RicercaGiuridica.com
Oltre 50.000 sentenze gratuite e social
Newsletter gratuita info e privacy:

Chi siamo

Follow on Twitter Facebook Telegram Scrivici Stampa    


Cassazione - Sentenze - Dal 2000 la 1o banca dati di sentenze in puro testo share to whatsapp


Materie - Manda testi - Segnala url - testi integrali - RSS



Corte di Appello di Milano, 7 gennaio 2015, n. 29.


Motore di ricerca · controllo · sorveglienza · obbligo · legalgeek · internet

La sentenza, presente in piu' siti internet, e' di particolare importanza perche' riafferma la mancanza di obbligo di controllo per i contenuti indicizzati o pubblicati da parte degli isp.

Numerosi commenti in rete:

http://www.newslinet.it/user/sit_login/thickbox?height=400&width=190&sit=1&url=notizie%2Ftv-web-yahoo-vince-in-appello-contro-mediaset-piattaforme-videosharing-non-responsabili-pubb

http://www.newslinet.it/notizie/diritto-autore-siae-corte-cassazione-sancisca-realta-dei-fatti-su-sentenza-rtiyahoo-italia

http://www.ipsoa.it/leg/Civile/violazione_del_diritto_d_autore_nessuna_responsabilita_per_l_host_provider_yahoo_id1166469_art.aspx

http://www.newslinet.it/notizie/tv-web-yahoo-vince-in-appello-contro-mediaset-piattaforme-videosharing-non-responsabili-pubb

http://www.dirittodautore.it/corte-dappello-di-milano-yahoo-non-e-responsaile-della-pubblicazione-da-parte-degli-utenti-di-video-tutelati-dal-diritto-dautore/

http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=47116&catid=234&Itemid=486&contentid=47116&mese=02&anno=2015

Condividi su: FaceBook   Email - Seguici su facebook Facebook   telegramTelegram

In diritto

Nell'atto di appello "motore di ricerca", unitamente a .US, deduce c he , nel corso del giudizio di merito, "motore di ricerca" I. ha effetti vamente cancellato 218 frammenti elencati n el doc . 47 avversario, ottemperando alla richiesta svolta da "Alfa" ante causam solo allorche', a giudi zio instaurato, e' stat o chiarito quali fossero gli URL (codi ci d' identificazione telematica) dei programmi. In merito, "motore di ricerca" I. deduce di avere potuto ottemperare all'obbligo di cancellazione de i dati sol o allorquando il titolare dei diritti ha indicato g li URL di riferi mento e, quindi , di non avere assunto alcun comportamento neghittoso o dilatorio nell'ottemperare alla richiesta di "Alfa", per il quale sarebbe stato i ngiustamente condannato a compensare i danni subiti da "Alfa", da liquidarsi in un separato giudizio attualme nte in corso nella fase di primo grado. "motore di ricerca" I. deduce anche che, ne l corso della controversia, "Alfa" abbia tardivamente modificato l'iniziale domanda, avendo chies to al Tribunale che fosse disposta la cancellazione di altre produzioni a se' ri feribili senza indicarne la tipologia. Inoltre, le valutazioni svolte dal giudice sui prodotti messi in circolazione sarebbero tutte soggettive e prive di adeguata motivazione, basandosi su documentazione interpolata dal Consulente Tecnico di parte attor ea, la cui perizia e' stata prodotta nel cor so del giudizio di primo grado dalla parte attrice, e sulla quale il giudice ha svolto le sue valutazioni, nono s tante fosse stata contestata ai sensi dell’ art. 2712 c.c .. Secondo l' assunto dell’appellante, il Tribunale avrebbe ritenuto che gli articoli 167 e 115 c. p. c. impongono un onere di contestazione specifica che non vi sarebbe s tato, in qualche modo obliterando il disconoscimento effettuato ai s ensi dell 'art. 2712 c. c. per il quale e' invece sufficiente il sempli ce rilievo, proveniente dalla parte contro cui una ripro duzione meccanica e' fatta valere, della difformita' tra essa e i fatti o le cose documentate, limitandosi ad accertare come provati i diritti vantati da "Alfa".

Pertanto la prima questione da affrontare e' di ordine processuale, in ordine sia alla prova dei diritti di sfruttamento dei programmi televisivi riferibili a "Alfa", sia all 'a ssolvimento dell'onere probatorio mediante la produzione del doc. 47, che contiene una serie di riproduzioni cartacee e informati che delle pagine web su cui sarebbero stati visibili i video che sfrutterebbero i llecitamente i 218 frammenti di Programmi contestati dalla controparte, non avendo "Alfa" fornito alcuna prova della conformita' di dette riproduzioni alle pagine web originali.

L'assunto processuale di parte appellante risulta infondato poiche', nel primo grado di giudizio, "Alfa" ha fornito ampia prova documentale dei diritti di sfruttamento delle opere di cui e' tito lare e dei video abusivamente pubblicati, per opera di terzi, sul portale "motore di ricerca" I., producendo le schermate di ciascuna pagina web ri feribile ai video in contestazione (doc. 47, 67, 6 7 bis, 83 e 86 fasc. primo grado). Inoltre l'illustrazione tecnica dei comportamenti oggetto di doglianza indicata nella consulenza di parte att i ene a fatti rilevati oggettivamente e non ricostruiti a posteriori, trattandosi di immagini video reperite sulla rete telematica Internet accessibile a tutt i , ovvero di immagini in movimento di apprezzabile durata che, sostanzialmente, ripropongono parzialmente l'utilizzazi one originaria. La contestazione operata da "motore di ricerca"l. e' stata, pertanto, correttamente ritenuta come generica, non essendo orientata a colpire nello specifico il contenuto oggett ivamente reperibile ne i video caricat i sulla rete telematica, essendo questi del tutto corrispondenti a quelli reperiti nella piattaforma informatica pubblicamente usufruibile.

La censura appare pertanto infondata, poiche' "motore di ricerca"l., in propos i to, avrebbe dovuto specificamente contestare i fatti di violazione dei diritti d'autore specificamente allegati dall'attore "Alfa", non limitandosi a una contestazione generica in ordine alla pretesa esistenza dei presupposti del diritto di cronaca e di critica per il caricamento dei video nel rispetto di precisi limiti di tempo che, i n astratto, potrebbero costituire idonea esimente da responsabilita', s ulla base di quanto disposto dall'art. 2697, comma 2, c.c. in tema di ripartizione dell' onere della prova.

Sotto il profilo giuridico "motore di ricerca" deduce che il giudice abbia errato nel considerare che, attualmente, i servizi di hosting provider nat i come passivi (de finiti nelle direttive europee come Fornitore di Accesso a Internet, con acronimo FAI), e non solo quelli inerenti a "motore di ricerca", s arebbero mutati nel tempo in servizi di tipo attivo. L'appellante, difatti, sottolinea che se anche i servizi da questi offe"Alfa" fossero in ipotesi una versione piu' raffinata di quelli pre senti sulle piattaforme informatiche dieci anni fa, essi sono nei fatti identici a quelli nei loro contenuti essenziali, e che, pertanto, non si sarebbe verificata la mutazione genetica in hosting provider attivo individuata dal giudice di prime cur e, sulla scia di alcune pronunce giurisprudenziali, di matrice nazionale, prese a supporto. A questo propo sito, "motore di ricerca" chiede che il giudizio venga sos peso e che venga disposto un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione europea ai sensi dell'art. 267 del Trattato sul Funzionamento dell 'Unione Europea in ordine alle questioni inerenti alla normativa applicabile a un hosting provider con le caratteristiche sopra descritte e qualificate dal giudice come rientranti in quelle di un hosting provider "attivo", come tale pienamente responsabile dei contenuti immessi sul suo sito da terzi.

In li nea di diritto, "Alfa" ritiene che il rinvio pregiudiziale non si a necessario ai fini della decisione, attinente a questioni gia' decise dalla Corte di Giustizia, che sarebbero del tutto in linea con quanto deciso dal giudice in termini di responsabilita' dell'hosting provider.

In merito alla que s tione inerente al regime di responsabilita' del prestatore di servizi di "ospitalita'" di dati (hosting) che procura ai propri clienti un servizio di accesso a un sito, senza proporre altri servizi di elaboraz ione dei dati, la Corte rileva quanto segue.

Come emerge dag li atti di causa, "motore di ricerca", al tempo della controversia insorta con "Alfa", titolare di diritti di riproduzione di vari programmi televisivi, erogava attraverso i suoi siti un servizio di pubblica fruizione di video, mediante il quale i singoli utenti potevano caricare , s ulle piattaforme messe a disposizione dal gestore, contenuti video da condividere con altri utenti di Internet, i quali, dunque, senza alcuna prevent iva registrazione , potevano accedere e visionare gratuitamente i video, potendo altresi' procedere a un commento degli stessi attraverso l 'inserzione di un messaggio a mezzo di appositi spazi. È inoltre incontestato che il servizio allora fornito da "motore di ricerca" oggi sia cessato.

Detta attivita', i n ogni caso, deve essere i nquadrata e sussunta nelle previsioni di cui al d.lgs. 70/2003 (artt. 16 e 17), a sua volta attuativo della direttiva 2000/31/CE sulla vendita telematica, in cui, in sostanza, si sanci sc e un regime di esenzione da responsabilita' dell' hosting provider per le informazioni fornite da un des ti natario del servizio, a condizione che detto prestatore: a) non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attivita' o l’informazione e' illecita; b) per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceita' dell'atti vita' o dell'informazione; c) non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorita' competenti , agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o pe r disabilitarne l'accesso (art 16).

In tale normativa soprattutto si sancisce il principio in base al quale il prestatore del servizio telematico di attivita' di memorizzazione delle informazioni non e' assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne' ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivita' illecite (art. 17). Purtuttavia, il prestatore e' comunque tenuto:

a) ad informare, senza indugio, l'autorita' giudiziaria o quella amministrativa avente funzione di vigilanza qualora sia a conoscenza di presunte attivita' o informaz ioni illecite riguardanti un suo destinatari o del servizio della societa' dell 'informaz ione;

b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorita' competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l'identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione de i dati, al fine di individuare e prevenire attivita' illecite. Inoltre, il prestatore e' ritenuto come civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall' autorita' giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non abbia agito prontamente per impedire l'accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievol e per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l'accesso, non abbia provveduto ad informare l'autorita' competente (art. 17, terzo comma).

Le disposizioni della normativa nazionale sono una fedele trasposizione dei principi affermati dal legislatore europeo con la direttiva 2000/31/CE, ovvero agli artt . 12- 15 della direttiva sul commercio e lettronico. In part icolare rilevano le seguenti norme dell'Unione Europea;

- articolo 14: "Hosting";

"1. Gli Stati membri provvedono affinche', nella prestazione di un servizio della societa' dell'informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non sia responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore;

a) non sia effettivamente al corrente del fatto che l'attivita' o l'informazione e' illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illegalita' dell'atti vita' o dell'informaz ione;

b) non appena al corrente di tali fatti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso.

2 . Il paragrafo 1 non si applica se il destinatario del servizio agisce sotto l ' autorita' o il controllo del prestatore.

3. Il presente articolo lascia impregiudicat a la possibilita', per un organo giurisdizionale o un'autorita' amministrativa, in conformita' agli ordinamenti giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una violazione o la impedisca nonche' la possibilita', per gli Stati membri, di definire procedure per la rimo zione delle informazioni o la disabilitazione dell'accesso alle medesime.

-articolo 15: Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza

1. Nella prestazione dei serviz i di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano ne' un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivita' illecite.

2. Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della societa' dell' informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorita' competente di presunte attivita' o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorita' competenti, a loro richiesta, informaz ioni che consentano l'identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno accordi di memorizzazione dei dati".

Assumono rilievo anche i "considerando" che fungono da preambolo della direttiva sul commercio elettronico;

"Cons. 42) Le deroghe alla responsabilita' stabilita nella presente direttiva riguardano esclusivamente il caso in cui l'attivita' di prestatore di servi zi della societa' dell'informazione si limiti al processo tecnico di attivare e fornire ac cesso ad una rete di comunicazione sulla quale sono trasmesse o temporaneamente memorizzate le informazioni messe a disposizione da terzi al solo scopo di rendere piu' efficiente la trasmissione. Siffatta attivita' e' di ordine meramente tecnico , automatico e passivo , il che implica che il prestatore di servizi della societa' dell'informazione non conosce ne' controlla le informazioni trasmesse o memorizzate.

Cons. 43) Un prestatore puo' beneficiare delle deroghe previste per il semplice trasporto ("mere condui t ") e per la memorizzazione temporanea detta "caching" s e non e' in alcun modo coinvolto nell'informazione trasmessa. A tal fine e', t ra l'altro , necessario che egli non modifichi l'informazione che trasmette. Tale requisito non pregiudica le manipolazioni di carattere tecnico effettuate nel corso della trasmissione in quanto esse non alterano l'integrita' dell'informazione contenuta nella trasmissione.

Cons. 44) Il prestato re che deliberatamente collabori con un destinatario del suo servizio al fine di commettere atti illeciti non si limita alle attivita' di semplice trasporto ("mere conduit") e di "caching" e non puo' pertanto beneficare delle deroghe in materia di responsabilita' previste per tali attivita'.

Cons. 45) Le limitazioni alla responsabilita' dei prestatori intermedi previste nella presente direttiva lasciano impregiudicata la possibilita' di azioni inibitorie di altro tipo.

Siffatte azioni inibitorie possono, in particolare, essere ordinanze di organi giurisdizionali o autorita' amministrative che obbligano a porr e fine a una violazione o impedirla, anche con la rimozione dell'informazione illecita o la disabilitazione dell'accesso alla medesima.

Cons. 46) Per godere di una limitazione della responsabilita', il prestatore di un servizio della societa' dell'informazione consistente nella memorizzazione di informazioni deve agire immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitare l'accesso alle medesime non appena sia informato o si renda conto delle attivita' illecite . La rimozione delle informazioni o la disabilitazione dell'accesso alle medesime devono essere effettuate nel rispetto del principio della liberta' di espressione e delle procedure all'uopo previste a livello nazionale.

La presente direttiva non pregiudica la possibilita' per gli Stati membri di stabilire obblighi specifici da soddisfare sollecitamente prima della rimozione delle informazioni o della disabilitazione dell'accesso alle medesime.

Cons. 47) Gli Stati membri non possono imporre ai prestatori un obbligo di sorveglianza di carattere generale. Tale disposizione non riguarda gli obblighi di sorveglianza in casi specifici e, in particolare, lascia impregiudicate le ordinanze emesse dalle autorita' nazionali secondo le rispettive legislazioni.

Cons.48) La presente direttiva non pregiudica la possibilita' per gli Stati membri di chiedere ai prestatori di servizi, che detengono informazioni fornite dai destinatari del loro servizio, di ade mpiere al dovere di diligenza che e' ragionevole attendersi da loro ed e' previsto dal diritto nazionale, al fine di individuare e prevenire taluni tipi di attivita' illecite." 21. Da tale quadro normativo nazionale e dell'Unione europea si evince pertanto che l'hosting provider non ha alcun obbligo di preventivo vaglio dell 'effettiva titolarita' dei diri tti d 'autore posseduti da parte dei singoli soggetti che caricano i video sullo spazio di memoria messo a disposizione e che l'unica ipotesi di responsabilita' ipotizzabile concerne i casi in cui l'hosting provider si sia res o partecipe del caricamento dei dati o sia stato informato dell'illiceita' del contenuto dei video caricati e non li abbia, cionono stante, rimossi dal portale. La le g islazione dell'Unione europea attualmente in vigore, innanzitutto, al pari del leg i slatore nazionale, escl ude che vi sia un obbligo generale di vigilanza preventiva del soggetto economi co c he eroga il servizio di hosting provider, atteso che esso si pone in po siz ione di neutralita' rispetto ai suoi fruitori e ai contenuti da questi caricati, in un'ottica di massimo rispetto del principio della liberta' di espressione e di informazione nella rete Internet. Tale obbligo so rge , s empre nel rispett o del princ ipio di liberta' d'informazione , solo in seguito a un controllo successivo della liceita' dei dati caricati da terzi ad attivazione precipua del soggetto titolare dei diritti d'autore o de ll 'autorita' garante, e quindi in funzione special -preventiva di rimozione dei contenuti illeciti segnalati.

L'opzione avallata dal legislatore nazionale, s u indicazione della direttiva europea 2000/31 sul commercio elettronico, e' dunque conforme alla natura di mezzo di comunicazione della piattaforma telematica in que stione . Ove infatti si volesse imporre un sistema di controllo e di filtraggio preventivo nei servizi di hosting pr ovider, ne verrebbe pregiudicato il ruolo di Internet quale libero spazio di comunicazione e d'informazione per terzi fruitori che si basa essenzialmente sull' adozi one di sistemi automatici di caricamento, non preventi vamente filtrabili o controllabili, proprio a tutela del principio di liberta' di espressione e di circolazione dei servizi che la dire ttiva eu ropea sul commercio telematico intende tutelare nel campo della trasmissi one di dati e di informazioni via Internet, da considerarsi come il piu' aperto spazio, senza fronti ere interne, per i servizi della societa' dell'informaz ione sino ad oggi concepito (v. artt. l e 3 della direttiva sul commercio elettronico).

Nel caso d'interferenza con altri valori, quale quello attinente all a prote zione del diritto d'autore, il punto di equilibri o e' dato nell 'obbligo di controllo specifico e di rimozione che si impone all'hosting provider, allorquando viene reso edotto del contenuto ill ecito di specifici caricamenti effettuati da terzi fruitori del servizio, si' da fargli perdere la posizione di iniziale neutralita' rispetto ai contenuti caricati nello spazio da esso gestito, ma aperto al pubblico. La tutela approntata in questo caso implica pertanto solo un peculiare obbligo di facere - inteso come obbligo di specifica so rveglian za e vig ilanza da part e del titolare del diritto d'autore violato, che appare come l'uni ca forma di controllo che consente di mantenere il favor europeo alla diffusione dei servizi d'informazione che il legislatore europeo e nazionale hanno inteso attuare al massimo livello. Quanto sopra detto implica un conseguente obbligo di rimozione da parte del gestore del servizio non appena avuta notizia dell'infrazione da parte del titolare del diritto o dell'autorita' di vigilanza, ma mai un obbligo general-preventivo di sorveglianza sui contenuti pubblicati sul suo si to.

Questa Corte, alla luce di quanto sopra rilevato, ritiene pertanto che gia' il testo della legge applicabile al caso concreto sia idoneo a far assumere che le attuali tecnologie avanzate, in mancanza di altri element i in grado di fare intravedere una vera e propria manipolazione dei dati imme ssi da parte dell'hosting provider, non siano da so le in grado di determinare il mutamento della nat ura del servizio di hosting provider di tipo passivo (secondo la classificazione utilizzata dalla giurisprudenza nazionale richiamata dalla sentenza appellata), in servizio di hosting provider di tipo attivo, in ragione della mera presenza i) di sofisticate tecniche di intercettazione del contenuto dei file caricati, attraverso un motore di ricerca, e ii) delle piu' svariate modalita' di gestione del sito e iii) de l particolare interesse del gestore a conseguire vantaggi economici.

Proprio questi fattori, da questa Corte rit enuti come non sufficienti a mutare la natura del Fornitore di Accesso in Internet in Servizio di elaborazione dei dati in Internet Provider (ISP), nella sentenza impugnata rileverebbero invece quali "indici di sicura attivita'" che farebbero venir meno il privilegio dell'esonero dalla responsabilita' affermato negli artt. 16 e 17 del d.lgs. 70/2003 e nelle norme riscontrabili nella direttiva europea 2000/31/CE (nei considerando 42, 43, 44, 45, 46 , 47 e 48), mettendo in questione la pre sunzione di neutralita' del gestore e la sua stessa natura di FAI. Una valutazione piu' approfondita della direttiva europea 2000/311 CE, di cui la legge nazionale dimostra di essere fedele esecutrice, induce ad affermare in realta' il contrario di quanto affermato dal giudice di primo grado, dovendo essa essere letta alla luce delle sentenze emesse dalla Corte di Giustizia nei procedimenti C- 236/08 e C - 238/2008 (caso Google c. Louis Vuitton), C. 324/09 / (caso L'Oreal c. Ebay), C- 70 (caso Scarlet Extended c. Sabam), C - 360/10 (caso Sabam c . Netlog), C-314/12 (UPC Telekabel Wien Gmbh c. Constantin Film Verleigh gmbh e WegaFilmproduktionsgesellschaft bmbh), cui questa Corte succintamente si riporta .

Innanzitutto, alla stregua delle sentenze sopra richiamate, la pronuncia in esame risulta senza dubbio imprecisa nella parte in cui sancisce che il Considerando 42) della direttiva europea non si applica perche' nel caso in questione manca il servizio di memori zzaz ione temporanea detta "caching '' o il semplice trasporto di dati detto "mere conduit”, dimenticando che valgono gli altri Considerando sopra indicati che, parimenti, indicano i termini e motivi dell' esonero da responsabilita' dell' hosting provider (v. anche conclusioni Avv. Gen. ne l caso L ' Oreal C-32 4/09, p. 141 e 142). Giova i n proposito osservare che, in realta', e' nel Considerando 44) della direttiva 2000/31/CE che si sancisce un'eccezi one al regime di esoner o dalla responsabil i ta' del provider che svolge se rvizi di "mere conduit" (mero trasporto) di contenuti o di "caching" (memorizzazione tempo ranea) solo nel caso in cui il prestatore del s ervizio "che deliberatamente collabori con un destinatario del suo servizio al fine di commettere atti illeciti, non si limiti alle attivita' di semplice trasporto e di temporanea memori zzazione" , e dunque nell'ipotesi, del tutto remota, in cui il gestore del sito non c i rcoscriva la s ua att ivita' al processo tecnico di attivare e fornire accesso ad i nformazioni messe a disposizione da terzi, ma cooperi col fruitore nel commettere un atto illecito; mentre nel Considerando n. 42) si sancisce che le deroghe alla responsabilita' stabilita nella direttiva riguardano esclusivamente il caso in cui l'attivita' di prestatore di servizi della societa' dell'informazione si limiti al proce sso tecnico di attivare e fornire accesso ad una rete di comunicazione sulla quale sono trasmesse o temporaneamente memorizzate le informazioni messe a disposizione da terzi al solo scopo di rendere piu' effic i ente la trasmissione. Siffatta attivita' e' di ordine meramente tecnico, automatico e passivo, il che implica che il prestatore di servizi della societa' dell'informazione non conosce ne' controlla le informazioni trasmesse o memorizzate. Tale limitazione di responsabilita', pertanto, non risulta riferibile al fornitore di accesso a internet che offra un servizi o di hosting, la quale e' diversa da quello di "mere conduit" o "caching".

La menzione della sussistenza di un diverso regime di responsabilita' civile dell'hosting provider che svolge attivita' di memorizzazione e catalogazione dei dati ricevuti, fatta dal giudice di prime cure tramite il mero ri chiamo a un Considerando non riguardante il suo status, oltretutto con riferimento a un preambolo della legge espl icativo della ratio della disciplina adottata in sede europea, non e' certamente congruente con quanto disposto piu' specificamente dalla direttiva sul commercio elettronico in merito al servizio di hosting provider, poiche', anche in relazione a quest'ultimo soggetto, il regime di esonero dalla r esponsabilita', espressamente previsto nell' art. 14 della di rettiva, non viene certamente intaccato dalla presenza di indici di attivita' meccanica e non manipolativa nel trat tamento de i dati immessi, come e' stato meglio specificato ne l caso C- 324/09, L' Oreal c. eBay, deciso dalla Corte di Giustizia, da cui si evince che il sito telematico "eBay", ritenuto dalla Corte di Giustizia non in grado di mutarne la natura di hosting provider (FAI), pur avendo caratteristi che ancora piu' evolut e di quelle descritte dal giudice di prime cure nel caso in questione.

L'eccezione al principio di non responsabilita' dell'hosting provider prevede, dunque, come anche per gli altri provider ancor piu' passivi sopra menzionati, che sia nei fatti profilabile solo e propriamente un'attivita' deliberatamente finalizzata a collaborare con il terzo fruitore del servizio al fine di commettere atti illeciti. Tale finalita', pero', e' stata espressamente esclusa in casi simili a quelli oggi in esame dalla stessa Corte di Giustizia dell' Unione Europea, unico organo deputato, nelle materie di competenza dell'Unione Europea, a dare un' i nterpretazione conforme del diritto europeo da applicare nei singoli Stati membri. Nelle sentenze pronunciate il 24.11.2011 e il 16.2.2012 nei procedimenti C- 70/10 (Scarlet e altri c. Sabam) e C- 360/10 (Netlog c. Sabam ), la Corte di Giustizia ha affermato il principio secondo cui osta al diritto dell' Unione Europea l'imputazione all'hosting provider di un obbligo di filtro indist into e preventivo, limitando la sussi stenza della responsabilita' dell'hosting provider per violaz ione dei diritti proprieta' intelle ttuale a mezzo della rete Internet al caso in cui esso non abbia adempiuto a un obbligo specifico e a posteriori di sorveg lianza , attivato su segnalazione dei sing oli illeciti mediante diffi da. Quindi, non e' certamente conforme all'interpretazione data dalla Corte di Gius tizia individuare per l'hosting provider "evoluto" un regime di piena responsabilita' per i dati immessi da terzi e non di limitazione della responsabilita', prevista nell' art.l6 d.lgs. 70 de l 2003 (e, negli stessi termini , dall'art. 14 della direttiva 2000/31/CE), e al contempo ribadire - in maniera contraddittoria con quanto in premessa affermato - la mancanza di un obbligo generale di sorveglianza e di prevenzione in capo al me desimo, come affermato dal giudice di pri me cure.

Nella sentenza della Corte di Giustizia del 27 marzo 2014, ne l caso C - 314/12 UPC Telekabel Wien Gmbh c. Constantin Film Verleigh gmbh e WegaFilmproduktionsgesellschaft bmbh, si e' inoltre cercato di delineare il rapporto sussistente tra il privilegio di sostanziale esonero dalla responsabilita' accordato nella direttiva 2000/31 all'hosting provider e la tutela del diritto d'autore tratteggiata nell a direttiva 2001/29 in tema di armonizzazione di tal uni aspetti del diritto d'a utore e dei diritti connessi, nonche' l'interferenza di tale direttiva con alcuni diritti fondamental i sanciti dal diritto dell'Unione, quali la liberta' d'impresa e di comunicazione . In merito, occorre premettere che, nel caso in esame, rileva anche quanto indicato nella direttiva 2001/29, intesa ad armonizzare taluni a sp etti del diritto d'autore e dei diritti connessi, soprattutto nei considerando 9 e 59, ove si sono esplicitati i seguent i principi;

"a) e' fatto obbligo per gli Stati membri di assicurare che i titolari dei diritti d'autore possano chiedere un provvedimento inibitorio nei confronti degli intermediari i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare un diritto d’autore o diritti connessi (art. 8 dir. 2001/29);

b) ogni armonizzazione del diritto d'autore e dei diritti connessi dovrebbe prendere le mosse da un alto livello di protezione, dal momento che tali diritti sono essenziali per la creazione intellettuale (co ns. 9 dir. 2001/29).

c) la proprieta' intellettuale costituisce parte integrante del diritto di proprieta' ( cons. 9 dir. 2001/29).

d) nell' ambito digitale, i servizi degli intermediari possono essere sempre piu' utilizzati da terzi per attivita' illecite e, in molti casi , siffatti intermediari sono i piu' idonei a por fine a dette attivita' illecite (cons . 59 dir. 2001/29).

e) fatte salve le altre sanzioni e i mezzi di tutela disposizione, i titolari di diritti d'autore dovrebbero avere la possibilita' di chiedere un provvedimento inibitorio contro un intermediario che consenta violazioni in rete da parte di un terzo contro opere o altri materiali protetti (co ns. 59 dir . 2001/29)".

E ancora, rileva menzionare il Considerando 2) della direttiva 2004/48/CE in materia di proprieta' inte ll ettuale, i n cui si dete rminano gli esatti confini della tutela assegnata al diritto d'autore: "la tutela della proprieta' intellettuale dovrebbe consentire all'inventore o al creatore di trarre legittimo profitto dalla sua in venzione o dalla sua creazione. Dovrebbe inoltre consentire la massima diffusione delle opere, delle idee e delle nuove conoscenze. Nello stesso tempo, essa non dovrebbe essere di ostacolo alla liberta' d'espressione , alla libera circolazione delle informazioni, alla tutela dei dati personali, anche su internet".

Il presupposto della responsabilita' "a posteriori" dell' hosting provider (sopra meglio descritta) non e' dunque da intendersi nel senso che l'intermediario che trasmetta l'informazione illecita sia tenuto alla rimozione dell'opera sulla base della presunzione di una sua compartecipazione all'illecito (che, se realmente dimostrata, darebbe luogo a una sua piena responsabilita'), ma perche' e' "il soggetto piu' idoneo a porre fine a tali violazioni" a tutela dei diritti soggettivi altrui. In pari tempo, ai fi ni dell' affermazione di un suo obbligo di rimozione dell'illec i to da parte dell'ho sting provider, non rileva neanche che il titolare del diritto d'autore dimostri che la messa a disposizione del pubblico dell'opera su I nternet sia avvenuta senza il suo accordo o sia stata effettivamente uti l izzata da terz i (v. pp. 2 7, 30 e 31 della sentenza della Corte di Giustizia del 27 marzo 2014, nel procedimento UPC Te lekabel, C-314/12, citato). Solo entro questi ristret ti e rigorosi limiti, pertanto, il legislatore europeo ha inteso garantire un alto livello di protezione dei diritti d'autore nella specifica ipotesi in cui i materiali circolino in siti Internet accessibili a tutti e ospitati nella loro forma originale da operatori economici. Pertanto si evidenzia che la Corte di Giustizia, quale organo deputato a fornire ai giudici europei il parametro per un'interpretazione corretta e uniforme del diritto d ell'Unione europea, ha gia' chiaramente e adeguatamente specificato che la protezione del diritto d'autore deve essere accordata in modo da garantire un giusto equilibrio tra altri diritti fondamentali eventualmente in contrasto, quali la liberta' d'impresa e la liberta' d'informazione e di espressione degli utenti di Intern et, protetti e garantiti dagli artt. 16 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE (p. 46 della sentenza del 27 marzo 2014, emessa con riferimento al procedimento UPC Telekabel , C-314/12, citata) .

In particolare, la Corte di Giustiz i a ha rilevato come l'adozione di un'ingiunzione a protezione del diritto d'autore, adottata sulla base dell'art. 8, par. 3, della direttiva 2001/29, in ogni caso costituisca un limite alla liberta' d'impresa, facendo pesare in capo al suo destinatario un obbligo che limita l'utilizzo delle risorse messe a sua disposizione, in quanto lo obbliga ad adottare misure che possono rappresentare un costo notevole per lo stesso, avere un impatto considerevole sull 'organizzazione delle sue attivita' o richiedere soluzioni tecniche difficili e complesse (p . 50 se ntenza UPC Tel ekabel, C-314/12). Pertanto, si puo' tranquillamente sostenere che nell'ordinamento europeo si sia gia' operata una netta scelta di favor per lo spazio di libera circolazione del commercio e del libero pensiero i n Internet, atteso che la Corte di Giustizia ha chiarito che, "da un lato, un'ingiunzione quale quella di cui si discute lascia al suo destinatario l'onere di determinare le misure concrete da adottare per raggiungere il risultato perseguito, con la conseguenza che quest'ultimo puo' scegliere di adottare misure che piu' si adattino alle risorse e alle capacita' di cui dispone , e che siano compatibili con gl i altri obblighi e sfide cui deve far fronte nell'esercizio della propria attivita' economica. Dall'altro lato, tale ingiunzione consente al suo destinatario di sottrarsi alla propria responsabilita', qualora dimostri di aver adottato tutte le misure ragionevoli. Orbene tale possibilita' di esenzione dalla responsabilita' ha, ovviamente , la conseguenza che il destinatario di tale ingiunzione non sara' tenuto a fare sacrifici insostenibili, circostanza che appare in particolare giustificata alla luce del fatto che quest'ultimo non e' l'autore della violazione del diritto fondamentale della proprieta' intellettuale che ha dato luogo alla pronuncia della suddetta ingiun z ione" (art. pp. 52 e 53 della sentenza de l 27 marzo 201 4, procedimento UPC Tele kabel, C - 314/12, citato).

Una volta appurato che la Corte di Giustizia ha gia' dato sufficienti indicazioni sul senso e sulla portata del regime di "responsabilita' a posteriori' dell'operatore economico "FAI" vigente a livello europeo, occorre anche sottolineare che, in termini di oneri gravanti sull'intermediario economico avente le caratteristiche di hosting provider, la stessa Corte si e' spinta a rilevare che, quando il destinatario di un'ingiunzione sceg li e quali misure adottare al fine di conformarsi alla medesima, egli e' anche tenuto a garantire precipuamente il diritto fondamentale della liberta' d' informazione e di espressione degli utenti di Internet. Ribadi sce difatti la Corte di Giustizia, a piu' riprese, che "a tale proposito le misure adottate dal fornitore di accesso ad Intern et devono essere rigorosamente mirate, nel senso che devono servire a porre fine alla violazione arrecata da parte di un terzo al di ritt o d'autor e o a un diritto connesso, senza pregiudizio degli utenti di Internet e di coloro che ricorrono ai servizi di tale fornitore al fine di accedere lecitamente ad informazioni. Nel caso contrario, l'ingerenza di detto fornitore di accesso nella liberta' di informazione di tali utenti sarebbe ingiustificato alla luce dell'obiettivo perseguito" (vedi punti 55 e 56 della sentenza del 27 marzo 2014, emessa con riferimento al procedimento UPC Telekabel, C-314/12). Conseguentemente, la re gola generale che si ricava in una materia in cui il diritto d'autore, considerato quale valore fondamentale nell ' art. 17 della Carta dei diritti fondamentali, si puo' contrapporre ad altri valori fondamentali, quali quelli attinenti alla liberta' d'impresa (art. 16) e alla liberta' di espressione e d'informazione (art. 11), e' nel senso di risolvere il conflitto tra i tre valori fondamentali in gioco dando prevalenza agli ultimi due. Difatti si sostiene che "non e' da escludere che l'esecuzione di un'ingiunzione (...) non conduca alla cessazione completa della violazione arrecata al diritto di proprieta' intellettuale, avendo il destinatario dell'ingiunzione la possibilita' di sottrarsi alla propria responsabilita', e dunque di non adottare talune misure eventualmente reali zzabili qualora non possano essere considerate ragionevoli" (p. 59 della sentenza UPC Telekabel sopra citata), vale a dire quando esse imp ongano inutili o insostenibili sac rifici alle altre due liberta' fondamentali.

Del resto, e' verosimi le che non esista alcuna tecnica infallibile che consenta di porre completamente fine alle violazioni del diritto di proprieta' intellettuale, o che tale effetto non sia praticamente realizzabile in via definitiva , con la conseguenza che potrebbe accadere che alcune misure adottate, all' occorrenza, siano nei fatti aggirate dai terzi fruitori in un modo o nell'altro (vedi. p. 60 della decisione UPC Tel ekabel del 27 marzo 2014 della Corte di Giustizia).

Che il punto di equilibrio tra i valori in opposizione si debba trovare, pertanto, nel principio di ragionev olezza nell'imporre sacrifici economici all'hosting provider e nel garantire, al contempo, massima espansione alla libe rta' di espressione e d'informazione ai fruitori della rete Internet, da considerarsi come un valore di grado superiore, lo si ricava espressamente anche al punto 61 della decisione in esame, ove si specifica che "dall'articolo 17, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali non deriva che il diritto di proprieta' intellettuale sia intangibile e che, pertanto la sua tutela debba essere garantita in modo assoluto vedi, in tal senso, senten za Scarlet Extended della CG, sopra citata, p. 43)". Si cche', le misure di tipo inibitorio disposte a prote z ione de l diritto d'autore, da un lato, non potrebbero configurarsi come mi sure generali-preventive in grado di privare inutilmente gli utenti di Internet della possibilita' di accedere in modo lecito alle informaz ioni disponibil i mentre, dall'altro, dovrebbero avere l'effetto di impedire, o al meno di rendere difficilmente realizzabile, la consultazione di materiali protetti individuati come non autorizzati e, al contempo, di scoraggiare s eriamente gli utenti di Internet che ricorrono ai servizi del destinatario d ell'ing iunzione dal consul tare materiali illeciti me ssi a loro dispo sizione in violazione de l diritto di proprieta' intellettuale (es attamente in questi termini si espr ime il p. 63 della decisione del 27 marzo 2014, emessa con riferimento al procediment o C-314/12, UPC Telekabel) .

Da tutto quanto s opra deriva che l' attivita' di hosting provider che forni sce ai suoi utenti un servizio di accesso a Internet, anche se avesse in ipotesi una serie di f unzionali ta' collegate e fornisse informazioni di carattere generale ai suoi utenti, nel caso in cui si mantenesse comunque entro i limiti sopra descritti , non sarebbe solo per questo in grado di mutare il particolare regime di esonero dalla responsabilita', come indicato dalla Corte di Giustizia anche nel caso C- 324/09 con riguardo ai servizi resi da eBay (che appaiono essere di gran lunga piu' sofisticati di quelli di semplice proiezione di video, essendo uno spazio di televendita), in quanto cio' che conta e' che l'attivita' esercitata dal provider corrisponda al tipo descrit to dalle norme in materia.

Quest'orientamento interpretativo e' stato di recente segui to dalla Corte di Cassazione Penale, Sez. III, 3 febbraio 2014 (ud. 17 dicembre 2013), n. 5107, Presidente Mannino, Relatore Andronio, che, confermando la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva riformato la sentenza di condanna emessa in primo grado, con rife rimento al servizio di "Google Video" , ha escluso che si potess e ravvisare la responsabilita' penale del gestore del servizio per il solo fatto di avere fornito ospitalita' ai video caricati dagli utenti, in violazione del diritto di privacy, i n mancanza dell'offerta della prova di alcun suo contributo specifico nella determinazione del contenuto dei video. Nello stesso senso si pongono numerose sentenze di tribunali nazio nali ed europei che hanno riconosciuto per altri siti similari, quali Youtube, il regime di sostanziale esenzione da responsabilita', non superabile con istituti generali quali il concorso colposo nell'altrui condotta antigiuridica, ovvero la violazione di obblighi di vigilanza inerenti all'attivi ta' professionale, ect. (v. Trib. Milano 16 luglio 2008, in Dir. Internet 2008, p. l33, sentenza del Tribunale di Grande Istanza di Parigi de l 22 settembre 2009, Corte d'app. di Parigi de l 6 maggio 2009 e Corte di cassazione francese 17 febbraio 2011, decisione del 29 maggio 2012 del tribunale di Parigi, sentenza della Corte d'appello di Madrid del 14 gennaio 2014, la sentenza della Corte d'appello di Dusseldorf del 21 .12.2011, tutte citate dalla difesa di "motore di ricerca").

In conclusione, deve ritenersi che, ragionando sulla base delle argomentazioni contenute nelle decisioni delle Co"Alfa" europee, tutte nel senso sopra riferito, la nozione di hosting provider attivo risulti oggi sicuramente fuorviante e sicuramente da evitare concettualmente in quanto mal s i addice ai servizi di "ospi talita' in rete" in cui il pre statore non interviene in alcun modo sul contenuto caricato dagli utenti, limitandosi semmai a sfruttarne commercialmente la presenza sul si to, ove il contenuto viene mostrato cosi' come e' caricato dall'utente senza alcuna ulteriore elaborazione da parte del prestatore.

Sotto il profil o attinente al regime di responsabilita' dell'hosting provider, quindi, a questa Corte non appare necessario inviare alla Corte di Giustizia, mediante lo strumento del richiesto rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE i quesit i indicati dall'appellante in relazione alla questione interpretat iva della norma comunitaria , essendosi quest'ultima Corte ancor piu' chiaramente e puntualmente espressa in merito nel marzo 2014 nel caso Telekabel, C- 314/12. In pari modo, non si puo' tener conto di diverse interpretazioni rinvenibili nel territorio nazionale, trattandosi di una materia di diritto dell'Unione Europea rientrante nella esclusiva competenza della sua Corte (v. decisione nel caso C-324/09, l'Oreal c. eBay, p. 108). La sentenza del Tribunale qui in esame, pertanto, deve essere riformata nella parte in cui, non conformandosi ai principi in materia riscontrabili nelle direttive europee e nelle decisioni della Corte di Giustizia, ha dato conto di un diverso regime di "piena responsabilita'" per il prestatore di servizio "motore di ricerca" in ragione di alcuni aspetti tecnici per ce"Alfa" versi meno evoluti di al tri ancora piu' sofisticati , gia' considerati dalla stessa Corte di Giustizia come non rilevanti (quali quelli del prestatore eBay, noto fornitore di servizi di televendita, v. decisione nel caso C-324/09, l'Oreal c. eBay). In particolare, si ritiene che i riscontrati servizi pubblicitari gestit i dal Fornitore di Accesso a Internet (FAI), i diritti di utilizzo e di riadattamento dei contenuti caricati a se' riservati, il diritto di manleva nei confronti dell'utente stabilito nelle condizioni integrative dell'accesso alla rete, nonche' il potere di rimozione dei contenuti caricati e la facolta' di segnalazione degli illeciti da parte dell'utente, considerati nel l oro insieme, non sono indici rivelatori di un'attivita' d'inte r ferenza sui contenuti pubblicati nel sito, come tali in grado di mutare il regime di "responsabilita' a posterion"' dell'hosting provider delineato nella direttiva esami nata e nelle pronunce della Corte di Giustizia, in quanto non essenzialmente in grado di al terare l'integrita' dell'informazione cont enuta nella trasmissione .

Da tutto quanto sopra consegue l'erroneita' della sentenza in esame, in punto di diritto, ne lla parte in cui e' stata affermata l'inapplicabilita', a "motore di ricerca", della discipli na prevista dall' art. 16 d.lgs. 70 del 2003, in favore di una valutazione della condotta di "motore di ricerca" "secondo le comuni regole di responsabilita' civile" (art. pag. 48 della sentenza i mpugnata).

La sentenza i mpugnata, pur riconoscendo il regime comune di responsabilita' civile in capo al prestatore di servizi in esame ( "motore di ricerca"l.) ha confermato l'impossibilita', anche per il forni tore di servizi che fornisca hosting attivo , di pote r e proceder e a una verifica preventiva del materiale immesso quotidianamente dagli utenti, "non potendosi ritenere tale verifica quale comportamento effettivamente esigibile per l'attuale complessita' tecnica che un controllo del genere richiederebbe anche in relazione ai possibili conflitti di forme di controllo automatico con forme di libera manifestazione del pensiero o di utili zzazione di contenuti protetti dal diritto d'autore" (p. 48 della sentenza) . Il Tribunale, in parziale accog l imento della domanda, ha accordato tutela alle trasmissioni menzionate ne ll a diffida trasmessa da "Alfa" spa in data 17. 3 .2 009, come specificamente indicate nei documenti 47, 67, 67 bis, 83 prodotti in corso d i causa da parte attrice "Alfa", fissando la penale di € 250,00 per ogni audio- video non rimosso o disabilitato e per ogni giorno di indebita permanenza nel sito gestito da "motore di ricerca"I .. I n merito, il Tribunale ha dato quindi rilievo al tempo della ricezione dell'atto di diffida, o comunque delle informazioni provenienti dal titolare dei diritti sui contenuti diffusi, quanto alla insor genza della sua responsabilita' per omessa rimozione, come sancito nelle norme della direttiva europea con riguardo al regime di ris t retta responsabilita' a posteriori del prestatore di hosting provider, indicata nell'art. 14 della direttiva 2000/31/CE. In particolar e il giudice di prime cure ha stabilito che l'infor mazione sulla presenza di diritti di terzi determina l'insorgenza di obblighi per il prestatore dei servizi, ancor prima della ricezione da parte dell' autorita' giudiziaria o amministrativa dell’ ordine di rimozione de l contenuto illecito, sulla scia dell'art. 14.3 della direttiva sul commercio elettronico che "lascia impregiudicata la possibilita', per un organo giurisdizionale o un ' autorita' amministrativa, in conformita' agli ordinamenti giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una violaz ione o la impedisca, nonche' la possibilita', per gli Stati membri, di definire procedure per la rimo zione delle informaz ioni o la disabilitazione dell'accesso alle medesime".

La diffida, nel caso di s pecie, conteneva l'indicazione dei titoli delle trasmissioni televisive illecitamente pubblicate (Amici , Il Grande Fratello, Le lene, Striscia la notizia, Zelig) che, a parere del Tribunale, avrebbero potuto essere rimosse in seguito a un superficiale e rapidissimo controllo, atteso che la mancata individuazione dei filmati contestati non risultava elemento idoneo ad imp edire alla convenuta "motore di ricerca"I . l'attivita' di verifica e controllo ai fini della doverosa rimozione dei medesimi dal suo sito. Quindi la pronuncia impugnata ha stabili to che la sostanziale inattivita' della parte convenuta rispetto alla segnalazione della presenza di numero si contenuti audiovisivi in violazione dei diritti d'autore, trasmessa da "Alfa" i l 17.3 .2009, fosse un comportamento idoneo a determinare un positivo riscontro ci rca la colposa responsabi lita' di "motore di ricerca" per avere mantenuto sul suo sito contenuti illeciti in violazione della normativa d'autore, in cio' escludendo la contemporanea violazione di altre norme poste a protezione dei marchi o l'ipotesi di concorrenza sleale, posto che le condotte riscontrate non erano direttamente attribuibili a ulteriori utilizzi illeciti di detti diritti da parte di "motore di ricerca"

"Alfa", nel chiedere la conferma del provvedimento emesso dal giudice, in via incidentale insiste per l'estensione dell'inibitoria e della condanna al risarcimento con riferimento ad altre informazioni illecite sopraggiunte e riscontrate in corso di causa, relative ad altri programmi di spettanza di "Alfa" e per le altre richieste di condanna al risarcimento non accol te anche nei confronti di "motore di ricerca".

"motore di ricerca", invece, deduce che il considerando 46) della direttiva sul commercio elettronico prevede che il provider debba agire alla rimozione quando gli viene detto dall 'autorita', e non in seguito a diffida privata. Inoltre, deduce l'inammissibilita' della estensione del th ema decidendum, sia nella fase di primo grado che in quella d'appello. L'appellante "motore di ricerca" difatti deduce che, in realta', la diffida inviata nel marzo 2009, non fosse idonea a individuare i contenuti illeciti di cui "Alfa"aveva chiesto la rimozione e che una migliore specificazione sia stata fornita solo a giudizio instaurato, del tut to tardivamente, allorche' in tale sede e' stata prodotta la consul enza di parte che indicava gli URL riferiti alle opere illecitamente caricate. Solo in quel momento "motore di ricerca" sarebbe stata in grado di rimuovere i contenuti illeciti, come in realta' ha fatto dal marzo 2011. Secondo l'appellante, dunque, l'obbligo di intervenire e di far cessare l'altrui attivita' illecita deriverebbe solo da un ordine giudiziale e non da mere diffide di parte, sulla base di quanto disposto dall'art. 16 d.lgs. 70/2003 che condizionerebbe detto obbligo a un ordine dell 'autorita' giudiziaria o amministrativa (come di recente indicato da Trib. Firenze, 25/5/2012 , in dir. Inf. 2012, p. 1210, secondo cui non sarebbe sufficiente una diffida, essendo un atto di parte). Inoltre, la diffida ricevuta sarebbe idonea solo a indi viduare gli URL del programma il "Grande Fratello", e non gli altri menzionati.

Dopo l'instaurazione del giudizio "motore di ricerca" deduce che con la produzione dei 218 frammenti video e dei relativi URL, essa si sia attivata per rimuovere tutti i programmi indicati, ricevendo in tutta risposta l'accusa di star trafugando le prove della presunta violazione.

Nel merito, "Alfa" ritiene che l 'atteggiamento difensivo di "motore di ricerca", di tipo attendista, costituisca invece un pretesto per ritardare i tempi di rimozione dei programmi di "Alfa" inseriti illecitamente da terzi sul si to te l ematico di sua competenza, dai quali "motore di ricerca" trae illeciti e parassitari profitti di sfruttamento commerc i ale e indubbi vantaggi in termini di pubblicita'. "Alfa" assume che i programmi di "Alfa" sarebbero stati facilmente reperibili con il motore di ricerca in uso dell'hosting provider attivo sin dal primo atto di diffida, valido a determinare un penetrante obbligo d' intervento del provider e che, pertanto, sarebbe inutile gravare "Alfa" di ulteriori oneri probatori, essendo la legitt ima titolare dei diritti di sfruttamento commerciale dei programmi televisivi da lei prodotti e illecitamente caricati sulla rete telematica gestita da "motore di ricerca"

Opinione della Corte

Rileva la Corte che i rimedi sopra citati, di autotutela mediante diffida, e di eterotutela mediante ottenimento di un ordine di rimozione giurisdizionale o amministrativo, si pongono quali strumenti equivalenti e alternati vi per chi si senta leso nei propri diritti, e il Tribunale, su que s to punto, non ha fatto che confermare una linea interpretativa accolta dalla giurisprudenza di settore. Dirimente appare la stessa dire t tiva 2000/31 laddove, riguardo alla specifica responsabilita' dell'hosting provider, nell'articolo 1 4 precisa che "gli Stati membri provvedono affinche', nella prestazione di un s ervizio della s o ciet a' del’ inf o rmazio ne co ns is t ent e nella memo rizzazione di inf o rmazio ni f o rnit e da un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore: "a) non sia effettivamente al c orrente del fatto che l'attivita' o l'informazione e' illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie , non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illegalita' dell'atti vita' o dell ' informazione, o b) non appena al corrente di tali fatti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso". La norma in questione "lascia impregiudicata la possibilita', per un organo giurisdizionale o un'autorita' amministrativa, in c onformi ta' agli ordinamenti giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una violazione o la impedisca nonche' la possibilita', per gli Stati membri, di definire procedure per la rimozione delle informazioni o la disabilitazione dell'accesso alle medesime".

Nella dirett iva europea sul commerc io elettronico, pertanto, non sono riscontrabili val i de ragioni per dare valore preminente all'una o all'altra via di tutela (autotutela ed eterotutela), entrambe tese a porgere al titolare del di ritto efficaci strumenti di reazione alla lesione del proprio diritto.

In proposito, e' utile richiamare che, nell'ambito de ll a disciplina sul commercio elettronico, assumono rilievo i considerando n. 9, 42, 43, 45, 46, 47 e 48 della direttiva 2000/31 che, pur delineando (come sopra visto) un r eg ime di sostanziale esenzione dalla responsabil ita' dello hosting provider, lasciano impregiudicata la possibil ita' di ottenere azioni inibitorie di fatti illeciti con l'emissione di ordinanze inibitorie da parte di organi giurisdizionali o di autorita' amministrative degli Stati membri (cons i derando 45). La direttiva sul commercio elettronico, poi, i mpone anche all'hosting provider l'obbl igo di agire immediatamente per rimuovere l e informazioni o per disabilitare l 'accesso alle medesime non appena sia stato informato o si renda conto delle attivita' illecite (considerando 46). As sume, altres i', rilievo il considerando 47), che indica che gli Stati membri non possono imporre ai prestatori un obbligo di sorveglianza di carattere generale, che la disposizione de qua non riguarda gli obblighi di sorveglianza in casi specifici e che, in partico l are, l ascia impregiudicate le ordi nanze emesse dalle autorita' nazionali secondo l e rispe ttive legis lazioni. Di non minore rilievo appare anche il considerando 48), che stabilisce la possibilita' per gli Stati membri di chiedere ai pr estat ori di servizi che detengono informazioni fornite dai dest inatari del loro servizio, di adempiere al dovere di diligenza che e' ragionevole attender si da loro ed e' previsto dal diritto nazionale, al fine di individuare e prevenire taluni tipi di attivita' illecite.

Pertanto, il principio generale che circola in tale settore riservato allo Spazi o Economic o E uropeo (SEE) e' nel senso che la tutela deve essere approntata sempre ex post, e mai in via generale e preventiva, proprio perche' non si possono imporre obblighi di so rveglianza generale ai fornitori di servizi di accesso a Interne t (FAI) . Difatti, come indicato dalla stessa Corte di Giustizia (v. caso C-314/12, UPC Telekabel sopra citato) il potenziale contrasto fra la direttiva 2000/31/CE, sopra citata nelle sue linee essenziali, e la direttiva 2004/48/CE, attuata col d.lgs. 140/2006, e' stato risolto dal legislatore comunitario in favore della prima. L 'art. 2.3 lettera a) della direttiva 2004/48/CE, invero, fa salve le disposizioni degli artt. da 12 a 15 della direttiva 2000/31/CE. In tale modo, il contemperamento tra l'esigenza di garantire una l ibera comunicazione e informazione, e di tutelare insopprimibili diritti altrui (quale il diritto d'autore), avviene allorche' si costruisce una figura di hosting provider che deve rimanere tutt'altro che inerte o passivo non appena ricevuta la notizia dell'illecito commesso dai fruitori del suo servizio, al fine di consentire la pronta rimozione delle informazioni illecite confluite nel sito o per impedire l'accesso ad esse, in quanto tenuto a quella diligenza che e' ragionevole attendersi per individuare e prevenire le attivita' illecite specificamente denunciate. Da quanto sopra, si deduce pertanto che il divieto imposto ag li Stati membri di imporre un obbligo di sorveglianza preventivo e generale non riguarda gli obblighi di sorveglianza di tipo special-preventivo, relati vi a casi di violazione dei diritti specifici, ove il generale regime di limitazione della responsabilita' non esclude la possibilita' per i singoli di intentare azioni inibitorie a tutela dei propri singoli diritti.

Alla luce di quanto sopra si puo' dunque affermare che la responsabilita' a posteriori dell'hosting provider sorge per non aver e ottemperato a una richiesta (diffida) di rimozione dei contenuti illeciti proveniente dalla parte che assume essere titolare dei diritti, ovvero per non avere ottemperato a un ordine d'autorita' (injunction), sia essa giurisdizionale o amministrativa, cui si sia rivolto il titolare del diritto per ottenere il medesimo effetto. Pertanto, il Considerando 42) della direttiva sul commercio elettronico, che prevede l'obbligo di rimozione immediata apparentemente solo per i servizi che hanno un "processo tecnico di attivare e fornire accesso ad una rete di comunicazione sulla quale sono trasmesse o temporaneamente memorizzate le informazioni messe a disposizione da terzi al solo scopo di rendere piu' efficiente la trasmissione" non appare dirimente per potere affermare che da detto obbligo di rimozione immediata sarebbero esclusi gli hosting provider, stante il tenore letterale del successivo art. 14 della direttiva, riferito ag li specifici obblighi de !l'hosting provider. Anche siffatta attivita' telematica, come sopra visto, e' considerata di ordine meramente tecnico, automatico e passivo, il che implica che il prestatore di servizi della societa' dell'informazione (FAI) "non conosce ne' controlla le informazioni trasmesse o memorizzate" come nel caso del servizio di mere conduit e di caching (v. Considerando 44 e 46).

In ragione di tali caratteristiche del servizio telematica dell'hosting provider, in ogni caso, e' quindi necessaria una specifica richiesta di parte per potere attivare il suo dovere di controllo e di rimozione a posteriori.

Individuato come in pratica opera il regime di "responsabilita' a posteriori'', che espone il gestore rimasto inerte a una responsabilita' piena per mancata attivazione del potere di rimozione dell'atto illecito, occorre considerare le ulteriori censure in diritto svolte dall'appellante in merito al momento in cui il Tribunale ha individuato l ' insorgenza di detto dovere di attivazione e di rimozione dei contenuti illeciti in riferimento alla denuntiatio effettuata. L'appellante, da un lato deduce che l'hosting provider dovrebbe attivarsi solo mediante ordine giudiziale, e non per il tramite di un'iniziativa di parte mediante diffida, mentre dall'altro, deduce che l'ordine giudiziale non puo' spingersi a imporgli un controllo su tutti i contenuti sui quali "Alfa" vanta generalmente un diritto d'autore o ad esso connesso.

In merito, solo il secondo argomento difensivo di parte appellante merita sostanziale accoglimento, atteso che questa Corte ritiene che la diffida si offre come primario e comune mezzo di reazione per potere attivare il dove r e di rimozione del FAI.

Purtuttavia, questa Corte ritiene che, nel caso specifico, la diffida non fosse stata sufficientemente s pecifica nell'indicare i contenuti illeciti per determinare l'insorgenza di un obbligo di rimozione immediata dei programmi di "Alfa", mentre la successiva azione giudiziale, di contro, non fosse idonea a determinare l'autonoma insorgenza di tale obbligo di pronta rimozione, bensi' ad attivare i poteri di injunction del giudice necessari alla rimozione deg li atti illec iti denunciati. Con questo si vuole dire che, una volta scelta la via giudiziale, l'accertamento del Tribunale non avrebbe potuto spingersi a imporre all'hosting provider ordini generali o, peggio ancora, obblighi di sorveglianza generale vietati dalla stessa direttiva.

Sul punto occorre soffermar si ancora di piu', vista la rilevanza della quest ione in termini di principi gene rali.

Dovendosi stabilire su chi incombesse l'onere di provare l'illecito, questa Corte ritiene che non ci si possa discostare dai comuni principi in tema di fatto ill ecito anche in que sto campo.

L'articolo 6 della direttiva 2004/48/CE, riguardo all'onere probatorio di chi vanta diritti d'autore indica che "gli Stati membri debbano assicurare che, a richiesta della parte che ha presentato elementi di prova ragionevolmente accessibili e sufficienti per sostenere le sue affermazioni e ha, n el convalidare le sue richieste, specificato prove che si trovano nella disponibilita' della controparte, l'autorita' giudiziaria competente possa ordinare che tali elementi di prova siano prodotti dalla controparte, a condizione che sia garantita la tutela delle informazioni riservate". "Gli Stati membri, a tal fine, possono disporre che l'autorita' giudiziaria competente consideri come elementi di prova ragionevoli un numero sostanziale di copie di un'opera o di qualsiasi altro oggetto protetto o un ragionevole campione". Pertanto, gia' da questa norma di rilevanza europea si evince il principio in base al quale il presunto titolare del diritto ha, sotto il profilo dell' onere probatorio, una doppia tutela sia giudiziale, potendo attivare i poteri d'ufficio del giudice, sia in termini di possibilita' di produrre elementi di prova a campione o per estratto. Il che conferma che l'onere della prova e di allegazione del fatto illecito, proprio perche' agevolata, incombe comunque sul titolare del diritto, non dando spunto a facili argomenti difensivi in capo al Fornitore di Accesso a Internet (FAI).

In proposito, si rileva che le prove del materiale illecito si trovavano nella piena disponibilita' di "Alfa" sin dall'atto di diffida, essendo stato pubblicato in un sito telematico accessibile a tutti e che, pertanto, nel caso specifico sia ragionevole ritenere che l'onere di individuazione dei caricamenti di dati illeciti gravasse primariamente su "Alfa", titolare dei diritti di sfruttamento del diritto d'autore, sulla base della presunzione di titolarita' indicata nell'art.6 della direttiva 2004/48/CE, non potendosi ragionevolmente pretendere che una piattaforma tecnologica fondata su una procedura del tutto automatizzata, idonea a gestire milioni di file, fosse in ipotesi tenuta a ricercare ed estrapolare i contenuti genericamente indicati da chi asseriva essere titolare del diritto di rimozione, come ha invece ritenuto il giudice di prime cure.

Stando cosi' le cose in termini di ripartizione degli oneri di prova, occorre quindi verificare se, una volta individuato l'illecito da parte del titolare del diritto d'autore, al fine di attivare l'obbligo di rimozione successivo, a posteriori, del FAI, sia sufficiente l'invio di una diffida generica contenente il solo titolo del prodotto teletrasmesso, ovvero se, al contrario, debba essere individuato con esattezza l'URL o il link relativi al contenuto ritenuto illecito.

Nel caso specifico e' pacifico che la diffida stragiudiziale non contenesse l'indicazione esatta degli URL o dei link dei video contenuti nel sito di "motore di ricerca". La Corte, in merito, ritiene che una mera generica ricerca per nome o titolo commerciale dell’opera considerata illecita non sia sufficiente a determinare l 'insorgere dell'obbligo di rimozione in capo al FAI, nel senso che una diffida siffatta non avrebbe mai potuto far venire meno la presunta neutralita' del gestore, e quindi attivare la sua responsabilita' a posteriori (come sopra definita nei suoi contorni). Allo stesso modo, una domanda giudiziale altrettanto generica, non sarebbe ugualmente in grado, sotto il profilo del diritto processuale interno, di determinare l'attivazione dei poteri d'intervento giudiziale previsti dall 'ordinamento giuridico nazionale in via alternativa, posto che l 'autorita' giudiziaria si pone come organo terzo privo di poteri inter dittivi generali di un'attivita' economica e la c.d. injunction, indicata nella direttiva come alternativo strumento di tutela, si riferisce evidentemente a un'ordinanza giudiziale rilasciata previo esame sia della richie sta di emissione, che delle prove "agevolate" dedotte dalla parte ( v. sopra), nel ri spetto del principio del contraddittorio.

La decisione della Corte si fonda sui seguenti rilievi.

E' in atti pacifico, e anche il giudice di prime cure ne ha dato conto, che gli estratti dei programmi di "Alfa" indicati nel documento 47) allegato nell'atto di citazione siano stati specificamente individuati con i relativi URL, ovvero i link di riferimento, solo con la produzione di quel documento e che, pertanto, l'esatta individuazione dei contenuti illeciti individuati nella precedente diffida sia avvenuta in concreto solo una volta attivata la domanda giudiziale di merito, te sa ad affermare la piena responsabilita' di "motore di ricerca" per avere recepito detti programmi nel sito, per non averli rimossi dopo la diffida ricevuta e per non essersi in corso di causa attivata per ricercare ulteriori programmi di "Alfa" caricati sul suo sito.

E ' parimenti attestato in ani che;

i) gli URL individuati nel doc. 47 prodotto in giudizio siano s tati spontaneamente rimossi da "motore di ricerca" in seguito a detta produzione, in assenza di un accertamento o ordine giudiziale, e che la controversia sia proseguita con riferimento ad ulteriori URL in corso di causa indicati da "Alfa" come anch'essi viol atori dei suoi diritti;

ii) l'accesso a tutti gli estratti dei programmi di "Alfa" e' stato disabilitato a partire dal marzo 20 11, atteso che il servizio di hosting e' stato disattivato nelle more del giudizio di primo grado;

iii) a partire da quella data detto servizio, a dire di "Alfa" convenuta, e' continuato ad essere gestito da "motore di ricerca"US, sogge tto diverso da "motore di ricerca" Italia srl portata in giudizi o, attraverso un motore di ricerca gestito da GOOGLE denominato ""motore di ricerca" SEARCH". È infatti dedotto che il servizio di VideoSEARCH di "motore di ricerca"US, continua a far apparire immagini di programmi di "Alfa" caricati da altri gestori e "Alfa" imputa anche detto comportamento a "motore di ricerca" Italia srl;

iv) conseguentemente la domanda giudiziale di "Alfa" e' coltivata nel senso di ottenere l'ordine giudiziale di vietare (injunction) - "direttamente o indirettamente -, anche per mezzo di soggetti/societa' da esse controllati e/o collegati e/o con cui comunque esistono rappo"Alfa"/accordi imprenditoriali finalizzati alla gestione degli insert/link pubblicitari sul Por tale "motore di ricerca"

e dei relativi proventi - il proseguimento di ogni forma di violazione, perpetrata in qualunque forma e con qualunque mezzo, dei diritti esclusivi di "Alfa", inibendone ogni uso e sfruttamento commerciale" ai sensi degli artt. 158, 169 e 170 LDA e 124 CPI , dovendosi intendere per tali "non solo le emissioni "Alfa" presenti sul Portale "motore di ricerca" per come verranno ulteriormente accertate in corso di causa ed il cui uso !diffusione costituisce violazione dei "diritti esclusivi" di "Alfa"”.

Orbene, nella presente fattispecie, la generale pretesa attorea di ottenere un'ingiunzione che costri nga il Fornitore di Accesso a Internet "motore di ricerca" a predisporre, a sue spese, un sis tema di filtraggio pone il quesito se le direttive 2000/31, 2001/29, 2004/48, 95/46 e 2002/58, lette nel loro insieme ed interpretate alla luce delle condizioni che la tutela dei diritt i fondamentali coinvolti implica, debbano essere intese nel senso che ostano a un'ingiunzione giudiziale, rivolta ad un FAI, di predisporre un sistema di filtraggio di tutte le comunicazioni elettroniche che t ransitano per i suoi servizi, che si applichi indistintamente a tutta la sua cliente la, a titolo preventivo, a sue spese esclusive, senza limiti nel tempo, in quanto tale idoneo ad identificare nella rete di tale fornitore la circolazione di file contenenti un'opera cinematografica o audiovi siva rispetto alla quale il ri chiedente affermi di vantare diritti di proprieta' intellettuale, onde bloccare il trasferimento di file il cui scambio pregiudichi il diritto d' autore vantato.

Occorre quindi chiedersi se affermare la responsabilita' del FAI per non aver predisposto un tale sistema di filtraggio dopo la diffida ric evuta nei termini di cui sopra presupponga un s uo obbligo di sorveglianza, nell' interesse di tale titolare e a sue spese, su tutte le comunicazioni elettroniche realizzate sulla rete del FAI coinvolto. Tale sorveglianza si prospetta come illimitata nel tempo e riferita a qualsiasi f utura violazione, postulando che si debbano tutelare non solo le opere via via enumerate come presenti sul sito nel corso del giudizio di primo e secondo grado, bensi' anche opere future, che non sono state ancora immesse, ma che possono essere captate con un idoneo sistema di filtraggio dei dati immessi dai terzi sul sito. In sostanza, occorre domandarsi s e un'ingiunzione di questo genere sia in grado di interferire intollerabile sulla liberta' d’impresa del Fornitore di Accesso a Internet, obbligandolo a predisporre un sistema informatico complesso, costoso, permanente e unicamente a suo carico nell'interesse del denunciante .

Ebbene, la risposta al suddetto quesito e' gia' stata data dalla Cotte di Giustizia nel caso C- 360/10 del 16 febbraio 2012, Belgische c. Netlog, nel senso che la predisposizione di un sistema di filtraggio del suddetto tipo "risulterebbe peraltro contrario alle condizioni stabilite dall'art. 3, n. l, della direttiva 2004/48, il quale richiede che le misure adottate per assicurare il rispetto dei diritti di proprieta' intellettuale non siano inutilmente complesse o costose (v. anche, in questi stessi termini, sentenza del 24 nov. 2011, Scarlet c. Sabam, p. 47, C-.70/10, Corte di Giustizia). Nella giurisprudenza della Corte di Giustizia si evince anche che le modalita' delle ingiunzioni che gli Stati membri devono prevedere ai sensi di detti artt. 8, n. 3, e 11, terzo paragrafo, in termini di condizioni che devono essere soddisfatte e di procedura da seguire, devono essere stabilite dal diritto nazionale nel rispetto dei principi di responsabilita' indicati dalla Corte di Giustizia (v., mutatis mutandis, sentenza L'Ore'al e a., cit., punto 135) .

Tutto quanto sopra premesso, preme a questa Corte osservare che l'ingiunzione di predisporre il sistema di filtraggio controverso non rispetterebbe l 'esigenza di garantire un giusto equilibrio tra la tutela del diritto di proprieta' int ellett uale, di cui godono i titolari dei diritti d'autore e quella de lla liberta' d'impresa, appannaggio di operatori come i FAI, indicato dalla Corte di Giustiz ia come parametro per ogni giudice europeo.

Oltretutto, gli effetti di detta ingiunzione non si limiterebbero al FAI coinvolto, poiche' il sistema di filtraggio controverso sarebbe idoneo a le dere anche i diritti fondamentali dei potenziali clienti di tale operatore, ossia il loro diritto alla tutela dei dati personali e la loro liberta' di ricevere o di comunicare informazioni, diritti, questi ultimi, tutelat i dagli artt. 8 e 11 della Carta. Da un lato, i nfatti, e' pacifico che l'ingiunzione di predisporre il sistema di filtraggio controverso implicherebbe un'analisi sistematica di tutti i contenuti, nonche' la raccol ta e l 'identificazione degli indirizzi IP degli utenti all'origine dell'invio dei contenuti illeciti sulla rete, indirizzi che costituiscono dati personal i protetti, in quanto consentono di identificare in modo preciso i suddetti utenti.

Dall'altro, detta ingiunzione ri schierebbe di ledere la liberta' d 'informazione e di espressione dei fruitori della rete, poiche' tale sistema potrebbe non essere in grado di distinguer e adeguatamente tra un contenuto lecito ed un contenuto illecito, sicche' il suo impiego potrebbe produrre il risultato di bloccare comunicazioni aventi un contenuto lecito .

Infatti, la Corte di Giustizia, in diverse occasioni , ha gia' s ottolinea t o che "e' indiscusso che la questione della liceita' di una trasmissione dipende anche dall'applicazione di eccezioni di legge al diritto di autore che variano da uno Stato membro all'altro" e che "in ce"Alfa" Stati membri talune opere possono rientrare nel pubblico dominio o possono essere state messe in linea gratuitamente da parte dei relativi autori". Pertanto, in un caso del tutto simile a quello qui in analisi, la Corte di Giustizia e' giunta ad affermare che, "adottando l'ingiunzione che costringe il FAI a predisporre il sistema di filtraggio controverso, il giudice nazionale in questione non rispetterebbe l'obbligo di garantire un giusto equilibrio tra, da un lato, il diritto di proprieta' intellettuale e, dal’' altro, la liberta' di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la liberta' di ricevere o di comunicare informazioni " (v. sente nz a Scarlet c. Sabam d el 2011, p. 53, sopra citata).

Tutto quanto sopra considerato, questa Corte riti ene che, da una parte, l 'atto di diffida, data la sua intrinseca inidoneita' a individuare gli esatti contenuti illeciti caricati s ul sito del FAI, non poteva esse r e ottemperato me di ante la pr edisposizione di un sis t ema di filtragg io, richiedendo si in tal modo al FAl uno s forzo di generale ricerca e individuazione dei link non esigibile alla stregua delle precise indicazioni date dalla direttiva sul commercio e let tronico, e che, dall 'altra, il sistema di fi ltraggio preteso ai fini dell'affermazione della successiva responsabilita' del FAI per il caricamento di ulteriori dati afferenti a "Alfa" presupporrebbe un comportamento inesigibile e non demandabile al FAI dalla normativa di settore dell'Unione Europea, cosi' come gia' ben delineata dalla Corte di Giustizia. Conseguentemente, atteso che la parte convenuta "motore di ricerca" , in questa sede processuale, ha prontamente soddis fatto l 'interesse della controparte a vedere rimossi 142 conte nuti illeci ti, solo genericamente indicati nella diffida, non appena sono stati esattamente individuati da "Alfa" nel documento prodotto nell' atto di citazione, e il g iudice, conseguentemente, si e' astenuto dall'esercitare i suoi poteri cautelari e d'imperio riguardo a tali contenuti, questa Corte ritiene che al Fornitore di Acc esso a Internet (FAI) non potesse essere richiesto di piu' di cio' che abbia gia' spontaneamente fatto in corso di causa.

Nei fatti , il FAI ha dimostrato di avere spontaneamente ottemperato alla richiesta di rimozione non appena e' stato messo i n grado di pr ovvedere da parte del tito lare dei diritto che lo ha comunque citato in giudizio per senti re affermata la sua piena responsabilita' in proposito.

L'ingiunzione giudizia le ric hiesta, pertanto, non avrebbe potuto prendere in considerazione i suddetti comportamenti, non costituenti inadempimento perche' riferiti a richieste non specificate dall'avente diritto nell'atto di diffida, ne' tanto meno ricomprendervi comportamenti illeciti altrui verificatesi in corso di causa (e tanto meno futuri) ad insaputa del FAI, poiche' la controversia instaurata fa riferimento all'inadempimento alla diffida secondo il pri ncipio di responsabi lita' a posteriori del FAI e, per le ragioni sopra esposte, non avrebbe potuto fare rife rimento al concetto di piena responsabilita' per mancata vigilanza dell'hosting provider attivo, affermata dal Tribunale in senso generale e secondo i principi comuni. Difatti, un'estensione in tal senso del contraddittorio avrebbe potuto legittimamente operarsi, sino alla fase della produzione della prima memoria di replica, che consente la modifica o l'integrazione delle domande giudiziale, solo nel caso in cui avesse trovato un qualche fondamento in fatto e in diritto la teoria della responsabilita' del FAl secondo i comuni principi di responsabilita' erroneamente affermata dal Tribunale.

Sotto il profilo processuale, pertanto, deve affermarsi l'inammissibilita' dell'estensione della domanda di inibitoria per i fatti illeciti successivamente individuati in corso di causa dal titolare de l diritto d'autore , la mera presenza dei quali sul sito del FAI certamente non denota una volontarieta' della condotta di "motore di ricerca" valida a mutarne il regime di ristretta responsabilita' affermato dal legislatore europeo ma, semmai , una sua impo ssibilita' e incapacita' ad attuare un controllo preventivo delle condotte altrui, del tutto tollerata dal legislatore europeo. È altrettanto logi co che un'estensione in tal senso della doma nda giudiziale non avrebbe potuto valere come ulteriore " diffida" diretta precipuamente alla parte per ottenere la rimozione degli ulteriori contenuti i lleciti nel frattempo comparsi sul sito, poiche' la richiesta di provvedere alla rimozione dei contenuti illeciti e' stata rivolta direttamente al giudice sul pre supposto di una responsabilita' del Fornitore di Accesso a Internet del tutto diversa da quella concepita dal legislatore europeo.

Ciononostante, la parte convenuta ha voluto aderire spontaneamente alla richiesta della parte svo lta in via giudiziale , dimostrando cosi' di avere bene inteso i contorni e i limiti della sua limitata responsabilita' che, in ogni caso, comporta anche il dovere di far si' che vengano tempestivamente eliminate tutte le situazioni ill ecite denunciate dal titolare del dirit to d'autore.

In ragione di quanto sopra, pertanto, si deve dare atto che, da una parte, i n considerazione della domanda giudiziale come inizialmente formulata, "motore di ricerca" ha dimostrato di essersi spontaneamente attenuto, in qualita' di Fornitore di Accesso a Internet comunque dotato di propri strumenti d'intervento, alle regole di comportamento al medesimo richieste dalla legge, nel senso di avere provveduto alla rimozione dei dat i caricati da terzi utenti non appena sufficientemente informato della presenza di specifici contenuti illec i ti. Mentre, dall'altra parte, la domanda di acc ertamento della responsabilita' del FAI da mancato controllo generale sui programmi teletrasmessi riferibili a "Alfa" , instaurata nei suoi confronti , appare infondata e, come tale, non avrebbe potuto provocare l 'intervento giudiziale in termini di affermazione di una sua r esponsabilita' negli ampi termini indicati dal Tribunale, dovendosi escluder e che il F ornitore di Accesso a Internet, anche se dotato di tecnolo gie evolute di filtraggio dei dati immessi, che tuttavia non interferiscono sui contenut i caricati da terzi, abbia un obbligo generale di provvedere alla rimozione di tutte le opere afferenti al titolar e di un di ritto, atteso che la domanda giudiziale instaurata da "Alfa" presuppone l'accertamento di una piena re sponsabilita' da omesso controllo general-preventivo in termini del tutto contrari a que lli definiti dalla direttiva sul commercio e lettronico.

Ogni ulteriore e subor dinata domanda di "Alfa", svolta in via incidentale, e' da considerarsi assorbita dai precedenti rilievi, atteso che anche le ulteriori domande d'inibitoria e di risarcimento presuppongono l'affermazione di uno spettro di responsabilita' del FAI non corrispondente a quello indicato dalla legge comunitaria (e italiana di recepimento). I fatti illeciti allegati, dimostratisi del tutto insussistenti, non possono acquisire rilevanza, o di fferente colore, sotto l 'ulteriore profilo extracontrattuale della concorrenza sleale, essendo un illecito che presuppone come condotta una consapevolezza e una partecipazione nell'altrui condotta illecita che in questo caso il FAI non ha avuto, non essendo stato neanche dedotto un siffatto comportamento di malizioso utilizzo de i dati a proprio uso e consumo.

La sentenza impugnata, pertanto, deve essere integralmente riformata, in pieno accoglimento dell'impugnazione. Ogni altra questione rimane assorbita dalle considerazioni sopra svolte.

Gravano sull'appellata "Alfa" , in ragione dell'esito dell'appello, le spese del primo grado che vengono per tale ragione poste a carico suo carico e liquidate in € 70.000,00 in favore di "motore di ricerca" e in € 40. 000 in favore di "motore di ricerca" US, anch'essa risultata vittoriosa.

Allo s t esso modo, le spese del presente grado, liquidate in complessivi € 82.000,00 e in € 52.000,00 a favore di "motore di ricerca"I e "motore di ricerca"US a titolo di compensi defensionali - sulla scorta dei parametri indicati dal DM 55/2014 e tenuto conto della complessita' della controversia in questo grado d 'appello -. sono poste a carico della pane RTl soccombente.

P.Q.M .

La Corte d'Appello, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza ed eccezione disattesa o assorbi ta, cosi' decide;

I . in riforma della sent enza n. 10893/2011 de l Tribunale di Milano, respinge le domande di alfa s .p.a. nei confronti di "motore di ricerca" ITALIA s.r.l. e "motore di ricerca"INC.

II. condanna alfa s.p.a. a rifondere in favore di "motore di ricerca" ITALIA s .r.l. e "motore di ricerca"INC le spese processuali del primo grado e del presente grado, che liquida rispettivamente in complessivi € 70.000,00 e € 82.000,00 in favore di "motore di ricerca" ITALIA s.r.l. e in complessivi € 40.000 e € 52.000,00 in favore di "motore di ricerca"INC, ol tre agli accessori fiscali e previdenziali s pettanti per legge.

Cosi' deciso in Milano, nella camera di consiglio della prima sezione civile della Corte, il 10 luglio 2014



Ricevi gli aggiornamenti su questa e altre sentenze:

Email: (gratis Info privacy)


Tags:

 


Le piu' lette del mese
Sommario:


Visita le banche dati: Diritto Sportivo - Procedura civile - Diritto di internet
. Ambiente
. Assegno divorzile
. Autovelox
. Banche
. Circolazione stradale
. Condominio
. Consumatori
. Contravvenzioni stradali
. Convivenza
. Danni
. Danno esistenziale
. Divorzi
. Evidenza
. Fallimento
. Famiglia
. Fermo amministrativo
. Immigrazione
. Inedite
. Internet
. Lavoro
. Locazioni
. Mobbing
. More Uxorio
. Parcheggi
. Photored
. Procedura
. Responsabilità del medico
. Separazioni
. Strada
. Vacanza rovinata






Ultime G.U:







Il testo dei provvedimenti (leggi, decreti, regolamenti, circolari, sentenze, ordinanze, decreti, le interpretazioni non rivestono carattere di ufficialità e non sono in alcun modo sostitutivi della pubblicazione ufficiale cartacea. Sono anonimizzati. I nomi sono tutti di fantasia. E' noto che alcuni estremi di sentenze non coincidono con altre fonti sul web. Verificate sempre gli estremi. Copiate liberamente i testi segnalati, linkando ricercagiuridica.com, grazie.


    Altro: - Corte Cost. - Forum - Gloxa - IusSeek - Mappa - Leggi - Libri - Link - Mobile - Penale - Podcast - Tribut. - Embed - Edicola - Altre Ricerche - Toolbar - Store


IusOnDemand srl - p.iva 04446030969 - Privacy policy (documenti anonimizzati) - Cookie - Segnala errori - Toolbar - Software e banca dati @ - 0.04
Cookie