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Casszione IV penale del 27-10-2014, n. 44792


Animali · custodia · responsabilita' · danni · civile · penale · prescrizione · assoluzione · merito

fonte:http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=47046&catid=234&Itemid=486&contentid=47046&mese=02&anno=2015

"per non avere adeguatamente custodito tre cani, che, scappando dal cancello lasciato aperto della villa di proprieta' della famiglia B., cagionavano a F.L., che percorreva la strada a bordo di un motorino, lesioni consistite in ferita alla gamba sinistra giudicata guaribile in 10 giorni, derivante dal morso di uno di essi (fatto del (OMISSIS))."

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Pres. Brusco, Rel. Piccialli

sentenza sul ricorso proposto da: B.U.M. N. IL (OMISSIS); avverso la sentenza n. 15003/2012 TRIB. SEZ. DIST. di MILAZZO, del 19/07/2012; visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/09/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PATRIZIA PICCIALLI;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. SALZANO Francesco che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito il difensore avv. (Ndr: testo originale non comprensibile) Pierfrancesco in sost. dell'avv. Cardillo che conclude per l'accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in parziale riforma della sentenza del giudice di pace di Milazzo, su ricorso della parte civile, dichiarava B.U.M. responsabile ai soli effetti civili del reato di lesioni colpose (ex art. 590 c.p.), per non avere adeguatamente custodito tre cani, che, scappando dal cancello lasciato aperto della villa di proprieta' della famiglia B., cagionavano a F.L., che percorreva la strada a bordo di un motorino, lesioni consistite in ferita alla gamba sinistra giudicata guaribile in 10 giorni, derivante dal morso di uno di essi (fatto del (OMISSIS)).

Il giudicante, ritenuta provata, attraverso le dichiarazioni rese anche da testi diversi dalla parte offesa, la presenza dei cani all'interno della villa - in particolare, di quello nero, che aveva morso il F. - e la circostanza che gli stessi uscivano (incustoditi) dal cancello, individuava nell'odierno ricorrente il proprietario dei cani, pur dando atto di avere riferimento al concetto civilistico di proprieta', da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto.

Contro la sentenza B.U.M. ha proposto ricorso per cassazione deducendo:

- la nullita' dell'ordinanza emessa al dibattimento del 4.7.2012, con la quale era stata rigettata l'eccezione preliminare della inammissibilita' dell'appello proposto dalla parte civile in un procedimento con citazione a giudizio da parte del PM;

- il vizio di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla sussistenza del nesso causale, non sussistendo la prova della presenza del B. nella villa il giorno dell'evento e sussistendo anzi la prova testimoniale che in quella data era la suocera, in sua assenza, come solitamente accadeva, ad accudire i cani;

- il vizio di motivazione della sentenza, anche sotto altro profilo, non potendo escludersi, alla luce degli elementi probatori in atti, che fosse stato un cane randagio, introdottosi nella villa attraverso il muretto basso che la circondava, a morderlo;

- il vizio di motivazione della sentenza in punto di affermazione della congruenza delle lesioni con il reato contestato, sia con riferimento agli orari emergenti dalla certificazione del pronto soccorso sia con riferimento all'entita' delle stesse;

- la prescrizione del reato.

Motivi della decisione

In via preliminare deve essere esaminata la questione di nullita' dell'ordinanza dibattimentale con la quale il Tribunale aveva rigettato l'eccezione di inammissibilita' dell'appello della parte civile avverso la sentenza di proscioglimento, proposta dall'imputato sul rilievo che il D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 38, consentirebbe l'impugnazione avverso le sentenze di proscioglimento soltanto nei casi in cui e' ammessa l'impugnazione del Pubblico Ministero, a condizione che il ricorrente abbia chiesto la citazione a giudizio dell'imputato a norma dell'art. 21 stesso D.Lgs., con la conseguente inapplicabilita' al caso in esame, in cui la citazione a giudizio era stata disposta dalla polizia giudiziaria, previa autorizzazione del PM. La questione di diritto sottoposta all'esame di questo Collegio consiste, quindi, nel quesito se, in caso di proscioglimento di un imputato - nella fattispecie, accusato del reato di lesioni colpose - chiamato a giudizio nelle forme ordinarie dell'art. 20 del citato decreto, e non gia' sulla base di ricorso immediato ex art. 21 dello stesso decreto, la persona offesa, costituita parte civile, abbia possibilita' di interporre gravame, sia pure ai soli effetti civili, a norma della generale disciplina dell'art. 576 c.p.p..

L'eccezione e' infondata.

Secondo la giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte (v.Sezione 5, 2 dicembre 2011, n. 10138, Merlino; Sezione 4, 14 febbraio 2007, n. 1522, parte civile Marcone in proc. Cirioni), nel procedimento penale davanti al giudice di pace, avverso le sentenze di proscioglimento la parte civile puo' proporre impugnazione, anche agli effetti penali, a norma del D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274, art. 38 limitatamente all'ipotesi in cui la citazione a giudizio dell'imputato sia stata chiesta dalla persona offesa con ricorso immediato ai sensi dell'art. 21 dello stesso decreto. Quando non ricorra tale ipotesi, la disciplina dell'impugnazione e' comunque quella ordinaria di cui all'art. 576 c.p.p., nell'ambito della quale le facolta' di impugnazione della parte civile non hanno comunque subito limitazioni con l'entrata in vigore della L. 20 febbraio 2006, n. 46, ma si sono invece estese per effetto della soppressione dell'inciso "con il mezzo previsto per il pubblico ministero" nel citato art. 576, comma 1.

Cio' premesso, deve darsi atto che in data 17.12.2013, quindi successivamente alla sentenza impugnata, pronunciata il 19.7.2012, e' intervenuta la prescrizione del reato contestato, essendo decorso il termine stabilito dall'art. 157 c.p.e non essendo intervenute cause di sospensione della stessa.

In presenza della causa estintiva della prescrizione, l'obbligo di declaratoria di una piu' favorevole causa di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., comma 2, da parte della Corte di cassazione, postula in concreto che gli elementi idonei ad escludere l'esistenza del fatto, la rilevanza penale di esso e la non commissione del medesimo da parte dell'imputato emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, sicche' la valutazione che deve essere compiuta appartiene piu' al concetto di constatazione che a quello di apprezzamento.

Da tali regole consegue che:

a) nel giudizio di cassazione, qualora la motivazione del giudizio di merito - come nella specie - dia contezza delle ragioni poste a fondamento dell'effettuato giudizio di responsabilita' dell'imputato, non puo' nel contempo emergere dagli atti, con la necessaria evidenza, una causa assolutoria nel merito (v., tra le tante, Sezione 6, 11 novembre 2009, n. 49877, R.C. e Blancaflor, ed i riferimenti in essa contenuti);

b) che e' inammissibile il ricorso in cassazione proposto contro la sentenza, che abbia dichiarato estinto il reato per prescrizione, soltanto per difetto di motivazione, in quanto l'inevitabile declaratoria di estinzione del reato anche da parte del giudice di rinvio preclude che la sentenza impugnata possa essere annullata con rinvio (v. in tal senso la sentenza sopra citata).

Cio' premesso, la fattispecie in esame si caratterizza proprio per la mancanza dei ricordati presupposti per l'assoluzione dell'imputato nel merito.

Il ricorrente censura di illogicita' la valutazione compiuta dai giudici di merito afferente la detenzione dei cani e, quindi, la violazione dell'obbligo di custodia da parte dello stesso, costituente il profilo di colpa specifica del reato di lesione contestato.

Tale profilo di doglianza non tiene conto che in tema di custodia di animali, l'obbligo sorge ogni volta sussista una relazione di possesso o di semplice detenzione tra l'animale ed una data persona, in quanto l'art. 672 c.p. (che, a prescindere dalla intervenuta depenalizzazione, costituisce valido termine di riferimento per la valutazione della colpa) relaziona l'obbligo di non lasciar libero l'animale o di custodirlo con le debite cautele al possesso dell'animale, possesso da intendersi come detenzione anche solo materiale e di fatto (v. Sezione 4, 20 settembre 2011, Abbo; Sezione 4, 29 novembre 2011, Messito).

Il giudice di appello ha confermato il giudizio di responsabilita', facendo riferimento alle dichiarazioni rese, oltre che dalla persona offesa, da altri testimoni, i quali hanno affermato l'appartenenza dei cani all'imputato, confermando che gli animali venivano lasciati in liberta' quando i "padroni" erano in villa.

Sono state, pertanto, recepite le argomentazioni logico-giuridiche contenute nella sentenza di primo grado sull'affermazione dell'obbligo gravante sull'imputato, in qualita' di detentore dei cani, di approntare le debite cautele per neutralizzare le attitudini pericolose degli animali. Rispetto a tale argomentare le doglianze di parte ricorrente si risolvono in una censura di merito, inaccoglibile in considerazione dei limiti del sindacato di legittimita'.

Alla luce di tali considerazioni, si impone l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.

Cosi' deciso in Roma, il 25 settembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2014



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