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Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli del 31.12.2015

by Italo Bruno

Risarcimento danni · assicurativo · circolazione stradale · liquidazione · danno patrimoniale · equitativo

Cortesemente inviata dall'avv. gdp Italo Bruno che ringraziamo per tutto il materiale condiviso con i lettori

"L'accertamento contenuto nella sentenza passata in cosa giudicata non estende i suoi effetti a terzi né può essere vincolante per questi ultimi.

La domanda principale dell’attore si estende automaticamente al chiamato in causa dal convenuto quando la chiamata del terzo sia effettuata per ottenere la liberazione dello stesso convenuto dalla pretesa attorea, individuandosi il terzo come l’unico obbligato nei confronti dell’attore, in posizione alternativa con il convenuto ed in relazione alla medesima obbligazione dedotta nel giudizio: ne consegue che, in tema di sinistri stradali, laddove il convenuto chiami in causa un terzo e il Giudice accerti la responsabilità esclusiva del veicolo rimasto sconosciuto, la domanda di risarcimento proposta dall’attore deve intendersi, automaticamente, estesa all’Impresa assicurativa designata dal fondo di garanzia per le vittime della strada."

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UTF-8REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

L’avv. Italo BRUNO, Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

Nella causa iscritta al n.5101/14 R.G. - Affari Contenziosi Civili - avente ad oggetto:

Risarcimento danni da circolazione stradale.

T R A

TIZIO; ATTORE E

CAIO; CONVENUTO-CONTUMACE

NONCHÉ

S.p.A. ZETA; CONVENUTA

CONCLUSIONI

Per l’attore: dichiarare l’esclusiva responsabilità di Caio in ordine al sinistro per cui è causa e, per l’effetto, condannarlo in solido con la Spa Zeta, in persona del legale rapp.te pro-tempore, al pagamento in suo favore della somma di € 12.998,09 per le lesioni subite, oltre interessi e rivalutazione monetaria, nonché spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.

Per la convenuta: dichiarare l’inammissibilità della domanda per essere intervenuta, sul medesimo sinistro, sentenza passata in cosa giudicata; rigettare la domanda in quanto inammissibile, improcedibile, infondata in fatto ed in diritto e non provata; vittoria di spese e competenze professionali.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

TIZIO, con atto di citazione ritualmente notificato il 18/2/15 e 6/5/14 a CAIO ed alla S.p.A. IPSILON (ora S.p.A. ZETA), conveniva innanzi a questo Giudice i predetti soggetti, affinché - previa declaratoria dell’esclusiva responsabilità di Caio nella produzione del sinistro avvenuto il giorno 11/5/10 in Pozzuoli sulla Variante SS7 quater, in occasione del quale, mentre era intento ad aprire il cofano della propria auto in avaria su un’area di sosta di detta strada, veniva investito in uno alla sua auto dall’auto Fiat Punto tg.(…) di proprietà del convenuto - fosse condannato il medesimo Caio in solido con la Spa Ipsilon (ora Spa Zeta), in persona del legale rapp.te pro-tempore, come da richieste in epigrafe riportate.

A tal fine nel detto atto introduttivo premetteva:

- che in dipendenza dell’investimento, subiva lesioni per le quali veniva trasportato al p.s. dell’Ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli dove i sanitari di turno gli diagnosticavano: “trauma cranico frontale sinistro non commotivo con flc suturata in p.s.; trauma contusivo ginocchio sinistro e gomito sinistro; escoriazioni multiple per il corpo”;

- che il veicolo danneggiante era assicurato per RCA presso la Spa Ipsilon (ora Spa Zeta) che, sebbene ritualmente invitata a risarcire i danni con racc.te a.r. Sda Express n.... ricevuta il 10/5/12 e n.14470342691-2 ricevuta l’11/5/12, non vi provvedeva.

Instauratosi il procedimento, risultato contumace il convenuto Caio, si costituiva la Spa Zeta che, preliminarmente, eccepiva l’inammissibilità della domanda per essere intervenuta, sul medesimo sinistro, sentenza passata in cosa giudicata e, nel merito, la contestava sia sull’an che sul quantum debeatur. Esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, veniva articolata, ammessa ed espletata prova per testi, nonché disposta perizia medico-legale.

Sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 9/12/15, la causa veniva riservata a sentenza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va dichiarata la contumacia del convenuto CAIO regolarmente citato e non costituitosi.

Ancora in via preliminare va disattesa l’eccezione d’inammissibilità della domanda eccepita dalla convenuta Società.

Secondo l’art. 2909 c.c., la cosa giudicata (o giudicato sostanziale o autorità di cosa giudicata) è il far stato ad ogni effetto dell’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato formale nei confronti delle parti, dei loro eredi o aventi causa.

Quindi, l'accertamento contenuto nella sentenza non estende i suoi effetti a terzi né può essere vincolante per questi ultimi.

Va peraltro chiarito in quali esatti limiti operi il vincolo in questione ed a tal riguardo si suole distinguere tra limiti oggettivi e soggettivi del giudicato. Stando alla regola dei limiti oggettivi, l’accertamento dell’esistenza o dell’inesistenza del diritto soggettivo fatto valere nel processo opera in tutti i futuri giudizi in cui sia dedotto in via principale quello stesso diritto soggettivo (c.d. effetti diretti) o siano fatti valere diritti soggettivi la cui esistenza da questo dipende (c.d. effetti riflessi).

La regola dei limiti soggettivi, invece, mira a determinare chi sia esattamente investito dall’efficacia vincolante del giudicato civile. Sotto questo profilo si ritiene, dunque, che l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato vincoli, come si evince dal disposto dell’art. 2909 c.c., le parti del processo, nonché i loro eredi ed aventi causa. Salvo queste due ultime eccezioni si ritiene generalmente che coloro che non hanno preso parte al processo non debbano soggiacere all’autorità di cosa giudicata; e ciò per garantire il pieno rispetto del diritto di difesa previsto dall’art. 24 Costituzione.

Nel presente giudizio non vi sono le stesse parti di cui al giudizio della sentenza passata in cosa giudicata.

Ad avviso di questo Giudice, la convenuta compagnia di assicurazione per dimostrare che era stata accertata l’esclusiva responsabilità di un terzo nella causazione del sinistro, avrebbe dovuto chiamare in causa quest’ultimo (nel caso di specie, essendo il terzo ignoto, la Spa Generali Italia, nella qualità di Impresa designata per la Campania alla liquidazione dei sinistri per conto della Consap).

Infatti, la giurisprudenza della Cassazione ha precisato che:

- “La domanda principale dell’attore si estende automaticamente al chiamato in causa dal convenuto quando la chiamata del terzo sia effettuata per ottenere la liberazione dello stesso convenuto dalla pretesa attorea, individuandosi il terzo come l’unico obbligato nei confronti dell’attore, in posizione alternativa con il convenuto ed in relazione alla medesima obbligazione dedotta nel giudizio: ne consegue che, in tema di sinistri stradali, laddove il convenuto chiami in causa un terzo e il Giudice accerti la responsabilità esclusiva del veicolo rimasto sconosciuto, la domanda di risarcimento proposta dall’attore deve intendersi, automaticamente, estesa all’Impresa assicurativa designata dal fondo di garanzia per le vittime della strada” (Cass. Sent. n.3641 del 4/2/13).

Rebus sic stantibus, la domanda deve ritenersi ammissibile e proponibile essendo stata preceduta da rituale richiesta di risarcimento danni ex artt. 144, 145 e 148 del CdA ed è trascorso lo spatium deliberandi.

Nel merito, la domanda è fondata e va accolta nei limiti di cui in motivazione.

Le legittimazioni attiva e passive sono state provate: con la certificazione medica; con i certificati cronologici del PRA, con la deposizione del teste e con costituzione della Compagnia di assicurazione che nulla ha eccepito in merito.

Tutti i documenti sono allegati agli atti.

La versione dell’incidente prospettata dall’istante ha trovato conferma nella circostanziata deposizione del teste. Egli ha dichiarato di aver assistito all’incidente per essersi trovato a bordo dell’auto di suo padre a percorrere la SS7 quater e di aver visto l’auto del convenuto entrare nell’area di sosta a velocità elevata, investire l’auto dell’attore che era ferma e in avaria, sospingerla in avanti e finire contro lo stesso attore che stava verificando la natura del guasto. Per l’urto l’attore veniva sospinto oltre il guardrail riportando lesioni. Lo stesso teste ha dichiarato di aver soccorso l’infortunato e di aver visto che l’auto investitrice era assicurata con la Spa Ipsilon.

Il chiaro riscontro probatorio circa la tesi sostenuta dall’istante, non confutata da nessuna prova contraria, esclude l’applicazione della presunzione di cui all’art.2054, 2° c., cod. civ., norma che ha valore meramente sussidiario, operante solo nel caso in cui non sia stato possibile accertare l’effettiva condotta tenuta dal conducente e dal pedone. Nella specie, poi, trattandosi di un investimento ad un pedone è esclusa, a priori, l’applicabilità della disposizione richiamata, in quanto, vige una responsabilità palese del conducente del veicolo investitore per l’inosservanza delle norme di comune prudenza e perizia ed in particolare del codice della strada.

Per quanto attiene ai danni fisici va osservato che, l’entità delle lesioni riportate da Tizio è stata valutata con scienza ed imparzialità dal Ctu Dr. Sempronio, il quale ha appurato che: “alle lesioni è residuato un danno biologico valutato 5,5 punti, in considerazione degli esiti di: “trauma cranico con f.l.c. in regione fronto-parietale sinistra; trauma contusivo del gomito sinistro e contusivo distorsivo del ginocchio sinistro con interessamento del menisco mediale del LCM, del LCP e del tendine del muscolo semimembranoso” che, hanno determinato una invalidità assoluta di giorni 15 e parziale di giorni 20 al 50% e giorni 30 al 25%, con esclusione della riduzione della specifica capacità di lavoro.

Alle risultanze cui è pervenuto il CTU, questo Giudice ritiene di aderire e, pertanto, in relazione all’età del danneggiato (anni 25), tenendo conto delle tabelle del danno biologico di cui all’art. 139 del D.L.vo 209/05, si ottiene una liquidazione per il danno biologico di € 6.515,00;

- per la invalidità temporanea totale e parziale, assumendo un valore economico di € 46,00/giorno si determina un indennizzo di € 1.480,00;

- per il compenso forfetario, per i disagi derivati dall’infermità, per le spese mediche e per le vittitazioni, si ritiene equa la liquidazione complessiva di € 140,00;

- per il danno morale, alla luce del d.P.R. 3 marzo 2009 n.37 che ha introdotto criteri legali per la determinazione dell'invalidità permanente, questo Giudice ritiene di liquidare 1/3 del danno biologico più l’invalidità temporanea e, quindi, € 2.665,00, tenendo conto delle condizioni soggettive della vittima, della entità delle lesioni e delle altre circostanze che attengono alla valutazione della condotta dell'autore del danno.

E’ noto a questo Giudice che la Corte Suprema di Cassazione a S.U. ha precisato che: “il danno non patrimoniale di cui l’art. 2059 c.c., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettibile di divisione in sottocategorie e che, il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale) risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno”.

Ma, il Legislatore nel d.P.R. citato, al contrario, ha statuito che: “la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entità della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto all'evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico”.

Questo Giudice ritiene che, seppur intervenendo in una materia del tutto peculiare ed in un settore speciale, il legislatore ha indicato chiaramente il percorso ermeneutico per la liquidazione dell’invalidità complessiva (IC) che, in ogni caso non può superare la misura del cento per cento, e che è data dalla somma delle percentuali del danno biologico, del danno morale e del valore, se positivo, risultante dalla differenza tra la percentuale di invalidità riferita alla capacità lavorativa e la percentuale del danno biologico: IC = DB+DM+(IP-DB).

Va, infine, ricordato che non vi può essere disparità di trattamento tra persone lese e che il Giudice ha il dovere – in quanto sottoposto alla Legge – di guardare all’intero sistema normativo per evincere l’interpretazione che più delle altre (o unica tra le tante) rispetta la sovranità popolare come espressa dagli organi rappresentativi.

E, allora, laddove il Legislatore indichi chiaramente un percorso ermeneutico, a questo il Giudice resta vincolato, mentre alla giurisprudenza può aderire o meno.

Il credito risarcitorio dell’istante Tizio risulta, quindi, complessivamente di € 10.800,00.

Detto importo è liquidato all’attualità, comprensivo, cioè, dell’intervenuta svalutazione monetaria e degli interessi sino al deposito della presente sentenza (Cass.8517/94; 24/3/03 n.4242).

Dal deposito della sentenza sino al soddisfo saranno dovuti gli interessi legali.

In relazione alla richiesta di parte attrice di liquidare gli interessi e la svalutazione dalla data dell’evento alla data della sentenza, è doveroso, da parte di questo Giudice specificare, che essi sono sempre conteggiati sulla somma che viene liquidata con equità ed all’attualità, così come insegna la giurisprudenza della Suprema Corte della Cassazione in numerose sentenze:

- “in tema di risarcimento del danno per fatto illecito, la liquidazione del danno non patrimoniale sfugge ad una precisa valutazione analitica, restando, quindi, affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del giudice di merito, il quale deve, tuttavia, tener conto dell’effettive sofferenze patite dall’offeso, della gravità dell’illecito, dell’entità, del sesso e del grado di sensibilità del danneggiato e di ogni altro peculiare elemento della fattispecie concreta” (Cass. 23/88; 2491/93);

- “la liquidazione equitativa in genere è informata a criteri di prudente apprezzamento e, in quanto consegue all’impossibilità o quanto meno alla notevole difficoltà di una precisa quantificazione sulla base di elementi di sicura efficacia, mal si presta ad un’indicazione analitica di singole componenti del risarcimento, potendo essere espressa in una cifra che comprenda l’intero ammontare del risarcimento, con svalutazione e interessi” (Cass. 2996/84; 2934/91;

- “la liquidazione equitativa del danno, in quanto informata a criteri di prudente apprezzamento, può essere effettuata stabilendo un importo che tenga conto degli elementi costitutivi del danno e della svalutazione verificatasi nel periodo intercorrente tra la produzione dell’evento e la decisione, proprio in considerazione della notevole difficoltà di una prova precisa del danno, che ben difficilmente consente l’indicazione analitica delle singole componenti di esso, specie con riferimento al danno non patrimoniale” (Cass. 8517/94; Cass. 24/3/03 n.4242).

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto della somma liquidata, dell’attività processuale svolta, del Regolamento di cui al D.M. 55/14, entrato in vigore il 2/4/14, ed in particolare delle prescrizioni di cui agli artt. 1, 4 e 5.

La sentenza è esecutiva ex lege.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da TIZIO nei confronti di CAIO e della S.p.A. ZETA, in persona del legale rapp.te pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:

1) dichiara CAIO esclusivo responsabile del sinistro per cui è causa e, per l’effetto, lo condanna in solido con la S.p.A. ZETA, in persona del legale rapp.te pro-tempore, al pagamento in favore di TIZIO della somma complessiva di € 10.800,00, oltre gli interessi legali dalla data della presente sentenza sino al soddisfo;

2) condanna i suddetti convenuti, in solido, alla rifusione delle spese processuali che liquida in complessivi € 2.800,00 di cui € 400,00 per consulenza medica, € 200,00 per spese ed € 2.200,00 per compensi professionali, oltre il 15% ex art. 2 D.M. n.55 del 10/3/14 - IVA e CPA se ed in quanto ricorrano i presupposti di legge per tale ripetibilità;

3) distrae la somma così liquidata per spese processuali a favore del procuratore anticipatario;

4) sentenza esecutiva ex lege.

Così decisa in Napoli e depositata in originale il giorno 31 dicembre 2015.

IL GIUDICE DI PACE

(Avv. Italo BRUNO)



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