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Cassazione III civile del 29 novembre 2012, n.21237


Contratto · violazione · interpretazione · inadempimento · distribuzione · civile

fonte:http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=8872#.U6rgabGxfmg

" il primo dei motivi non appare fondato ['risoluzionedel contratto 'motore' per disattendimento degli obbiettivi commerciali] atteso che il contratto era stato concluso il 27.9.2003 e, quindi,non poteva essere mossa alcuna contestazione in relazione al disattendimento degli obbiettivi commerciali per ben due stagioni successive dopo soli 4 mesi e mezzo di durata del contratto...'."

" Il valore delle imbarcazioni contrattate con Co. , D.P. , ... c. sarebbe stato sicuramente da comprendere nel computo dei minimi contrattuali,nonostante tali beni non fossero poi stati venduti da Alfa, bensi' da Oceanis.... 2008: Dall'esame dei documenti depositati dalla controparte, sarebbestato agevole rilevare che Oceanis ... aveva poi venduto per Beta ai medesimi soggetti le stesse barche gia' ordinate a Alfa."

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Motividi diritto

3.1.- Con il primo motivo, si lamenta violazione e falsa applicazione degli artt.1187, 1218, 1324, 1362, 1363, cod. civ., dei principi generali in materia diinterpretazione del contratto, nonche' degli artt. 1453, 1454 e 2963 cod. civ.(art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.), per avere la Corte territoriale erroneamente attribuito alla lettera 13 novembre 2003, inviata da Beta a Gamma la qualifica di precedente diffida ad adempiere, in cui avrebbe individuato 'uno specifico comportamento, costituente per la prima atto diconcorrenza sleale e, quindi, violazione della clausola 7 del contratto'.Tale interpretazione della diffida 13 novembre 2003 risulterebbe del tutto erronea, e urterebbe nel tenore letterale e nella intenzione della parte (artt.1324 e 1362 cod. civ.). Nel tenore letterale, poiche' la Corte attribuisce aduna vaga indicazione ('entro l'inizio del 2004') il significato di un preciso termine per l'adempimento; nell'intenzione della parte, poiche' il presunto termine non sarebbe posto in relazione all'adempimento, bensi' ad un'chiarimento di posizioni'. Detta lettera non avrebbe avuto ilsignificato di indicare un preciso termine entro il quale adempierel'obbligazione, fissata nel contratto, ne' contenuto, in maniera univoca,l'avvertimento che il persistente inadempimento avrebbe determinato larisoluzione del contratto. La Corte territoriale non avrebbe attribuito allalettera 'il senso che risulta dal complesso dell'atto', cosi' cadendoanche nella violazione dell'art. 1363 cod. civ.. Escluso dunque che talelettera potesse qualificarsi come “precedente diffida ad adempiere', la sentenza impugnata non avrebbe potuto ritenere legittima la risoluzione di diritto del contratto di distribuzione “motore'. La Corte di Appello di Torino avrebbe travisato il tenore della lettera 13 novembre 2003, e, considerandola'precedente diffida ad adempiere', avrebbe reputato legittima larisoluzione del contratto “motore' comunicata da Beta con lettera del 16febbraio 2004.

3.2. - Con il secondo motivo, si lamenta insufficiente motivazione circa un fattocontroverso e decisivo per il giudizio. Violazione e falsa applicazione degliartt. 1453 e 1455 cod. civ., e dell'art. 115 cod. proc. civ. (art. 360, primocomma, numeri 3 e 5, cod. proc. civ.), per avere la Corte territorialeinsufficientemente motivato in ordine alla valutazione dell'importanza delpresunto inadempimento della Gamma. Sotto il profilo dell'inadempimento dellecontroparti, rileva la ricorrente Gamma (confidando che l'accoglimento delricorso ne investa il giudice del rinvio) i gravi inadempimenti da lei posti abase della domanda di risoluzione, sulla quale la Corte territoriale non sisarebbe pronunziata, avendo, erroneamente, ritenuto correttamente disdetto ilcontratto 'vela' e violato da parte sua quello 'motore'. La Corte torinese si sarebbe limitata a rilevare l'inosservanza di Gamma all'art. 7del contratto 'motore', senza valutare se lo stesso avesse 'inciso'in maniera apprezzabile sull'economia del rapporto e senza considerare ilcontegno di 'protratta tolleranza' tenuto dalla Beta. Ne' latolleranza di detta societa' avrebbe potuto dirsi 'indimostrata1 (p. 55 sentenzaimpugnata). Tale contegno di Beta, costituendo fatto pacifico,

nonavrebbe avuto bisogno di alcuna dimostrazione, sicche' - anche prima dellamodifica dell'art. 115 cod. proc. civ., che oggi impone al giudice di'porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti e dalpubblico ministero, nonche' i fatti non specificamente contestati dalla partecostituita' - avrebbe dovuto essere considerato nell'indagine sullagravita' dell’inadempimento. La sentenza impugnata non spiegherebbe per qualeragione la protratta tolleranza di Beta non valesse ad attenuare ilgiudizio di gravita' dell'inadempimento. La Corte d'Appello, invece, si sarebbelimitata ad affermare - in maniera affatto apodittica - che 'la violazione di tale clausola configura certamente un grave inadempimento ai sensi dell'art.1453 c.c. nonche' dell'art. 1218, e 1454 c.c.'. La Corte di Appello avrebbe offerto, pertanto, una motivazione del tutto insufficiente a giustificare la decisione, e, non considerando un fatto pacifico (la tolleranza di Beta di fronte all'importazione e vendita di prodotti concorrenti), sarebbe cadutaanche nella violazione dell'art. 115 cod. proc. civ..

3.2.1.Le prime due censure - da trattare congiuntamente, in quanto entrambe riferitealla risoluzione per inadempimento del contratto 'motori' - sirivelano prive di pregio.

Inparticolare, si sottraggono alle censure mosse gli accertamenti, compiuti concongrua e corretta motivazione dalla Corte territoriale, in ordine allasussistenza d'una idonea diffida ad adempiere (primo motivo), nonche' in ordinealla valutazione dell'importanza dell'inadempimento della Gamma (secondomotivo).

3.2.2.Quanto al primo profilo, infatti, la motivazione della sentenza impugnata e'ampia, dettagliata e giuridicamente ineccepibile, avendo il giudice di appelloaccertato, in conformita' della giurisprudenza di questa Corte (Cass. 21.2.2006 n. 3742; 11.5.1990 n. 4066, in motivazione; 26.11.1981, n. 3445 e 5.4.1982, n.2089), che la diffida ad adempiere, conteneva, a norma dell'art. 1554 c.c., la manifestazione univoca della volonta' dell'intimante di ritenere risolto il contratto in caso di mancato adempimento entro un certo termine.

In particolare, la Corte territoriale (v. precedente punto 2.1.) ha rilevato chenella lettera del 13/11/203 (per la quale non vi era risposta in atti, nonavendo sul punto nulla evidenziato l'appellante), si leggeva che 'per lanostra azienda i prodotti ACM costituiscono un'alternativa in paleseconcorrenza con la nostra produzione'. In essa veniva quindi individuatouno specifico comportamento, che costituiva per la Beta atto di concorrenzasleale e quindi violava la clausola n. 7 del contratto.

Sitratta di un congruo e corretto apprezzamento di merito, rispetto al quales'invoca genericamente la violazione dei canoni ermeneutici, senza tenere contoche, relativamente agli atti unilaterali, quali la diffida ad adempiere, detticriteri sono invocabili solo in quanto compatibili con il loro carattereunilaterale (v. tra le molte, Cass. n. 13970/2005).

3.2.3.Quanto al secondo aspetto, la decisione impugnata e' conforme al consolidatoorientamento secondo cui, anche ai fini dell'accertamento della risoluzione didiritto, conseguente - come nella specie - a diffida ad adempiere senza esito,intimata dalla parte adempiente, il giudice e' tenuto a valutare la sussistenzadegli estremi, soggettivi e oggettivi, dell'inadempimento; in particolare,dovra' verificare sotto il profilo oggettivo che l'inadempimento sia non discarsa importanza, alla stregua del criterio indicato dall'art. 1455 cod. civ.(Cass. n. 9314/2007; 5407/2006; 4275/1994; 2979/1991).

Nelcaso in esame, tale valutazione vi e' stata ed e' stata motivata correttamentesotto il profilo logico e quello giuridico. In particolare, la Corteterritoriale ha rilevato - oltre quanto segnalato al precedente punto - che laviolazione della clausola 7) configurava certamente un grave inadempimento aisensi, dell'art. 1453 c.c. (tale dovendosi, intendere il riferimento all'art.1253 c.c.), nonche' 1218 c.c. e 1454 c.c..

Dalla lettera del Ca. del 24/1/2004 indirizzata alla Gamma (che non vi era motivo perritenere preordinata a favorire Beta) si evinceva che l'appellante intratteneva rapporti con altre aziende, concorrenti delle appellate (fra esse,la ACM). Dai documenti da 70 a 76 risultava che la 'Equinoxe'(marchio utilizzato dalla Gamma) commercializzava anche barche ACM e che loavesse fatto in precedenza non rilevava, posto che la eventuale tolleranza(indimostrata) non implicava il venir meno ad un preciso impegno contrattuale,di cui alla scrittura del 27/9/2003.

Peraltro,anche la valutazione della rilevanza, o meno, del comportamento tollerantedell'altra parte rientra nei compiti del giudice di merito e si sottrae alsindacato in questa sede se congruamente e correttamente condotta (argomentodesumibile, tra le altre, da Cass. n. 1773/2001; 11960/19909).

3.2.4.I vizi motivazionali trattati nel secondo motivo vengono solo genericamentededotti, senza specificare le ragioni che renderebbero la motivazione inidoneaa sorreggere la decisione e si rivelano, comunque, inammissibili perche' rivoltiunicamente a sollecitare una 'diversa lettura' delle risultanze dicausa congruamente apprezzate dalla Corte territoriale (si veda lagiurisprudenza citata al successivo punto 3.4.2).

3.3.- Il terzo motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1363, 1370 cod. civ., dei principi generali in materia d'interpretazione delcontratto, nonche' dell'art. 115 cod. proc. civ., nonche' insufficiente ocontraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per ilgiudizio (art. 360, primo comma, numeri 3 e 5, cod. proc. civ.), in ordine alladisdetta del contratto 'vela' per mancato raggiungimento dei minimicontrattuali. La Corte territoriale, sulla base del documento 88 depositatodalla Beta che fissa la 'cifra di fatturato obiettivo di Gamma' inEuro 2.274.185,93 'con opzioni', aveva reputato erroneo il calcolooperato dal Tribunale (Euro 3.193.137,00), perche' non vi era la prova che leimbarcazioni ordinate a Gamma da Co. , D.P. , c. e Maisale fossero state daglistessi poi non acquistate a seguito di comportamenti fraudolenti di terzi.Secondo la ricorrente, infatti, dalla lettura delle clausole del contratto(riportate in ricorso), derivava che essa, per ottenere il 'rinnovo'del contratto per il secondo anno, avrebbe dovuto acquistare, nell'esercizioche si concludeva il 31 agosto 2004, imbarcazioni per un'controvalore' di Euro 2.500.000 ('L'impegno minimo daraggiungere per il rinnovo automatico del rapporto viene definito in taleimporto per questo esercizio'); la 'disdetta' del contratto eraconsentita soltanto per 'gravi e documentati motivi', e ove nonfossero'ottemperati i minimi contrattuali'. La ricorrente si duole,pertanto, che: 3.3.A) l'esclusione delle 'opzioni' dal computo delfatturato prodotto da Gamma per Beta avrebbe riguardato soltanto lamaturazione del 'premio' previsto dall'art. 11 del contratto, e nonil calcolo dei 'minimi contrattuali', stabiliti dall'art. 6, ai finidel 'rinnovo' del contratto medesimo. La Corte - reputando, invece,le 'opzioni' escluse dal computo riguardante il calcolo dei minimi contrattuali- avrebbe travisato il tenore letterale del contratto (art. 1362 cod. civ.), eomesso di svolgere un'interpretazione complessiva delle clausole (1363 cod.civ.);

3.3.B)la 'disdetta' del contratto - che non muoveva espressamente dal preteso mancato raggiungimento dei 'minimi contrattuali', ma da unaserie di contestazioni generiche e indimostrate - era stata comunicata il 19aprile 2004, e cioe' 4 mesi prima della scadenza dell'esercizio (31 agosto2004). Anche a voler escludere dal computo degli acquisti le imbarcazioniordinate da Gamma, ma successivamente non vendute, alla data della disdetta (19aprile 2004), Gamma aveva acquistato imbarcazioni per Euro 2.274.185,93, e cosi'raggiunto circa il 90 % dei 'minimi di acquisto. La motivazione della Corted'Appello sarebbe, dunque, del tutto illogica e insufficiente a giustificare la decisione, poiche' trascura che la 'disdetta', motivata dal mancatoraggiungimento degli obbiettivi minimi, sia stata inviata quattro mesi primadella scadenza annuale dell'esercizio preso in considerazione, e quando ilconcessionario aveva gia' quasi raggiunto gli obbiettivi minimi previsti dalcontratto. Inoltre, la stessa Corte torinese - trascrivendo la sentenza delgiudice di primo grado e condividendone, in difetto di riforma, la decisione -affermava che: '... il primo dei motivi non appare fondato ['risoluzionedel contratto 'motore' per disattendimento degli obbiettivicommerciali] atteso che il contratto era stato concluso il 27.9.2003 e, quindi,non poteva essere mossa alcuna contestazione in relazione al disattendimentodegli obbiettivi commerciali per ben due stagioni successive dopo soli 4 mesi emezzo di durata del contratto...'.

3.4.- Nel quarto motivo, si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2727, 2729, e 115 e 116 cod. proc. civ.; insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360,primo comma, numeri 3 e 5, cod. proc. civ.), per avere la Corte territorialeerroneamente escluso l'esistenza della prova del raggiungimento dei minimicontrattuali da parte di Gamma e del passaggio degli acquirenti a Oceanis Alfa seguito di un accordo fraudolento'. La Corte avrebbe, cosi', violatol'art. 115 cod. proc. civ., poiche' non avrebbe considerato le prove propostedalle parti ed offerto una motivazione del tutto insufficiente a giustificarela decisione. Il valore delle imbarcazioni contrattate con Co. , D.P. , Maisalee c. sarebbe stato sicuramente da comprendere nel computo dei minimi contrattuali,nonostante tali beni non fossero poi stati venduti da Gamma, bensi' da OceanisAlfa. 2008: Dall'esame dei documenti depositati dalla controparte, sarebbestato agevole rilevare che Oceanis Alfa aveva poi venduto per Beta aimedesimi soggetti le stesse barche gia' ordinate a Gamma. Ne' la sentenzaimpugnata aveva tenuto conto di elementi presuntivi, che inducevano aconsiderare i contratti stipulati da Oceanis Alfa frutto di un disegnofraudolento ai danni di Carro. La Corte di Appello avrebbe omesso diconsiderare: che la Oceanis Alfa fu costituita dal Ca. , gia' amministratoredelegato di Gamma; le circostanze di tempo e di luogo in cui la medesima societa'era stata costituita; la tipologia di contratti stipulati da tale societa' sindal marzo 2004; la zona di attivita' della Oceanis Alfa ((OMISSIS) ); laidentita' delle barche vendute e dei soggetti acquirenti rispetto alleprecedenti imbarcazioni gia' vendute da Gamma. Tali presunzioni erano dotate deirequisiti di gravita' precisione e concordanza. Ove la Corte d'Appello di Torinoavesse considerato tali circostanze, avrebbe dovuto reputare'ragionevolmente possibile secondo un criterio di normalita''l'esistenza di un disegno fraudolento ai danni di Gamma, e dunque, comprenderele imbarcazioni, successivamente vendute da Oceanis Alfa,. nel calcolo deiminimi contrattuali.

3.4.1.Le censure di cui al terzo ed al quarto motivo - da trattarsi congiuntamente,avendo entrambe ad oggetto il mancato rinnovo del contratto 'vela' -sono prive di pregio sotto ogni profilo.

Ne'rispetto ai canoni di ermeneutica contrattuale, ne' rispetto alla valutazionedel materiale probatorio sono prospettabili le lamentate violazioni di legge edi vizi motivazionali, genericamente dedotti, si risolvono nell'inammissibilerichiesta di una 'diversa lettura' delle risultanze di causa,apprezzate con congrua e corretta motivazione dalla Corte territoriale.

3.4.1.a)Con specifico riguardo alle doglianze formulate nel terzo motivo, si deveribadire che:

a).1.per potersi configurare la violazione delle regole di interpretazione delcontratto, non e' sufficiente che il ricorrente faccia richiamo agli artt. 1362ss. c.c., in quanto e' necessario che vengano specificati i canoni in concretonon osservati ed il modo in cui il giudice del merito si sia da essidiscostato, non essendo idonea una critica del risultato raggiunto dallo stessogiudice mediante la contrapposizione di una diversa interpretazione: (Cass.,sez. lav., 22 novembre 2010, n. 23635; Cass., sez. II, 31 maggio2010 n. 13242;Cass., Sez. lav., 1 luglio 2004, n. 12104; Cass., Sez. II, 20 agosto 1997, n.7738; Cass., Sez. II, 30 gennaio 1995, n. 1092; Cass., Sez. lav. 23 gennaio1990, n. 381), con il conseguente obbligo per il ricorrente di richiamare especificare i canoni ermeneutici di cui assume la violazione, precisando inquale modo e con quali considerazioni il giudice se ne sia discostato.

Quandoin sede di legittimita' venga denunziata la violazione di tali regole, e'necessaria la specifica dimostrazione del modo in cui il ragionamento seguitodal giudice di merito abbia deviato dalle regole nei detti articoli stabilite,non essendo sufficiente una semplice critica della decisione sfavorevole,formulata attraverso la mera proposizione di una diversa e piu' favorevole interpretazione rispetto a quella adottata dal giudicante (Cass. 4 giugno 2007n. 12946 e n. 12936).

Invero,per sottrarsi al sindacato di legittimita', quella data dal giudice al contrattonon deve essere l'unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto,ma una delle possibili e plausibili interpretazioni, per cui, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o piu' interpretazioni (plausibili),non e' consentito, alla parte che aveva proposto l'interpretazione poi disattesadal giudice, dolersi in sede di legittimita' del fatto che sia stataprivilegiata l'altra (Cass. 20 novembre 2009 n. 24539; 2 maggio 2006 n. 10131;17 luglio 2003 n. 11193).

Non puo', percio', trovare ingresso in sede di legittimita' la critica della ricostruzione della volonta' negoziale operata dal giudice di merito che sitraduca esclusivamente nella prospettazione di una diversa valutazione degli stessi elementi di fatto gia' dallo stesso esaminati (Cass. 27 marzo 2007 n.7500); non potendo il ricorrente allegare la violazione da parte del giudicedel merito dei criteri di ermeneutica contrattuale, allorche' si limiti acontrapporre la propria interpretazione del contratto agli esiti cui siperviene nella sentenza impugnata (Cass. 26 dicembre 2006 n. 26683);

a).2.il sindacato della Corte di Cassazione sugli esiti del procedimento diinterpretazione del contratto puo' essere introdotto - come nella seconda partedel terzo motivo - anche deducendo il vizio di cui all'art. 360 comma 1 n. 5,che fa riferimento ai vizi di motivazione. Infatti, la sentenza di merito e'sindacabile in Cassazione sotto il profilo dell'interpretazione data alcontratto qualora sia viziata da errori logici o di motivazione (Cass. 22febbraio 2007 n. 4178; 21 luglio 2004 n. 13379; 25 febbraio 2004 n. 3772; 13 luglio1993 n. 7745, in motivazione).

Intal caso, il sindacato di legittimita' deve essere condotto non sullaricostruzione della volonta' delle parti, in quanto cio' riguarderebbeessenzialmente il risultato interpretativo raggiunto dal giudice del merito nella risoluzione della 'questio voluntatis', ma sull'individuazione deicriteri ermeneutici applicati nel processo logico del quale il giudice delmerito si sia avvalso per assolvere i compiti a lui assegnati (Cass. 13 maggio2004 n. 9091; 14 novembre 2003 n. 17248; 16 settembre 2002, n. 13543).

L'accertamento della volonta' degli stipulanti, in relazione al contenuto del negozio, sitraduce in un'indagine di fatto affidata in via esclusiva al giudice di merito,onde la possibilita' di censurare tale accertamento in sede di legittimita', aparte l'ipotesi in cui la motivazione sia cosi' inadeguata da non consentire laricostruzione del percorso logico seguito da quel giudice per giungere adattribuire all'atto negoziale un determinato contenuto, e' limitata al caso diviolazione delle norme ermeneutiche, violazione da dedursi, peraltro, con laspecifica indicazione nel ricorso per cassazione del modo in cui ilragionamento del giudice si sia da esse discostato, poiche', in caso contrario,la critica alla ricostruzione del contenuto della comune volonta' si sostanzianella proposta di un'interpretazione diversa. In altri termini, il ricorso insede di legittimita', riconducibile, in linea generale, al modellodell'argomentazione di carattere confutativo, laddove censuri l'interpretazionedel contratto accolta dalla sentenza impugnata, non puo' assumere tutti icontenuti di cui quel modello e' suscettibile, dovendo limitarsi ad evidenziarel'invalidita' dell'interpretazione adottata attraverso l'allegazione (conrelativa dimostrazione) dell'inesistenza o dell'assoluta inadeguatezza dei datitenuti presenti dal giudice di merito o anche solo delle regole giustificative(anche implicite) che da quei dati hanno condotto alla conclusione accolta, enon potendo, invece, affidarsi alla mera contrapposizione di un risultatodiverso sulla base di dati asseritamente piu' significativi o di regole digiustificazione prospettate come piu' congrue (Cass. 17 luglio 2007 n. 15890, inmotivazione; 22 febbraio 2007 n. 4178; 23 agosto 2006 n. 18375);

a.3).nel caso di specie, non sussistevano gli indicati vizi in quanto la Corteterritoriale ha correttamente rilevato che L'art. 11 del contratto prevedeva unpremio al raggiungimento dell'obiettivo fissato a Euro 2.600.000,00 opzioniescluse. La clausola 6 prevedeva poi il rinnovo automatico a seguitodell'acquisto di imbarcazioni per un valore di Euro 2.500.000,00. La cifraindicata dal Tribunale, di acquisto di imbarcazioni per un valore di Euro3.193.137,00 era quella indicata in comparsa conclusionale di primo gradodall'appellante Gamma (pag. 29) ove alla cifra di Euro 2.274.185, 93, (quindicomprensiva, in contrasto con la clausola n. II del contratto) delle opzioni,venivano aggiunti gli importi, dell'imbarcazione asseritamente venduta al c. paria Euro 147.574,00, nonche' le vendite concluse da Gamma, ma sottrattele daOceanis Alfa (nuova societa' fondata dai soci che avevano lasciato Gamma), afavore di Ca. , della s.r.l. Maisale, di Co.Sa. e M..D.P. .

3.4.1.b)Quanto agli errores in indicando in relazione alla valutazione del materialeprobatorio, si deve ribadire, con specifico riguardo alle doglianze formulatenel quarto motivo, che le norme (art. 2697 ss.) poste dal Libro VI, Titolo IIdel Codice civile regolano le materie: a) dell'onere della prova; b)dell'astratta idoneita' di ciascuno dei mezzi in esse presi in considerazioneall'assolvimento di tale onere in relazione a specifiche esigenze; c) dellaforma che ciascuno di essi deve assumere; non anche la materia dellavalutazione dei risultati ottenuti mediante l'esperimento dei mezzi di prova,che e' viceversa disciplinata dagli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., e la cuierroneita' ridonda quale vizio ex art, 360, primo comma n. 5, cod. proc. civ.(Cass. 12 febbraio 2004 n. 2707).

Inoltre,per quanto concerne la prova presuntiva, e' incensurabile in sede di legittimita'l'apprezzamento del giudice del merito circa la valutazione della ricorrenzadei requisiti di precisione, gravita' e concordanza richiesti dalla legge pervalorizzare elementi di fatto come fonti di presunzione, sempre che lamotivazione adottata appaia - come nella specie (v. precedente punto 2.2) -congrua dal punto di vista logico, immune da errori di diritto e rispettosa deiprincipi che regolano la prova per presunzioni (Cass. n. 15219/2007, inmotivazione; 16728/2006; 1216/2006; 10135/2005).

Semprein tema di valutazione delle risultanze probatorie, deve ribadirsi che, in baseal principio del libero convincimento del giudice, la violazione degli artt.115 e 116 cod. proc. civ. e' apprezzabile, in sede di ricorso per cassazione,nei limiti del vizio di motivazione di cui all'art. 360, primo comma, numero5), cod. proc. civ., e deve emergere direttamente dalla lettura della sentenza,non gia' dal riesame degli atti di causa, inammissibile in sede di legittimita'(Cass. 20 giugno 2006 n. 14267). L'art. 116, primo comma, cod. proc. civ.consacra il principio del libero convincimento del giudice, al cui prudenteapprezzamento - salvo alcune specifiche ipotesi di prova legale - e' pertantorimessa la valutazione globale delle risultanze processuali, essendo egliperaltro tenuto ad indicare gli elementi sui quali si fonda il suoconvincimento nonche' l'iter seguito per addivenire alle raggiunte conclusioni,ben potendo al riguardo disattendere taluni elementi ritenuti incompatibili conla decisione adottata; e tale apprezzamento e' insindacabile in cassazione inpresenza di congrua motivazione (come sopra richiamata, in ordine alla mancataprova della sussistenza di un intento fraudolento a danno della Gamma), immuneda vizi logici e giuridici Cass. 13 luglio 2004 n. 12912).

3.4.1.e.Nella specie, la Corte territoriale ha correttamente ritenuto che agli atti nonvi era prova della sottrazione della vendite gia' effettuate da Gamma e delpassaggio degli acquirenti a Oceanis Alfa a seguito di un accordofraudolento. Risultava in realta' che il contratto con il Co. era statoannullato, a seguito della mancata consegna della barca, cosi' come quello conil D.P. , mentre l'imbarcazione del c. (e la circostanza non era smentita dallacontroparte) era stata venduta Tanno successivo, a contratto non rinnovato,Infine, nulla si precisava in ordine al contratto con la s.r.l. Maisale. Indefinitiva, non vi era prova che tali imbarcazioni fossero state dagli acquirentifinali ordinate a Gamma e poi non acquistate a seguito di comportamentifraudolenti di terzi.

3.4.2..Peraltro, quanto all'insussistenza dei vizi motivazionali dedotti in tutti imotivi esaminati, va ribadito che, nel giudizio di cassazione, la deduzione delvizio di cui all'art. 360 n. 5 cod. proc. civ. non consente alla parte dicensurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenutanella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversainterpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice dilegittimita' degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: lecensure poste a fondamento del ricorso non possono pertanto risolversi nellasollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da quellaoperata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecieconcreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme daquello dato dal giudice di merito (v., tra le molte, Cass. n. 7972/2006; 13954/2007,in motivazione).

Ne'questi vizi possono consistere nella difformita' dell'apprezzamento dei fatti edelle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte,spettando solo a detto giudice individuare le fonti del proprio convincimento,valutare le prove, controllarne l'attendibilita' e la concludenza, scegliere trale risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti indiscussione, dare prevalenza all'uno o all'altro mezzo di prova: l'art. 360 n.5 non conferisce, infatti, alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare evalutare autonomamente il merito della causa, bensi' solo quello di controllare,sotto il profilo logico e formale e della correttezza giuridica, l'esame e lavalutazione compiuti dal giudice del merito, cui e' riservato l'apprezzamentodei fatti (Cass., Sez. III, 7 luglio 2005 n. 14305; Cass., Sez. III, 20 ottobre2005, n. 20322; Cass., Sez. trib., 12 agosto 2004, n. 15675; Cass., Sez. lav.,9 agosto 2004, n. 15355; Cass., Sez. lav., 25 agosto 2003, n. 12467, ivi, 2003;Cass., sez. Ili, 14 febbraio 2003 n. 2222)).

3.4.3.Senza contare che tutte le doglianze di cui ai detti motivi appaiono generichee formulate, quindi, in violazione del canone di cui all'art. 366 n. 4 c.p.c.,poiche', in base a detta disposizione, e' necessario che il motivo di ricorso percassazione contenga un'esposizione degli elementi di giudizio in fatto tali daconsentire al giudice di legittimita' di procedere alla valutazione delladecisivita' dei mezzi istruttori della cui mancata o erronea considerazione cisi duole, per cui e' necessario, quanto alle prove documentali, che nel motivosiano precisati gli elementi identificativi e riportato il contenuto deldocumento il cui esame si assume essere stato erroneamente pretermesso o valutato(Cass. n. 11052/2002). Invero, il ricorso per cassazione deve contenere in se'tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede lacassazione della sentenza di merito e, altresi', a permettere la valutazionedella fondatezza di tali ragioni, senza la necessita' di far rinvio ed accederea fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti alpregresso giudizio di merito. Pertanto il ricorrente che denuncia, sotto ilprofilo di omessa o insufficiente motivazione su un punto decisivo dellacontroversia, l'omessa o erronea valutazione delle risultanze istruttorie hal'onere di indicarne specificamente il contenuto (Cass. n. 4849/2009;15952/2007; 12362/2006).

3.5.- Nel quinto motivo, si lamenta violazione e falsa applicazione degli artt.112, 115, 329, 342, 346 e 356 cod. proc. civ.;insufficiente o contraddittoriamotivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360,primo comma, numeri 3 e 5, cod. proc. civ.), per avere la Corte territorialeimpropriamente ritenuto inammissibile il motivo di appello riguardante l'omessaammissione delle prove (addotte in primo grado dalla Gamma sugli accordifraudolenti in suo danno), in quanto, 'al di la' della genericaaffermazione che il giudice di primo grado aveva errato nel non ammetterle, nonsi era proposto uno specifico motivo di censura (quale l'omessa pronuncia insentenza sul punto, o la critica alle ordinanze non ammissive)'. Laricorrente rileva, invece che, in appello, considerato che il giudice di primogrado, ritenute sussistenti questioni pregiudiziali che avrebbero potuto'rendere superflua l'ammissione dei testi' ('superfluita''implicitamente confermata con la sentenza), pur non ravvisando'l’utilita'/necessita'' dell'assunzione delle prove testimonialidedotte aveva tuttavia riproposto tutte le istanze istruttorie formulate inprimo grado, ovviamente rimettendo alla Corte la valutazione della loroammissibilita' e rilevanza. L'integrale riproposizione delle istanze istruttoriedisattese dal primo Giudice, subordinata alla valutazione della Corted'Appello, circa la loro rilevanza ai fini della decisione sui motivi posti abase dell'impugnazione, costituiva una legittima, rituale domanda d'ordineprocessuale e non gia' un 'motivo d'appello'. Pertanto, mentre ilprimo Giudice, correttamente, non aveva ammesso le prove, la Corte d'Appello,avendo ritenuto non provate con altro mezzo (documentale, confessorio,presuntivo, ecc....) le circostanze dedotte nei capitoli (puntualmenteriportati in ricorso), avrebbe errato nel non pronunziarsi sulle medesime. Inaltre parole, non vi era un errore del primo giudice, che doveva esserecensurato, ma un'omessa pronuncia della Corte territoriale, che dovrebbe esserevalutata da questa Corte.

3.5.1.Anche questa censura si rivela priva di pregio.

La Corte territoriale, invero, ha correttamente ritenuto inammissibile ladoglianza della Gamma in ordine alla mancata ammissione della prova testimonialein primo grado.

Igiudici di appello hanno premesso che la societa', in relazione ai motivi diappello proposti, non riteneva utile ne' necessaria l'assunzione delle provetestimoniali in questione, ma affermava che, se al fine della pronunciasull'appello, la Corte fosse stata di diverso avviso, il giudice di primo gradoavrebbe errato nel non ammettere le prove, che riproponeva.

Ritenevano,quindi, che, 'al di la' della generica affermazione che il giudice di primogrado' aveva 'errato nel non ammettere' dette prove, nonriteneva che la societa' avesse proposto uno specifico motivo di censura (inparticolare, ne' l'omessa pronuncia nella sentenza di primo grado sul punto, ne'la critica alle relative ordinanze del Tribunale).

Nelcaso in esame, quindi, la richiesta formulata al giudice di appello era deltutto priva di specificita' (art. 342 c.p.c.) ed intrinsecamentecontraddittoria: l'ammissione della prova testimoniale non e' necessaria, ma sela Corte fosse stata di diverso avviso, il primo giudice avrebbe errato.

Altrettantogenericamente viene prospettata, nella trattazione dell'odierno motivo,un'omessa pronuncia della Corte territoriale, senza che sia stato dedotto ilrelativo error in procedendo, essendosi la ricorrente limitata a dedurre laviolazione dell'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c..

4.Ne deriva il rigetto del ricorso. Le spese seguono la soccombenza e siliquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Rigettail ricorso. Condanna la societa' ricorrente al pagamento delle spese delpresente giudizio, che liquida in Euro 12.200,00= di cui Euro 12.000,00= peronorario, oltre accessori di legge.



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