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Cassazione VI civile ordinanza n. 11044 del 28 giugno 2012


Ricorso in Cassazione · dovere di sintesi · ricorsi facili · autosufficienza · inammissibilita' · procedura civile

"va riproposta qui la problematica dei cosiddetti "ricorsi farciti", cioè confezionati in modo tale che siano riprodotti con procedimento fotografico gli atti dei pregressi gradi e i documenti ivi prodotti, tra di loro giustapposti con mere proposizioni di collegamento. "

"La consecuzione di atti puramente giustapposti (o intervallati da semplici locuzioni di raccordo), se allevia la parte ricorrente dal necessario sforzo di selezione e di sintesi, grava contempo la Corte di un compito che le è istituzionalmente estraneo, nè può essere giustificata con l'intento di assolvere più puntualmente all'onere di autosufficienza, perchè il momento della verifica degli atti viene solo dopo la sommaria ed autosufficiente esposizione dei fatti e non può essere anticipato. "

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CICALA Mario - Presidente -

Dott. IACOBELLIS Marcello - Consigliere -

Dott. DI BLASI Antonino - Consigliere -

Dott. CARACCIOLO Giuseppe - rel. Consigliere -

Dott. COSENTINO Antonello - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 2658-2011 proposto da:

Omissis in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO 24, presso lo studio dell'avvocato Omissis, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato Omissis , giusta procura speciale a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

Omissis - Direzione e Coordinamento di Omissis SpA ed appartenente al Gruppo Omissis - Agente della Riscossione per le Province di Omissis in persona dell'Amministratore Delegato della Società, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LEONIDA BISSOLATI 76, presso lo studio dell'avvocato Omissis, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

- controricorrente -

contro

ROMA CAPITALE, già Comune di Roma in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TEMPO DI GIOVE 21, presso l'AVVOCATURA COMUNALE, rappresentato e difeso dagli avvocati Omissis, giusta delega a margine del controricorso;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 211/06/2009 della Commissione Tributaria Regionale di ROMA del 29.10.09, depositata il 02/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 10/05/2012 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO;

udito per la ricorrente l'Avvocato Omissis che si riporta agli scritti;

E' presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA che si riporta alla relazione scritta.

La Corte:

ritenuto che, ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati:

Svolgimento del processo e motivi della decisione

La CTR di Roma ha dichiarato inammissibile l'appello della "Omissis srl" - appello proposto contro la sentenza n. 274/24/2007 della CTP di Roma che aveva accolto in parte il ricorso della società contribuente - ed ha così annullato solo alcune delle iscrizioni a ruolo di somme pretese dal Comune di Roma a titolo di imposta sulla pubblicità per l'anno 2000.

La società contribuente ha proposto ricorso fondato su sette motivi. Sia la Omissis spa che il Comune di Roma si sono difesi con controricorso.

Il ricorso - ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c. assegnato allo scrivente relatore - può essere definito ai sensi dell'art. 375 c.p.c..

Infatti, va riproposta qui la problematica dei cosiddetti "ricorsi farciti", cioè confezionati in modo tale che siano riprodotti con procedimento fotografico gli atti dei pregressi gradi e i documenti ivi prodotti, tra di loro giustapposti con mere proposizioni di collegamento. E' indirizzo costante di questa Corte (Cass. S.U. 19255/2010; Cass. S.U. 16628/2009; Cass. 15180/2010) quello che ha sanzionato di inammissibilità, per violazione del criterio di autosufficienza, detta modalità grafica, poichè essa equivale, in sostanza, ad un rinvio puro e semplice agli atti di causa e viola di poi il precetto dell'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 che impone l'esposizione sommaria dei fatti di causa (sostituita da una modalità che rende indaginosa e complessa, nonchè rimessa alla discrezionale valutazione del relatore, la valutazione del contenuto degli atti di causa).

L'anzidetta prescrizione non può ritenersi osservata allorchè il ricorrente non prospetti alcuna narrativa degli antefatti e dei fatti di causa nè determini con precisione l'oggetto della pretesa, così contravvenendo proprio alla finalità della prescrizione, che è quella di rendere agevole la comprensione della questione controversa, e dei profili di censura formulati, in immediato coordinamento con il contenuto della sentenza impugnata.

La consecuzione di atti puramente giustapposti (o intervallati da semplici locuzioni di raccordo), se allevia la parte ricorrente dal necessario sforzo di selezione e di sintesi, grava contempo la Corte di un compito che le è istituzionalmente estraneo, nè può essere giustificata con l'intento di assolvere più puntualmente all'onere di autosufficienza, perchè il momento della verifica degli atti viene solo dopo la sommaria ed autosufficiente esposizione dei fatti e non può essere anticipato.

D'altronde, se fosse questo il vero intento della parte ricorrente, essa vi potrebbe assolvere materialmente compiegando al ricorso per cassazione (e di seguito ad esso) la copia degli atti ritenuti strumentali a questa esigenza. Pertanto, si ritiene che il ricorso (che contravviene ai predetti principi) può essere deciso in camera di consiglio per inammissibilità.

Roma, 10 marzo 2012.

Che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che la parte ricorrente all'udienza camerale fissata per la discussione della presente controversia - ha dato atto ed ha documentato di avere aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti relative ai tributi comunali aboliti, adempiendo ai conseguenti oneri;

che pertanto deve dichiararsi cessata la materia del contendere, con la conseguenza che nulla deve essere disposto a proposito delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte dichiara cessata la materia del contendere.

Nulla sulle spese.



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