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Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 30 aprile - 18 luglio 2008, n. 19919


Assicurazione obbligatoria · rca · assicurativo · circolaizone stradale · risarcimento · fondamento · termine · ritardo · interessi · civile

Dopo la lunga trattazione in fatto, sono intessanti i motivi.

"in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, se l'assicuratore, pur potendo desumere l'esistenza della responsabilità dell'assicurato in base ai dati obiettivi conosciuti e ritenere la ragionevolezza delle pretese del danneggiato a seguito della richiesta dal medesimo formulata ex art. 22 della legge n. 990 del 1969 non adempie all’obbligo, dopo la scadenza del termine di sessanta giorni da detta norma previsto, di corrispondergli il debito d'indennizzo derivante dal contratto di assicurazione o comunque di metterlo a sua disposizione, a causa del ritardo ingiustificato, detto assicuratore è sì in mora verso il danneggiato a titolo di responsabilità per l'inadempimento di un'obbligazione pecuniaria (art. 1224 cod. civ.), e quindi senza necessità di prova del danno quanto agli interessi maturati sul massimale per il tempo della mora, ed al saggio degli interessi legali, mentre oltre questo livello in presenza di allegazione e prova (anche tramite presunzioni) di un danno maggiore (Cass. 1315/2006), - prova che nella fattispecie non è neppure dedotta - ma anche in quest'ultimo caso gli interessi e l’eventuale maggior danno non vanno rapportati alle somme liquidate come danno originario, ma al massimale di polizza, atteso che, entro detto ammontare, l'obbligo dell'assicuratore deriva dall'art. 1917 cod. Civ (Cass. 17831/2002)."

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Presidente Preden - Relatore Chiarini

Svolgimento del processo

Con citazione del 22 dicembre 1994 L..C., ..., in proprio ed in nome della figlia ..., ..., ..., ..., e la s.p.a. X. convenivano dinanzi al Tribunale di Arezzo la s.p.a. Y., in qualità di assicuratore della r.c. dell’autoarticolato Fiat 190 di A..R. chiedendone la condanna alla corresponsione degli interessi di mora e della svalutazione monetaria sul massimale garantito e a tal fine esponevano: 1) il (...), sull’autostrada (...), in località (...), si erano violentemente scontrate l’auto Audi 200, di proprietà della X., e il predetto autoarticolato Fiat 190, condotto da V..B., e a seguito dell’incidente erano deceduti ....... e Se..Fa., conducente e passeggero dell’auto Audi, assicurata con la s.p.a. Z.; 2) il Tribunale penale di Arezzo aveva ascritto l’esclusiva responsabilità dell’incidente al B. e la sentenza era passata in giudicato, mentre alle parti civili era stata concessa una provvisionale di L. 300.000.000 in favore della C., in proprio e nella qualità, e di L. 140 milioni in favore della T.; 3) il risarcimento del danno, ripetutamente richiesto alla s.p.a. Y. della r.c. dell’autoarticolato, superava il massimale garantito – L. settecento milioni - ed era stato messo a disposizione soltanto il 30 agosto 1993 e quindi la predetta doveva corrispondere interessi e rivalutazione anche oltre il medesimo.

La T.I., in via subordinata, chiedeva l’accertamento della corresponsabilità di ......C. nella determinazione dell’incidente in cui aveva perso la vita suo marito, Fa.Se., e la condanna al risarcimento dei danni nei confronti degli eredi di costui e dell’assicurazione Z. con cui era assicurata l’Audi condotta dal .... La Y., per l’ipotesi di condanna integrale a risarcire i danni alla T., chiedeva di esser manlevata dalla proprietaria dell’autoarticolato, la s.p.a. X. e dalla sua assicurazione Z.. Analoga domanda formulava il R. nei confronti della X., eredi del ... e Z. e nei confronti della stessa Y. a titolo di mala gestio.

Il Tribunale di Arezzo dichiarava prescritto il credito degli attori nei confronti del R. e della T. nei confronti della assicurazione M., succeduta alla Z., ed infondata la domanda della T. nei confronti degli eredi del ... e della Y. nei confronti della assicurazione M.; altresì respingeva la domanda degli attori nei confronti della Y. che aveva messo a disposizione il massimale.

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza dell’8 novembre 2005, premesso che avevano interposto distinti appelli C.L. ......, ... e la Z. s.p.a. - con atto del 24 settembre 2002 - e T.I. - con atto del 25 settembre 2002 - deducendo che accolta la domanda di responsabilità per negligente ritardo della Y. nella messa a disposizione del massimale, nulla doveva esser disposto per quelle subordinate; rilevato che a detti appelli avevano resistito la Y. ed il R.; riuniti i procedimenti, riformava la sentenza di primo grado sulle seguenti considerazioni:

1) è configurabile la responsabilità ultramassimale dell’assicurazione della r.c.a. ai sensi dell’art. 18 legge 990/1969, con decorrenza dalla scadenza del termine di cui all’art. 22 stessa legge, salvo prova contraria, e non rileva che il massimale sia o meno capiente, per non averlo messo a disposizione dei danneggiati pur in presenza di elementi obbiettivi di responsabilità degli assicurati; 2) nella fattispecie dal rapporto della Polizia Stradale risultava che l’autoarticolato si era spostato repentinamente sulla corsia di sorpasso senza che il conducente di esso si avvedesse che era impegnata dall’Audi 200, che, per la velocità, nonostante la sterzata a sinistra, non aveva potuto evitare la collisione e che la richiesta formale di indennizzo era del 15 marzo 1988 e perciò da tale data il ritardo era colposo, sì che fino al soddisfo sul massimale - 30 agosto 1993 (infra) - l’assicurazione dell’autoarticolato doveva corrispondere gli interessi legali e la svalutazione monetaria per la misura eccedente gli interessi;

2) in primo grado gli attori avevano proposto domanda risarcitoria per il colpevole ritardo con cui era stato messo a disposizione il massimale di polizza perché insufficiente a coprire l’intero danno patrimoniale e morale risarcibile, e la domanda era fondata avuto riguardo alla pluralità dei danneggiati - due vedove, di cui una con figli, ed il Fa. era l’unico sostegno della famiglia - e tenuto conto dell’età delle persone decedute - 40 e 56 anni - sì che era rispondente agli obblighi di correttezza e buonafede di cui agli artt. 1175, 1176, 1375 c.c. mettere a disposizione il massimale indipendentemente dall’iniziativa e collabo-razione dei danneggiati;

3) peraltro erano provati i numerosi colloqui telefonici e le raccomandate di richiesta del risarcimento, anche se non contenenti i conteggi, ma il quantum sicuramente nei colloqui era stato indicato, almeno nelle voci di danno che lo componevano, mentre la Y. non aveva messo a disposizione il massimale neppure dopo l’invio della sentenza penale del 23 gennaio 1991, passata in giudicato l’11 maggio 1991, e nemmeno le somme a cui era stata condannata a titolo di provvisionale, ma, dopo averne comunicato l’ammontare il 24 febbraio 1993, a seguito dell’intervento dell’ISVAP, l'aveva messo a disposizione soltanto il 30 agosto 1993; 3) pertanto sussisteva l’obbligo dell’assicurazione Y. di pagare gli interessi legali e la svalutazione monetaria, in via alternativa se eccedente gli interessi, da calcolare sul massimale quale debito di valuta e non sulle ulteriori somme;

4) la responsabilità esclusiva del B., conducente dell’autoarticolato, era da confermare perché avrebbe potuto controllare il sopraggiungere dell’Audi sulla corsia di sorpasso, che aveva la precedenza ancorché egli avesse segnalato l’intenzione di spostarsi su di essa, sì che sussisteva la sua colpa, anche nell’ipotesi in cui avesse confidato comunque di farcela, attesa l’estrema vicinanza in quel momento tra i due veicoli, sì che la velocità dell’Audi era irrilevante nella determinazione dell’evento perché comunque non sarebbe riuscito ad evitare la collisione;

5) la Y. doveva pagare le spese del doppio grado in favore degli appellanti, mentre erano compensate tra le altre parti del giudizio (R., M.).

Ricorrono per cassazione in via principale C.L., ......, ... e la s.p.a. X., nonché T.I. cui resistono ... e la s.p.a. Y., che ha altresì proposto ricorso incidentale, cui resistono i ricorrenti principali.

Motivi della decisione

1.- Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi a norma dell’art. 335 cod. proc. civ..

2.- Con il primo motivo i ricorrenti principali deducono: "art. 360 c.p.c. commi 3 e 5 per violazione dell’art. 277 c.p.c. anche a seguito di omessa motivazione circa i seguenti punti decisivi della controversia".

Gli attori avevano chiesto la condanna dell’assicurazione al pagamento degli interessi moratori e della rivalutazione monetaria nei limiti del dovuto e sino alla notifica dell’atto di citazione in primo grado - 15 dicembre 1994 - maturati sulla somma costituente il danno subito, oggi individuata dagli interessi di mora e dalla rivalutazione monetaria che il massimale ha prodotto dal 15 maggio 1988 al 30 agosto 1993, e la Corte di merito non ha deciso e motivato sul punto. Gli stessi attori avevano chiesto gli interessi legali sul danno così quantificato dal giorno dell’atto di citazione (15 dicembre 1994) al soddisfo e la Corte di merito non ha deciso e motivato sul punto. Avevano chiesto altresì gli interessi anatocistici dalla domanda al soddisfo e anche sul punto non vi è decisione, né motivazione.

Il motivo è infondato.

La Corte di merito si è infatti conformata al consolidato principio secondo il quale, in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, se l'assicuratore, pur potendo desumere l'esistenza della responsabilità dell'assicurato in base ai dati obiettivi conosciuti e ritenere la ragionevolezza delle pretese del danneggiato a seguito della richiesta dal medesimo formulata ex art. 22 della legge n. 990 del 1969 non adempie all’obbligo, dopo la scadenza del termine di sessanta giorni da detta norma previsto, di corrispondergli il debito d'indennizzo derivante dal contratto di assicurazione o comunque di metterlo a sua disposizione, a causa del ritardo ingiustificato, detto assicuratore è sì in mora verso il danneggiato a titolo di responsabilità per l'inadempimento di un'obbligazione pecuniaria (art. 1224 cod. civ.), e quindi senza necessità di prova del danno quanto agli interessi maturati sul massimale per il tempo della mora, ed al saggio degli interessi legali, mentre oltre questo livello in presenza di allegazione e prova (anche tramite presunzioni) di un danno maggiore (Cass. 1315/2006), - prova che nella fattispecie non è neppure dedotta - ma anche in quest'ultimo caso gli interessi e l’eventuale maggior danno non vanno rapportati alle somme liquidate come danno originario, ma al massimale di polizza, atteso che, entro detto ammontare, l'obbligo dell'assicuratore deriva dall'art. 1917 cod. Civ (Cass. 17831/2002).

Quindi la censura va respinta.

3.- Con il secondo motivo i ricorrenti principali deducono: "A mente dell’art. 360 c.p.c. commi 3 e 5 c.p.c. con violazione dell’art. 91 c.p.c. per omessa e contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia in tema di soccombenza e spese di lite".

I ricorrenti avevano proposto separati appelli, con diversi difensori, che avevano presentato separate comparse conclusionali e notule. Nell’epigrafe della sentenza di appello T.I. è indicata come appellante, mentre gli altri appellanti erroneamente come appellati non costituiti, e perciò le spese liquidate sono soltanto a favore della T., come si desume implicitamente dalla corrispondenza alla notula presentata dal suo difensore e dalla liquidazione delle spese vive, riferibili ad un procedimento e non a due. Se invece la liquidazione si riferisce alle due parti appellanti, va precisata per poterla eseguire sul punto. Pertanto sussiste il vizio di motivazione, decisione e contraddittorietà.

Il motivo è fondato.

Come emerge dalla narrativa, gli appelli avverso la sentenza di primo grado sono stati proposti con atti diversi, in data diversa, da difensori diversi e per parti diverse: i familiari del ..., conducente dell’Audi 200, e la proprietaria di essa, da un lato, e la vedova del Fa., trasportato su detta auto, dall’altro. Quindi, allorché la sentenza impugnata, dopo aver concluso che la Y. doveva sopportare l’onere delle spese a favore degli appellanti, in dispositivo le ha liquidate, sia per il primo che per il secondo grado, complessivamente a favore degli stessi e non distintamente per ciascun difensore e per ciascuna parte, non si è attenuta al principio secondo il quale, per effetto del combinato disposto degli artt. 1 del D.M. 5 ottobre 1994 n. 585 e 91 cod. proc. civ. la condanna al pagamento delle spese processuali è una conseguenza legale della soccombenza, che a sua volta va individuata tenendo presente la statuizione espressa nella sentenza, sì che, anche nell'ipotesi in cui più giudizi, per qualche motivo siano riuniti in un uno solo, la liquidazione delle spese va operata in relazione ad ogni singolo giudizio, posto che solo in riferimento alle singole domande è possibile accertare la soccombenza, con l’ulteriore conseguenza che ai sensi dell'art. 1 del richiamato D.M., ciascun avvocato difensore ha diritto a percepire gli onorari per le prestazioni professionali eseguite (Cass. 7908/2001, 15954/2006).

4.- Deduce la ricorrente incidentale s.p.a. Y.: “Ai sensi dell’art. 360 c.p.c. commi 3 e 5 per violazione degli artt. 2054, secondo comma, c.c. - 277 c.p.c e 116 c.p.c. con conseguente erronea applicazione degli artt. 1218 c.c. e 1224, secondo comma c.c.".

Per la responsabilità da ritardo dell’assicurazione nel mettere a disposizione il massimale è necessario che sia dimostrata la responsabilità esclusiva dell’assicurato e che i danni siano ben maggiori del massimale, mentre nella fattispecie la corresponsabilità dei conducenti era da accertare, come emerge dagli atti e come ha evidenziato l’assicurato R. e sul punto, in relazione all’art. 2054 cod. civ. secondo comma, la corte di appello non ha motivato, tanto più che l’auto Audi proveniva da tergo e che il conducente di essa, ......C., non aveva provato di aver tenuto una condotta di guida conforme alle norme sulla circolazione e a quelle di comune prudenza e di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, sì che il danno morale in tal caso non sarebbe spettato. Inoltre gli attori, con la citazione del 15 dicembre 1994, avevano chiesto al Tribunale di quantificare i danni e tale compito spettava alla Corte di appello atteso che il tribunale aveva respinto la domanda. Quindi la Corte avrebbe dovuto, come richiesto dai danneggiati, quantificare il danno subito all’epoca della messa a disposizione del massimale il 30 agosto 1993, mentre apoditticamente i giudici di appello affermano che i danni degli eredi del ... , del Fa. e della proprietaria del veicolo superano le somme assicurate già all’epoca della richiesta risarcitoria, ed invece, secondo le tabelle del 1993, il danno morale complessivo non superava nel massimo L. 180 milioni, ed infatti gli attori lo avevano quantificato in L. 200 milioni, sì che restavano ben 500 milioni per i danni patrimoniali e dunque il massimale era più che esaustivo. Sul punto dell’incapienza del massimale pertanto la Corte di merito non motiva, né sulla misura del danno patrimoniale derivato ai figli, stante anche il loro obbligo di contribuire al mantenimento dei familiari.

Il motivo è infondato in entrambe le censure.

4.1. Dalla narrativa emergono tutte le circostanze di fatto che hanno indotto i giudici di appello a ritenere raggiunta la prova concreta dell’esclusiva responsabilità del conducente dell’autoarticolato nella determinazione del sinistro, e conseguentemente hanno correttamente escluso la presunzione di corresponsabilità di cui al secondo comma dell’art. 2054 cod. civ. la cui applicazione postula l’impossibilità di accertare in concreto le cause ed il grado delle colpe incidenti nella produzione dell'evento dannoso (Cass. 456/2005), mentre nel caso concreto, le modalità del sinistro sono state ricostruite dal giudice di merito con ragionamento immune da qualsiasi vizio logico.

4.2. Quanto poi alla responsabilità dell’assicuratore per non aver messo a disposizione dei danneggiati il massimale, malgrado dagli elementi - indicati in sentenza ed innanzi riassunti - emergesse sia detta responsabilità esclusiva dell’assicurato, sia le voci di danno a favore dei familiari delle due persone decedute questa Corte deve ribadire (Cass. 19321/2004) che “perché una domanda risarcitoria ultramassimale con riferimento alle voci interessi - rivalutazione, possa ritenersi ritualmente proposta da parte del danneggiato (altro essendo il rapporto diretto assicurato-assicuratore), è sufficiente che il danneggiato stesso deduca il ritardo della società assicuratrice nel corrispondere il risarcimento, chiedendolo sotto forma, appunto, di rivalutazione e interessi (salvo, naturalmente, qualsiasi danno ulteriore risarcibile ex art. 1224 c.c.). La imputabilità del ritardo non rientra, difatti, tra gli elementi costitutivi della responsabilità del debitore per obbligazione pecuniaria che spetti al creditore provare, incombendo per converso al debitore medesimo la controdeduzione e la prova di una p eventuale causa non imputabile (art. 1218 cod. civ.). Quanto, poi, alla data di inizio del ritardo, legittimamente il creditore può ricondurne gli effetti dalla scadenza del termine di cui all'art. 22 della legge n. 990/69 (spatium deliberandi), salvo che l'assicuratore provi - o comunque sia dato rilevare dagli atti - che l'imputabilità del ritardo possa ritenersi in concreto, e in dipendenza di particolari situazioni di fatto, insussistente, ovvero realizzata solo in un momento successivo". (Cass. 19321/2004, specie in motivazione) e a questo principio si è adeguata la Corte di merito.

Pertanto anche la seconda censura di questo motivo è infondata ed il ricorso incidentale va respinto.

Il giudice del rinvio, in relazione al secondo motivo del ricorso principale accolto, si uniformerà al principio di diritto ivi richiamato e provvederà alla liquidazione delle spese, anche del giudizio di cassazione, tra i ricorrenti principali e la ricorrente incidentale.

Si compensano invece le spese del giudizio di cassazione tra le restanti parti del giudizio e cioè ... e L’H, succeduta alla W, a sua volta succeduta alla M..

PQM

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il primo motivo del ricorso principale ed il ricorso incidentale e accoglie il secondo motivo del ricorso principale; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione tra ricorrenti principali ed incidentali, alla Corte di appello di Firenze. Compensa le spese tra dette parti e ...e la s.p.a. H.



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