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Cassazione sez tributaria Ordinanza del 12.6.2012 n. 9574


Fisco · banche · versamente · sospetti · onere della prova · tributario · civile

Commento alla fonte:

http://www.fiscoediritto.it/?p=13010

" sicuramente una parte dei movimenti effettuati sul conto corrente dell’amministratore non potevano avere il significato di ricavi non dichiarati. "

"Ed invero, la parte ricorrente avrebbe dovuto dare analiticamente conto di quali fossero i versamenti in questione oltre che delle ritenute ragioni per le quali (diversamente da quanto affermato nella decisione impugnata) non se ne potessero considerare giustificate le movimentazioni, onde consentire a questa Corte di controllare se realmente ciò abbia integrato violazione della disciplina legale che implica presunzione iuris tantum di fonte di reddito."

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Osserva

La CTR di ……….. ha accolto l’appello di “(X) snc” (in liquidazione) appello proposto contro la sentenza n. 189/03/2006 della CTP di …….. che aveva respinto il ricorso della medesima società e di quelli (autonomamente proposti e poi riuniti) proposti dai soci (..) (..) e (..) contro avviso di accertamento per ILOR 1996 indirizzato alla società ed i conseguenti avvisi di accertamento per i redditi in partecipazione (in proporzione delle quote del 25% ciascuno) indirizzati ai soci, avvisi fondati sulle risultanze di un PVC sostanzialmente incentrato su indagini di genere bancarie riguardanti i conti correnti intestati alla società ed al suo amministratore.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che da una consulenza contabile esperita nel connesso processo penale era risultato che sicuramente una parte dei movimenti effettuati sul conto corrente dell’amministratore non potevano avere il significato di ricavi non dichiarati. Solo per una modestissima somma (sostanzialmente irrilevante) era risultato che si trattava di ricavi non dichiarati. I predetti elementi di fatto consentivano di utilmente contraddire la presunzione di legge, costituendo prova positiva che il conto corrente del detto amministratore veniva utilizzato per gran parte per ragioni finanziarie estranee all’impresa. L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Società e soci si sono costituiti con controricorso.

Il ricorso – ai sensi del l’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore, componente della sezione di cui all’art.376 cpc- può essere definito ai sensi dell’art.375 cpc.

Infatti, con il primo motivo di censura la ricorrente si duole della violazione dell’art.14 del D.Lgs. 546/1992 che impone sia integrato il contraddittorio tra parti necessarie, in relazione al fatto che uno dei quattro soci non risaltava convenuto nel medesimo giudizio.

Parte convenuta ha però dimostrato che rispetto al menzionato quarto socio e sulla medesima questione qui controversa si è già formato il giudicato, ciò che impedisce di dar corso (per pacifico indirizzo giurisprudenziale) all’ordine di integrazione del contraddittorio.

Inammissibilmente formulato, per violazione del canone di necessaria autosufficienza del ricorso per cassazione, appare poi il secondo motivo di impugnazione (centrato sulla violazione dell’art.32 del DPR n.600 del 1973), motivo con il quale -nel contesto di alcune tabelle di dati che si assumono estratti dalla consulenza contabile di cui si è detto, dati riferiti per sommatoria- la parte ricorrente si duole per il fatto che l’accertamento non sia stato confermato sia con riguardo ai versamenti dei quali è stata positivamente accertata la riferibilità all’attività sociale; sia con riguardo ai versamenti rimasti “ingiustificati”.

Ed invero, la parte ricorrente avrebbe dovuto dare analiticamente conto di quali fossero i versamenti in questione oltre che delle ritenute ragioni per le quali (diversamente da quanto affermato nella decisione impugnata) non se ne potessero considerare giustificate le movimentazioni, onde consentire a questa Corte di controllare se realmente ciò abbia integrato violazione della disciplina legale che implica presunzione iuris tantum di fonte di reddito.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per inammissibilità che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti; che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie; che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va rigettato; che le spese di lite vanno regolate secondo la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite di questo grado, liquidale in C 6.000.00 oltre accessori di legge ed oltre €. 100,00 per esborsi.



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