RicercaGiuridica.com
La banca dati di sentenze gratuita e social
Newsletter gratuita info e privacy:

Chi siamo

Videolezioni Follow on Twitter Facebook Telegram Scrivici Stampa    

Cassazione - Corte Costituzionale - Sentenze - Dal 2000 la 1o comunita' per lo scambio di sentenze complete in puro testo share to whatsapp


Materie - Manda testi - Segnala url - testi integrali - RSS


Hai letto una sentenza sul web e la vorresti qui? Segnalaci la url.

Tribunale Amministrativo del Lazio sez III, sentenza del 2.12.2015


Banche · banca d'italia · trasparenza · ispezioni · accesso · atti amministrativi · segreto d'ufficio · consumerismo · civile · fondo deposito · conti correnti

fonte: giustizia-amministrativa.it

" di avere subito una perdita di euro 81.325,31 in conseguenza del mancato rimborso integrale del proprio credito di conto corrente tenuto presso la Alfa da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi, poiché superiore all’ammontare massimo rimborsato di euro 100.000,00 (doc. 5 ric.);"

"Con nota prot. n. 55097 del 20.5.2015 (atto impugnato) la Banca d’Italia dichiarava la natura riservata della documentazione in questione, in forza dell’art. 7 del TUB (D.Lgs. n. 385/1993), tuttavia accoglieva la richiesta di ostensione limitatamente ai documenti nn. 6) e 9) (corrispondenti ala versione integrale dei due provvedimenti sanzionatori verso i componenti dei disciolti organi amministrativi) e nn. 1), 2) e 4) (rispettivamente corrispondenti alla nota della Banca d’Italia del 25.2.2009, alla nota della medesima del 15.3.2010 ed al verbale ispettivo consegnato alla Alfa in data 12.1.2009), subordinando però l’ostensione di questi ultimi documenti all’assenso dell’intermediario da qualificare come controinteressato rispetto all’accesso ad essi (i quali successivamente sono stati forniti al sig. Tizio, una volta acquisito l’assenso degli organi della liquidazione di Alfa)."

"contestando, infine, la genericità e la natura meramente esplorativa della richiesta di accesso ai documenti inclusi nel punto 13) dell’istanza (che richiama “tutti i verbali delle ispezioni effettuate dalla Banca d’Italia presso la Alfa”)."

"La disciplina che regola l’accesso agli atti della Banca d’Italia, come recentemente ribadito da questo TAR con sentenza n. 07367/2014 del 10.7.2014, ruota intorno alla disposizione – cardine di cui all’art. 23 della legge 241/1990 in base al quale “il diritto di accesso nei confronti delle autorità di garanzia e di vigilanza si esercita nel’ambito dei rispettivi ordinamenti secondo quanto previsto dall’art. 24…”.

All’interno di tale regime speciale - che riguarda oltre alla Banca d’Italia le “altre autorità di garanzia e vigilanza”– si colloca l’art. 7 del Testo Unico Bancario quale disposizione che disciplina il c.d. segreto d’ufficio nei termini seguenti: “Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni…”."

Condividi su: FaceBook   Email - Seguici su facebook Facebook   telegramTelegram

N. 13603/2015 REG.PROV.COLL.

N. 07794/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7794 del 2015, proposto dal dott. Enzo Tizio, rappresentato e difeso dagli avvocati Nicolo' Paoletti, Stefano Galanti e Pierpaolo Cavazzino, con domicilio eletto presso lo stesso avv. Nicolo' Paoletti in Roma, Via B. Tortolini, 34;

contro

Banca d'Italia, rappresentata e difesa dagli avvocati Stefania Rita Ceci, Monica Marcucci e Nicola De Giorgi, domiciliata in Roma, Via Nazionale, 91 (c/o Avvocatura della Banca d’Italia);

nei confronti di

Alfa Investimenti Spa in Liquidazione Coatta Amministrativa;

per l'annullamento

del provvedimento di diniego parziale adottato dalla Banca d’Italia con nota prot. n. 0559097/15 del 20.5.2015, comunicato in pari data a mezzo PEC, in relazione all’istanza di accesso del sig. Enzo Tizio notificata in data 3.4.2015, per il conseguente riconoscimento del diritto del ricorrente a prendere visione ed estrarre copia dei documenti amministrativi specificamente richiesti ed elencati in detta istanza, da 1) a 13).

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio della Banca d'Italia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2015 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con ricorso ex artt. 25 L. 241 del 1990 e 116 c.p.a., spedito a notifica alla Banca d’Italia in data 8.6.2015 e depositato entro il termine di rito, il sig. Enzo Tizio ha chiesto a questo TAR, previo annullamento del diniego di accesso di cui alla nota in epigrafe del 20.5.2015 (doc. 2 ric.), l’accertamento del proprio diritto ad ottenere dalla Banca d’Italia tutta la documentazione di varia natura descritta nell’istanza di accesso da lui notificata all’Autorità in data 8.4.2015 (doc. 1 ric.) nella quale il ricorrente espone e deduce:

- di essere titolare, dal lontano 2004, di rapporto di conto corrente con la Alfa Investimenti S.p.a. (di seguito indicata come Alfa S.p.a.);

- che in seguito ad accertamenti ispettivi condotti dalla Banca d’Italia dal 30 maggio al 30 settembre 2011 (conclusisi con giudizio “sfavorevole”), la Alfa è stata sottoposta, prima, ad amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 70, comma 1, lett. a) e b) del TUB (v. Decreto MEF del 14.11.2011, doc. 1 res.) e, quindi, a liquidazione coatta amministrativa (v. Decreto MEF n. 674 del 16.7.2012, doc. 2 res.) in ragione delle irregolarità amministrative e delle gravi perdite patrimoniali riscontrate dagli ispettori;

- di avere subito una perdita di euro 81.325,31 in conseguenza del mancato rimborso integrale del proprio credito di conto corrente tenuto presso la Alfa da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi, poiché superiore all’ammontare massimo rimborsato di euro 100.000,00 (doc. 5 ric.);

- di avere interesse a valutare eventuali responsabilità della Banca d’Italia in relazione a possibili ritardi e manchevolezze nello svolgimento dell’attività di ispezione e vigilanza nei confronti della Alfa, al fine di essere risarcito dei danni subiti per il mancato recupero del suddetto importo di euro 81.325,31 (somma iscritta nello stato passivo della liquidazione coatta amministrativa della banca e, ad oggi, non recuperata).

L’oggetto dell’istanza di accesso presentata, al pari di quanto oggi preteso nella presente sede giurisdizionale, ha ad oggetto numerosi documenti attinenti all’istruttoria ed agli atti endo-procedimentali (relazione ispettiva, nota della Commissione per l’esame delle irregolarità, pareri del’Avvocato Capo, Nota del Servizio rapporti esterni ed affari generali contenente la proposta di sanzioni amministrative pecuniarie ecc.) che avevano condotto l’Autorità di Vigilanza all’irrogazione di sanzioni pecuniarie nei confronti dei componenti dei disciolti organi della banca, con provvedimenti assunti in data 30.10.2009 e in data 23.10.2012, ai quali pure si chiedeva l’accesso nel loro testo integrale.

Con nota prot. n. 55097 del 20.5.2015 (atto impugnato) la Banca d’Italia dichiarava la natura riservata della documentazione in questione, in forza dell’art. 7 del TUB (D.Lgs. n. 385/1993), tuttavia accoglieva la richiesta di ostensione limitatamente ai documenti nn. 6) e 9) (corrispondenti ala versione integrale dei due provvedimenti sanzionatori verso i componenti dei disciolti organi amministrativi) e nn. 1), 2) e 4) (rispettivamente corrispondenti alla nota della Banca d’Italia del 25.2.2009, alla nota della medesima del 15.3.2010 ed al verbale ispettivo consegnato alla Alfa in data 12.1.2009), subordinando però l’ostensione di questi ultimi documenti all’assenso dell’intermediario da qualificare come controinteressato rispetto all’accesso ad essi (i quali successivamente sono stati forniti al sig. Tizio, una volta acquisito l’assenso degli organi della liquidazione di Alfa).

Quanto agli altri documenti, invece, l’Autorità ha ritenuto di negarne l’esibizione adducendo, per tutti, l’esistenza dei motivi di riservatezza di cui all’art. 7 TUB, evidenziando altresì, quanto ai documenti nn. 7), 8), 10) 11) e 12), l’assenza di ogni rilevanza rispetto all’interesse difensivo rappresentato dall’istante, deducendo la non identificabilità dei documenti nn. 3) e 5) e contestando, infine, la genericità e la natura meramente esplorativa della richiesta di accesso ai documenti inclusi nel punto 13) dell’istanza (che richiama “tutti i verbali delle ispezioni effettuate dalla Banca d’Italia presso la Alfa”).

Con il ricorso all’odierno esame il Sig. Tizio impugna come illegittima la nota della Banca d’Italia sopra descritta in quanto integrerebbe la violazione dell’art. 24, comma 7 e dell’art. 22 della Legge n. 241 del 1990 nonché dell’art. 3 del Regolamento della Banca d’Italia dell’11.12.2007 e sarebbe viziata da eccesso di potere per perplessità e contraddittorietà della motivazione. Ad avviso del ricorrente, in particolare, non è stata garantita la conoscenza di documenti a lui necessari in funzione della tutela dei propri diritti in vista delle possibili azioni di responsabilità da intraprendere verso la Banca d’Italia (per ritardato, superficiale esercizio dei poteri di vigilanza) e verso gli ex amministratori della Alfa, al fine del risarcimento del danno economico subito e connesso all’ormai certa impossibilità di recuperare il credito residuo dagli organi della liquidazione.

L’Autorità, inoltre, sarebbe incorsa in contraddizione per avere affermato che la documentazione era sottratta all’accesso (ex art. 2 del Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia adottato in attuazione dell’art. 24, commi 1 e 2) ed avere, nonostante ciò, accolto la richiesta ostensiva con riferimento ai due provvedimenti sanzionatori.

Nel contempo le ragioni a tutela del segreto d’ufficio si sarebbero ormai esaurite considerato che la Alfa non svolge più l’attività bancaria essendole stata revocata la relativa autorizzazione dal MEF in data 16.7.2012.

Si è costituita la Banca d’Italia la quale chiede il rigetto del ricorso e rivendica la legittimità del diniego di ostensione opposto ai sensi dell’art. 23 della L. 241 del 1990, laddove stabilisce che “il diritto di accesso nei confronti delle autorità di garanzia e di vigilanza si esercita nell’ambito dei rispettivi ordinamenti, secondo quanto previsto dall’art. 24” nonché in applicazione dell’art. 7 T.U.B. che impone il segreto d’ufficio su “tutte le notizie, informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza”, rendendo opponibile detto segreto “anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministero dell’economia e delle finanze, Presidente del CICR…”.

Secondo l’Autorità di Vigilanza bancaria la legittimità del proprio operato trova conferma, oltre che nell’art. 24, commi 1 e 2, L. 241/1990, nel provvedimento del Governatore del 16.5.1994 che ha dato attuazione alla predetta disposizione di legge fissando le categorie di documenti sottratti all’accesso e contemplando tra di essi i documenti amministrativi “contenenti informazioni e dati in possesso della Banca d’Italia in ragione dell’attività di vigilanza informativa, regolamentare, ispettiva e di gestione delle crisi, esercitata nei confronti delle banche…..”.

Ha depositato memoria di replica parte ricorrente.

Alla camera di consiglio del 7 ottobre 2015 il ricorso viene introitato in decisione.

Il Collegio ritiene che il ricorso sia infondato e debba perciò essere respinto.

La disciplina che regola l’accesso agli atti della Banca d’Italia, come recentemente ribadito da questo TAR con sentenza n. 07367/2014 del 10.7.2014, ruota intorno alla disposizione – cardine di cui all’art. 23 della legge 241/1990 in base al quale “il diritto di accesso nei confronti delle autorità di garanzia e di vigilanza si esercita nel’ambito dei rispettivi ordinamenti secondo quanto previsto dall’art. 24…”.

All’interno di tale regime speciale - che riguarda oltre alla Banca d’Italia le “altre autorità di garanzia e vigilanza”– si colloca l’art. 7 del Testo Unico Bancario quale disposizione che disciplina il c.d. segreto d’ufficio nei termini seguenti: “Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni…”. La disposizione citata costituisce attuazione delle disposizioni europee recate dalle direttive 77/780/CEE, 89/640/CEE nonché 2006/48/CE (art. 16), che impongono il segreto d’ufficio sulle informazioni riservate raccolte nell’espletamento delle funzioni di vigilanza con il conseguente divieto di divulgazione “…a qualsiasi persona o autorità, se non in forma sommaria o globale cosicché non si possano individuare i singoli enti, salvo che nei casi rilevanti per il diritto penale…”.

L’art. 24 della legge 241/1990, inoltre, prevede al comma 1 l’esclusione del diritto di accesso, tra le altre ipotesi ivi contemplate, anche in caso di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 dello stesso articolo.

Il comma 2 cit., in particolare prevede che “le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti all’accesso ai sensi del comma 1”.

In attuazione della suddetta diposizione di legge il già menzionato Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia del 16 maggio 1994 all’art. 2, comma 1, lett. a), così individua le categorie di documenti sottratti all’accesso: “ …i documenti amministrativi, di contenuto generale o particolare, contenenti informazioni e dati in possesso della Banca d’Italia in ragione dell’attività di vigilanza informativa, regolamentare, ispettiva e di gestione delle crisi, esercitata nei confronti delle banche, dei gruppi bancari… nonché in ragione di ogni altra attività di vigilanza riguardante l’accesso all’intermediazione bancaria o finanziaria e il suo esercizio, coperti da segreto d’ufficio ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 1993 n. 385…”.

Anche la giurisprudenza, sia amministrativa sia, segnatamente, della Corte Costituzionale (sentenza 26 gennaio 2005 n. 32; sentenza n. 460 del 3.11.2000) con particolare riguardo alla norma dell’art. 4 del T.U.F., relativa al segreto d’ufficio sugli atti della CONSOB - disposizione analoga a quella valevole per il diritto di accesso nei confronti della Banca d’Italia - ha ribadito come il bilanciamento effettuato dal legislatore tra segreto d’ufficio e diritto di accesso defensionale sia legittimo dal punto di vista costituzionale.

Con particolare riguardo al caso in esame deve sottolinearsi che la citata sentenza n. 460 del Giudice delle Leggi afferma che l’unico caso in cui le esigenze di segretezza, che costituiscono la “ratio” dell’art. 4 del T.U.F., sono recessive rispetto al diritto di accesso “defensionale” (con ragionamento estendibile all’art. 7 del T.U.B. cit., attinente ai dati ed alle informazioni acquisite nell’esercizio della vigilanza bancaria e contraddistinto, pertanto, da un tenore letterale e da una “ratio” molto simili a quelli propri dell’art. 4 T.U.F.), si verifica nell’ipotesi in cui si chieda l’ostensione di atti confluiti in un procedimento sanzionatorio o a carattere contenzioso e la loro conoscenza sia necessaria per la difesa dell’interessato nell’ambito del procedimento stesso o nella successiva.

Venendo alla fattispecie all’odierno vaglio come sopra riassunta non vi è dubbio che:

a) tutti gli atti e la documentazione costituenti l’oggetto dell’istanza ostensiva si riferiscono senza eccezioni all’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulla Alfa trattandosi di atti formati e di documenti acquisiti nel corso dell’attività ispettiva, nell’ambito dei procedimenti che hanno condotto, rispettivamente, al commissariamento della banca e, quindi, all’adozione dei provvedimenti sanzionatori nei confronti di suoi singoli esponenti;

b) gli atti e i documenti non forniti all’interessato, pertanto, devono considerarsi coperti da segreto d’ufficio ai sensi dei precitati artt. 7 del TUB (secondo il quale “Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni…”) e 2, comma 1, lett. a) del Provvedimento del Governatore della Banca d’Italia del 16 maggio 1994 (secondo cui, come detto, non è ammesso l’accesso ai “…documenti amministrativi, di contenuto generale o particolare, contenenti informazioni e dati in possesso della Banca d’Italia in ragione dell’attività di vigilanza informativa, regolamentare, ispettiva e di gestione delle crisi, esercitata nei confronti delle banche, dei gruppi bancari… nonché in ragione di ogni altra attività di vigilanza riguardante l’accesso all’intermediazione bancaria o finanziaria e il suo esercizio, coperti da segreto d’ufficio ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 1993 n. 385…”);

c) l’interesse del ricorrente ad ottenere il documento negato attiene in effetti all’esercizio del proprio diritto di difesa (art. 24 Cost.) ma soltanto in funzione di una futura ed eventuale azione di responsabilità civile di natura patrimoniale (verso la Alfa in l.c.a. ovvero anche nei confronti della Vigilanza), non certo ai fini dell’impugnazione delle sanzioni amministrative pecuniarie già irrogate a cui il ricorrente è ovviamente del tutto estraneo;

d) non sembra pertanto invocabile, quale posizione prevalente rispetto al segreto d’ufficio, il diritto di difesa ex art. 24 comma 7, L. n. 241 del 1990 (secondo cui “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o difendere i propri interessi”), in quanto l’istante non è soggetto coinvolto nello specifico procedimento disciplinare da cui scaturisce una sanzione a suo carico, unica situazione in cui, secondo la lettura costituzionalmente orientata da dare all’art. 7 T.U.B. “suggerita” da C.cost. n. 460/2000 cit., potrebbe, in astratto ed in via d’eccezione, individuarsi una fattispecie derogatoria ai soli fini della difesa dell’incolpato in uno specifico procedimento sanzionatorio curato dall’Autorità di Vigilanza (fattispecie del tutto diversa da quella all’odierno esame, cfr. TAR Lazio, Sez. III, 25.2.2015, n. 3308);

e) al riguardo, come già ritenuto dal Consiglio di Stato (vedi in part. Ordinanza n. 600 del 7 febbraio 2014), dalla lettura complessiva dell’art. 24, comma 7, legge n. 241 del 1990 deve escludersi che esso possa essere interpretato nel senso di giustificare una indiscriminata prevalenza dell’accesso difensivo su tutte le ipotesi di esclusione normativamente previste: “Tale disposizione si compone di due periodi: il primo, che sancisce la regola della prevalenza dell’accesso difensivo, senza ulteriori specificazioni; il secondo, che limita l’applicazione di tale regola, occupandosi di attenuarne la portata solo con riferimento ad alcune categorie di dati personali (i dati sensibili, i dati giudiziari e i dati sensibilissimi). Mentre il primo periodo fa generico riferimento alla necessità di consentire l’accesso strumentale all’esercizio del diritto di difesa in giudizio (senza specificare rispetto a quali documenti), il secondo periodo, nel limitare la portata della regola, fa riferimento ai dati sensibili e giudiziari (puntualizzando che, in questo caso, non basta la semplice strumentalità, ma occorre la stretta indispensabilità) e ai dati sensibilissimi (specificando, tramite il rinvio all’art. 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196…..) È evidente allora che non è plausibile una interpretazione atomistica del primo periodo del comma 7 dell’art. 24, che non tenga conto di quanto dispone il secondo periodo nel chiarire e limitare la portata della regola che sancisce la prevalenza dell’accesso difensivo. L’eccezione del secondo periodo si occupa solo dei dati personali sensibili e sensibilissimi (coperti dal c.d. nocciolo duro del diritto alla riservatezza) sul presupposto, non esplicitato ma comunque evidente, che la regola del primo periodo valga, a sua volta, solo per i documenti che contengono dati personali (e non per qualsiasi ipotesi di esclusione dal diritto di accesso)”;

f) la citata Ordinanza sottolinea altresì che “l’opposto assunto, oltre ad essere smentito dal punto di vista storico-teleologico oltre che dal dato letterale (tenendo conto dell’intera formulazione del comma 7) darebbe luogo anche a conclusioni irragionevoli, finendo per tutelare la riservatezza delle informazioni private e personali in misura maggiore rispetto alla riservatezza delle informazioni pubbliche, che sarebbero cedevoli rispetto all’accesso difensivo indipendentemente da ogni concreto bilanciamento tra opposti interessi e senza tener conto del dominante rilievo e della portata stessa dell’interesse pubblico sotteso all’ipotesi legislativamente prevista di esclusione” (Cons. Stato Ord. n. 600/2014 cit.).

Seguendo pertanto le coordinate delineate dagli orientamenti giurisprudenzali sopra descritti, le esigenze di tutela giurisdizionale, nella specie, non possono prevalere rispetto al segreto d’ufficio ex art. 7 del Testo Unico Bancario, legittimamente opposto dall’Istituto resistente ai fini del diniego di accesso, in ragione della circostanza che i documenti non ostesi sono stati indubbiamente acquisiti nel corso dell’istruttoria (o, meglio, delle distinte istruttorie procedimentali) svolta “in ragione della sua attività di vigilanza” e sono pertanto coperti da segreto d’ufficio.

Si deve pertanto ritenere che il ricorso è infondato e va respinto.

La parziale novità delle questioni trattate giustifica la compensazione integrale delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge;

spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Francesco Corsaro, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere

Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 02/12/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



Ricevi gli aggiornamenti su questa e altre sentenze:

Email: (gratis Info privacy)


Tags:

 


Le piu' lette del mese
Sommario:


Visita le banche dati: Diritto Sportivo - Procedura civile - Corsi Video di diritto
. Ambiente
. Assegno divorzile
. Autovelox
. Banche
. Circolazione stradale
. Condominio
. Consumatori
. Contravvenzioni stradali
. Convivenza
. Danni
. Danno esistenziale
. Divorzi
. Evidenza
. Fallimento
. Famiglia
. Fermo amministrativo
. Immigrazione
. Inedite
. Internet
. Lavoro
. Locazioni
. Mobbing
. More Uxorio
. Parcheggi
. Photored
. Procedura
. Responsabilità del medico
. Separazioni
. Strada
. Vacanza rovinata






Ultime G.U:







Il testo dei provvedimenti (leggi, decreti, regolamenti, circolari, sentenze, ordinanze, decreti, le interpretazioni non rivestono carattere di ufficialità e non sono in alcun modo sostitutivi della pubblicazione ufficiale cartacea. E' noto che alcuni estremi di sentenze non coincidono con altre fonti sul web. Verificate sempre gli estremi. Copiate liberamente i testi segnalati, linkando ricercagiuridica.com, grazie.


    Altro: - Corte Cost. - Forum - Gloxa - IusSeek - Mappa - Leggi - Libri - Link - Mobile - Penale - Podcast - Tribut. - Embed - Edicola - Altre Ricerche - Toolbar - Store


IusOnDemand srl - p.iva 04446030969 - Privacy policy (documenti anonimizzati) - Cookie - Segnala errori - Toolbar - Software e banca dati @ - 0.01
Cookie