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Cassazione civile n. 4423 del 2004


Compravendita · immobili · eccessiva onerosita' sopravvenuta · interessi risarcitori · preliminare

fonte:http://www.diritto-civile.it/utilita/risoluzione-eccessiva-onerosita.html

"Questa Corte ha piu' volte avuto modo di affermare (vedi in particolare le sentenze n. 11637/1991, 3342/1994, 5690/1996 e 2661/2001) che l'accertamento, da parte del giudice di merito, della sussistenza o meno dei caratteri di straordinarieta' ed imprevedibilita' degli eventi che hanno determinato la eccessiva onerosita' di una delle prestazioni corrispettive, previste dai contratti ad esecuzione differita, e' insindacabile in sede di legittimita' la sussistenza se adeguatamente motivato ed immune da errori logici o giuridici; e che, ai fini della risoluzione del contratto preliminare di vendita di un appartamento, per eccessiva onerosita' sopravvenuta nello spazio di tempo intercorrente tra la conclusione del preliminare medesimo e la sua esecuzione, l'aumento progressivo di valore dell'immobile e la progressiva svalutazione della moneta sono eventi (quando non assumono proporzioni abnormi ed insolite, che nella specie non sono state allegate dai ricorrenti) prevedibili, e rientrano nella comune alea contrattuale (cfr. le gia' citate sentenze n. 5960/1996 e 11637/1991)."

"Nella giurisprudenza di questa Corte e' ormai consolidato il principio per cui secondo cui, fuori della ipotesi di interessi su somma dovuta a titolo di risarcimento del danno, i quali integrano una componente ditale danno nascente dal medesimo fatto generatore, gli interessi stessi, siano essi corrispettivi, compensativi o moratori, hanno un fondamento autonomo rispetto a quello dell'obbligazione pecuniaria alla quale accedono, onde essi possono essere attribuiti solo su espressa domanda della parte, in applicazione dei principi previsti negli art. 99 e 112 del codice di rito (vedi, tra le tante, le sentenze 977/1999, 1913/2000 e 1551/1993)."

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Rafaele CORONA - Presidente -

Dott. Alfredo MENSITIERI - Consigliere -

Dott. Salvatore BOGNANNI - Consigliere -

Dott. Carlo CIOFFI - Rel. Consigliere-

Dott. Lucio MAZZIOTTI DI CELSO - Consigliere -

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Tizio PASQUALE, Tizio CLOTILDE, Caio TERESA, elettivamente domiciliati in ROMA VIA COLA DI RIENZO 149, presso lo studio dell'avvocato SERGIO FIDENZIO, difesi dagli avvocati GIUSEPPE OLIVIERI, UGO NONNO, giusta delega in atti;

ricorrenti -

contro

Mevio ANTONIO, Sempronio ANNUNZIATA;

- intimati -

e sul 2° ricorso n° 01/01/6294 proposto da:

Mevio ANTONIO, Sempronio ANNUNZIATA, elettivamente domiciliati in ROMA VIA RICCARDO GRAZIOLI LANTE 76 difesi dagli avvocati ERNESTO PROCACCINI, STEFANIA IASONNA, giusta delega in atti;

controricorrenti e ricorrenti incidentali -

contro

Tizio PASQUALE, Tizio CLOTILDE, Caio TERESA;

- intimati -

avverso la sentenza n. 969/00 della Corte d'Appello di NAPOLI, depositata il 13/04/00;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/11/03 dal Consigliere Dott. Carlo CIOFFI;

udito l'Avvocato OLIVIERI Giuseppe, difensore del ricorrente che ha chiesto l'accoglimento del ricorso principale ed il rigetto del controricorso e ricorso incidentale;

udito l'Avvocato ATTINGENTI Giovanni con delega dell'Avvocato Ernesto PROCACCINI, difensore del resistente che ha chiesto l'accoglimento del controricorso e ricorso incidentale condizionato, rigetto del ricorso principale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Libertino Alberto RUSSO che ha concluso per il rigetto del ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il 6 dicembre 1988 Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio promisero di vendere ai coniugi Antonio Mevio e Annunziata Sempronio l'appartamento nel dettaglio indicato; stabilirono che il contratto definitivo sarebbe stato stipulato non appena fosse stato trascritto il loro titolo di proprieta', costituito da un atto di divisione di eredita' stipulato con scrittura privata, e che il prezzo (100 milioni di lire) sarebbe stato pagato all'atto della stipulazione del contratto definitivo.

Il 27 gennaio 1996 Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio convennero innanzi al Tribunale di Napoli i coniugi Antonio Mevio e Annunziata Sempronio; affermarono che l'atto di divisione era stato dichiarato giudizialmente autentico solo nel marzo del 1995, e dunque che solo di recente avrebbero potuto mantenere la loro promessa; ma che nel frattempo il valore dell'immobile era notevolmente aumentato, raggiungendo quello di 250 milioni di lire; e chiesero quindi, per quanto ancora in questa sede rileva, la risoluzione del contratto preliminare per eccessiva onerosita' sopravvenuta.

I convenuti si costituirono e chiesero il rigetto della domanda. In riconvenzione chiesero la pronunzia di una sentenza produttiva del trasferimento a loro del diritto di proprieta' sull'immobile.

Il tribunale accolse la domanda principale degli attori, e conseguentemente rigetto' quella riconvenzionale dei convenuti.

Di diverso ed opposto avviso e' stata invece la Corte d'appello di Napoli, che con la sentenza indicata in epigrafe ha escluso la eccessiva onerosita' sopravvenuta della prestazione cui si erano obbligati Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio, avendo ritenuto che la svalutazione monetaria e l'aumento del valore dei beni immobili intervenuti nel periodo considerato non sono stati avvenimenti straordinari ed imprevedibili, tanto da giustificare la risoluzione del contratto preliminare stipulato dalle parti per il sopravvenuto squilibrio delle contrapposte prestazioni (squilibrio che ha affermato essere molto inferiore a quello allegato dai Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio, avendo il consulente tecnico all'uopo nominato accertato che il valore dell'immobile era aumentato di appena 40 milioni), e rientrano nella norma alea di un contratto ad esecuzione differita; ed avendo ritenuto che prevedibile era invece il ricorso alla procedura contenziosa per l'accertamento dell'autenticita' del loro titolo di acquisto, che notoriamente viene definita in tempi non brevi.

Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio hanno chiesto la cassazione di tale sentenza per tre motivi, che hanno poi illustrato con memoria.

Antonio Mevio e Annunziata Sempronio hanno resistito con controricorso, e con ricorso incidentale condizionato hanno chiesto anch'essi la cassazione della sentenza impugnata, per un solo motivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

I due procedimenti cui hanno dato luogo il ricorso principale e quello incidentale, proposti contro la stessa sentenza, devono essere riuniti (art. 335 del codice di rito).

Con i primi due motivi del loro ricorso Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio censurano la sentenza impugnata per aver escluso che la prestazione cui si sono obbligati con la stipulazione del preliminare sia diventata eccessivamente onerosa, e quindi per aver rigettato la loro domanda di risoluzione di tale contratto, e per aver conseguentemente accolto la riconvenzionale di controparte.

In particolare con il primo affermano che il ritardo nella trascrizione del loro titolo di acquisto non e' ad essi addebitabile, essendo dipeso dalla durata del processo instaurato per accertare l'autenticita' delle sue sottoscrizioni; che l'assenza, nel contratto preliminare, di clausole di salvaguardia, nonostante la prevedibilita' del detto ritardo, non esclude la eccessiva onerosita' sopravvenuta; che tale prevedibilita' non risulta comunque da alcun atto del processo; che in ogni caso la risoluzione del contratto per eccessiva onerosita' sopravvenuta e' conseguente allo squilibrio tra le contrapposte prestazioni, a prescindere dalle ragioni che lo hanno determinato; che nel caso di specie tale squilibrio e' stato accertato dal consulente tecnico di ufficio, che ha riferito di un incremento di valore dell'appartamento del 40%, ed e' dunque notevole.

Le censure sono inammissibili, perche' con esse i ricorrenti propongono una valutazione dei fatti di causa diversa da quella affermata dal giudice del merito, contrapponendola a quella di quest'ultimo, che sostengono essere errata, senza evidenziarne specifici vizi logici o giuridici.

Questa Corte ha piu' volte avuto modo di affermare (vedi in particolare le sentenze n. 11637/1991, 3342/1994, 5690/1996 e 2661/2001) che l'accertamento, da parte del giudice di merito, della sussistenza o meno dei caratteri di straordinarieta' ed imprevedibilita' degli eventi che hanno determinato la eccessiva onerosita' di una delle prestazioni corrispettive, previste dai contratti ad esecuzione differita, e' insindacabile in sede di legittimita' la sussistenza se adeguatamente motivato ed immune da errori logici o giuridici; e che, ai fini della risoluzione del contratto preliminare di vendita di un appartamento, per eccessiva onerosita' sopravvenuta nello spazio di tempo intercorrente tra la conclusione del preliminare medesimo e la sua esecuzione, l'aumento progressivo di valore dell'immobile e la progressiva svalutazione della moneta sono eventi (quando non assumono proporzioni abnormi ed insolite, che nella specie non sono state allegate dai ricorrenti) prevedibili, e rientrano nella comune alea contrattuale (cfr. le gia' citate sentenze n. 5960/1996 e 11637/1991).

Con il terzo motivo del loro ricorso Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio censurano la sentenza impugnata per non aver aggiunto alla somma di 100 milioni di lire, prezzo dell'appartamento oggetto del preliminare, al pagamento della quale ha condizionato l'effetto costitutivo della sentenza pronunziata, gli interessi legali dal giorno in cui e' stata pronunziata la sentenza al giorno dell'effettivo pagamento.

La censura e' inammissibile.

Nella giurisprudenza di questa Corte e' ormai consolidato il principio per cui secondo cui, fuori della ipotesi di interessi su somma dovuta a titolo di risarcimento del danno, i quali integrano una componente ditale danno nascente dal medesimo fatto generatore, gli interessi stessi, siano essi corrispettivi, compensativi o moratori, hanno un fondamento autonomo rispetto a quello dell'obbligazione pecuniaria alla quale accedono, onde essi possono essere attribuiti solo su espressa domanda della parte, in applicazione dei principi previsti negli art. 99 e 112 del codice di rito (vedi, tra le tante, le sentenze 977/1999, 1913/2000 e 1551/1993).

Non risulta, dalla sentenza e dal ricorso, che i ricorrenti abbiano formulato tale domanda nel giudizio di merito.

Il ricorso incidentale condizionato di Antonio Mevio e Annunziata Sempronio resta assorbito.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta quello principale e dichiara assorbito quello incidentale; condanna Pasquale Tizio, Clotilde Tizio e Teresa Caio a rifondere ad Antonio Mevio e Annunziata Sempronio le spese del giudizio di legittimita', che liquida in 2.590,00 euro, di cui 2.500,00 per onorari e 90,00 per spese vive.

Roma, 6 novembre 2003

DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 4 MAR. 2004



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