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Cassazione I civile del 26 settembre 2011, n.19596


Amministratore di sostegno · scelta · coniuge · preferenza

fonte:

http://www.sostegno.bz.it/download.php?file=136dextEbGuQ4.pdf&name=11-09-26+Corte+di+Cassazione+n.+19596.pdf

"la scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario"

"Alla luce di cio' non puo' che conseguire che l'elenco delle persone indicate dall'art. 408 c.c. come quelle sulle quali dovrebbe, ove possibile, ricadere la scelta del giudice, non contiene alcun criterio preferenziale in ordine di elencazione perche' cio' contrasterebbe con l'ampio margine di discrezionalita' nella scelta riconosciuta dalla legge al giudice di merito finalizzata esclusivamente agli interessi della beneficiaria."

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- Pres. Luccioli – est. Ragonesi

Motivi della decisione

Il ricorrente ha depositato in cancelleria atto di rinuncia al giudizio che risulta notificato alla resistente.

Il P.G ha concluso per la dichiarazione di estinzione del giudizio.

Osserva il collegio, che, a seguito del decesso di Me.La. , deve ritenersi venuto meno ogni interesse alla controversia con conseguente cessazione della materia del contendersi.

Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile, restando privi di ogni efficacia i provvedimenti giudiziari assunti nel corso del giudizio di merito.

La parte ricorrente ha chiesto l'enunciazione del principio di diritto se l'art. 408 c.c. contenga un ordine preferenziale nella scelta dell'amministratore di sostegno che privilegia il coniuge rispetto ad altri soggetti.

Va preliminarmente rilevato che la dichiarazione diinammissibilita' del ricorso per cassazione, non preclude alla Corte di usare del potere di enunciare ai sensi dell'art. 363 c.p.c., su questioni di particolare importanza, il principio di diritto nell'interesse della legge, posto che nella dichiarazione conseguente all'esercizio del potere di rinuncia delle parti, cosi' come nell'inammissibilita' del ricorso, cio' che e' precluso e' solo la possibilita' di pronunciarsi sul fondo delle censure con effetti sul concreto diritto dedotto in giudizio. (Cass 19051/10). Sussistendo, dunque, le condizioni di cui all'art. 363 c.p.c., ritiene il collegio di doversi pronunciare sulla questione di diritto posta dal ricorrente.

Va anzitutto rammentato che l'art. 408 c.c. recita espressamente che 'la scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario (...). Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata'. Dall'articolo in questione si evince con tutta evidenza che il criterio fondamentale che il giudice deve seguire nella scelta dell'amministratore di sostegno e' esclusivamente quello che riguarda la cura e gli interessi della persona beneficiata.

Tale criterio assicura a chi deve decidere una ampia facolta' di valutazione su quale sia il miglior soggetto da scegliere come amministratore per assicurare al massimo la cura degli interessi della beneficiaria.

Alla luce di cio' non puo' che conseguire che l'elenco delle persone indicate dall'art. 408 c.c. come quelle sulle quali dovrebbe, ove possibile, ricadere la scelta del giudice, non contiene alcun criterio preferenziale in ordine di elencazione perche' cio' contrasterebbe con l'ampio margine di discrezionalita' nella scelta riconosciuta dalla legge al giudice di merito finalizzata esclusivamente agli interessi della beneficiaria.

Cio' del resto trova conferma nell'ultimo comma dell'art. 408 c.c., laddove viene data al giudice tutelare la facolta' di scegliere, ove ricorrano gravi motivi, anche una persona diversa da quelle indicate dall'art. 408, comma 1, il che sta necessariamente a significare che l'indicazione delle persone predette non riveste un ordine preferenziale ne' un carattere esclusivo.

Va aggiunto che quando il legislatore ha voluto determinare un ordine rigoroso di preferenze lo ha espressamente stabilito, come nel caso, ad esempio,dell'art. 433 c.c. che, nello stabilire quali sono le persone obbligate agli alimenti, precisa espressamente che le stesse sono obbligate nell'ordine di elencazione di modo che la precedente esclude la successiva.

La natura della controversia giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto d'interesse; compensa le spese dell'intero giudizio e pronuncia ex art. 363 c.p.c..



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