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Cassazione civile, sezione lavoro 04-06-2013 n. 14016


Contratto · rappresentante · mandato · attivita' professionale · recesso ad nutum

fonte:http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/contratto-di-prestazione-d-opera-recesso-ad-nutum-derogabile.html

" il contratto definito di mandato, intervenuto tra le parti, doveva qualificarsi, alla stregua del tenore letterale dell'accordo e della successiva attivita' svolta - come emersa dalla espletata istruttoria - non come mandato, bensi' di prestazione d'opera intellettuale"

" la previsione della possibilita' di recesso ad nutum del cliente nel contratto di prestazione d'opera intellettuale, quale contemplata dall'art.2337 cc, comma 1, non ha carattere inderogabile e, quindi, e' possibile che per particolari esigenze delle parti sia esclusa una tale facolta' di recesso fino al termine del rapporto; sicche' anche l'apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa puo' essere sufficiente ad integrare la deroga pattizia alla facolta' di recesso cosi' come disciplinata dalla legge, senza che a tal fine sia necessario un patto specifico ed espresso (fra le tante V. Cass. 1 ottobre 2008 n.2436, Cass. 21 dicembre 2006 n.27293, Cass. 6 maggio 2000 n.5738 e Cass. 8 settembre 1997 n.8690)."

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sul ricorso 5105/2011 proposto da:

TIZIO

- ricorrente -

contro

BANCA 1, in persona del legale rappresentante pro tempore, BANCA 2, ALFA S.R.L.;

- intimati -

Nonche' da:

BANCA 2, in persona del legale rappresentante pro tempore;

- controricorrente e ricorrente incidentale -

contro

TIZIO, BANCA 1 in persona del legale rappresentante pro tempore, BANCA 3, in persona del legale rappresentante pro tempore, ALFA SRL; 

- intimati -

Nonche' da:

BANCA 2., in persona del legale rappresentante pro tempore;

- controricorrente e ricorrente incidentale -

contro

TIZIO, BANCA 1 in persona del legale rappresentante pro tempore, BANCA 3, in persona del legale rappresentante pro tempore, ALFA SRL; 

- intimati -

   

Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Roma, pronunciando sull'originario ricorso di TIZIO proposto nei confronti della societa' in epigrafe accoglieva, confermando la sentenza di primo grado, nei confronti della Banca 3 la domanda concernente il pagamento dell'indennita' sostitutiva di clientela e respingeva quella afferente il pagamento dei corrispettivi previsti in relazione alla durata minima garantita del contratto di mandato e quella, azionata in via subordinata, dell'indennita' di preavviso.

 

La Corte del merito, per quello che interessa in questa sede, riteneva che il contratto definito di mandato, intervenuto tra le parti, doveva qualificarsi, alla stregua del tenore letterale dell'accordo e della successiva attivita' svolta - come emersa dalla espletata istruttoria - non come mandato, bensi' di prestazione d'opera intellettuale. Conseguentemente, secondo la Corte territoriale, trattandosi di rapporto tipicamente fiduciario questo era incompatibile con la pattuizione di una durata minima garantita, sicche' non spettavano i reclamati compensi successivi alla risoluzione del rapporto e la chiesta indennita' sostitutiva del preavviso.

 

Quanto ai compensi maturati antecedentemente alla risoluzione del rapporto rispetto ai quali la controparte aveva sollevato eccezione d'inadempimento - rilevava la Corte del merito che questi trovavano giustificazione nell'avvenuto svolgimento di un attivita' di collaborazione nel coordinamento dei promotori finanziari che comprovava l'attribuzione di un ruolo piu' ampio di quello convenuto nel contratto originario consacrato, poi, nel patto aggiuntivo quando, sebbene TIZIO non avesse predisposto alcun piano di reclutamento dei promotori, il contratto gli venne prorogato per altri tre anni.

 

Avverso questa sentenza TIZIO ricorre in cassazione sulla base di un'unica censura.

 

Resistono con separati controricorsi la Banca 2 e Banca 3 che impugnano, in ragione di un unico motivo, in via incidentale la sentenza di cui trattasi. Depositano, altresi', nuova procura con autentica notarile.

 

Le altre parti intimate non svolgono attivita' difensiva.

 

Motivi della decisione

I ricorsi vanno riuniti riguardando l'impugnazione della stessa sentenza.

 

Preliminarmente va dichiarata l'inammissibilita' dei ricorsi incidentali per difetto di valida procura.

 

Invero e' ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte che in materia di procedimento civile, e' inammissibile, per difetto della prescritta procura speciale, il ricorso per cassazione proposto sulla base della procura rilasciata dal ricorrente nell'atto d'appello, essendo quest'ultima inidonea allo scopo perche' conferita con atto separato in data anteriore alla sentenza da impugnare in sede di legittimita' e, pertanto, in contrasto con l'obbligo di rilasciare la procura successivamente alla pubblicazione del provvedimento impugnato e con specifico riferimento al giudizio di legittimita' (V. per tutte Cass. 12 maggio 2003 n.7181 e Cass. 17 dicembre 2004 n.23501).

 

Nella specie, come desumesi dall'intestazione dei controricorsi per cassazione, questi risultano proposti sulla base della "procura in calce al ricorso in appello" e, quindi, in virtu' di atto separato in data anteriore alla sentenza da impugnare in sede di legittimita'.

 

Infatti la procura per il ricorso per cassazione - che necessariamente ha carattere speciale dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Corte di cassazione - e' valida solo se rilasciata in data successiva alla (gia' emessa) sentenza impugnata, sicche' il ricorso - ovvero il controricorso - deve essere dichiarato inammissibile qualora la procura, se conferita con atto separato, sia anteriore alla pubblicazione del provvedimento impugnato, restando altresi' esclusa ogni possibilita' di successiva sanatoria o regolarizzazione (Cfr. Cass.2444/00). Con l'unico motivo del ricorso principale TIZIO, deducendo violazione dell'art.2237 cc, e del contratto 4 gennaio 1999 come rinnovato il 25 ottobre 2000 nonche' omessa motivazione, denuncia che la Corte del merito non tenendo conto della derogabilita' della disciplina dettata dall'art.2237 cc, comma 1, ha omesso di considerare che nel contratto vi e' stata apposizione di un termine di durata minima garantita che ha comportato l'esclusione della facolta' di recesso ad nutum prima della scadenza contrattuale con conseguente spettanza dell'indennita' sostitutiva di preavviso (con cio' rinunciando alla maggiore domanda relativamente al corrispettivo per tutta la durata minima garantita). La censura e' fondata nei sensi di seguito indicati.

 

Nelle giurisprudenza di questa Corte, difatti, dopo un iniziale contrasto degli anni ottanta, si e' oramai definitivamente consolidato il principio, che in questa sede va ulteriormente ribadito, secondo il quale la previsione della possibilita' di recesso ad nutum del cliente nel contratto di prestazione d'opera intellettuale, quale contemplata dall'art.2337 cc, comma 1, non ha carattere inderogabile e, quindi, e' possibile che per particolari esigenze delle parti sia esclusa una tale facolta' di recesso fino al termine del rapporto; sicche' anche l'apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa puo' essere sufficiente ad integrare la deroga pattizia alla facolta' di recesso cosi' come disciplinata dalla legge, senza che a tal fine sia necessario un patto specifico ed espresso (fra le tante V. Cass. 1 ottobre 2008 n.2436, Cass. 21 dicembre 2006 n.27293, Cass. 6 maggio 2000 n.5738 e Cass. 8 settembre 1997 n.8690).

 

E' quindi errata la sentenza impugnata che sul presupposto della incompatibilita' del contratto di cui trattasi con la pattuizione di una durata minima garantita non ha preso in considerazione l'eventuale deroga pattizia alla facolta' di recesso ad nutum.

 

Il ricorso, pertanto va accolto, rimanendo, nell'esaminato profilo della censura, assorbita ogni ulteriore critica.

 

Conseguentemente la sentenza impugnata va cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimita', alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione che in applicazione del principio richiamato accertera' se vi e' stata o meno una deroga alla predetta facolta'.

PQM

La Corte riuniti i ricorsi dichiara inammissibili quelli incidentali, accoglie quello principale e, in relazione a tale accoglimento, cassa la sentenza impugnata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimita', alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

 

Cosi' deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 aprile 2013.

 

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2013



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