RicercaGiuridica.com
Oltre 50.000 sentenze gratuite e social
Newsletter gratuita info e privacy:

Chi siamo

Follow on Twitter Facebook Telegram Scrivici Stampa    

A chi dare il proprio pc e il telefono in caso di emergenza?
adv IusOnDemand


Cassazione - Sentenze - Dal 2000 la 1o banca dati di sentenze in puro testo share to whatsapp


Materie - Manda testi - Segnala url - testi integrali - RSS



Cassazione III civile del 22 gennaio 2015, n.1126


Circolazione stradale · patente · rilascio · diniego · idoneita' · amministrativo · procedimento · omosessualita' · civile · amministrativo

fonte:http://renatodisa.com/2015/01/28/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-22-gennaio-2015-n-1126-il-diritto-costituzionalmente-tutelato-alla-libera-espressione-della-propria-identita-sessuale-appartiene-al-novero-dei-diritti-invi/

"Nella specie, nonostante il malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravita' del fatto, riconducendola ad aspetti soltanto endo-amministrativi, non pare revocabile in dubbio che la parte lesa sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di omofobia."

Condividi su: FaceBook   Email - Seguici su facebook Facebook   telegramTelegram

Ritenuto in fatto

 

Nel gennaio del 2002 M. D. G. convenne dinanzi al Tribunale di Catania il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della difesa, esponendo:

Che il 12 maggio 2001, nel corso della rituale visita di leva sostenuta presso l'ospedale militare di Augusta, aveva dichiarato di essere omosessuale;

Che a seguito di siffatta dichiarazione era stato esonerato dal servizio;

Che il successivo 21 ottobre l'Ufficio della Motorizzazione Civile di Catania gli aveva notificato il provvedimento di revisione della patente di guida, e la predisposizione di un nuovo esame di idoneita' psico-fisica;

Che il provvedimento e la conseguente convocazione era stata disposta per effetto della comunicazione che l'ospedale militare aveva ritenuto di dover eseguire sulla base delle dichiarazioni di esso attore, evidenziando la mancanza dei requisiti psico­fisici legalmente richiesti per la guida degli automezzi.

Tanto premesso, lamentando nel comportamento di entrambe le Amministrazioni statali una palese violazione della privacy ed un tipico contenuto di discriminazione sessuale, il G. chiese la condanna degli enti convenuti al risarcimento del grave danno morale patito, quantificandolo nella misura di 500.000 euro.

Il giudice di primo grado accolse la domanda nell'an, condannando entrambi i Ministeri al pagamento della minor somma di 100.000 euro rispetto a quella richiesta. La Corte di appello di Catania, pronunciando sull'impugnazione dei convenuti soccombenti, ne accolse in parte il gravame e ridusse l'entita' del risarcimento a 20 mila euro, ritenendo 'esorbitante, oltre che 'del tutto priva di riscontro motivazionale', la somma 'riconosciuta dal giudice di primo grado'.

In motivazione, la Corte catanese non si esimera' dall'opinare che 'l'acclarato atto di discriminazione sessuale e la concorrente violazione della privacy si erano risolte unicamente nell'apertura della procedura di revisione della patente di guida mediante la convocazione del G. innanzi alla commissione medica provinciale per la verifica delle necessarie condizioni di idoneita' pssico-fisica'.

A coronamento della trama motivazionale cosi' intessuta, il giudice d'appello etneo aggiungera' la ulteriore considerazione secondo la quale appariva 'decisiva la circostanza che la patente di guida non risultasse revocata e che la stessa visita aveva certificato la sussistenza delle condizioni di idoneita', pur se limitandole, senza specificazione di alcuna patologia, ad un anno', mentre 'l'illegittima diffusione dei dati afferenti alla identita' sessuale' sarebbe rimasta 'circoscritta ad ambito assai ristretto', onde la occhiuta conclusione che 'non vi era stato pubblico ludibrio e la vicenda si era dipanata per via affatto riservata'.

Le pensose argomentazioni svolte sino al folio 10 della sentenza si concludono, poi, con il rilievo secondo il quale 'la qualita' di pubblica autorita'' della commissione dinanzi alla quale l'attore era stato costretto a comparire aveva 'certamente aggravato le sofferenze psichiche indotte dal discriminante controllo di idoneita'', rilievo cui fa da immediato contralto la ulteriore chiosa per cui, in relazioni a tali sofferenze, tale aggravamento doveva ritenersi predicabile 'non fosse altro che per la giovane eta' (appena 20 anni) e per le documentate' (il periodo termina con un anacoluto, cosi' che non e' dato comprendere a quale documentazione la Corte intendesse riferirsi).

Il definitivo coronamento del pensiero del giudice territoriale si legge a f. 11 della sentenza impugnata: 'tutto cio'' la induce, difatti, 'a ridimensionare la misura delle sofferenze psico-fisiche ingiustificate pure inflitte a M. D. G.', ritenendosi conseguentemente equo 'riconoscere la chiesta indennita' risarcitoria in complessivi E. 20.000?, atteso che 'la misura riconosciuta dal Tribunale, lungi dall'essere modesta, va ritenuta spropositata, tanto piu' in mancanza di qualsivoglia elemento specifico di sofferenza giammai addotto dalla difesa del G.'.

La sentenza del giudice territoriale e' stata impugnata da M. D. G. con ricorso per cassazione sorretto da un unico, complesso motivo di censura.

Resiste con controricorso e propone a sua volta ricorso incidentale il Ministero delle infrastrutture (cui resiste con controricorso il G.).

 

Le ragioni della decisione

 

Il ricorso e' pienamente fondato.

Con il primo ed unico motivo, si denuncia omessa e in ogni caso contraddittorieta' e insufficienza della motivazione, illogicita' e palese erroneita' con cui la Corte di appello ha ritenuto di disporre e quantificare il danno morale liquidato al sig. G., fatto certamente controverso e decisivo del giudizio. Il motivo deve essere accolto in ogni sua giuridica articolazione.

In ossequio al principio di autosufficienza, parte ricorrente riporta testualmente (folio 7 del ricorso) il passo della motivazione della sentenza di primo grado (sentenza ritenuta invece dalla Corte etnea 'del tutto priva di riscontro motivazionale') che, ben piu' accortamente e approfonditamente rispetto alla grave situazione di vulnus arrecato alla propria identita' sessuale subita dal ricorrente, aveva evidenziato come 'il comportamento delle due amministrazioni ha gravemente offeso e oltraggiato la personalita' del G. in uno dei suoi aspetti piu' sensibili e ha indotto nello stesso un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato, percepito come vessatorio, nell'esprimere e realizzare la sua personalita' nel mondo esterno'.

Ne' e' lecito trascurare o sottovalutare la circostanza per cui il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identita' sessuale sia stato espressamente ascritto da questa Corte di legittimita' al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all'art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalita' (Cass. 16417/2007), mentre, sul versante della tutela penale, si e' ritenuta necessaria una effettiva e realmente afflittiva tutela repressiva con riguardo al reato ingiuria (onde la ritenuta e patente illegittimita' della sentenza di merito che edulcori e svilisca la portata lesiva del termine 'frocio', come affermato da Cass. pen. 24513/2006).

Ne' va dimenticato che il diritto al proprio orientamento sessuale, cristallizzato nelle sue tre componenti della condotta, dell'inclinazione e della comunicazione (cd. coming out) e' oggetto di specifica e indiscussa tutela da parte della stessa Corte europea dei diritti dell'uomo fin dalla sentenza Dudgeon/Regno unito del 1981.

Nella specie, nonostante il malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravita' del fatto, riconducendola ad aspetti soltanto endo-amministrativi, non pare revocabile in dubbio che la parte lesa sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che intollerabilmente reiterato) comportamento di omofobia.

La gravita' dell'offesa, requisito la cui indubbia rilevanza ai fini della quantificazione del danno si desume, sia pur e contrario, dalle stesse sentenza delle sezioni unite di questa Corte dell'11 novembre 2008, appare pertanto predicabile, nella specie, con assoluta certezza.

Quanto alla pretesa e silente 'circoscrivibilita'' dell'effetto espansivo del danno, e' del tutto contraddittoria la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui la riconduce alla sola conoscenza (e alla presunta quanto indimostrata discrezione) dei soggetti pubblici che, dapprima all'ospedale militare, poi in seno alla commissione per la motorizzazione, si erano occupati del caso.

La stessa instaurazione di un procedimento civile e la conseguente conoscenza e conoscibilita' pubblica della vicenda smentisce in radice tale assunto, senza che, in contrario, valga osservare (come si legge nelle difese dell'Avvocatura) che, a rendere pubblico il caso in maniera eclatante 'e' stato l'attore' ' il che equivale a sostenere che la eclatante pubblicita' del caso si sarebbe evitata rinunciando all'esperimento dell'azione giudiziaria, cosi' impedendone la diffusione, la rilevanza, l'eco delle cronache nazionali e internazionali che ne sono seguite.

Deve essere viceversa rigettato il ricorso incidentale del Ministero delle infrastrutture che lamenta il proprio difetto di legitimatio ad causam per essere state le competenze in tema di trasporti (e quindi di patente di guida) trasferite alla regione Sicilia per effetto del D.lgs. 296 del 2006.

Se e' corretta in punto di diritto l'affermazione secondo la quale il difetto di legitimatio ad causam e' rilevabile, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo, non e' meno vero che, sul punto, si era ormai formato il giudicato esterno, essendo divenuta definitiva la sentenza del Tar Sicilia/Catania pronunciata proprio nei confronti dell'odierno ricorrente incidentale, avente ad oggetto la medesima questione.

La formazione di un giudicato esterno implicito sulla perdurante legittimazione del Ministero impone, pertanto, il rigetto del relativo ricorso.

 

P.Q.M.

 

La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie quello principale, rigetta l'incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello di Palermo.



Ricevi gli aggiornamenti su questa e altre sentenze:

Email: (gratis Info privacy)


Tags:

 


Le piu' lette del mese
Sommario:


Visita le banche dati: Diritto Sportivo - Procedura civile - Diritto di internet
. Ambiente
. Assegno divorzile
. Autovelox
. Banche
. Circolazione stradale
. Condominio
. Consumatori
. Contravvenzioni stradali
. Convivenza
. Danni
. Danno esistenziale
. Divorzi
. Evidenza
. Fallimento
. Famiglia
. Fermo amministrativo
. Immigrazione
. Inedite
. Internet
. Lavoro
. Locazioni
. Mobbing
. More Uxorio
. Parcheggi
. Photored
. Procedura
. Responsabilità del medico
. Separazioni
. Strada
. Vacanza rovinata






Ultime G.U:







Il testo dei provvedimenti (leggi, decreti, regolamenti, circolari, sentenze, ordinanze, decreti, le interpretazioni non rivestono carattere di ufficialità e non sono in alcun modo sostitutivi della pubblicazione ufficiale cartacea. Sono anonimizzati. I nomi sono tutti di fantasia. E' noto che alcuni estremi di sentenze non coincidono con altre fonti sul web. Verificate sempre gli estremi. Copiate liberamente i testi segnalati, linkando ricercagiuridica.com, grazie.


    Altro: - Corte Cost. - Forum - Gloxa - IusSeek - Mappa - Leggi - Libri - Link - Mobile - Penale - Podcast - Tribut. - Embed - Edicola - Altre Ricerche - Toolbar - Store


IusOnDemand srl - p.iva 04446030969 - Privacy policy (documenti anonimizzati) - Cookie - Segnala errori - Toolbar - Software e banca dati @ - 0.006