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Tribunale di Bari sez. IV civile del 14.7.2014


Banche · consumerismo · consumatori · finanza · prodotti finanziari · risarcimento · civile · bond

fonte:

http://www.studiomelpignano.eu/it/visual.php?num=90761

"Così ricostruita la vicenda per cui è causa, può affermarsi, conclusivamente, l’inadempimento, da parte della banca (che non ha sufficientemente adempiuto l’onere, ad essa incombente ex art. 23 comma 6º del D.Lg. n. 58/1998, di dare la prova positiva della sua diligenza e dell’adempimento delle obbligazioni poste a suo carico20), degli obblighi informativi e valutativi derivanti dal contratto-quadro, come integrato dalla normativa in precedenza richiamata.

II.A.8. L’inadempimento degli obblighi suindicati comporta la responsabilità risarcitoria della banca, secondo quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità21, la quale, dopo avere affermato che il danno risarcibile consiste nell’essere stato posto a carico del cliente un rischio che, presumibilmente, egli non si sarebbe accollato22, ha precisato che tale danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria (a meno che non risulti che dopo l’acquisto, ma già prima della proposizione di detta domanda, il cliente, pur avendo avuto la possibilità, con l’uso dell’ordinaria diligenza, di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati, non sussistendo impedimenti giuridici o di fatto al disinvestimento, li abbiano tuttavia conservati nel proprio patrimonio)23.

Nel caso in esame le risultanze processuali non comprovano la sussistenza della suddetta ipotesi (e cioè che dopo l’acquisto dei titoli, ma prima dell’introduzione del presente giudizio, i coniugi xxxxxxxxxxx, xxxxxxxx pur avendo avuto la possibilità, con l’uso dell’ordinaria diligenza, di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati e pur potendo procedere al disinvestimento, li abbiano invece conservati nel loro patrimonio), sicché il danno va liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria.

Ora, il capitale complessivamente investito da xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxx per l’acquisto dei prodotti finanziari de quibus, non restituito dalle emittenti, fu pari, complessivamente, ad €. 127.349,5224.

Da tale importo va detratta la cedola percepita dagli investitori in relazione allo strumento finanziario “Cirio H 01/2004 6,25%”, pari ad €. 2.843,75 [tale circostanza, allegata dalla convenuta, è comprovata dalla deposizione del teste xxxxxxxxxxxx (ammesso ed escusso su istanza della convenuta, la quale, sotto tale profilo, ha adempiuto l’onere probatorio ad essa incombente ex art. 2697 comma 2º c.c.), non smentita da alcuna risultanza processuale, e comunque è stata accertata anche dal c.t.u.25].

Il c.t.u. dott. xxxxxxx ha affermato che alle obbligazioni Cirio, Argentina e Parmalat per cui è causa non può essere attribuito alcun valore tanto al tempo della domanda quanto all’attualità26.

Pertanto il danno subito dagli attori può essere quantificato in €. 124.505,7727.

La predetta obbligazione, pur derivando da responsabilità contrattuale, costituisce debito di valore28, sicché va riconosciuto in via presuntiva il maggior danno di cui all’art. 1224 comma 2º c.c. rispetto a quello già coperto dagli interessi legali, corrispondente alla differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi dell’art. 1284 c.c.29

Null’altro può essere riconosciuto a titolo risarcitorio, non risultando specificamente allegata né adeguatamente provata la ricorrenza di un danno diverso e ulteriore rispetto a quello già reintegrato nei termini suindicati. "

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Bari / sezione 4° civile in composizione collegiale, riunito in camera di consiglio nelle persone dei signori magistrati:

1. dott. Franco Lucafò - Presidente

2. dott. Giuseppe Rana - Giudice

3. dott. Michele Prencipe - Giudice relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento iscritto nel Ruolo Generale degli affari civili contenziosi per l’anno 2006 sotto il numero d’ordine xxxx

TRA

xxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxx, elettivamente domiciliati in Bari al viale Borsellino e Falcone n. 11 presso lo studio dell’avv. Massimo Melpignano, da cui sono rappresentati e difesi in virtù di mandato a margine dell’atto di citazione,

– attori / convenuti in riconvenzionale –

E

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, elettivamente domiciliata in Bari alla via xxxxxxxxxxxx xxxx presso lo studio dell’avv. xxxxxxxxxxxx, rappresentata e difesa dagli avv.ti xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxx, anche disgiuntamente tra loro, in virtù di procura in calce alla copia notificata dell’atto di citazione,

convenuta / attrice in riconvenzionale –

All’udienza collegiale del giorno 09/06/2014 il Tribunale, sentiti i difensori delle parti, i quali illustravano le rispettive conclusioni, si riservava per la decisione ai sensi dell’art. 16 comma 5º periodo secondo del D.Lg. n. 5/2003.

I. FATTO

I.A. Con atto di citazione ex art. 2 del D.Lg. n. 5/2003, notificato a mezzo del servizio postale in data 14/02/2006, xxxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxx, tutti eredi di xxxxxxxxxxxxxxx, citavano xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx dinanzi al Tribunale di Bari per sentir accogliere le seguenti conclusioni: 1) accertare e dichiarare la violazione da parte della banca convenuta, nei confronti di loro attori, degli artt. 21 comma 1º lett. a) e b) del D.Lg. n. 58/1998, 28 comma 1º lett. a) e b), 27, 28 comma 2º, 29 commi 1º, 2º e 3º della delibera Consob n. 11522/1998 e successive modifiche (regolamento di attuazione del D.Lg. n. 58/1998); 2) accertare e dichiarare la violazione da parte della convenuta, nei confronti di loro attori, degli artt. 1218, 1343, 1375 e 1418 c.c.; 3) per l’effetto, dichiarare la nullità dei contratti di acquisto dei prodotti finanziari di cui in premessa, condannando la convenuta alla restituzione, in favore di loro attori, del capitale investito (pari ad €. 127.349,52) maggiorato di interessi e rivalutato; 4) in subordine dichiarare risolto per grave inadempimento il contratto di acquisto dei prodotti finanziari di cui in premessa, condannando la convenuta alla restituzione, in favore di loro attori, del capitale investito maggiorato di interessi e rivalutato; 5) in ogni caso, condannare la convenuta al risarcimento del danno, sia da lucro cessante e pari per un verso al mancato percepimento degli interessi contrattuali (€. 2.392,82 per il titolo Argentina 00/07 - 10,25% dell’importo complessivo di €. 23.344,59; €. 439,2344 per il titolo Argentina 99/04 - 9,5% dell’importo complessivo di €. 4.623,52; €. 3.261,70 per il titolo Cirio - 6,25% dell’importo complessivo di €. 52.187,20; €. 2.050,694 per il titolo Parmalat - 9,5% dell’importo complessivo di €. 21.586,25) e per altro verso al mancato lucro per il reimpiego delle somme a decorrere dalla data di mancato rimborso e pari almeno al tasso BOT tempo per tempo, oltre al danno morale che si quantificava in €. 5.000,00 o comunque di quell’altra somma maggiore o minore ritenuta di giustizia, anche secondo valutazione equitativa; 6) condannare la convenuta alla rifusione di spese, diritti ed onorari processuali, da distrarsi in favore del procuratore anticipatario.

I.B. Con comparsa di risposta ex art. 4 del D.Lg. n. 5/2003 con domanda riconvenzionale notificata in data 14/04/2006 xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx si opponeva all’accoglimento delle domande e chiedeva al Tribunale di voler così provvedere: 1) in via principale rigettare le domande avversarie, inammissibili ed infondate in ogni loro parte; 2) in via molto gradata, all’occorrenza in accoglimento della domanda riconvenzionale proposta, condizionata al non creduto accoglimento della domanda di nullità o di annullamento, condannare gli attori alla restituzione dei titoli oggetto degli ordini di acquisto nonché delle somme percepite con le cedole incassate medio tempore, oltre interessi e rivalutazione monetaria in considerazione della natura di imprenditore commerciale di essa convenuta; 3) con vittoria di spese processuali.

I.C. In data 11/05/2006 gli attori notificavano alla convenuta memoria di replica ex art. 6 del D.Lg. n. 5/2003, con la quale reiteravano le domande e le conclusioni già formulate e, ai sensi dell’art. 6 comma 2º del D.Lg. n. 5/2003, proponevano nuova domanda, chiedendo al Tribunale di voler dichiarare nulli, quanto all’attrice xxxxxxxxxxxxxxxxxx, i contratti di sottoscrizione di cui al giudizio, condannando la convenuta alla restituzione dell’importo pari al 50% della somma investita, maggiorata di interessi e rivalutata come per legge.

I.D. In data 09/06/2006 la convenuta notificava agli attori una seconda memoria difensiva ex art. 7 comma 1º del D.Lg. n. 5/2003, con cui confermava le conclusioni proposte con la comparsa di costituzione e risposta ed eccepiva la tardività della domanda nuova proposta dagli attori con la memoria di replica ex art. 6 del D.Lg. n. 5/2003.

I.E. In data 28/06/2006 gli attori notificavano alla convenuta istanza di fissazione di udienza ex art. 8 comma 2º del D.Lg. n. 5/2003, contenente le conclusioni di rito e di merito nonché la definitiva formulazione delle istanze istruttorie già proposte.

I.F. In data 07/07/2006 la convenuta depositava in Cancelleria nota ex art. 10 del D.Lg. n. 5/2003, contenente la definitiva formulazione delle istanze istruttorie e delle conclusioni di rito e di merito già proposte.

I.G. In data 30/10/2007 gli attori presentavano al Giudice relatore designato (Ancona dott. Domenico) nuova istanza di fissazione dell’udienza di discussione.

I.H. Con decreto in data 25/03/2008 il Presidente della sezione 2ª civile designava il nuovo Giudice relatore (Pasculli dott.ssa Rossella) e, con successivo decreto in data 05/06/2008, disponeva la trasmissione del fascicolo di causa al Presidente della sezione 4ª civile, il quale, con decreto in data 16/06/2008, ne disponeva la restituzione alla sezione 2ª civile, non rientrando il procedimento fra quelli di cui al decreto in data 28/05/2008, n. 65, del Presidente del Tribunale.

I.I. Con decreto in data 10/07/2008 il Presidente del Tribunale assegnava il procedimento alla sezione 4ª civile, il cui Presidente designava il nuovo Giudice relatore (Monteleone dott. Michele), il quale, con decreto in data 20-21/10/2008 ex art. 12 comma 2º del D.Lg. n. 5/2003, così provvedeva: fissava l’udienza collegiale per il giorno 29/06/2009, ordinando alla convenuta di esibire la documentazione chiesta dagli attori ed invitando le parti a comparire personalmente alla predetta udienza per l’interrogatorio libero ed il tentativo di conciliazione; ammetteva la prova per testi, diretta e contraria, così come proposta dalle parti; invitava le parti a depositare memorie conclusionali cinque giorni prima dell’udienza.

I.L. In data 23/06/2009 gli attori depositavano comparsa conclusionale. La convenuta depositava comparsa conclusionale in data 24/06/2009.

I.M. All’udienza collegiale del giorno 29/06/2009 il procedimento era rinviato all’udienza collegiale del giorno 21/09/2009, nella quale il Tribunale, sentiti i procuratori delle parti, confermava il decreto in data 20-21/10/2008 e delegava il Giudice relatore a procedere all’assunzione di mezzi di prova ritenuti necessari, fissando una nuova udienza di discussione.

I.N. All’udienza del giorno 26/01/2010 la convenuta rinunciava al teste ammesso. Gli attori non aderivano alla rinuncia. Il Giudice relatore rimetteva le parti dinanzi al collegio.

I.O. All’udienza collegiale del giorno 10/05/2010 il Tribunale, ad integrazione dell’ordinanza pronunciata all’udienza del giorno 21/09/2009, ammetteva la prova per testi in relazione alla posizione articolata dagli attori a mezzo del teste xxxxxxxxxxxxxxxxxxx nonché del teste in relazione al quale era intervenuta rinuncia della convenuta, non accettata dagli attori, rimetteva le parti dinanzi al Giudice relatore all’udienza del giorno 19/10/2010 e per la discussione all’udienza collegiale del giorno 08/11/2010.

I.P. Il Giudice relatore delegato assumeva le testimonianze di xxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxx, dopo di che rimetteva le parti davanti al Collegio all’udienza di discussione del giorno 02/05/2011 (già fissata dal Tribunale alla precedente udienza collegiale del giorno 08/11/2010).

I.Q. All’udienza collegiale del giorno 02/05/2011 il procedimento era rinviato all’udienza collegiale del giorno 05/12/2011, nella quale il Tribunale, sentiti i procuratori delle parti, i quali illustravano le rispettive conclusioni, si riservava per la decisione ai sensi dell’art. 16 comma 5º periodo secondo del D.Lg. n. 5/2003.

I.R. Con sentenza non definitiva in data 16/07/2012 il Tribunale così provvedeva: 1) dichiarava inammissibile la domanda proposta da xxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxx, con memoria di replica ex art. 6 del D.Lg. n. 5/2003 notificata in data 11/05/2006, nei confronti di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx; 2) rigettava le domande proposte da xxxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxx, con atto di citazione ex art. 2 del D.Lg. n. 5/2003 notificato in data 14/02/2006, nei confronti di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, limitatamente (a) alla domanda di nullità dei contratti di acquisto dei prodotti finanziari di cui all’atto di citazione e di condanna della convenuta alla restituzione del capitale investito, maggiorato di interessi e rivalutato, e (b) alla domanda di risoluzione per grave inadempimento dei contratti di acquisto dei prodotti finanziari di cui all’atto di citazione e di condanna della convenuta alla restituzione del capitale investito, maggiorato di interessi e rivalutato; 3) dichiarava assorbita la domanda proposta in via riconvenzionale da xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, con comparsa di risposta ex art. 4 del D.Lg. n. 5/2003 notificata in data 14/04/2006, nei confronti di xxxxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxx; 4) disponeva con separata ordinanza il prosieguo del giudizio per la delibazione della domanda risarcitoria sub A); 5) rimetteva la regolazione delle spese giudiziali al provvedimento definitivo. Con ordinanza in pari data il Tribunale disponeva c.t.u., all’uopo nominando il dott. xxxxxxxxxxxxxxxxxx [al fine di: 1) esaminare e descrivere tipologia, natura, destinazione e livello di rischio dei titoli oggetto di causa; 2) accertare le somme investite e l’ammontare delle cedole riscosse in relazione ai titoli de quibus; 3) determinare il valore dei predetti titoli al momento della domanda nonché all’attualità; 4) quantificare, tenendo conto del valore dei predetti titoli così come determinato e di tutte le risultanze processuali orali e documentali, le perdite patrimoniali subite dagli attori con riferimento alle somme investite ed alle cedole riscosse nonché il minor guadagno rispetto al tasso di interesse dei B.T.P. per i medesimi periodi] e delegando il Giudice relatore (dinanzi al quale rimetteva le parti) a conferire l’incarico al c.t.u. nominato ed a fissare, all’esito, nuova udienza di discussione davanti al Collegio.

I.S. All’udienza del giorno 19/02/2013 il Giudice relatore delegato, sentite le parti e conferito l’incarico peritale al c.t.u., rinviava il procedimento all’udienza del giorno 12/11/2013.

I.T. All’udienza del giorno 12/11/2013 il Giudice relatore delegato, sentite le parti e preso atto dell’espletamento dell’incarico peritale (avendo il c.t.u. depositato “consulenza tecnica d’ufficio” in data 21/10/2013 e nota contenente “valutazione delle osservazioni formulate in relazione alla consulenza tecnica” in data 25/10/2013), rimetteva le parti all’udienza di discussione davanti al Collegio per il giorno 09/06/2014.

I.U. All’udienza collegiale del giorno 09/06/2014 il Tribunale, sentiti i procuratori delle parti, i quali illustravano le rispettive conclusioni, si riservava per la decisione ai sensi dell’art. 16 comma 5º periodo secondo del D.Lg. n. 5/2003.

II. DIRITTO

II.A. LA DOMANDA RISARCITORIA.

II.A.1. Pronunciata inter partes la sentenza non definitiva indicata sub I.R., rimane da esaminare la domanda risarcitoria proposta nei confronti della convenuta dagli attori, i quali hanno allegato la violazione, da parte della banca, di varie norme di rango primario e secondario [e precisamente: dell’art. 21 comma 1º lett. a) e b) del D.Lg. n. 58/19987; degli artt. 27 commi 1º, 2º e 3º, 28 comma 1º lett. a) e b), 28 comma 2º, 29 commi 1º, 2º e 3º del Reg. Consob n. 11522/19988; degli artt. 1218, 1375, 1343 e 1418 c.c.] e, in ragione di tanto, hanno chiesto al Tribunale di volere, previo accertamento delle predette violazioni [e dunque previo accertamento dell’inadempimento (o del non esatto adempimento), da parte della banca, degli obblighi informativi e valutativi derivanti dal contratto-quadro (come integrato dalla normativa in precedenza richiamata)], condannare la convenuta al risarcimento del danno.

II.A.2. La domanda risarcitoria è parzialmente fondata e merita accoglimento nei limiti di seguito precisati.

II.A.3. È pacifico tra le parti e/o risulta provato dalla documentazione prodotta, dalle testimonianze assunte e dalle indagini tecniche espletate:

che i coniugi xxxxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxx, in data 15/03/1994, stipularono con xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx un “contratto relativo alla negoziazione, alla sottoscrizione, al collocamento ed alla raccolta di ordini concernenti valori mobiliari” con riferimento al dossier titoli n. 21702, sottoscrivendo contestualmente il prospetto delle “norme per i depositi di titoli a custodia ed amministrazione” [con tale atto negoziale (qualificabile come contratto-quadro, diretto a regolare un nascente rapporto giuridico continuativo fra le parti relativo ad attività di prestazione di servizi di investimento) i coniugi xxxxxxxxxxxxxxxxxx conferirono all’intermediario l’incarico di: A) negoziare i valori mobiliari di cui agli ordini che ad esso intermediario sarebbero stati impartiti, secondo i termini e le condizioni ivi previsti; B) sottoscrivere i valori mobiliari, in sede di collocamento e/o distribuzione, di cui agli ordini che ad esso intermediario sarebbero stati impartiti, secondo i termini e le condizioni ivi previsti; C) raccogliere gli ordini di acquisto e di vendita di valori mobiliari che ad esso intermediario sarebbero stati impartiti, secondo i termini e le condizioni ivi previsti], e presero visione del “documento informativo” loro consegnato dalla banca;

che xxxxxxxxxxxxxxxxxxx, nell’anno 2001, sottoscrisse ordini di acquisto relativi ai seguenti strumenti finanziari:

- n. 52.000 obbligazioni “Cirio H 01/2004 6,25%”, prezzo unitario 100,35, controvalore €. 52.187,20 (in data 02/02/2001);

- n. 10.000 obbligazioni “Argentina 00/2007 10,25%”, prezzo unitario 95,54, controvalore €. 9.727,38 (in data 03/04/2001);

- n. 10.000 obbligazioni “Argentina 00/2007 10,25%”, prezzo unitario 94,25, controvalore €. 9.662,27 (in data 26/04/2001);

- n. 4.000 obbligazioni “Argentina 00/2007 10,25%”, prezzo unitario 96,10, controvalore €. 3.954,94 (in data 16/05/2001);

- n. 21.000 obbligazioni “Argentina 99/2004 9,5%”, prezzo unitario 99,40, controvalore €. 21.586,25 (in data 04/07/2001);

- n. 25.000 obbligazioni “Parmalat 01/2008 6,8%”, prezzo unitario 101,64, controvalore €. 25.607,96 (in data 06/09/2001);

- n. 8.000 obbligazioni “Argentina 99/2004 9,5%”, prezzo unitario 51,11, controvalore €. 4.623,52 (in data 06/12/2001);

che xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, in data 08/01/2002 (ossia dopo l’acquisto dei suindicati strumenti finanziari), sottoscrisse la “scheda per l’individuazione del profilo del cliente”, nella quale erano riportate le seguenti indicazioni: nel riquadro “obiettivi di investimento” era barrata la casella “06” (ossia “Prevalenza rivalutabilità rapportata al rischio di oscillazione corsi”); nel riquadro “esperienza finanziaria” era barrata la casella “3” (ossia “Approfondita”); nel riquadro “propensione al rischio” era barrata la casella “6” (ossia “Alta”);

che anche xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, in data 08/01/2002 (ossia dopo l’acquisto degli strumenti finanziari suindicati), sottoscrisse la “scheda per l’individuazione del profilo del cliente”, in cui erano riportate le medesime indicazioni relative al coniuge [infatti nel riquadro “obiettivi di investimento” era barrata la casella “06” (“Prevalenza rivalutabilità rapportata al rischio di oscillazione corsi”), nel riquadro “esperienza finanziaria” era barrata la casella “3” (“Approfondita”) e nel riquadro “propensione al rischio” era barrata la casella “6” (“Alta”)];

che la banca, sempre in data 08/01/2002 (ossia sempre dopo l’acquisto degli strumenti finanziari de quibus), consegnò a xxxxxxxxx ed a xxxxxxxxx il “documento sui rischi generali degli investimenti”.

II.A.4. La Corte Suprema ha chiarito che l’obbligo risarcitorio può discendere non solo dalle violazioni dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni poste dalla legge a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d’investimento finanziario che avvengano nella fase che precede ed accompagna la stipulazione del contratto di intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti (responsabilità precontrattuale)9, ma anche dalle medesime violazioni che riguardino le operazioni d’investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto d’intermediazione finanziaria, come integrato dalla normativa generale e di dettaglio indicata precedentemente10 (in tale ipotesi le violazioni, dando luogo a responsabilità contrattuale, comportano in ogni caso obbligo risarcitorio, oltre a poter condurre eventualmente alla risoluzione del contratto-quadro)11.

Ciò premesso, il Collegio osserva che tutte le operazioni per cui è causa furono poste in essere sotto la vigenza del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 e della deliberazione 1º luglio 1998, n. 11522 della Commissione Nazionale Società e Borsa (successivamente abrogata e sostituita dalla deliberazione 29 ottobre 2007, n. 16190 della Commissione Nazionale Società e Borsa).

L’art. 21 del D.Lg. n. 58/1998 tutela non solo l’interesse economico dei clienti, ma anche quello all’integrità dei mercati, ed a tal fine prevede una serie di obblighi di diligenza, di correttezza e di trasparenza a carico dell’intermediario, che si estrinsecano nei confronti della clientela mediante un’articolata attività di acquisizione di tutte le informazioni necessarie e mediante una costante informazione della stessa in ordine ai possibili investimenti.

Gli artt. 26 e 28 del Reg. Consob n. 11522/1998 (espressione della c.d. know your customer rule) esplicitano ulteriormente gli obblighi di informazione che gravano sugli intermediari autorizzati: in primo luogo, sancendo a carico degli intermediari, dal lato attivo, un obbligo di conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi, nonché dei prodotti diversi dai servizi di investimento, propri o di terzi, da loro stessi offerti, adeguata al tipo di prestazione da fornire (c.d. know your merchandise rule), con obbligo di operare al fine di contenere i costi a carico degli investitori e di ottenere da ogni servizio d’investimento il miglior risultato possibile, anche in relazione al livello di rischio prescelto dall’investitore (art. 26); in secondo luogo, imponendo agli intermediari, non solo prima della stipula del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimento (contratto-quadro), ma anche prima dell’inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati, sia di chiedere all’investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento e la sua propensione al rischio (con l’ulteriore obbligo di far constare nel contratto l’eventuale rifiuto del cliente di fornire notizie), sia di consegnare agli investitori il documento generale sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari (art. 28 comma 1º); in terzo luogo, consentendo agli intermediari di effettuare o consigliare operazioni o di prestare il servizio di gestione solo dopo aver fornito all’investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento o disinvestimento (art. 28 comma 2º).

Nel caso di specie il contratto-quadro fu stipulato in data 15/03/1994, dunque prima dell’entrata in vigore della predetta normativa primaria (D.Lg. n. 58/1998) e secondaria (Reg. Consob n. 11522/1998), ed in esso non furono indicati specifici obblighi di informazione e cautela imposti all’intermediario (dal contratto emerge soltanto che i clienti, in data 15/03/1994, non ritennero di fornire alla banca le informazioni richieste sulla loro situazione finanziaria e sui loro obiettivi di investimento, nonostante fosse stato chiarito, da parte della banca, che tale accertamento era compiuto nel loro esclusivo interesse).

Tuttavia, ai sensi dell’art. 1374 c.c., il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge ovvero, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.

Inoltre, in forza dell’art. 1375 c.c., il contratto deve essere eseguito secondo buona fede.

Ora, non v’è dubbio che il predetto contratto-quadro debba essere integrato, ai fini della sua attuazione, dalla normativa generale e di dettaglio prevista prima dall’art. 6 della legge 2 gennaio 1991, n. 112 (vigente all’epoca della conclusione del contratto-quadro) e poi dagli artt. 21 e ss. del D.Lg. n. 58/1998 (T.U.F.), 26 e ss. del Reg. Consob n. 11522/1998, espressione del più ampio principio della buona fede cristallizzato nell’art. 1375 c.c. e la cui violazione costituisce, pertanto, inadempimento del contratto-quadro.

Gli obblighi informativi previsti dalla normativa diventano ancora più stringenti con l’art. 29 del Reg. Consob n. 11522/1998, che impone agli intermediari autorizzati di astenersi dall’effettuare operazioni con o per conto degli investitori, anche se espressamente impartite dal cliente, rispetto a costui non adeguate per tipologia, oggetto, frequenza e dimensione, salva la ripetizione scritta dell’ordine, in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (c.d. suitability rule).

Quindi il comportamento della banca deve essere valutato sull’adempimento di tali doveri, discendenti

dalla normativa in esame, tenendo altresì presente che, a norma dell’art. 23 comma 6º del D.Lg. n. 58/1998, incombe alla banca l’onere della prova di avere agito con la specifica diligenza richiesta ad un soggetto operante nella qualità professionale di intermediario.

Va a questo punto evidenziato che, secondo la prevalente giurisprudenza formatasi in materia, gli obblighi informativi in questione possono ritenersi concretamente adempiuti soltanto quando l’investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell’operazione, atteso che “la conoscenza deve essere una conoscenza effettiva e l’intermediario o il promotore deve verificare che il cliente abbia compreso le caratteristiche essenziali dell’operazione proposta non solo con riguardo ai relativi costi e rischi patrimoniali, ma anche con riferimento alla sua adeguatezza”13.

Ne consegue che l’investitore non professionale deve avere ricevuto dall’intermediario ed avere compreso le necessarie informazioni sui rischi dello strumento finanziario trattato, connessi all’eventualità che gli interessi non gli vengano pagati o addirittura che il capitale non gli venga più rimborsato.

La cogenza di tali obblighi non si affievolisce neppure quando l’investitore abbia una conoscenza approfondita dei mercati finanziari oppure un’esperienza in pregresse operazioni, non contemplando la normativa di settore alcuna distinzione tra clienti esperti o meno, salvo che l’investitore rivesta la qualifica di operatore qualificato (pacificamente non ricorrente nel caso qui in esame).

II.A.5. Ciò posto, passando ad esaminare le plurime doglianze degli attori, va rilevato, innanzitutto, che nella fattispecie non vi sono elementi che consentano di affermare la sussistenza del denunciato conflitto di interessi, vietato dagli artt. 21 comma 1º lett. e) del D.Lg. L. 58/1998 e 27 del Reg. Consob n. 11522/1998, a tal fine occorrendo che l’intermediario persegua, contemporaneamente all’operazione, un interesse – nella specie non emerso – ulteriore e diverso da quello tipico del contratto di investimento, e non automaticamente prospettabile per il solo fatto che la negoziazione sia avvenuta (eventualmente) in contropartita diretta.

Diverso discorso va fatto, invece, con riferimento agli ulteriori obblighi gravanti a carico della banca, essendo pacifico tra le parti (oltre che dimostrato dalle prove orali e documentali assunte nel corso del giudizio) che soltanto in data 08/01/2002, dunque ‘dopo’ gli investimenti de quibus (tutti risalenti all’anno 2001), i coniugi xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxx sottoscrissero la “scheda per l’individuazione del profilo del cliente” e ricevettero dalla banca il “documento sui rischi generali degli investimenti”.

Come evidenziato in precedenza, l’art. 28 comma 1º del Reg. Consob n. 11522/1998 impone all’intermediario (tra l’altro), in attuazione degli obblighi stabiliti dall’art. 21 del D.Lg. n. 58/1998 (comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati), di chiedere all’investitore notizie circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento e la sua propensione al rischio «prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti e dell’inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati».

Pertanto l’intermediario è tenuto a chiedere le informazioni de quibus non solo prima della conclusione del contratto-quadro, ma anche dopo la stipulazione di detto contratto, anteriormente all’effettuazione delle operazioni esecutive di tale atto negoziale (a meno che, naturalmente, tra stipulazione del contratto-quadro e relative operazioni esecutive manchi un significativo iato temporale, come accade – ma non è il caso qui in esame, con tutta evidenza – allorquando dette operazioni sono effettuate immediatamente dopo la stipula del contratto-quadro).

La riprova di ciò, del resto, è data dal fatto che la medesima norma (art. 28 comma 1º del Reg. Consob n. 11522/1998), subito dopo avere sancito a carico dell’intermediario l’obbligo de quo, dispone (periodo secondo) che «l’eventuale rifiuto di fornire le notizie richieste deve risultare dal contratto di cui al successivo art. 30, ovvero da apposita dichiarazione sottoscritta dall’investitore»: infatti la prevista duplice modalità di formalizzazione – per iscritto – del rifiuto dell’investitore di fornire le notizie richieste [nel contratto-quadro, se il rifiuto è anteriore alla stipulazione di tale atto negoziale (e ciò presuppone necessariamente l’anteriorità, alla stipulazione del contratto-quadro, della richiesta di informazioni da parte dell’intermediario), ed in apposita dichiarazione sottoscritta dall’investitore, se il rifiuto è posteriore alla stipulazione del contratto-quadro (e ciò presuppone necessariamente la posteriorità alla conclusione del contratto-quadro – ma pur sempre l’anteriorità all’inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati – della richiesta di informazioni da parte dell’intermediario)] sta chiaramente a significare che l’obbligo dell’intermediario di chiedere all’investitore notizie (circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento, la sua propensione al rischio) non sussiste solo prima della stipulazione del contratto-quadro (‘esaurendosi’, per così dire, con la conclusione di questo atto negoziale), ma persiste anche dopo, dovendo precedere anche l’inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati.

Quanto sopra evidenziato, nel caso qui in esame, sta a significare, alla luce degli obblighi stabiliti dall’art. 21 del D.Lg. n. 58/1998 e delle regole generali di comportamento indicate dall’art. 26 del Reg. Consob n. 11522/1998, che la banca, a distanza di ben sette anni dalla stipulazione del contratto-quadro con i coniugi xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxxxx in data 15/03/1994 (in occasione della quale i clienti si erano rifiutati di fornire alla banca notizie sulla loro situazione finanziaria e sui loro obiettivi di investimento), avrebbe dovuto, prima di ricevere (da parte del solo xxxxxxxxxxx, peraltro) ed eseguire, nell’anno 2001, gli ordini di acquisto de quibus:

a) consegnare ai clienti il (nuovo) documento sui rischi generali degli investimenti, poiché il documento informativo consegnato nel 1994 (consegna risultante dalle “premesse” del contratto-quadro del 15/03/1994), redatto presumibilmente ai sensi dell’allegato ‘D’ del Reg. Consob 5386/1991 all’epoca vigente, era stato superato dalla normativa sopravvenuta [il Reg. Consob 11522/1998, infatti, aveva introdotto un ‘nuovo’ modello di documento sui rischi generali degli investimenti (allegato ‘C’)];

b) elaborare il profilo dei clienti, in primo luogo perché è da escludere che la banca, intermediario autorizzato, potesse accontentarsi del fatto che i clienti, nel lontano 1994, non avessero ritenuto di fornire notizie sulla loro situazione finanziaria e sui loro obiettivi di investimento [la elaborazione (o ‘rielaborazione’) del profilo dei clienti era imposta dalla normativa del 1998, che poneva, a carico degli intermediari autorizzati, obblighi di diligenza specifica ancor più rigorosi] ed in secondo luogo perché il nuovo modello di documento sui rischi generali degli investimenti (allegato ‘C’ del Reg. Consob n. 11522/1998) prevedeva espressamente l’obbligo dell’intermediario di valutare, prima dell’operazione, l’adeguatezza dell’investimento per l’investitore con particolare riferimento alla situazione patrimoniale, agli obiettivi di investimento ed all’esperienza negli investimenti di quest’ultimo [e ciò, indubbiamente, imponeva alla banca di adeguare ‘all’attualità’ il profilo del clienti, quanto meno ‘rinnovando’, nei confronti degli stessi, la richiesta di informazioni, anche alla luce del sopravvenuto art. 21 comma 1º lett. b) del D.Lg. n. 58/1998].

La conferma di quanto sopra detto, del resto, sta nel semplice fatto che in data 08/01/2002 (e dunque dopo l’entrata in vigore del D.Lg. n. 58/1998 e del Reg. Consob n. 11522/1998) la banca si preoccupò sia di consegnare ai clienti il ‘nuovo’ “documento sui rischi generali degli investimenti” (ossia quello redatto in conformità dell’allegato ‘C’ del Reg. Consob n. 11522/1998) sia di redigere e far sottoscrivere a ciascuno degli investitori la “scheda per l’individuazione del profilo del cliente” (recante, per ognuno dei clienti, indicazioni in ordine agli obiettivi di investimento, all’esperienza finanziaria ed alla propensione al rischio).

Invero delle due l’una: o la banca riteneva che i predetti documenti non fossero imposti dalla normativa del 1998 (in ragione del fatto che il contratto-quadro era stato stipulato in data 15/03/1994, dunque prima dell’entrata in vigore della nuova normativa), ma allora non è dato comprendere perché essa, in data 08/01/2002, avrebbe dovuto preoccuparsi di svolgere un’attività assolutamente ‘inutile’ (consegnare ai clienti il nuovo documento sui rischi generali degli investimenti; redigere e far sottoscrivere ai clienti nuove schede per l’individuazione del loro profilo); oppure la banca riteneva che i predetti documenti fossero necessari (proprio in ragione dell’entrata in vigore, nel 1998, della nuova normativa), ma allora non può che inferirsene che essa sin dal 1998 (ed in ogni caso prima dell’accettazione ed effettuazione, nel 2001, degli ordini di investimento per cui è il presente procedimento) avrebbe dovuto consegnare ai clienti il nuovo documento sui rischi generali degli investimenti e redigere le nuove schede per l’individuazione del profilo dei clienti (ovviamente previa – doverosa acquisizione – delle informazioni previste nella normativa del 1998).

E nel caso di specie non pare revocabile in dubbio, in punto di diritto, la correttezza della seconda opzione, avuto riguardo agli stringenti obblighi stabiliti dalla normativa del 1998 a carico degli intermediari, tenuti a darvi adempimento non solo prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza in materia di investimenti (contratto-quadro), ma anche dopo la stipulazione di detto contratto (infatti il periodo temporale che precede l’“inizio della prestazione dei servizi di investimento e dei servizi accessori a questi collegati” si pone, come ampiamente evidenziato in precedenza, nella fase esecutiva del contratto-quadro).

L’accettazione ed esecuzione degli ordini di investimento de quibus in mancanza della (previa) consegna agli investitori del ‘nuovo’ “documento sui rischi generali degli investimenti” e della (previa) redazione della “scheda per l’individuazione del profilo del cliente” sarebbero già ex se sufficienti a ritenere gravemente violati gli obblighi comportamentali sussistenti a carico della banca in forza della disciplina normativa (primaria e secondaria) sopra richiamata.

Ma vi è di più.

Dagli atti risulta che, all’epoca degli investimenti per cui è causa, xxxxxxxxxxxxxx era persona settantasettenne, diplomato geometra, (ex) dipendente dell’U.T.E. già collocato in pensione e xxxxxxxx xxxxxxxxxxx era casalinga con licenza di scuola elementare; ne consegue che la ‘profilatura’ dei clienti operata dalla banca in data 08/01/2002 appare non solo tardiva, ma anche molto poco attendibile [le ‘schede’, quantunque sottoscritte dai clienti (i quali, verosimilmente, firmarono senza neppure rendersi conto esattamente di quanto in esse riportato, forse perché spinti da piena fiducia nella banca e/o nei suoi operatori), appaiono oggettivamente funzionali all’esigenza della banca di creare, a propria tutela, una ‘copertura’ documentale agli investimenti effettuati l’anno precedente (quasi tutti molto rischiosi, come si vedrà più oltre), più che all’esigenza dei clienti di vedere correttamente acquisite dalla banca le notizie di cui all’art. 28 comma 1º lett. a) del Reg. Consob n. 11522/1998 (relativamente, cioè, alla loro ‘reale’ “esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari”, alla loro ‘reale’ “situazione finanziaria”, ai loro ‘reali’ “obiettivi di investimento” ed alla loro ‘reale’ “propensione al rischio”].

Riprova di ciò è che dagli atti emerge che i coniugi xxxxxxxxxxxxxxxx, prima del 2001, avevano investito somme in BB.T.PP. per importi non rilevanti (un investimento di €. 15.000,00 nel 1996; due investimenti, per complessivi €. 7.000,00, nel 2000) e soltanto dopo avere disposto alcuni degli investimenti per cui è causa (e precisamente quelli relativi alle obbligazioni “Cirio” ed “Argentina”, acquistate le prime nel mese di febbraio dell’anno 2001 e le seconde nel successivo mese di aprile) effettuarono un investimento in titoli British Telecom, in data 26/04/2001, ed un investimento in titoli Deutsche Telecom, in data 06/09/200114 (anche le due operazioni ‘Telecom’, si noti bene, furono eseguite senza essere precedute dalla consegna del ‘nuovo’ “documento sui rischi generali degli investimenti” e dalla redazione della “scheda per l’individuazione del profilo del cliente”, le quali, come ricordato in precedenza, sarebbero avvenute solo in data 08/01/2002).

In ogni caso, quand’anche i coniugi xxxxxxxxxxxxxxxxx avessero acquistato altri titoli ‘a rischio’ prima del 2001 (il che, come detto, non è provato, quantomeno con riferimento ad epoche antecedenti a quella dei primi acquisti dei titoli “Cirio” e “Argentina” di cui al presente giudizio, effettuati nei mesi di febbraio e aprile dell’anno 2001), comunque la banca, tenuto conto dell’oggettiva rischiosità degli investimenti per cui è causa15 nonché dell’oggettiva inadeguatezza degli stessi (in ragione non solo della natura dei titoli, ma anche della ravvicinata sequenza delle operazioni, degli importi impiegati e delle caratteristiche dei clienti), avrebbe dovuto dare corso all’esecuzione degli ordini di acquisto dei prodotti finanziari de quibus soltanto dopo avere ricevuto per iscritto un ordine in cui fosse fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute dal cliente ai sensi dell’art. 29 comma 3º del Reg. Consob n. 11522/1998, non essendo revocabile in dubbio (anche alla luce delle numerose pronunce in materia rese sia dai Giudici di merito sia dalla Corte Suprema) che già nel 2001 gli intermediari, operatori qualificati, avevano sufficienti elementi di conoscenza per valutare tali operazioni come oggettivamente non adeguate al profilo di investitori non rientranti nella categoria degli operatori qualificati (come xxxxxx xxxxxxxxe xxxxxxxxxxxxxxxx, di certo non definibili ‘operatori qualificati’ nei sensi precisati dall’art. 31 del Reg. Consob n. 11522/1998).

Né a diversa conclusione può portare la dicitura riportata nei singoli ordini di acquisto dei prodotti finanziari Cirio, Argentina e Parmalat firmati da xxxxxxxxxxxxxxx (“il sottoscritto dichiara di essere stato esaustivamente informato sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni dell’operazione riportata nel presente ordine e di averne richiesto l’esecuzione nella più completa consapevolezza”), poiché tale dichiarazione, a ben vedere, non contiene alcun esplicito riferimento specifico – puntualmente imposto, viceversa, dall’art. 29 comma 3º del Reg. Consob n. 11522/1998 – alla “non adeguatezza” delle singole operazioni (per tipologia e/o oggetto e/o frequenza e/o dimensione) ed alle “avvertenze” fornite dall’intermediario al cliente (non rientrante, come detto, nella categoria degli “operatori qualificati”) circa la ‘non adeguatezza’ delle operazioni e le ragioni per le quali ‘non era opportuno’ procedere alla loro esecuzione (infatti, ai sensi dell’art. 29 del Reg. Consob n. 11522/1998, solo qualora nell’ordine scritto – ovvero nell’ordine telefonico registrato su nastro magnetico o su altro supporto equivalente – sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze fornite dall’intermediario autorizzato circa l’inadeguatezza dell’investimento e le ragioni d’inopportunità della sua esecuzione, l’investitore – che non sia un operatore qualificato – assume a proprio carico tutte i rischi dell’investimento)16.

È appena il caso di evidenziare che alla mancanza di ordini scritti impartiti da xxxxxxxxxxxxxxx in modo pienamente conforme al disposto dell’art. 29 comma 3º del Reg. Consob n. 11522/1998 (ossia contenenti riferimento esplicito alle specifiche avvertenze fornite dalla banca convenuta al cliente in ordine alla non adeguatezza delle operazioni de quibus ed alle ragioni per cui non era opportuno procedere alla loro esecuzione) non può sopperire il fatto (provato dalla convenuta con le testimonianze rese nel corso del giudizio da xxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxx) che il xxxxxxxxx (poco propenso a ricevere e/o a seguire consigli, a dire di tali testimoni) fosse stato comunque avvisato dei rischi connessi alle operazioni de quibus, perché gli avvertimenti orali dell’intermediario, anche ripetuti, qualora non formalizzati nell’ordine scritto dell’investitore (ovvero nell’ordine telefonico, registrato, del medesimo) secondo la rigorosa previsione dell’art. 29 del Reg. Consob n. 11522/1998, sono da ritenersi irrilevanti17.

II.A.6. Nel caso in esame, dunque, sono ravvisabili plurimi inadempimenti della banca convenuta, la quale:

non consegnò ai clienti, prima di eseguire i – rischiosi – investimenti per cui è causa (tra febbraio e dicembre del 2001), il documento sui rischi generali degli investimenti, consegnato invero solo in data 08/01/2002 (e senza omettere di considerare, ad ogni buon conto, che la tempestiva consegna del documento de quo, in sé e per sé considerata, neppure sarebbe stata sufficiente a dimostrare l’adempimento degli obblighi informativi, in ragione della genericità delle notizie contenute in tale documento, dovendo invece l’intermediario fornire ai clienti informazioni specifiche e complete sulla natura dei prodotti finanziari per le quali abbia svolto l’intermediazione, sulla loro rischiosità e sulla loro adeguatezza rispetto al profilo degli investitori);

non elaborò, prima di eseguire gli investimenti per cui è causa, le schede per l’individuazione del profilo dei clienti, invero sottoscritte dagli investitori solo in data 08/01/2002 [sicché deve senz’altro escludersi che la banca convenuta, ai fini di cui all’art. 29 comma 1º del Reg. Consob n. 11522/1998 (che pone a carico dell’intermediario autorizzato l’obbligo di astenersi dall’effettuare con o per conto degli investitori operazioni non adeguate), poté tenere conto di aggiornate informazioni che, viceversa, avrebbe dovuto chiedere agli investitori in modo mirato, ai sensi dell’art. 28 comma 1º lett. a) del medesimo Regolamento. E senza omettere di considerare che, come rimarcato anche in precedenza, dette schede contenevano indicazioni – nel riquadro “obiettivi di investimento” era barrata la casella “06” (ossia “Prevalenza rivalutabilità rapportata al rischio di oscillazione corsi”); nel riquadro “esperienza finanziaria” era barrata la casella “3” (ossia “Approfondita”); nel riquadro “propensione al rischio” era barrata la casella “6” (ossia “Alta”) – ictu oculi ben lontane dalle reali caratteristiche tanto del xxxxxxxx (settantasettenne, diplomato geometra, ex dipendente dell’U.T.E. già collocato in pensione all’epoca degli investimenti per cui è causa) quanto della xxxxxxxxx (casalinga con licenza di scuola elementare)];

eseguì gli investimenti per cui è causa, palesemente inadeguati per tipologia e/o oggetto e/o frequenza e/o dimensione [basti pensare che gli ordini di negoziazione avevano per oggetto titoli anche molto rischiosi (in particolare quelli ‘Cirio’ e ‘Argentina’, ma anche quelli Parmalat)18, furono conferiti a breve distanza temporale gli uni dagli altri (febbraio 2001, inizio aprile 2001, fine aprile 2001, maggio 2001, luglio 2001, settembre 2001, dicembre 2001) e comportarono l’impiego di somme di importo complessivo oggettivamente rilevante e comunque senz’altro cospicuo per i due investitori (€. 127.349,52)], nonostante che negli ordini impartiti per iscritto da xxxxxxxxxxxx non fosse fatto esplicito riferimento, ai sensi dell’art. 29 del Reg. Consob n. 11522/1998, alle avvertenze ricevute in ordine all’inadeguatezza delle operazioni ed alle ragioni dell’inopportunità della loro esecuzione (ai fini dell’adempimento di tale obbligo normativo, come detto, non bastano né le avvertenze orali eventualmente fornite al cliente né dichiarazioni di tenore generico – come quella sopra menzionata – contenute nell’ordine scritto o nell’ordine telefonico registrato).

In definitiva, non è seriamente discutibile che la banca eseguì le operazioni de quibus in violazione di ben precise norme comportamentali imposte dalla disciplina, codicistica (artt. 1374 e 1375 c.c.) e di settore (D.Lg. n. 58/1998 e Reg. Consob n. 11522/1998), integrativa delle pattuizioni contrattuali, avendo omesso, prima degli investimenti, di consegnare ai coniugi xxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxx il nuovo documento sui rischi generali degli investimenti e di interpellare i clienti in modo appropriato al fine di acquisire tutte le informazioni necessarie e/o opportune [ed è agevole osservare che, in mancanza di tutto ciò, la banca, in base ai principi generali di correttezza e trasparenza, avrebbe dovuto agire con la massima accortezza, valutando l’adeguatezza degli investimenti sulla scorta di tutte le notizie in suo possesso (come, ad esempio, l’età, la professione e la presumibile propensione al rischio – alla luce delle operazioni pregresse e abituali – dei clienti nonché la situazione di mercato)19 ed interpretando in un’ottica ‘prudenziale’ il precedente rifiuto dei coniugi xxxxxxxxxxxxxxx (formalizzato nel lontano contratto-quadro del 15/03/1994) di fornire informazioni sulla loro situazione finanziaria e sui loro obiettivi di investimento, nel senso di una scarsa esperienza finanziaria e di una minima propensione al rischio degli stessi] nonché eseguendo investimenti inadeguati – per tipologia e/o oggetto e/o frequenza e/o dimensione – al ‘reale’ profilo di rischio dei coniugi xxxxxxxxxxxxxxxxx (stante l’evidente inopportunità di effettuare, per conto di piccoli – e non più giovani – clienti, dei quali uno pensionato e l’altra casalinga, investimenti di somme di significativo ammontare complessivo ed a rischio perdita del capitale), non preceduti da idonea informazione circa la non adeguatezza delle operazioni e delle ragioni per cui non era opportuno procedere alla loro esecuzione (avvertenze alle quali gli ordini scritti impartiti da xxxxxxxxxxxxxxxxxx avrebbero dovuto fare esplicito riferimento).

II.A.7. Così ricostruita la vicenda per cui è causa, può affermarsi, conclusivamente, l’inadempimento, da parte della banca (che non ha sufficientemente adempiuto l’onere, ad essa incombente ex art. 23 comma 6º del D.Lg. n. 58/1998, di dare la prova positiva della sua diligenza e dell’adempimento delle obbligazioni poste a suo carico20), degli obblighi informativi e valutativi derivanti dal contratto-quadro, come integrato dalla normativa in precedenza richiamata.

II.A.8. L’inadempimento degli obblighi suindicati comporta la responsabilità risarcitoria della banca, secondo quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità21, la quale, dopo avere affermato che il danno risarcibile consiste nell’essere stato posto a carico del cliente un rischio che, presumibilmente, egli non si sarebbe accollato22, ha precisato che tale danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria (a meno che non risulti che dopo l’acquisto, ma già prima della proposizione di detta domanda, il cliente, pur avendo avuto la possibilità, con l’uso dell’ordinaria diligenza, di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati, non sussistendo impedimenti giuridici o di fatto al disinvestimento, li abbiano tuttavia conservati nel proprio patrimonio)23.

Nel caso in esame le risultanze processuali non comprovano la sussistenza della suddetta ipotesi (e cioè che dopo l’acquisto dei titoli, ma prima dell’introduzione del presente giudizio, i coniugi xxxxxxxxxxx, xxxxxxxx pur avendo avuto la possibilità, con l’uso dell’ordinaria diligenza, di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati e pur potendo procedere al disinvestimento, li abbiano invece conservati nel loro patrimonio), sicché il danno va liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria.

Ora, il capitale complessivamente investito da xxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxx per l’acquisto dei prodotti finanziari de quibus, non restituito dalle emittenti, fu pari, complessivamente, ad €. 127.349,5224.

Da tale importo va detratta la cedola percepita dagli investitori in relazione allo strumento finanziario “Cirio H 01/2004 6,25%”, pari ad €. 2.843,75 [tale circostanza, allegata dalla convenuta, è comprovata dalla deposizione del teste xxxxxxxxxxxx (ammesso ed escusso su istanza della convenuta, la quale, sotto tale profilo, ha adempiuto l’onere probatorio ad essa incombente ex art. 2697 comma 2º c.c.), non smentita da alcuna risultanza processuale, e comunque è stata accertata anche dal c.t.u.25].

Il c.t.u. dott. xxxxxxx ha affermato che alle obbligazioni Cirio, Argentina e Parmalat per cui è causa non può essere attribuito alcun valore tanto al tempo della domanda quanto all’attualità26.

Pertanto il danno subito dagli attori può essere quantificato in €. 124.505,7727.

La predetta obbligazione, pur derivando da responsabilità contrattuale, costituisce debito di valore28, sicché va riconosciuto in via presuntiva il maggior danno di cui all’art. 1224 comma 2º c.c. rispetto a quello già coperto dagli interessi legali, corrispondente alla differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi dell’art. 1284 c.c.29

Null’altro può essere riconosciuto a titolo risarcitorio, non risultando specificamente allegata né adeguatamente provata la ricorrenza di un danno diverso e ulteriore rispetto a quello già reintegrato nei termini suindicati.

Quanto, infine, al preteso risarcimento del “danno morale” (quantificato dagli attori in €. 5.000,00), è del tutto evidente che la domanda, in parte qua, è destituita di fondamento, posto che il danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale è risarcibile nella sola ipotesi – nella specie neppure allegata, pervero – in cui il fatto illecito abbia leso un diritto della persona costituzionalmente tutelato30.

II.B. LE SPESE PROCESSUALI.

La regolamentazione delle spese processuali {liquidate come da dispositivo, applicando le disposizioni del D.M. Giustizia n. 55/201431 [stante il tenore della disposizione di cui all’art. 4 comma 5º lett. d) del predetto D.M.32, da interpretarsi alla luce dell’autorevole insegnamento della Corte Suprema33 (formulato con riferimento al D.M. n. 140/2012, ma da ritenersi pienamente valido anche dopo l’entrata in vigore del D.M. n. 55/2014, in ragione dell’identità dell’art. 28 del D.M. n. 55/2014 all’art. 41 del D.M. n. 140/2012)], tenendo conto – sulla scorta del valore della controversia – dei parametri di cui alla tabella “2. Giudizi ordinari e sommari di cognizione innanzi al Tribunale” allegata al predetto D.M. ed escludendo, ex art. 92 comma 1º c.p.c., la ripetizione delle spese eccessive o superflue sostenute dalla parte vincitrice}, segue la soccombenza, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., con distrazione in favore dell’avv. Massimo Melpignano, difensore con procura dichiaratosi anticipatario, ai sensi dell’art. 93 c.p.c.

Per analoga ragione gli oneri peritali, liquidati come in atti, sono posti in via definitiva a carico della convenuta.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, nel procedimento n. xxxxxxxxxxx R.G.A.C.C., sulla domanda di risarcimento del danno proposta da xxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxx e xx xxxxxxxxxx, con atto di citazione ex art. 2 del D.Lg. n. 5/2003 notificato in data 14/02/2006, nei confronti di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, ogni diversa e contraria istanza, eccezione, deduzione, conclusione disattesa o assorbita, così provvede:

1) accoglie per quanto di ragione la domanda e, per l’effetto, condanna xxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxxx al pagamento, in favore di xxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

xxxxxxx, xxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxx, concreditori solidali, della somma di €. 124.505,77, oltre gli interessi nella misura legale a decorrere dalla costituzione in mora ed oltre il maggior danno pari alla differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali;

2) rigetta, nel resto, la domanda;

3) condanna xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx alla rifusione, in favore di xxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxxxxxxxx e xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx, delle spese processuali, che liquida in €. 379,06 per esborsi ed €. 13.430,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15% del compenso totale per la prestazione, C.N.P.A.F. ed I.V.A. come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Massimo Melpignano, difensore con procura dichiaratosi anticipatario;

4) pone gli oneri peritali, liquidati come in atti, definitivamente a carico di xxxxxxxxxxxxxxxxx

xxxxxxxxxxxxxxxx

Così deciso in Bari, nella camera di consiglio della sezione 4a civile del Tribunale, in data 14 luglio 2014.

IL GIUDICE ESTENSORE

DOTT. MICHELE PRENCIPE

IL PRESIDENTE

DOTT. FRANCO LUCAFÒ

_________________________________

7 decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 [recante “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52” (c.d. Testo Unico Finanza – T.U.F.)].

8 deliberazione 1º luglio 1998, n. 11522 della Commissione Nazionale Società e Borsa (recante “Adozione del regolamento di attuazione del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernente la disciplina degli intermediari”).

9 salvo il caso che la violazione degli obblighi anteriori e coevi alla stipulazione del contratto d’intermediazione si risolva addirittura in un’ipotesi di vizio del consenso, che determina l’annullabilità del contratto (Cass., sez. un., n. 26724/2007).

10 art. 21 comma 1º lett. a) e b) del D.Lg. n. 58/1998; artt. 27 commi 1º, 2º e 3º, 28 comma 1º lett. a) e b), 28 comma 2º, 29 commi 1º, 2º e 3º del Reg. Consob n. 11522/1998; artt. 1218, 1375, 1343 e 1418 c.c.

11 Cass, sez. un., n. 26724/2007, cit. Nel medesimo senso Cass., sez. un., n. 26725/2007.

12 recante “Disciplina dell’attività di intermediazione mobiliare e disposizioni sull’organizzazione dei mercati mobiliari”.

13 v., tra le altre, Trib. Roma, 08/10/2004; Trib. Firenze, 30/05/2004. Il principio affermato dalla giurisprudenza di merito è stato successivamente avallato dalla Corte Suprema: infatti Cass., n. 17340/2008 ha sancito che “In tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le obbligazioni Mexico 10%), può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un’operazione non adeguata (nella specie, avente ad oggetto dall’investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. All’operatività di detta regola – applicabile anche quando il servizio fornito dall’intermediario consista nell’esecuzione di ordini – non è di ostacolo il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato un altro titolo a rischio (nella specie, obbligazioni Telecom Argentina), perché ciò non basta a renderlo operatore qualificato ai sensi della normativa regolamentare dettata dalla Consob”; Cass., n. 22147/2010 ha statuito, parimenti, che “In tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, ai sensi dell’art. 29, comma 3, della Delibera Consob del 1 luglio 1998 n. 11522, applicabile ratione temporis, prima di dare attuazione ad un ordine, ancorché scritto, ha l’obbligo di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un’operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall’investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. All’operatività di questa regola non è di ostacolo il fatto che il cliente abitualmente investa in titoli finanziari, perché ciò non basta a renderlo investitore qualificato”. Nel medesimo senso si è espressa, ancor più di recente, Cass., n. 18039/2012.

14 pervero nella documentazione prodotta vi è traccia anche di un investimento in titoli obbligazionari Ford Motor ed un investimento in titoli obbligazionari Alcatel, entrambi venduti nel mese di febbraio dell’anno 2004, ma sulla base degli atti non è dato comprendere l’epoca di tali investimenti (ed in particolare se siano anteriori – ma gli elementi acquisiti porterebbero ad escluderlo – a quelli per cui è causa).

15 a tale conclusione conducono le indagini tecniche espletate dal c.t.u. dott. xxxxxxxxxxxx (le cui considerazioni e conclusioni, esenti da vizi logici e di metodo e non inficiate da specifiche contestazioni delle parti, possono essere senz’altro condivise in toto dal Tribunale, tanto da non essere tenuto ad esporre analiticamente le ragioni del proprio convincimento, rinviando per una più compiuta disamina tecnica alla relazione del c.t.u., da intendersi richiamata quale parte integrante, ad ogni fine sostanziale e processuale, della presente pronunzia), il quale ha evidenziato, tra l’altro (pagg. 6 e ss. della relazione depositata in data 21/10/2013): che le obbligazioni “Cirio H 01/04 6,25%” facevano parte del prestito obbligazionario emesso da Cirio Holding Luxembourg S.a. [società di diritto lussemburghese, appartenente al gruppo Cirio, non soggetta al diritto italiano (il che spiega l’emissione di titoli da parte di tale società, non potendo Cirio Finanziaria S.p.a. emettere obbligazioni per importi superiori al capitale sociale versato ed esistente, in forza dell’art. 2410 c.c. all’epoca vigente)], per un importo complessivo di €. 275.000.000 (componente elevatissima dell’indebitamento complessivo), senza la pubblicazione di alcun prospetto informativo e con la sola pubblicazione di offering circular in lingua inglese (che prevedeva, peraltro, il collocamento sul mercato presso investitori professionali, con chiaro ed univoco divieto di vendita diretta ai risparmiatori individuali), ed inoltre erano sprovviste di rating espresso dalle società specializzate nella valutazione di titoli mobiliari e non erano quotate in borsa o in altri mercati italiani regolamentati su quel titolo (essendo quotate solo presso la borsa del Lussemburgo); che il collocamento sul mercato delle obbligazioni “Argentina 00/07 10,25%” e “Argentina 99/04 9,5%” era previsto presso investitori professionali all’estero ed in Italia, come risultava dall’offering circular, in cui, dopo alcune considerazioni sullo stato di salute dello Stato argentino, era specificato espressamente (pag. 8) che le obbligazioni erano adatte solo ad investitori speculativi ed in condizione di valutare e sostenere rischi speciali [il livello di rischio dei c.d. “tango bonds” era confermato dal rating attribuito dalle principali agenzie specializzate all’epoca dell’acquisto dei titoli da parte dei coniugi xxxxxxxxxxx: infatti Moody’s classificava i bonds argentini come obbligazioni “non desiderabili” (B3 e CAA1) ed “altamente speculative” (CAA3), con una percentuale di default in rapidissima crescita (dal 7,52% al 20% nel giro di soli 3 mesi), tanto da giudicare il rischio in forte aumento (da “Attenzione specifica con monitoraggio continuo” a “Sotto stretta osservazione / Dubbio esito”) e da descrivere in termini negativi sia l’emittente (da “Credito sotto osservazione, qualità dell’attivo accettabile se pur con difficoltà temporanee di liquidità, alta leva finanziaria” a “Credito sotto osservazione, bassa qualità dell’attivo ed elevati problemi di liquidità”) sia, come detto, i titoli (da “Obbligazioni non desiderabili. Garanzia di capitali e interessi bassa nel lungo periodo” a “Obbligazioni altamente speculative, spesso inadempienti”); Standard & Poor’s classificava i bonds argentini come obbligazioni “indesiderabili” (B+, B, B-, CCC+) ed “altamente speculative” (CC, SD), con una percentuale di default rapidamente crescente dal 2,64% al 33%, tanto da giudicare il rischio in forte aumento (da “Attenzione specifica con monitoraggio continuo” a “Sotto stretta osservazione / Dubbio esito”) e da descrivere in termini negativi sia l’emittente (da “Credito sotto osservazione, qualità dell’attivo accettabile se pur con difficoltà temporanee di liquidità, alta leva finanziaria” a “Credito sotto osservazione, bassa qualità dell’attivo ed elevati problemi di liquidità”) sia, come detto, i titoli (da “Obbligazioni non desiderabili. Garanzia di capitali e interessi bassa nel lungo periodo” a “Obbligazioni altamente speculative, spesso inadempienti”); analoghe valutazioni erano espresse da Fitch, che sin dal mese di dicembre dell’anno 1997 descriveva i bonds argentini come “Obbligazioni speculative. Nel lungo periodo non ben garantite, specie in caso di condizioni economiche sfavorevoli”]; che l’investimento nel titolo obbligazionario “Parmalat 01/2008 6,8%” (rientrante nel prestito obbligazionario emesso per l’importo di €. 500.000.000 dalla società Parmalat Finance garantita da Parmalat S.p.a., quotato su EuroTLX e Borsa di Lussemburgo) conteneva gli elementi di rischio propri di un’obbligazione a tasso fisso emessa in euro e, trattandosi di investimento in obbligazioni corporate {le quali, come è noto, sono obbligazioni emesse da società private, si suddividono in diverse tipologie [dalle più semplici (come le obbligazioni zero-coupon, a tasso fisso, a tasso variabile o indicizzate a indici di inflazione) a quelle strutturate (il cui rimborso o la cui remunerazione è legata all’andamento di altre attività finanziarie – tra cui le principali sono tassi di interesse, indici, azioni, fondi e materie prime – ed obbligazioni subordinate)] e presentano specifici aspetti distintivi, in quanto permettono all’investitore di costruire portafogli diversificati per rendimento correlato al merito di credito degli emittenti, esponendolo però al rischio solvibilità degli stessi}, era caratterizzato da una “complessità elevata”, che rendeva necessaria un’adeguata comprensione, da parte degli investitori, della natura e del grado di esposizione al rischio che tale investimento comportava, potendo la complessità dello strumento favorire l’esecuzione di operazioni non adeguate [si precisa che il periodo all’interno delle parentesi graffe non è stato estrapolato dalla relazione del c.t.u., ma espone nozioni rientranti nella comune esperienza (N.d.E.)]. È opportuno osservare che nel medesimo senso (ossia nel senso della rischiosità degli investimenti in titoli Cirio, Argentina e Parmalat, conosciuta – o conoscibile – dagli operatori qualificati già prima del 2001) questo Tribunale si è espresso più volte negli ultimi anni in altri procedimenti (si vedano, ad esempio, la sent. 21/11/2012-11/04/2013, pronunciata nel proc. n. 8731/2006 R.G.A.C.C.; la sent. 21/11/2012-03/04/2013, pronunciata nel proc. n. 5310/2007 R.G.A.C.C.; la sent. 16/07/2012-05/02/2013, pronunciata nel proc. n. 2593/2007 R.G.A.C.C.; la sent. 16/07/2012-16/01/2013, pronunciata nel proc. n. 3056/2005 R.G.A.C.C.; la sent. 16/07/2012-12/12/2012, pronunciata nel proc. n. 12941/2007 R.G.A.C.C. Si vedano, altresì, la sent. 02/07/2012, pronunciata nel proc. n. 10417/2005 R.G.A.C.C.; la sent. 27/06/2011, pronunciata nel proc. n. 4551/07 R.G.A.C.C.; la sent. 10/01/2011, pronunciata nel proc. n. 7028/2007 R.G.A.C.C.; la sent. 18/10/2010, pronunciata nel proc. n. 5745/2006 R.G.A.C.C.).

16 v. Cass., n. 17340/2008, cit. (la cui massima ‘ufficiale’ è riportata nella nota 13). In senso conforme, più di recente, Cass., n. 22147/2010, cit. (la cui massima ‘ufficiale’, parimenti, è riportata nella nota 13).

17 v. Cass., n. 22147/2010, cit.

18 v. sopra.

19 in termini Cass., n. 18039/2012, cit.

20 in termini Cass., n. 18039/2012, cit.

21 Cass, sez. un., n. 26724/2007, cit. Nel medesimo senso Cass., sez. un., n. 26725/2007, cit.

22 Cass., n. 28810/2013.

23 Cass., n. 28810/2013, cit.

24 €. 52.187,20 + €. 9.727,38 + €. 9.662,27 + €. 3.954,94 + €. 21.586,25 + €. 25.607,96 + €. 4.623,52 = €. 127.349,52.

25 v. pagg. 31-32 della relazione del c.t.u. depositata in data 21/10/2013.

26 v. pag. 31 della relazione del c.t.u. depositata in data 21/10/2013.

27 v. Cass., n. 1511/2014, che ha chiarito che, ai fini dell’operazione di quantificazione del danno, “è necessario… tenere conto della differenza tra l’investimento in origine effettuato, l’utilità tratta e il valore attuale delle obbligazioni”.

28 v. Cass., n. 5843/2010, secondo cui “L’obbligazione di risarcimento del danno, sebbene derivante da inadempimento contrattuale, costituisce debito di valore, come tale quantificabile tenendo conto, anche d’ufficio, della svalutazione monetaria sopravvenuta fino alla data della liquidazione”. In senso conforme Cass., n. 26663/2007; Cass., n. 18299/2003.

29 in termini Cass., sez. un., n. 19499/2008, secondo cui “nelle obbligazioni pecuniarie, in difetto di discipline particolari dettate da norme speciali, il maggior danno di cui all’art. 1224 c.c., comma 2 (rispetto a quello già coperto dagli interessi legali moratori non convenzionali che siano comunque dovuti) è in via generale riconoscibile in via presuntiva, per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento – dovendo ritenersi superata l’esigenza di inquadrare a tale fine il creditore in una delle categorie a suo tempo individuate – nella eventuale differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi dell’art. 1284 cod. civ., comma 1”, ferma restando “la possibilità del debitore di provare che il creditore non ha subito un maggior danno o che lo ha subito in misura inferiore a quella differenza, in relazione al meno remunerativo uso che avrebbe fatto della somma dovuta se gli fosse stata tempestivamente versata”. In senso conforme, più di recente: Cass., n. 12609/2010; Cass., n. 20753/2009; Cass., n. 17813/2009; Cass., n. 4402/2009.

30 in termini Cass., sez. un., n. 26972/2008. In senso conforme Cass., n. 24143/2010; Cass., n. 5067/2010.

31 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 77 del 02/04/2014 ed entrato in vigore in data 03/04/2014.

32 difatti l’art. 4 comma 5º lett. d) del D.M. n. 55/2014 include, nella “fase decisionale”, «le precisazioni delle conclusioni e l’esame di quelle delle altre parti, le memorie, illustrative o conclusionali anche in replica, compreso il loro deposito ed esame, la discussione orale, sia in camera di consiglio che in udienza pubblica, le note illustrative accessorie a quest’ultima, la redazione e il deposito delle note spese» nonché «l’esame e la registrazione o pubblicazione del provvedimento conclusivo del giudizio, comprese le richieste di copie al cancelliere, il ritiro del fascicolo, l’iscrizione di ipoteca giudiziale del provvedimento conclusivo stesso», aggiungendo altresì che «il giudice, nella liquidazione della fase, tiene conto, in ogni caso, di tutte le attività successive alla decisione e che non rientrano, in particolare, nella fase di cui alla lettera e)» (che disciplina la “fase di studio e introduttiva del procedimento esecutivo”, nella quale rientrano specificamente «la disamina del titolo esecutivo, la notificazione dello stesso unitamente al precetto, l’esame delle relative relate, il pignoramento e l’esame del relativo verbale, le iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, gli atti d’intervento, le ispezioni ipotecarie, catastali, l’esame dei relativi atti»).

33 Cass., sez. un., 25/09/2012-12/10/2012, nn. 17405 e 17406.



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