo fine di liquidare l'importo del risarcimento, non altrimenti determinabile atteso che la somma domandata dai ricorrenti appariva eccessiva alla luce delle risultanze di causa. Il motivo va, perciò, respinto.

3 - Con il terzo motivo si denunciano violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nonché motivazione insufficiente su punti decisivi lamentando che la Corte, nel regolare le spese dei quattro gradi di giudizio, le ha compensate nella misura della metà sul presupposto di un esito della causa solo in parte favorevole ai ricorrenti, laddove i ricorrenti dovevano considerarsi sostanzialmente vittoriosi sia con riferimento alla domanda di eliminazione degli alberi (che infatti il Condominio aveva finito per abbattere in corso di causa) sia rispetto alla domanda risarcitoria, che era stata, sia pure in parte, accolta. Lamentano inoltre i ricorrenti che il giudice di rinvio, nel liquidare le spese di primo grado, ha omesso di pronunciare sulle spese da essi sostenute per la CTU e per la CT di parte, benché queste fossero state specificamente indicate nella nota spese, rispettivamente in L. 1.339.157 e L. 1.995.600, ed ha liquidato per tale titolo (nella misura intera) soltanto 300,00 Euro.

Il motivo, nella sua prima parte, è infondato.

Secondo la giurisprudenza di legittimità (ex plurimis: Cass. 14576/1999; Cass. 5373/2003), la statuizione con cui il giudice di merito dispone la compensazione delle spese è censurabile in sede di legittimità sotto il profilo della violazione di legge soltanto quando, in violazione del principio della soccombenza, le spese siano state poste parzialmente o totalmente a carico della parte totalmente vittoriosa. Non è invece sindacabile neppure sotto il profilo del difetto di motivazione l'esercizio del potere discrezionale del giudice di merito sull'opportunità di compensare in tutto o in parte le spese medesime. Il criterio della soccombenza deve essere riferito alla causa nel suo insieme, con particolare diretto riferimento all'esito finale della lite, sicchè è totalmente vittoriosa la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta. Nel caso di specie, il giudice di rinvio - al quale, in virtù dell'effetto espansivo di cui all'art. 336 c.p.c., era rimesso il regolamento delle spese dell'intero giudizio (Cass. 11236/2003) - compensando nella misura della metà le spese dei quattro gradi, non ha violato il principio della soccombenza, ove si consideri che i ricorrenti erano rimasti soccombenti rispetto alla domanda di eliminazione degli alberi (essendo stata accolta la domanda riconvenzionale di usucapione del Condominio) e che la loro domanda di risarcimento era stata accolta solo in parte.

Il motivo è, invece, fondato nel resto.

Risulta dagli atti che nella nota spese di primo grado l'attore B. aveva indicato distintamente, sia per la CTU sia per la CT di parte, gli importi nella misura rispettivamente specificata nel motivo di ricorso. Il giudice di rinvio, provvedendo al regolamento delle spese, diritti e onorari dei vari gradi di giudizio, ha liquidato per "spese" di primo grado (nella misura intera) soltanto 300,00 Euro, importo nettamente inferiore a quello richiesto dalla parte nella nota spese per tali due voci, né ha giustificato in alcun modo la decisione sul punto.

In accoglimento del motivo, la sentenza va, pertanto, cassata con rinvio al giudice a quo affinché provveda sul punto.

Si ritiene opportuna, stante l'esito del presente giudizio, la compensazione delle relative spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta i primi due motivi. Accoglie in parte il terzo motivo, rigettandolo nel resto. Cassa la sentenza impugnata in relazione all'accoglimento e rinvia la causa alla Corte d'appello di Genova, altra sezione. Compensa le spese del giudizio di legittimità.



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