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Cassazione Civile del 22 febbraio 2013, n. 4510


Tributario · spese · outsourcing · gruppo · societario

fonte:

http://www.fiscoediritto.it/?p=21515

"In esito alla complessiva valutazione degli elementi acquisiti, la decisione assume invece, che la circostanza che la società contribuente sia di per sé priva di strutture idonee all’espletamento delle prestazioni conseguite a mezzo di outsourcing di gruppo, la natura delle prestazioni medesime e la relativa regolare fatturazione e contabilizzazione costituiscono, in assenza di specifiche contrarie indicazioni probatorie da parte dell’Agenzia, elementi idonei a configurare l’inerenza, ex art. 75 T.u.i.r., dei costi corrispondentemente dichiarati."

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Svolgimento del processo

(X) s.p.a. – quale incorporante di Gruppo (X) s.p.a., a sua volta, incorporante (Y) s.r.l. – propose ricorsi avverso avvisi di accertamento ilor ed irpeg per gli anni 1995 e 1996, con i quali l’Agenzia, per quanto ancora rileva, aveva provveduto a recuperare (rispettivamente, di l. 1.656.204.000, per il 1995, e di l. 2.540.612.000, per il 1996) ritenuti dedotti, in violazione dell’art. 75 d.p.r. 917/1986, “in quanto non documentati, non inerenti e parzialmente duplicati”.

L’adita commissione provinciale accolse in parte i ricorsi e, in particolare, li accolse in relazione alla ripresa prima richiamata, con decisioni che, in esito agli appelli della società contribuente e alla relativa riunione, furono confermate dalla commissione regionale.

Avverso la decisione di appello, l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione in quattro motivi, censurando la decisione impugnata con esclusivo riferimento alle determinazioni relative alla ripresa sopra indicata (rappresentando “in primo luogo, che oggetto di ricorso sono solo i capi con i quali sono state annullate le riprese fondate sul disconoscimento dei costi per assenza di documentazione attestante l’esistenza e l’inerenza delle spese sostenute e portate in deduzione”).

La società contribuente ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Per la parte oggetto di ricorso, la decisione impugnata – dopo aver rilevato “… come chiaramente risulta dalle norme contrattuali dei rispettivi contratti si tratta di una particolare modalità di organizzazione tipica di società strutturate in holding, in linea con quello che comunemente viene definite outsourcing di gruppo” – recita: Secondo i primi giudici difettano i requisiti di inerenza e di certezza delle prestazioni non risultando un’adeguata documentazione, L’interesse della (Y) s.r.l. a ricevere le prestazioni indicate nei contratti di “management” con Gruppo (X) e nel contratto “servizi infracanale” con (Z) srl è di tutta evidenza, stante l’assenza negli organici e nelle strutture della società appellante di figure corrispondenti; l’inerenza è pertanto data dalle esigenze gestionali e operative della (Y) s.r.l. … Sulla osservazione che la società verificata non è stata in grado di esibire la documentazione relativa alle prestazioni atta a dare certezza del sostenimento di esse, si deve osservare che la documentazione è solo lo strumento attraverso il quale si perviene alla certezza e non necessariamente deve essere costituita da materiale cartaceo da esibire. Dal punto di vista formale vi e un contratto di data anteriore la emissione di fatture e la loro corretta registrazione … Dal punto di vista sostanziale la natura delle prestazioni rese era tale da non prevedere e consentire una documentazione cartacea trattandosi di interventi di uomini e mezzi, di contatti e interventi che via, via si rendevano necessari e opportuni e si ribadisce necessari per la gestione e funzionamento della (Y) s.r.l. che non disponeva delle corrispondenti risorse umane e materiali. L’esistenza del contratto e delle fatture, non disconosciute come documenti formali, pone a carico dell’Ufficio l’onere di dimostrare che l’operazione commerciale non sia in realtà mai stata posta in essere… Negli atti prodotti dall’Ufficio non risultano indicati elementi che depongano per una non inerenza o inesistenza delle prestazioni per contro la regolarità formale e il quadro d’insieme dell’attività aziendale portano a ritenere corretta la dichiarazione dei costi per gli anni in accertamento”.

Tale essendo la motivazione della decisione impugnata, con il primo motivo di ricorso l’Agenzia – deducendo “violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.” – censura il fatto che, a fronte della richiesta del contribuente di annullamento di un atto impositivo fondato sul disconoscimento della esistenza ed inerenza dei costi esposti in dichiarazione, sia stato ritenuto gravare sull’Amministrazione l’onere di provare la fondatezza della pretesa tributaria, anche mediante la produzione in giudizio della copia integrale del p.v.c.

Con il secondo motivo di ricorso, la suindicata statuizione viene censurata dall’Agenzia sotto il profilo del vizio motivazionale.

Con il terzo motivo di ricorso, l’Agenzia deducendo “violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 c.c. e dell’art. 15 del d.p.r. n. 917/1986″ – censura la decisione impugnata per non aver considerato che la registrazione e la fatturazione di costi asseritamente sostenuti non rappresenta circostanza idonea a ritenere provata la deducibilità dei cesti stessi ai sensi dell’art. 75 T.u.i.r. (o, comunque, a ribaltare l’onere della prova in capo all’Amministrazione finanziaria), poiché, indipendentemente dalla natura della prestazione ricevuta, è necessario produrre documentazione idonea a consentire la verifica dei requisiti della certezza, della inerenza e della imputabilità all’esercizio di competenza dei costi medesimi.

Con il quarto motivo di ricorso, l’Agenzia censura sotto il profilo del vizio di motivazione l’affermazione con la quale il giudice di appello ha ritenuto che, per la loro natura, le prestazioni rese in favore della società contribuente non erano suscettibili di documentazione.

Le doglianze proposte dall’Agenzia – che, per la stretta connessione, vanno congiuntamente esaminate – si rivelano infondate, giacché non colgono la ratio della decisione impugnata.

Diversamente da quanto dimostra di presupporre l’Agenzia ricorrente, la decisione impugnata non afferma, invero, che grava sull’Amministrazione finanziaria l’onere di provare la non inerenza dei costi esposti in dichiarazione né che la registrazione e la fatturazione di costi suddetti siano elementi idonei ad asseverarne la deducibilità ai sensi dell’art. 75 d.p.r. 917/1986. In esito alla complessiva valutazione degli elementi acquisiti, la decisione assume invece, che la circostanza che la società contribuente sia di per sé priva di strutture idonee all’espletamento delle prestazioni conseguite a mezzo di outsourcing di gruppo, la natura delle prestazioni medesime e la relativa regolare fatturazione e contabilizzazione costituiscono, in assenza di specifiche contrarie indicazioni probatorie da parte dell’Agenzia, elementi idonei a configurare l’inerenza, ex art. 75 T.u.i.r., dei costi corrispondentemente dichiarati.

Trattandosi di valutazione in sé coerente (e nemmeno censurata sul piano della logicità) che, in quanto sufficiente a sorreggere la conclusione del giudice a quo rende comunque non decisivo (e, quindi, superfluo) il quarto motivo di ricorso, alla stregua delle considerazioni che precedono, s’impone il rigetto del ricorso.

Per la soccombenza, l’Agenzia ricorrente va condannata alla refusione delle spese di causa, liquidate come in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso; condanna l’Agenzia ricorrente alla refusione delle spese di causa, liquidate in complessivi € 15.200,00 (di cui € 15.000,00/per compensi), oltre accessori di legge.



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