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Cassazione II Civile n. 14269 del 18/06/2009


Contravvenzioni · preavviso · stato di necessita' · opposizione · circolazione stradale · auto

" l'esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione della L. n. 689 del 1981, art. 4 postula, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile:"

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FATTO E DIRITTO

Il Comune di Pereto ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza indicata in epigrafe con cui il Giudice di Pace aveva accolto l'opposizione proposta da I. A. avverso il verbale di contravvenzione elevato per violazione dell'art. 7 C.d.S..

Il Giudice di Pace annullava le spese aggiuntive alla sanzione richieste per la notifica del verbale di contravvenzione, osservando che erano risultate fondate le deduzioni formulate dal ricorrente avverso l'illegittimità del preavviso di contravvenzione che era risultato privo dell'indicazione dei termini per potere definire l'oblazione ed annullava il verbale, ritenendo che ricorresse nella specie lo stato di necessità putativo, posto che il divieto di sosta era stato violato dall'opponente per evitare la situazione di disagio materiale sussistente per raggiungere la propria abitazione ove trasferire i pesi trasportati dalla propria autovettura.

Ha resistito l'intimato.

Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c. il Procuratore Generale ha inviato richiesta scritta di accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

Il resistente ha depositato memoria illustrativa.

Il ricorso è manifestamente fondato e va accolto.

Con il primo motivo il ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione di norme di diritto nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), censura la sentenza che nell'escludere l'obbligo dell'opponente di corrispondere le spese accessorie alla sanzione, aveva omesso qualsiasi argomentazione atta a sostenere la tesi dell'invalidità del preavviso, non avendo in proposito preso in esame le osservazioni in proposito formulate dal Comune.

Al riguardo va considerato che in tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme del codice della strada, è inammissibile il rimedio dell'opposizione di cui alla L. n. 689 del 1981 avverso il mero preavviso di contravvenzione (solitamente apposto sul parabrezza del veicolo del trasgressore), che è atto prodromico all'ordinanza - ingiunzione e non può essere equiparato nè al verbale di contestazione immediata, nè al verbale di accertamento notificato al trasgressore, in quanto, a differenza di essi, atto non idoneo - se non impugnato - a costituire titolo esecutivo ai sensi dell'art. 203 C.d.S., comma 3.

Ne consegue che il Giudice di Pace non avrebbe potuto sindacare la legittimità del preavviso per dedurne che non fossero dovute le spese di notifica, della contravvenzione.

L'obbligo di pagamento delle spese di notifica della contravvenzione conseguivano alla mancata oblazione che, a seguito dell'avviso dell'infrazione, l'opponente avrebbe potuto effettuare evitando la notificazione del verbale.

Con il secondo motivo il ricorrente,lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. art. 360 c.p.c., n.ri 3 e 5), censura la sentenza laddove aveva erroneamente ritenuto sussistente, in via putativa, la causa di esclusione della responsabilità L. n. 689 del 1981, ex art. 4.

La doglianza è fondata.

In tema di sanzioni amministrative, ai fini dell'accertamento della sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilità previste dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 4, occorre, in mancanza di ulteriori precisazioni, fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale.

La responsabilità dell'autore dell'illecito è esclusa in caso di erronea supposizione della sussistenza degli elementi concretizzanti una causa di esclusione della responsabilità, in quanto la citata L. n. 689 del 1981, art. 3 esclude la responsabilità quando la violazione è commessa per errore sul fatto, ipotesi questa nella quale rientra anche l'erroneo convincimento della sussistenza di una causa di giustificazione, quando tale convinzione sia stata determinata da circostanze obiettive, di cui colui che invoca l'esimente deve provare la sussistenza sulla base di dati concreti i quali siano tali da giustificare la supposizione di trovarsi in una situazione di effettivo pericolo che non lasci all'agente altra scelta se non quella di violare il precetto normativo, supposizione che sia provocata da circostanze oggettive.

E l'esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione della L. n. 689 del 1981, art. 4 postula, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile: nella specie, non ricorreva l'esimente putativa applicata dal giudicante, posto che non poteva ravvisarsi neppure la supposizione di trovarsi in una situazione che fosse configurabile in astratto come di stato di necessità, tenuto conto che la sentenza ha fatto riferimento alla situazione di disagio determinato dal trasporto dei pesi dalla autovettura alla propria abitazione che evidentemente non potrebbe rientrare nel pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile.

La sentenza va cassata.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c..

L'originaria opposizione va rigettata.

Le spese della presente fase vanno poste a carico del resistente, risultato soccombente.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'originaria opposizione.

Condanna l'intimato al pagamento in favore del ricorrente delle spese relative alla fase di legittimità che liquida in Euro 500,00 di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 400,00 per onorari di avvocato, oltre spese generali ed accessori di legge.



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