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Cassazione Sez. Terza Civ. - Sent. del 24.11.2009, n. 24682


Immobili · procura a vendere · donazione · responsabilita' · notarile

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"in esito al complesso giudizio è rimasto accertato, da un lato, l’ inadempimento da parte del (…) dell’obbligo di consegnare la procura al mandatario e quindi, la responsabilità contrattuale del (…) si che sul punto lo stesso non può non dirsi soccombente sia l’ulteriore accertamento che da tale condotta non è derivato un danno risarcibile in favore del (…) con conseguente sua soccombenza quanto alla sua domanda di risarcimento."

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SVOLGIMENTO DEL PRCESSO

Con atto 17 maggio l993 ha convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di Roma il notaio (…)

chiedendone la condanna al risarcimento dei danni tutti patiti a causa della condotta di questo ultimo.

Ha esposto l’ attore che con atto 4 giugno 1981 aveva donato ai propri figli e la nuda proprietà di un appartamento in Roma, via (…) riservandosi l’usufrutto e facendosi rilasciare - dai donatari - procura irrevocabile a vendere in rem propriam e senza obbligo di rendiconto.

Ha riferito ancora l’attore, altresì, che esso concludente non aveva mai avuto la disponibilità di tale ultimo atto, atteso che il notaio convenuto lo aveva consegnato al figlio e non l’aveva restituito e che pertanto non disponendo della procura in questione, nel novembre 1988 esso aveva perso l’occasione di vendere l’immobile, da cui la presentazione di danni.

Costituitosi il convenuto ha resistito all’avversa pretesa deducendone l’infondatezza.

Svoltasi l’istruttoria del caso l’adito tribunale con sentenza 21 luglio 1995 pur affermando che il notaio è inadempiente quanto all’obbligo di consegnare la procura al (…) ha rigettato la domanda

di risarcimento, sul rilievo che (…) non aveva usato la dovuta diligenza per evitare il danno.

Appellata dalla (…) tale sentenza è stata confermata dalla Corte di Appello di Roma, ma questa Corte di Cassazione, con sentenza 4 gennaio 2002 n. 56 ha cassato tale ultima pronunzia.

Rimesse le parti innanzi alla Corte di appello di Roma e riassunto il giudizio dal (…) alla Corte di appello, con sentenza 5 aprile - 30 ottobre 2007, pronunziando in sede di rinvio ha rigettato l’appello del (…) avverso la sentenza del tribunale di Roma 17- 21 luglio 1995.

Per la cassazione di tale ultima pronunzia della Corte di appello di Roma, notificata il 10 gennaio 2008 e date successive, (…) ha proposto ricorso, affidato a due motivi, con atto 28 febbraio 2008.

Resiste (…) , con controricorso e ricorso incidentale non condizionato quanto alla liquidazione delle spese e condizionato all’eventuale accoglimento del ricorso.

MOTIVO DELLA DECISIONE

1. I vari ricorsi, tutti proposti contro la stessa sentenza, devono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 c.p.c,

2. Come riferito in parte espositiva con atto 4 giugno (…) ha donato ai propri figli la nuda proprietà di un appartamento in Roma, (…) riservandosi l’ usufrutto e facendosi rilasciare - dai donatari - procura irrevocabile a vendere tale appartamento senza obbligo di rendiconto.

Il notaio (…) aveva rogato tali atti, peraltro, ha omesso di consegnare la procura al mandatario (avendola consegnata a uno dei mandanti, in particolare al figlio del mandatario sì che - non disponendo della procura in questione nel novembre 1988 (…) ha perso l’occasione di vendere l’immobile.

I giudici del rinvio, non controversa la responsabilità del notaio convenuto - per avere quest’ultimo omesso di consegnare la procura in questione al mandatario hanno escluso che da tale inadempimento del (…) fosse derivato, in capo al (…) un danno risarcibile.

Hanno affermato quei giudici, infatti:

la mancata vendita di un bene, di cui peraltro come in specie, si sia mantenuta la piena e totale disponibilità non è, di per se sola, evento produttivo di danno da intendersi come nocumento economicamente apprezzabile per la cui configurabilità è necessario che si realizzi l’ulteriore presupposto del mancato utilizzo della somma ricavata, del quale sia dimostrata la necessità o almeno il vantaggio, ovvero della successiva devalutazione del bene, quale effetto del suo deterioramento o della deflessione del mercato;

nessuna di tali ipotesi risulta nemmeno prospettata dal ( … ). il quale non ha neanche accennato alla necessità o anche alla mera opportunità di riutilizzare la somma ricavata dalla vendita;

- non risulta alcuna perdita intrinseca di valore dell’ immobile;

- è da escludere una devalutazione dell’immobile in relazione all’andamento del mercato immobiliare, soggetto, anzi notoriamente in questi anni a un costante incremento, del quale deve ritenersi abbia tratto giovamento anche il prezzo del bene, stimato dal c.t.u. con riferimento al 1988 in lire 350 milioni;

- tale valutazione peritale, deve pienamente condividersi, sì che deve escludersi la credibilità del contenuto della lettera della società intenzionata all’ acquisto dell’appartamento la quale indica un prezzo di lire 980 milioni;

- anche a voler presumere un utile reimpiego della somma effettivamente ricavabile dalla vendita, in depositi o rendite fruttifere, l’aggio dall’epoca non appare superare, con scarto di rilievo, il reddito ricavabile dal bene, il cui valore locativo, stimato dal consulente al 1988 risulta di oltre 16 milioni di lire annue;

3. Il ricorrente principale denunzia la sentenza impugnata, sopra riassunta, con due motivi con i quali lamenta:

- da un lato violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1470, 1387, 1388, 1350 e 1392 c.c, in relazione all’art. 360 n. 3, formulando a norma dell’art. bis c.p.c. i seguenti quesiti di diritto:

a) se in assenza di consegna della procura scritta (pur in precedenza formata) da parte del proprietario al procuratore quest’ultimo possa stipulare la vendita a terzi un bene immobile in nome del primo;

in particolare se un soggetto che abbia donato un bene immobile ad un altro soggetto e che quindi non ne sia più proprietario, pur materialmente privo dell’ atto di procura redatto con la forma prescritta per la vendita, possa vendere a terzi tale bene donato (primo motivo);

dall’altro, contraddittorie o comunque insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo nel giudizio: disponibilità o meno da parte dell’ avvocato (…) dell’immobile donato, atteso che la Corte di appello di Roma dopo avere affermato che il “(…) ricollega il danno alla mancata vendita dell’ appartamento determinata dalla indisponibilità della procura”, poco oltre accerta che “la mancata vendita di un bene di cui peraltro come in specie si sia mantenuta la piena e totale disponibilità non è di per se sola evento produttivo di danno”, sì che la corte di appello non chiarisce perché, pur in presenza della mancata disponibilità della procura a vendere, costui vanterebbe la disponibilità dell’immobile.

4. Entrambi i motivi sono inammissibili alla luce delle considerazioni che seguono.

4. 1. Quanto al primo motivo lo stesso deve essere dichiarato inammissibile per palese difetto di interesse, lo stesso, infatti, non censura quella che è la ratio decidendi della sentenza impugnata.

Quest’ultima - in particolare ben lungi dall’ affermare, come si ricava dal motivo in esame, che

l’odierno ricorrente avrebbe potuto - anche non disponendo della procura a vendere rilasciatagli dai donatari dell’ immobile - per cui è controversia vendere l’immobile stesso a terzi, dopo avere affermato la responsabilità del (…) per non avere consegnato la procura rilasciata dai donatari al donante ha rigettato la domanda di danni per un altro motivo e, in particolare, per l’assenza, nella fattispecie concreta, di un danno risarcibile.

E’ palese - di conseguenza - la inammissibilità della censura sviluppata con il primo motivo. Quanto al secondo motivo a prescindere da ogni altra considerazione o dal rilievo che la disponibilità cui fa riferimento la sentenza impugnata è il godimento dell’ immobile da parte dell’usufruttuario il quale, anche senza disporre della procura di cui si discute poteva occuparlo personalmente o darlo in locazione a terzi, percependo il canone del caso) lo stesso è inammissibile per violazione dell’art. 366-bis c.p.c.

Si osserva, infatti, che questa Corte - alla stregua della stessa letterale formulazione dell’art. 366-

bis c.p.c. - è fermissima nel ritenere che a seguito della novella del 2006 nel caso previsto dall’art. 360 n. 5 c.p.c. (allorché, cioè, il ricorrente denunzi la sentenza impugnata lamentando un vizio della motivazione nell’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione.

Ciò che importa in particolare che la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua inammissibilità (cfr., ad esempio, Cass., sez, un., 10 ottobre 2007, n. 20603).

Al riguardo, ancora è incontroverso che non è sufficiente che tale fatto sia esposto nel corpo del motivo o che possa comprendersi dalla lettura di questo, atteso che è indispensabile che sia indicato in una parte, del motivo stesso, che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata.

Conclusivamente, non potendosi dubitare che allorché nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente, imposto dall’art. 366-bis c.p.c., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma formulando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca

un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (In termini, ad esempio, Cass. 7 aprile 2008, n. 8897), non controverso che nella specie il secondo motivo, formulato ex art. 360 n. 5 c.p.c. è totalmente privo di tale indicazione, è palese che deve dichiararsene la inammissibilità (in argomento, tra le tantissime, Cass. 13 maggio 2009, n. 11094, in motivazione).

5. Al rigetto del ricorso principale segue I’ assorbimento del secondo motivo del ricorso incidentale, espressamente condizionato all’eventuale accoglimento del ricorso principale (con il quale si denunzia omesso esame di documenti rilevanti e determinati al fine del decidere, con conseguente violazione dell’art. 360 5, c.p.c.; falsa applicazione delle norme di cui all’art. 394 c.p.c. anche con riferimento agli artt. 345, 3 comma e 395 c.p.c.

Con il primo motivo del ricorso incidentale, non condizionato all’eventuale accoglimento del ricorso avversario, la sentenza impugnata nella parte in cui la stessa ha disposto la integrale

compensazione tra le parti delle spese di tutti i gradi e fasi di giudizio lamentando insufficiente e contraddittoria motivazione conseguente violazione dell’art., 360 n. 5 c.p.c. Violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. riguardo alla decisione adottata di compensare interamente le spese di tutte le fasi del giudizio.

Ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. il ricorrente incidentale sottopone all’esame di questa Corte il seguente principio di diritto il giudice dei rinvio che

debba decidere sulle spese di tutti i gradi laddove ritenga di disporre ex art. 92 la compensazione per tutti i gradi è tenuto ai sensi dell’art. 92 c.p.c. ad esporne sia pur sommariamente le ragioni con riferimento a ciascuno grado tenuto in ogni caso conto anche ai sensi dell’art. 88 c.p.c. del comportamento delle parti, tenendo in ogni caso presente che la compensazione è una eccezione alla regola prevalente della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c.

7.Il motivo, per alcuni aspetti inammissibile, per altri infondato, non può trovare accoglimento.

Alla luce delle considerazioni che seguono.

7. 1. in termini opposti rispetto a quanto ritiene la difesa del ricorrente incidentale deve ribadirsi

in conformità a costante giurisprudenza di questa Corte regolatrice - da un altro, che il giudice del rinvio cui la causa sia stata rimessa anche per provvedere sulle spese del giudizio di legittimità deve attenersi al principio della soccombenza applicato all’ esito globale del processo, piuttosto che ai diversi gradi del giudizio e al loro risultato, con la conseguenza che la parte vittoriosa

nel giudizio di cassazione e tuttavia soccombente in rapporto all’esito finale della lite può essere legittimamente condannata al rimborso delle spese in favore dell’altra parte anche per il grado di cassazione (in termini, Cass. 8 marzo 2004, o, 4309, nonché Cass. 7 febbraio 2007, n. 2634);

- dall’altro che ove una determinata questione giuridica - che implichi un accertamento di fatto - non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga detta questione in sede di legittimità ha l’onere, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, sia anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di Cassazione di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione priva la questione stessa (in termini Cass. 28 luglio 2008, n. 20518; Cass. 31 agosto 2007, n. 18440).

Applicando i riferiti non controversi principi al caso di specie, si ricava nell’ordine

- da un lato che nel caso concreto il giudice del rinvio, dovendo provvedere sulle spese dell’intero giudizio, non aveva alcun onere in termini opposti rispetto a quanto invoca parte ricorrente incidentale di indicare, per ciascun grado, le ragioni che giustificavano un provvedimento di compensazione dovendo tenere presente esclusivamente l’esito finale della lite;

- dall’altro, che nella specie in alcuna parte della sentenza impugnata si afferma che il (…) sia venuto meno al dovere di lealtà e probità di cui all’ art. 88 c.p. , o che il (…) abbia - nel corso del giudizio di merito fatto istanza di rimborso delle spese causategli dalla controparte «per trasgressione al dovere di cui all’articolo 88» c.c., è palese, per l’effetto, non avendo il ricorrente incidentale prospettato la censura, come era suo onere, sotto il profilo di cui all’art. 366, c. 4 e 112 c.p.c. e non avendo lo stesso, altresì, neppure indicato, in ricorso in quale occasione aveva prospettato una tale questione nei precedenti gradi del giudizio di merito la inanmissibilità

della censura nella parte in cui si duole che il giudice del rinvio non abbia fatto applicazione,

in sede di compensazione delle spese di lite, della regola posta dall’art. 92, comma 1, c.p.c.

Pacifico quanto sopra si osserva ancora

contrasta con la lettera della sentenza impugnata l’assunto del controricorrente che, di conseguenza, deve essere dichiarato inammissibile) secondo cui i giudici di rinvio non avrebbero motivato il provvedimento di compensazione sussistendo, in realtà, al riguardo una - sia pur sintetica - adeguata motivazione (la particolarità delle fattispecie e delle statuizioni adottate

giustifica la compensazione integrale dalle spese - con tale statuizione i giudici del merito hanno

chiaramente e in termini non equivoci fatto riferimento (con richiamo alle statuizioni adottate) all’esito globale del giudizio e alla circostanza che ricorre nel caso concreto una ipotesi assimilabile, quanto al provvedimento sulle spese, a una soccombenza reciproca;

- correttamente, in particolare, i giudici del merito hanno escluso la totale soccombenza del (…),

tale da giustificare a suo carico l’onere delle spese di lite, certo essendo che in esito al complesso giudizio è rimasto accertato, da un lato, l’ inadempimento da parte del (…) dell’obbligo di consegnare la procura al mandatario e quindi, la responsabilità contrattuale del (…) si che sul punto lo stesso non può non dirsi soccombente sia l’ulteriore accertamento che da tale condotta non è derivato un danno risarcibile in favore del (…) con conseguente sua soccombenza quanto alla sua domanda di risarcimento.

8. L’esito del giudizio e il rigetto del ricorso principale come di quello incidentale non condizionato giustificano la compensazione, tra le parti, delle spese di questo giudizio di legittimità

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale, e il primo motivo del ricorso incidentale, dichiara assorbito il secondo motivo dei ricorso incidentale condizionato; compensa, tra le parti, le spese di questo giudizio di cassazione.

Depositata in Cancelleria

il 24.11.2009



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