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Cassazione III civile del 22 giugno 2010, n. 15108


Multe · circolazione stradale · sanzioni amministrative · fatti · omissione

Le Sezioni Unite di questa Corte di recente (SU 17355/09)  hanno affermato che nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al  pagamento di una sanzione amministrativa e' ammessa la contestazione e la prova unicamente  delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento  come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale.

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Fatto e diritto 

Il giudice di pace di Reggio Emilia con sentenza del 1 marzo 2006 accoglieva l’opposizione  proposta da Roberto M. avverso il comune di Reggio Emilia/Comando Polizia Municipale, per  l’annullamento del verbale di contestazione n. 3/2601 del 14 luglio 2005, relativo a violazione  dell’art 141 C.d.S.. Rilevava che l’addebito mosso all’opponente -non aver regolato la velocita'  in prossimita' di una intersezione non era stato adeguatamente dimostrato, giacche' il M non era stato coinvolto in alcun sinistro e il giudizio valutativo degli agenti non godeva di fede  privilegiata.

Il comune di Reggio Emilia ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 16 aprile 2007;  l’opponente e' rimasto intimato.

Avviata la trattazione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio, il  procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso perche' manifestamente infondato. Parte  ricorrente ha depositato memoria.

Il primo motivo di ricorso denuncia in rubrica “violazione e falsa applicazione di norme di  diritto” e nello svolgimento si riferisce all’art 2700 c. c.; il ricorrente sostiene che il verbale  formato dai vigili urbani avrebbe efficacia probatoria privilegiata, anche nel caso di specie,  perche' i fatti rilevati dagli agenti accertatori sarebbero “oggettivi e privi di qualsiasi  apprezzamento personale”, perche' i verbalizzanti avrebbero attestato il transito  dell’automobilista ad una velocita' non commisurata alle condizioni oggettive della strada, la  quale presentava varie intersezioni, passi carrai e traffico.

A fronte di tale verbalizzazione, il trasgressore avrebbe dovuto proporre querela di falso per  togliere valore di prova all’atto amministrativo.

Con il secondo motivo, che lamenta vizi di motivazione, il ricorso deduce l’irrilevanza della  circostanza che non si siano verificati sinistri stradali e l’illogicita' della tesi secondo cui la  valutazione dei vigili sarebbe stata meramente discrezionale.  Il ricorso e' manifestamente infondato. A mente dell’art 2700 c. c. “L’atto pubblico fa piena  prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha  formato, nonche' delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta  avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”. La norma fa dunque riferimento ai fatti verificatisi  in presenza del pubblico ufficiale. Le Sezioni Unite di questa Corte di recente (SU 17355/09)  hanno affermato che nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al  pagamento di una sanzione amministrativa e' ammessa la contestazione e la prova unicamente  delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento  come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale.

Ricadono in tale disciplina accadimenti e circostanze (da descrivere con indicazione delle  particolari condizioni soggettive ed oggettive dell’accertamento, ricordano le Sezioni Unite)  avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale, quali il passaggio di un’autovettura con semaforo  rosso o l’uso della cintura di sicurezza o il puntamento di apparecchiatura elettronica per il  calcolo della velocita' di un veicolo, indipendentemente dalla condizione dinamica o di stasi dell’autore del fatto e del mezzo usato. Nel caso di specie, il giudice di merito non ha violato tali principi. Cio' che e' avvenuto alla presenza del pubblico ufficiale e che poteva essere attestato con fede privilegiata e' solo il transito del veicolo in movimento in quella strada. Secondo l’art. 141 C.d.S. la pericolosita' della condotta di guida deve essere desunta dalle caratteristiche e dalle condizioni della strada e del traffico e da ogni altra circostanza di qualsiasi natura. Essa di per se' non costituisce, come bene ha colto il giudicante, un fatto storico, che possa essere attestato, ma e' il portato di un giudizio, di una valutazione sintetica, che e' desunta dagli elementi indicati dal legislatore. Il giudizio di pericolosita' implica un’attivita' di elaborazione da parte dell’agente accertatore, il quale deve rilevare i fatti che stanno avvenendo (condizione del veicolo, della strada, del traffico) e sottoporli a critica, per desumerne la valutazione di congruita' ai criteri di buona condotta di guida o, appunto, di pericolosita'.

Ne consegue che detta valutazione e' priva di efficacia probatoria privilegiata e che il giudice di pace ha correttamente interpretato l’art. 2700 c.c. Del tutto priva di fondamento e' poi la censura alla motivazione addotta dal giudice di primo grado, il quale ha rilevato non solo che la pericolosita' di guida non era risultata, come solitamente avviene quando non si sia in presenza di un eccesso di velocita', dal verificarsi di un sinistro, ma anche che il verbale era sguarnito di elementi utili a supportare la valutazione data dagli agenti. La sentenza riferisce che dal verbale non emergeva “nessun elemento specifico e obbiettivo risultante dagli accertamenti” e aggiunge esemplificativamente, con indubbia efficacia espositiva, che tali elementi potevano consistere in tracce di frenata o dichiarazioni testimoniali. Conclude ineccepibilmente che non sussiste la prova del fatto addebitato all’opponente. Trattasi di motivazione priva di vizi logici e pronunciata nel rispetto dei canoni di concisione di cui all’art. 132, offrendo tuttavia chiara nozione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso, cui non segue la pronuncia sulla refusione delle spese di lite in mancanza di attivita' difensiva dell’intimato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Cosi' deciso in Roma nella Camera di consiglio della seconda sezione civile tenuta il 26 febbraio 2010 Depositata in Cancelleria il 22 giugno 2010



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