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Trib. Ord. Rimini Civile del 26.1.2014


Condominio · recinzione · patrimoniale · risarcimento · litispendenza

fonte:

http://www.romagnasentenze.it/72-sentenza_in_vetrina/

"Sostiene l'attrice che i danni di cui chiede il risarcimento in questo processo siano esclusivamente quelli generatisi successivamente il 25 ottobre 2001 e dunque venuti ad esistenza a cinque anni di distanza dall'inizio del processo 1328/2007; sostiene altresi' che siano danni diversi da quelli oggetto della domanda ivi formulata, sia per petitum sia per causa petendi."

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Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. SUSANNA ZAVAGLIA

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 5822/2006 promossa da:

GIUSEPPINA T.  con il patrocinio dell'avv. omissis presso il difensore avv. omissis

ATTORE/I

contro

GIULIANA G.  con il patrocinio dell'avv. omissis e dell'avv. omissis,

CONVENUTO/I

CONCLUSIONI

La parte attrice ha concluso come da foglio allegato al verbale d'udienza di precisazione delle conclusioni; la parte convenuta ha concluso come da comparsa di costituzione e risposta.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Si omette l'esposizione dell'oggetto del processo, non piu' richiesta dalla nuova formulazione dell'art. 132 c.p.c. (introdotta dall'art. 45, XVII co., l. n. 69/09 ed immediatamente applicabile ai giudizi di primo grado pendenti al 4.7.2009, data di entrata in vigore della legge stessa, in forza del suo art. 58, II comma).

E' opportuno esaminare una per una le domande formulate da entrambe le parti nelle due cause riunite R.G. n. 5822/2006 e n. 6173/2007 onde vagliarne proponibilita' e fondatezza.

Anzitutto vi e' la domanda proposta da T. Giuseppina nella causa R.G. n. 5822/06 di risarcimento danni per non aver rimosso la convenuta G. Giuliana, al termine dei lavori di ristrutturazione del proprio fabbricato, la recinzione di cantiere dall'aia condominiale. Sostiene l'attrice che la recinzione, apposta dalla convenuta nell'anno 1993, durante il tempo e' stata assai logorata dalle intemperie, bruciata dal sole e sprezzata dai gelidi venti invernali, cosicche' la stessa, almeno dal 2001 e' solo un ammasso di spranghe arrugginite, tavole marce, vario immondo ciarpame, solamente utile a deturpare l'estetica e la salubrita' della corte e dell'abitazione in cui vive da sempre l'attrice stessa con la sua famiglia. Lamenta dunque una situazione di grave pregiudizio, ledendo la predetta recinzione le relazioni umane dell'attrice e la sua immagine sociale all'interno della comunita'; lamenta altresi' il "danno esistenziale per vita di relazione" e il danno patrimoniale derivante dall'aver deturpato, anche se provvisoriamente, un bene immobile.

Parte convenuta eccepisce l'improcedibilita' della domanda, avendo l'attrice gia' avanzato analoga richiesta di ristoro nel giudizio rubricato al n. 1328/97 R.G. definito con sentenza n. 417/06 non passata in giudicato.

In effetti, nel citato giudizio la T. aveva formulato, tra le altre, la seguente domanda: "Voglia l'Ill.mo Tribunale di Rimini (') ordinare a G. Giuliana di rimuovere i residui di cantiere e specialmente la sua recinzione dalla corte condominiale e condannarla al risarcimento o indennizzo del disturbo, da liquidarsi equitativamente, arrecato a T. Giuseppina dal giorno della richiesta (05.05.1993) ad oggi, oltre agli interessi moratori al tasso legale dal giorno della messa in mora (23.07.2009) al saldo effettivo"

(cfr. conclusioni di parte convenuta riportate nella sentenza n. 417/06 ' doc. 1 fasc. avv. omissis).

La sentenza del Tribunale di Rimini n. 417/06 ha rigettato tale istanza, ritenendola non provata ne' in fatto e neppure in diritto.

Avverso tale sentenza la T. ha proposto appello, chiedendo la riforma del predetto capo e riformulando davanti alla Corte di secondo grado le conclusioni sopra riportate (doc. 4 fasc. avv. omissis).

Ebbene deve ritenersi che la domanda proposta dalla T. in questo giudizio, avente ad oggetto il risarcimento dei danni cagionati dalla permanenza nell'aia condominiale dei residui della recinzione, sia identica a quella gia' proposta nella causa R.G. n. 1328/97, sulla quale il Tribunale di Rimini si e' espresso con sentenza n. 417/06, appellata dalla stessa T. e tuttora sub iudice (con R.G. n. 703/07), essendo fissata l'udienza di precisazione delle conclusioni davanti alla Corte d'Appello di Bologna in data 19.2.2013 (cfr. comparsa conclusionale avv. omissis); in ordine a tale domanda deve pertanto dichiararsi la litispendenza.

Va evidenziato che, ai fini della sussistenza della litispendenza, e' da ritenersi irrilevante che le due identiche cause pendano in gradi diversi, finche' non si sia formato il giudicato sulla sentenza che, definendo uno dei due procedimenti, trasformi l'eccezione di litispendenza in exceptio rei iudicatae; che il Giudice successivamente adito, qualora ravvisi la litispendenza, deve dichiararla con sentenza in ogni stato e grado del processo, anche d'ufficio; che, ai fini della declaratoria di litispendenza, e' irrilevante ogni indagine sulla fondatezza delle domande proposte nel primo giudizio e, se il giudizio preventivamente proposto si trovi in fase di appello (come nel presente caso), e' irrilevante l'indagine sull'ammissibilita' e la fondatezza del gravame (cosi' Tribunale Bari, sez. I 04/05/2009).

Sostiene l'attrice che i danni di cui chiede il risarcimento in questo processo siano esclusivamente quelli generatisi successivamente il 25 ottobre 2001 e dunque venuti ad esistenza a cinque anni di distanza dall'inizio del processo 1328/2007; sostiene altresi' che siano danni diversi da quelli oggetto della domanda ivi formulata, sia per petitum sia per causa petendi.

Gli assunti non possono essere condivisi: parte attrice ha chiaramente specificato, nella comparsa di costituzione depositata nel procedimento R.G. n. 1328/2007, di richiedere tutti i danni determinati dalla permanenza nel cortile dei residui della recinzione sino "ad oggi", con la conseguenza che tale domanda deve ritenersi comprensiva dei danni verificatisi sino alla pronuncia della sentenza di primo grado e, avendo poi riproposto analoga domanda con l'impugnazione, addirittura sino alla pronuncia della decisione da parte della Corte di Appello, atteso il disposto dell'art. 345 c.p.c., che consente all'appellante di domandare anche il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza impugnata (e cosi' deve interpretarsi la domanda dell'appellante, che con atto di citazione in appello del 12.4.2007 ha chiesto il risarcimento dei danni sofferti sino "ad oggi"). D'altra parte non si vede in cosa differisca tale domanda da quella proposta in questo giudizio, atteso che in entrambe l'attrice chiede risarcirsi il medesimo disagio patito.

Ad abundantiam, non vi e' prova dei danni lamentati; ed invero, da un lato l'attrice non ha dimostrato (ne' allegato, per la verita') che la recinzione posizionata sull'aia comune le abbia impedito o comunque reso piu' difficoltoso l'utilizzo dell'aia stessa, limitandosi a dedurre un generico "disagio" per la presenza dei residui di cantiere. Ne' vi e' prova del lamentato danno patrimoniale per avere la convenuta temporaneamente "deturpato" il bene immobile dell'attrice, in assenza di allegazione e prova del pregiudizio economico subito, quale avrebbe potuto essere, ad esempio, la perdita di occasioni favorevoli di locazione o vendita del bene a causa della presenza della recinzione (ovvero il minor ricavo conseguito da tali impieghi economici del bene stesso).

Quanto al lamentato danno "esistenziale", e' appena il caso di osservare che, secondo la piu' recente lettura della categoria del danno morale operata dalla Suprema Corte, o meglio, della piu' ampia categoria danno non patrimoniale di cui parla, nella rubrica e nel testo, l'art. 2059 c.c., esso si identifica con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica. L'art. 2059 c.c., secondo i giudici di legittimita', non delinea una distinta fattispecie di illecito produttiva di danno non patrimoniale, ma consente la riparazione anche dei danni non patrimoniali, nei casi determinati dalla legge, nel presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della struttura dell'illecito civile, che si ricavano dall'art. 2043 c.c. (e da altre norme, quali quelle che prevedono ipotesi di responsabilita' oggettiva), elementi che consistono nella condotta, nel nesso causale tra condotta ed evento di danno, connotato quest'ultimo dall'ingiustizia, determinata dalla lesione, non giustificata, di interessi meritevoli di tutela, e nel danno che ne consegue. L'art. 2059 c.c., pertanto e' norma di rinvio.

Il rinvio e' alle leggi che determinano i casi di risarcibilita' del danno non patrimoniale.

L'ambito della risarcibilita' del danno non patrimoniale si ricava dall'individuazione delle norme che prevedono siffatta tutela.

Si tratta, in primo luogo, dell'art. 185 c.p., che prevede la risarcibilita' del danno patrimoniale conseguente a reato ("Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui"). Al di fuori dei casi determinati dalla legge, in virtu' del principio della tutela minima risarcitoria spettante ai diritti costituzionali inviolabili, la tutela e' estesa ai casi di danno non patrimoniale prodotto dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione.

Per effetto di tale estensione, va ricondotto nell'ambito dell'art. 2059 c.c. il danno conseguente alla violazione del diritto alla reputazione, all'immagine, al nome, alla riservatezza, diritti inviolabili della persona incisa nella sua dignita', preservata dagli artt. 2 e 3 Cost. (sent. n. 25157/2008).

In questi casi, vengono in considerazione pregiudizi che, in quanto attengono all'esistenza della persona, per comodita' di sintesi possono essere descritti e definiti come esistenziali, senza che tuttavia possa configurarsi una autonoma categoria di danno.

Il pregiudizio di tipo esistenziale, per quanto si e' detto, e' quindi risarcibile solo entro il limite segnato dalla ingiustizia costituzionalmente qualificata dell'evento di danno. Se non si riscontra lesione di diritti costituzionalmente inviolabili della persona non e' data tutela risarcitoria. Palesemente non meritevoli dalla tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti piu' disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale, ai quali ha prestato invece tutela la giustizia di prossimita'. Non vale, per dirli risarcibili, invocare diritti del tutto immaginari, come il diritto alla qualita' della vita, allo stato di benessere, alla serenita': in definitiva il diritto ad essere felici.

Al di fuori dei casi determinati dalla legge ordinaria, solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato e' fonte di responsabilita' risarcitoria non patrimoniale (cosi' Cass. Civ. Sez. Un. 11 novembre 2008, n. 26973).

Nel caso di specie non sussiste in capo all'attrice alcun pregiudizio non patrimoniale risarcibile secondo i principi appena esposti, non potendo ravvisarsi alcuna lesione dei richiamati diritti inviolabili della persona (per l'inciso, non vi e' certamente violazione del diritto all'abitazione, non avendo l'attrice neppure allegato di non avere potuto usufruire della propria casa) e non configurando la condotta di parte resistente alcuna fattispecie di reato.

Venendo alla domanda di parte attrice proposta nella causa R.G. n. 6173/2007 di rimozione della nuova struttura di plastica arancione, del tipo da cantiere, posizionata sull'aia condominiale dopo l'ottobre del 2006 e durante il 2007, si osserva che sulla stessa e' cessata la materia del contendere, avendo dato atto l'attrice in sede di udienza di precisazione delle conclusioni dell'intervenuta rimozione della recinzione cantieristica dall'aia (cfr. verbale dell'ufficiale giudiziario del Tribunale di Rimini del 20.11.2009, depositato alla medesima udienza).

In ogni caso, ai meri fini della soccombenza virtuale, si osserva che la domanda di rimozione della nuova struttura di plastica arancione, cosi' come quella di risarcimento dei danni provocati da tali struttura, devono ritenersi ricomprese in quelle, gia' oggetto del citato giudizio di appello, di rimozione della recinzione apposta sull'aia condominiale e di risarcimento dei danni derivanti dalla presenza della recinzione stessa, avendo tutte le istanze ad oggetto la medesima struttura malgrado l'intervenuta sostituzione, da parte della convenuta, del telo di plastica arancione (cfr. nel fascicolo attoreo fotografie "storiche" dei luoghi ' doc. 12 e fotografie "attuali" ' doc. 13), di talche' deve ritenersi che, anche con riguardo a tali domande, ricorrano gli estremi della litispendenza.

In ordine poi all'istanza risarcitoria svolta dall'attrice con riferimento alla presenza della nuova recinzione, valgono le considerazioni gia' svolte (relativamente ai residui di cantiere) sulla mancata prova dei danni lamentati.  

Deduce ancora parte attrice nella causa R.G. n. 6173/2007 che la convenuta ha posizionato nell'anno 1998, in sostituzione di altra preesistente con diverso allineamento e pendenza, nuova grondaia collocata sopra a una nuova porta del suo fabbricato, oggi segnata dal civico 54; lamenta che da tale grondaia, parzialmente priva di tubo a terra, le acque piovane del tetto della convenuta spiovono da un'altezza di circa tre metri e poi defluiscono, seguendo la naturale pendenza de terreno, verso la casa T. dove si infiltrano sotto i muri dell'attrice provocando dal dicembre 2003 il loro progressivo sfaldamento, oltre ad arrecare intenso ed ingiusto pregiudizio alla salubrita' della dimora attorea. Chiede dunque ordinarsi alla convenuta di evitare alle acque piovane del suo tetto di defluire verso l'abitazione dell'attrice e di condannarsi quest'ultima a risarcire i danni arrecati dalle infiltrazioni d'acqua dal 31.10.2002.

Ebbene, con riferimento alla domanda volta ad ottenere la cessazione del deflusso delle acque piovane del tetto della convenuta verso l'abitazione dell'attrice, e' cessata la materia del contendere, attesa l'intervenuta rimozione dei pluviali di gronda forieri delle infiltrazioni, come dichiarato dall'attrice all'udienza del 17.6.2011.

D'altra parte, dovendosi risolvere il contrasto alla luce del criterio della soccombenza virtuale, si osserva che analoga domanda era gia' stata proposta dall'attrice nel giudizio R.G. n. 1328/97, ed e' attualmente oggetto del giudizio di appello sopra menzionato, con la conseguenza che anche in ordine a tale istanza ricorrono gli estremi della litispendenza (cfr. comparsa di costituzione dell'attrice nel predetto giudizio, ove viene domandato di ordinare alla G. di: "non scaricare le acque piovane del suo tetto sulla corte condominiale eliminando cosi' l'ingiusta servitu' di stillicidio" ' doc. 2 fasc. avv. omissis).

Ne' vale sostenere, come vorrebbe l'attrice, che la grondaia oggetto del procedimento R.G. n. 1328/97 fosse "diversa" da quella oggetto del presente giudizio, atteso che entrambe le domande sono comunque volte a chiedere la cessazione del deflusso delle acque piovane dal tetto della convenuta verso la proprieta' dell'attrice, senza che possa rilevare la materiale sostituzione della vecchia grondaia con una nuova da parte della convenuta.

Venendo alla domanda risarcitoria, parte attrice, al fine di contrastare l'eccezione di litispendenza sollevata dalla convenuta, chiarisce che i danni di cui chiede la liquidazione in questo giudizio sono unicamente quelli prodottisi dopo il 12.12.2003 (giova sul punto ricordare che il c.t.u. geom. omissis nominato nel procedimento R.G. n. 1328/97 aveva espressamente escluso, con perizia depositata il 18.3.2002, che le acque provenienti dal tetto della casa G. che scaricavano sulla corte condominiale influissero con effetti negativi di infiltrazioni alle fondazioni dei fabbricati stessi).  

Cio' posto, non vi e' prova che, successivamente alla data del 12.12.2003 si siano prodotti danni all'immobile dell'attrice nuovi e ulteriori rispetto a quelli per cui il c.t.u. geom. omissis ha escluso ogni nesso di causalita' con le acque provenienti dal tetto della G., e comunque gia' oggetto del procedimento R.G. n. 1328/1997.

Ed invero, le numerose fotografie prodotte da parte attrice non hanno data certa, ne' d'altra parte sono sufficienti a dimostrare i danni al muro e alle fondamenta dalla stessa lamentati, e soprattutto il nesso causale tra tali supposti danni e l'acqua proveniente dal tubo di gronda installato dalla convenuta e ora definitivamente rimosso.

Venendo alla domanda, sempre formulata dalla T., di chiusura della porta del fabbricato della convenuta segnata col numero civico 54, anch'essa deve dichiararsi priva di pregio.

Infatti, da un lato l'apertura della parte da parte della convenuta non puo' ritenersi "atto emulativo" ai sensi dell'art. 833 c.c., trattandosi di opera edile certamente funzionale ad una migliore fruibilita' dell'immobile della G. e che pertanto non puo' ritenersi finalizzata unicamente a recare molestia all'attrice; dall'altro, e tenuto conto che questa nuova apertura e' collocata sulla stessa parete dell'abitazione a pochi passi dall'ingresso originario (cfr. doc. 10 fasc. avv. omissis), non e' ravvisabile la costituzione di alcuna nuova servitu' a carico della proprieta' comune, che gia' fungeva da corte d'ingresso per entrambe le proprieta' e il cui pari uso non puo' ritenersi in alcun modo pregiudicato.

Devono altresi' rigettarsi entrambe le domande riconvenzionali avanzate dalla convenuta G., non essendovi alcuna prova che il glicine che si diparte dalla porzione di corte su cui la G. non ha accesso ostruisca il flusso dell'acqua all'interno della grondaia apposta sul tetto dell'abitazione di quest'ultima, ne' che la telecamera apposta dall'attrice sul muro del proprio immobile sia collegata e funzionante, nonche' posizionata in modo tale da riprendere e registrare le immagini di coloro che attraversano la corte comune. Con riguardo a tale secondo punto, la convenuta ha espressamente rinunciato alla consulenza tecnica gia' ammessa volta proprio a verificare le predette circostanze, e non puo' ora dolersi della mancata prova in ordine alla loro sussistenza.

Sussistono giusti motivi, a fronte della reciproca soccombenza e della condotta processuale di entrambe le parti, per compensare integralmente le spese legali.

La compensazione delle spese di giudizio esclude che possa farsi luogo alla richiesta condanna dell'attrice ex art. 96 c.p.c.

P.Q.M.

il Tribunale di Rimini, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da T. Giuseppina avverso G. Giuliana, contrariis reiectis:

a) dichiara la litispendenza in ordine alla domanda proposta da T. Giuseppina di risarcimento danni cagionati dalla permanenza della recinzione di cantiere nell'aia condominiale;

b) dichiara cessata la materia del contendere con riferimento alle domande proposte da T. Giuseppina di rimozione della nuova struttura di plastica arancione, del tipo da cantiere, posizionata sull'aia condominiale dopo l'ottobre del 2006 e durante il 2007, e di cessazione del deflusso delle acque piovane del tetto della convenuta verso l'abitazione dell'attrice;

c) rigetta la domanda risarcitoria svolta dall'attrice con riferimento ai danni provocati a decorrere dal 31.10.2002 dal deflusso di acqua proveniente dal tubo di gronda posizionato sul tetto della convenuta;

d) rigetta la domanda di parte attrice di chiusura della porta di ingresso del fabbricato della convenuta contrassegnata col numero civico 54;

e) rigetta le domande riconvenzionali proposte dalla convenuta G. Giuliana;

f) compensa integralmente le spese di giudizio tra le parti.

Rimini, 26 gennaio

Il Giudice

dott. SUSANNA ZAVAGLIA 



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