RicercaGiuridica.com
Oltre 50.000 sentenze gratuite e social
Newsletter gratuita info e privacy:

Chi siamo

Follow on Twitter Facebook Telegram Scrivici Stampa    


Cassazione - Sentenze - Dal 2000 la 1o banca dati di sentenze in puro testo share to whatsapp


Materie - Manda testi - Segnala url - testi integrali - RSS



Cassazione V Penale del 6 novembre 2013 – 10 gennaio 2014, n. 646


Professione · esercizio · iscrizione · abilitazione · avvocato · esercizio abusivo · avvocati

fonte:http://www.avvocatopenalista.org/sentenza.php?id=7178

"La "abusivita'" prevista dalla norma penale viene conseguentemente riconnessa, in pratica, alla mancanza della detta iscrizione"."

"la giurisprudenza di questa Corte e' consolidata nel senso di ritenere che integra il delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato la condotta di chi, conseguita l'abilitazione statale, eserciti l'attivita' professionale prima di aver ottenuto l'iscrizione all'albo professionale (cfr. Sez. 6, n. 27440 del 19/01/2011, Sgambati, Rv. 250531). Tale interpretazione ha ricevuto recentemente l'avallo delle sezioni unite (v. Sez. U, n. 11545 del 15/12/2011, "

Condividi su: FaceBook   Email - Seguici su facebook Facebook   telegramTelegram

Presidente Ferrua – Relatore Demarchi Albengo

Ritenuto in fatto

1. T.M. e' imputato dei reati di cui agli articoli 348 e 495 del codice penale per avere esercitato la professione di avvocato senza essere iscritto nel relativo albo e per essersi qualificato come avvocato in atti compiuti davanti a giudici ed altri pubblici ufficiali.

2. La Corte d'appello di Lecce ha confermato la sentenza di primo grado che aveva ritenuto l'imputato responsabile di entrambi i reati, unificati dalla continuazione, con condanna alla pena di mesi quattro di reclusione (previo riconoscimento delle attenuanti generiche e riduzione per il rito scelto).

3. Il T. propone ricorso per cassazione per i seguenti motivi:

a. inosservanza ed erronea applicazione dell'articolo 348 del codice penale. Sotto tale profilo osserva che l'elemento costitutivo del reato in esame e' rappresentato dalla mancanza dell'abilitazione all'esercizio della professione forense, non essendo determinante la mancata iscrizione nell'albo di categoria, che attiene esclusivamente alle modalita' di esercizio della professione, ma non riguarda l'accesso ad essa.

b. Inosservanza ed erronea applicazione dell'articolo 491 del codice penale. Sostiene il ricorrente che la spendita del titolo di avvocato non rientri nell'ambito applicativo dell'articolo 395 del codice penale, atteso che esso trova la sua completa regolamentazione alla stregua degli articoli 348 e 498 del codice penale. Nel primo caso, il reato di cui all'articolo 395 sarebbe assorbito nel reato di esercizio abusivo, che implica anche la spendita del titolo. Ma, anche a ritenere sussistente il reato di esercizio abusivo di professione forense, sarebbe contraddittorio un ordinamento che punisse un soggetto che si arroga un titolo afferente ad una professione che, per altra norma di legge, si ritiene che egli possa legittimamente esercitare.

Considerato in diritto

1. Il ricorso e' infondato. Quanto al primo profilo di ricorso, la giurisprudenza di questa Corte e' consolidata nel senso di ritenere che integra il delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato la condotta di chi, conseguita l'abilitazione statale, eserciti l'attivita' professionale prima di aver ottenuto l'iscrizione all'albo professionale (cfr. Sez. 6, n. 27440 del 19/01/2011, Sgambati, Rv. 250531). Tale interpretazione ha ricevuto recentemente l'avallo delle sezioni unite (v. Sez. U, n. 11545 del 15/12/2011, Cani, Rv. 251819: “...La norma incriminatrice dell'art. 348 c.p., che punisce chi "abusivamente esercita una professione, per la quale e' richiesta una speciale abilitazione dello Stato", trova la propria ratio nella necessita' di tutelare l'interesse generale, di pertinenza della pubblica amministrazione, a che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probita' e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualita' morali e culturali richieste dalla legge (in tal senso, testualmente, Sez. 6, n. 1207 del 15/11/1982, dep. 1985, Rossi, Rv. 167698). Il titolare dell'interesse protetto e', quindi, soltanto lo Stato, (...) Dalla ricognizione delle normative che prevedono e regolano le professioni soggette a speciale abilitazione dello Stato emerge, in via generale, che il conseguimento di tale titolo, da un lato, presuppone il possesso di altri pregressi titoli e, dall'altro, costituisce a sua volta il presupposto (principale ma non esclusivo) per la iscrizione in appositi albi (relativi ai laureati) o elenchi (diplomati), tenuti dai rispettivi ordini e collegi professionali (enti pubblici di autogoverno delle rispettive categorie, a carattere associativo e ad appartenenza necessaria): iscrizione che e' configurata essa stessa come condizione per l'esercizio della professione. La "abusivita'" prevista dalla norma penale viene conseguentemente riconnessa, in pratica, alla mancanza della detta iscrizione".

2. D'altronde, se l'iscrizione all'albo non fosse requisito essenziale per l'esercizio della professione legale, non configurerebbe il reato de quo la condotta di colui che continui ad esercitare la professione nonostante la intervenuta sospensione o radiazione dall'albo; ma anche tale interpretazione, oltre che scarsamente giustificabile sotto il profilo logico e normativo, si porrebbe ancora una volta in contrasto con i pregressi orientamenti di questa Corte (v. Sez. 6, n. 33095 del 04/07/2003, Longo, Rv. 226528).

3. La pronuncia della Corte costituzionale, invocata dal ricorrente, non e' determinante non solo perche' non spetta alla Consulta l'interpretazione delle norme di diritto, ma soprattutto perche' non affermava affatto un principio in contrasto con quello dichiarato dalla Corte di legittimita'; nella citata sentenza numero 199-1993, la Corte si limitava ad affermare, sotto il profilo strutturale, che "..cio' che la norma penale individua come elemento necessario e sufficiente per l'integrazione della fattispecie e' l'assenza di quella speciale abilitazione che lo Stato richiede per l'esercizio della professione, mentre il contenuto ed i limiti propri di ciascuna abilitazione, non rifluiscono - come ritiene il giudice a quo - all'interno della struttura del fatto tipico, ma costituiscono null'altro che un presupposto di fatto che il giudice e' chiamato a valutare caso per caso" (In nessun passo della sentenza si diceva che la mancata iscrizione all'albo era irrilevante ai fini del reato de quo).

4. Anche la doglianza relativa al ritenuto concorso dei reati di esercizio abusivo e di spendita del titolo e' infondata; questa Corte ha gia' avuto modo di affermare - senza che risultino pronunce contrarie - che "L'esercizio abusivo della professione legale, ancorche' riferito allo svolgimento dell'attivita' riservata al professionista iscritto nell'albo degli avvocati, non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualita' indebitamente assunta, sicche' il reato si perfeziona per il solo fatto che l'agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest'ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall'art. 495 cod. pen. e si configura il concorso dei detti reati" (Sez. 2, n. 18898 del 06/04/2004, Santopaolo, Rv. 229223).

5. Poiche' questo collegio non intende discostarsi dai citati precedenti, ne consegue che il ricorso deve essere rigettato. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonche' alla rifusione di quelle sostenute dalla parte civile, che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonche' alla rifusione di quelle sostenute dalla parte civile, che liquida in complessivi Euro 1.800,00, oltre accessori secondo legge.



Ricevi gli aggiornamenti su questa e altre sentenze:

Email: (gratis Info privacy)


Tags:

 


Le piu' lette del mese
Sommario:


Visita le banche dati: Diritto Sportivo - Procedura civile - Diritto di internet
. Ambiente
. Assegno divorzile
. Autovelox
. Banche
. Circolazione stradale
. Condominio
. Consumatori
. Contravvenzioni stradali
. Convivenza
. Danni
. Danno esistenziale
. Divorzi
. Evidenza
. Fallimento
. Famiglia
. Fermo amministrativo
. Immigrazione
. Inedite
. Internet
. Lavoro
. Locazioni
. Mobbing
. More Uxorio
. Parcheggi
. Photored
. Procedura
. Responsabilità del medico
. Separazioni
. Strada
. Vacanza rovinata






Ultime G.U:







Il testo dei provvedimenti (leggi, decreti, regolamenti, circolari, sentenze, ordinanze, decreti, le interpretazioni non rivestono carattere di ufficialità e non sono in alcun modo sostitutivi della pubblicazione ufficiale cartacea. Sono anonimizzati. I nomi sono tutti di fantasia. E' noto che alcuni estremi di sentenze non coincidono con altre fonti sul web. Verificate sempre gli estremi. Copiate liberamente i testi segnalati, linkando ricercagiuridica.com, grazie.


    Altro: - Corte Cost. - Forum - Gloxa - IusSeek - Mappa - Leggi - Libri - Link - Mobile - Penale - Podcast - Tribut. - Embed - Edicola - Altre Ricerche - Toolbar - Store


IusOnDemand srl - p.iva 04446030969 - Privacy policy (documenti anonimizzati) - Cookie - Segnala errori - Toolbar - Software e banca dati @ - 0.005
Cookie