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Cassazione - Sezione V civile del 19/03/2009 n. 6617


Tributario · accertamenti · conto corrente · prova · onere · presunzioni

fonte:

http://dt.finanze.it

"e' erroneo il convincimento della C.T.R. sull'onere gravante a carico della amministrazione finanziaria di provare il coinvolgimento della D. nelle operazioni finanziarie del S. come pure di provare l'esistenza di una capacita' di spesa compatibile con l'ammontare dei suoi movimenti bancari."

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"e' necessario che egli fornisca la prova analitica della inerenza alla sua attivita' di maneggio di denaro altrui di ogni singola movimentazione del conto (cfr. Cassazione civile, sezione 5^, n. 13819 del 13 giugno 2007 ed e' opportuno rilevare che in applicazione del suddetto principio, la S.C., con la sentenza citata, ha cassato la decisione con la quale la commissione tributaria aveva accolto l'impugnazione del contribuente avverso un avviso di accertamento notificato ad un amministratore di condominio, ritenendo che dalla natura stessa dell'attivita' svolta dal contribuente potesse desumersi che le somme da questi depositate sul proprio conto corrente gli erano state affidate dai condomini per il pagamento degli oneri condominiali)"

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Svolgimento del processo

A seguito di controlli, relativi al 1992, eseguiti dalla Guardia di Finanza sui conti bancari della contribuente G.D., l'Ufficio delle Imposte dirette di Roma provvedeva ad elevare il reddito complessivo netto ai fini IRPEF e ILOR a L. 1.793.026.000, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, punto 2, e delle disposizioni di cui all'art. 38 dello stesso Decreto. Si opponeva all'accertamento la D. deducendo che in realta' i conti bancari verificati erano stati gestiti da tale ragioniere G.S., salvo alcune operazioni personali di importo limitato.

La C.T.P. di Roma, con sentenza n. 538/40/00, dichiarava inammissibile il ricorso per mancata nomina del difensore tecnico.

Appellava tale decisione la contribuente rilevando che la nomina del difensore era intervenuta comunque prima della discussione del ricorso.

La C.T.R., rilevato che la D., dopo aver sottoscritto personalmente il ricorso, aveva provveduto a nominare, antecedentemente alla prima udienza, il suo difensore, nella persona dell'avv. N.L., ha deciso nel merito la controversia accogliendo il ricorso della contribuente. La C.T.R. ha ritenuto provato che il rag. S., divenuto nel frattempo il coniuge della D., utilizzava i conti correnti di quest'ultima per i movimenti bancari di molteplici societa' ed enti da lui rappresentati e ha rilevato che l'Amministrazione finanziaria non aveva provato che la D. fosse coinvolta nelle operazioni finanziarie in questione ne' aveva dedotto che la stessa avesse dimostrato capacita' reddituali sensibilmente in eccesso rispetto alla sua dichiarazione del reddito ai fini fiscali.

Ricorrono per cassazione il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate affidandosi ad un unico articolato motivo di impugnazione.

Si difende con controricorso la D. che presenta altresi' memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

Con il motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, artt. 11 e 2697 cod. civ., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e la omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il ricorso e' fondato. La motivazione della C.T.R. e' del tutto apodittica laddove afferma che la gestione pressoche' integrale, da parte del S., dei conti bancari della D. era stata documentata. E' inoltre chiaramente contraddittoria ed erronea in punto di diritto laddove rileva che "unitamente alle operazioni positive sui conti correnti, sono stati contabilizzati prelevamenti per L. 1.618.818.382, i quali costituendo comunque pagamenti eseguiti, avrebbero dovuto, in ogni caso, condurre all'abbattimento corrispondente del reddito accertato". Come dedotto dalle ricorrenti amministrazioni il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, prevede infatti, per gli accertamenti nei confronti dei soggetti con obbligo di contabilita', di considerare direttamente come ricavi i prelevamenti e in generale consente di porre a base degli accertamenti i dati e gli elementi risultanti dai conti.

Disposizione che viene interpretata dalla giurisprudenza di legittimita' nel senso che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, ed al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (in virtu' della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell'esercizio dell'attivita' d'impresa), non e' sufficiente al contribuente dimostrare genericamente di avere fatto affluire su un proprio conto corrente bancario, nell'esercizio della propria professione, somme affidategli da terzi in amministrazione, ma e' necessario che egli fornisca la prova analitica della inerenza alla sua attivita' di maneggio di denaro altrui di ogni singola movimentazione del conto (cfr. Cassazione civile, sezione 5^, n. 13819 del 13 giugno 2007 ed e' opportuno rilevare che in applicazione del suddetto principio, la S.C., con la sentenza citata, ha cassato la decisione con la quale la commissione tributaria aveva accolto l'impugnazione del contribuente avverso un avviso di accertamento notificato ad un amministratore di condominio, ritenendo che dalla natura stessa dell'attivita' svolta dal contribuente potesse desumersi che le somme da questi depositate sul proprio conto corrente gli erano state affidate dai condomini per il pagamento degli oneri condominiali).

Infine e' erroneo il convincimento della C.T.R. sull'onere gravante a carico della amministrazione finanziaria di provare il coinvolgimento della D. nelle operazioni finanziarie del S. come pure di provare l'esistenza di una capacita' di spesa compatibile con l'ammontare dei suoi movimenti bancari.

Il ricorso va pertanto accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale che decidera' anche in merito alle spese del giudizio di Cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio che decidera' anche in merito alle spese del giudizio di cassazione.



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