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Cassazione SS.UU. civile n. 15426 del 01/07/2014


Cartella esattoriale · fermo amministrativo · giudice competente · circolazione stradale · contravvenzioni · procedura civile · bollo auto · contravvenzioni

"la sentenza impugnata non abbia tenuto conto che il concessionario esattore aveva in realta' proceduto... ad inoltrare l'atto di preavviso di fermo amministrativo"

" La sentenza impugnata e' cassata: con dichiarazione della giurisdizione del giudice tributario, e rimessione della causa alla competente commissione tributaria provinciale, per la parte in cui il provvedimento di fermo si riferisce al mancato pagamento delle tasse automobilistiche;

con rinvio, per il resto, al Tribunale di Catania, in persona di diverso magistrato."

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...

Ritenuto in fatto

1. - Con atto di citazione notificato in data 24 marzo 2010, Tizio Tizio proponeva opposizione all'esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ. dinanzi al Giudice di pace di -luogo- avverso il fermo amministrativo disposto sull'autovettura di sua proprieta', in relazione a cinque cartelle esattoriali in precedenza notificate, delle quali tre emesse per il mancato pagamento di tasse automobilistiche e due riferite a sanzioni amministrative per contravvenzioni al codice della strada.

Si costituiva in giudizio la Riscossione Sicilia s.p.a., gia' Serit Sicilia s.p.a., resistendo ed eccependo, in particolare, il parziale difetto di giurisdizione relativamente a tre delle cinque cartelle prodromiche all'impugnato fermo amministrativo, perche' portanti crediti tributari.

L'adito Giudice di pace, con sentenza in data 29 maggio 2010, accoglieva l'opposizione e dichiarava illegittimo, nullo e privo di efficacia il fermo amministrativo.

Il primo giudice riteneva sussistente la giurisdizione del giudice ordinario, essendovi tra le somme richieste dall'agente della riscossione anche crediti di natura non tributaria; e rilevava che non vi era prova della preventiva comunicazione dell'avvenuta esecuzione del fermo, che il fermo era nullo per mancato rispetto del termine di cui all'art. 50 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, per difetto di motivazione e perche' non indicava l'autorita' avanti alla quale era possibile fare ricorso.

2. - Con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 30 gennaio 2013, il Tribunale di Catania, sezione distaccata di -luogo-, ha rigettato l'appello proposto dalla Riscossione Sicilia s.p.a.

Il Tribunale ha innanzitutto disatteso il motivo attinente alla giurisdizione, rilevando che nel caso in esame il fermo era stato iscritto anche per crediti relativi a infrazioni al codice della strada e che tanto bastava a devolvere l'intera controversia al giudice ordinario.

Nel merito, il Tribunale - dopo avere dato atto che il Giudice di pace si era erroneamente pronunciato anche su questioni non oggetto di do- - 3

manda e non rilevabili d'ufficio (il difetto di motivazione dell'atto di fermo ed il mancato rispetto del termine di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973) - ha tuttavia sottolineato, a conferma della fondatezza delle doglianze fatte valere dall'interessato, che il concessionario delegato alla riscossione non aveva il potere di procedere al fermo amministrativo di beni mobili registrati, difettando il regolamento disciplinante detto istituto, ne' potendosi prescindere, ai fini della regolarita' della procedura, dalla notifica al contribuente del preavviso di fermo, atto prodromico all'esecuzione.

3. - Per la cassazione della sentenza del Tribunale la Riscossione Sicilia s.p.a. ha proposto ricorso, con atto notificato il 19 luglio 2013, sulla base di due motivi.

L'intimato non ha svolto attivita' difensiva in questa sede.

Considerato in diritto 1. - Il primo mezzo denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 2, comma 1, e 19, comma 1, lettera e-ter, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in relazione all'art. 360, primo comma, nn. 1 e 3, cod. proc. civ. Con esso si deduce che, siccome tre delle cinque cartelle di pagamento, sulle quali si fondava il fermo opposto, concernevano crediti di natura tributaria (tasse automobilistiche), su queste pretese il giudice ordinario non poteva decidere, essendo privo della potestas iudicandi ed essendo quindi tenuto a rimettere parzialmente la causa innanzi al giudice tributario.

1.1. - Il motivo e' fondato.

La giurisdizione sulle controversie relative al fermo di beni mobili registrati, di cui all'art. 86 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, appartiene al giudice tributario, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2, comma 1, e 19, comma 1, lettera e-ter, del d.lgs. n. 546 del 1992, solo quando il provvedimento impugnato concerne la riscossione di tributi.

Ove il fermo di beni mobili registrati concerna una pluralita' di pretese, alcune delle quali di natura non tributaria ed altre invece di natura tri- butaria, e l'impugnazione sia stata proposta, anziche' separatamente innanzi ai giudici diversamente competenti in relazione alla natura dei crediti posti a base del provvedimento di fermo contestato, unicamente dinanzi al giudice ordinario, questi deve trattenere la causa presso di se' in relazione ai crediti non tributari posti a fondamento del provvedimento in questione, e rimettere la causa dinanzi al giudice tributario per la parte in cui il provvedimento si riferisce a crediti di natura tributaria (Sez. Un., 5 giugno 2008, n. 14831).

E poiche' nella specie tre delle cinque cartelle poste a base del fermo opposto riguardano tasse automobilistiche, che hanno natura indiscutibilmente tributaria (Sez. Un., 19 dicembre 2005, n. 27884; Sez. Un., 19 novembre 2007, n. 23832; Sez. Un., 24 luglio 2007, n. 16289; Sez. Un., 15 maggio 2007, n. 11077), il giudice ordinario avrebbe dovuto parzialmente declinare la giurisdizione in favore del giudice tributario, per la parte appunto in cui il fermo e' stato disposto per il mancato pagamento delle tasse automobilistiche.

2. - Il secondo motivo, prospettato in relazione all'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., lamenta che la sentenza impugnata non abbia tenuto conto che il concessionario esattore aveva in realta' proceduto - nel rispetto di quanto previsto dalla norma di interpretazione autentica dettata dall'art. 3 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 - ad inoltrare l'atto di preavviso di fermo amministrativo, in conformita' della risoluzione n. 2/E del 9 gennaio 2006 adottata dalla Direzione generale dell'Agenzia delle entrate. La Riscossione Sicilia non solo aveva regolarmente portato a conoscenza del contribuente il preavviso di fermo prodromico all'atto opposto, ma aveva anche dato dimostrazione di detta comunicazione, allegando alla comparsa di riposta depositata dinanzi al Giudice di pace la prova della spedizione con raccomandata a/r n. 60509065421-9 dell'Il luglio 2006.

2.1. - Il motivo - scrutinabile per la porzione di giurisdizione di spettanza del giudice ordinario (ossia per il fermo disposto per il mancato pagamento delle sanzioni amministrative irrogate per violazioni del codice della strada) - e' fondato.

In primo luogo il Tribunale non ha considerato che la norma di interpretazione autentica dettata dall'art. 3, comma 41, del decreto-legge n. 203 del 2005 ha chiarito la portata precettiva dell'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, precisando che, fino all'emanazione del decreto ministeriale di attuazione previsto dal comma 4 dello stesso art. 86, il fermo ben puo' essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni, relative alle modalita' di iscrizione e di cancellazione ed agli effetti dello stesso, contenute nel decreto del Ministero delle finanze 7 settembre 1998, n. 503. E' pertanto erronea la tesi secondo cui vi sarebbe carenza di potere di procedere al fermo del concessionario delegato alla riscossione in mancanza del regolamento di cui al comma 4 del citato art. 86.

In secondo luogo lo stesso giudice d'appello ha omesso di prendere in esame la pertinente documentazione, prodotta sin dal primo grado del giudizio, attestante che l'iscrizione del fermo era stata preceduta - in conformita' della risoluzione n. 2/E del 9 gennaio 2006 dell'Agenzia delle entrate - dal preavviso, contenente l'ulteriore invito all'obbligato di effettuare il pagamento entro i successivi venti giorni, con la contestuale comunicazione che, alla scadenza di detto termine, si sarebbe proceduto all'iscrizione del fermo (cfr. Sez. Un., 7 maggio 2010, n. 11087; Sez. Un., 12 ottobre 2011, n. 20931).

3. - La sentenza impugnata e' cassata: con dichiarazione della giurisdizione del giudice tributario, e rimessione della causa alla competente commissione tributaria provinciale, per la parte in cui il provvedimento di fermo si riferisce al mancato pagamento delle tasse automobilistiche; con rinvio, per il resto, al Tribunale di Catania, in persona di diverso magistrato.

La compente commissione tributaria provinciale e il giudice del rinvio provvederanno, per la frazione di giurisdizione loro rispettivamente attribuita, anche alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte cosi' provvede;

- accoglie il primo motivo, cassa la sentenza impugnata nella parte in cui la controversia sul provvedimento di fermo trova riferimento nel mancato pagamento delle tasse automobilistiche, dichiara la giurisdizione, per questa parte, del giudice tributario e rimette la relativa opposizione alla competente commissione tributaria provinciale, anche per le spese del giudizio di cassazione;

- accoglie il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, concernente la legittimita' del fermo emesso per crediti non tributari (mancato pagamento di sanzioni amministrative per contravvenzioni al codice della strada), al Tribunale di Catania, in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Cosi' deciso, in Roma, nella camera di consiglio del 1° luglio 2014.



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