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Cassazione SS.UU civile del 20 - 28 ottobre 2009, n. 22755


Immobili · simulazione · buona fede · terzi · civile · acquisto · separazione · regime patrimoniale

fonte:

http://www.francocrisafi.it/web_secondario/sentenze%202009/cassazione%20civile%20ss%20uu%20sentenza%2022755%2009.pdf

"Chiese dunque che, dichiarata la simulazione dell'atto pubblico per notar L. F. di acquisto dell'immobile a nome del solo P. B., fosse accertata la comune proprieta' dell'alloggio in capo a entrambi i coniugi e ne fosse di conseguenza annullata la successiva vendita a N. P.."

" Risulta dunque rilevante la questione della natura e degli effetti della dichiarazione con la quale R. B., intervenuta nell'atto per notar L. F. stipulato da P. B. il omissis, riconobbe che l'immobile controve rso veniva acquistato allo scopo di destinarlo all'atti vita' professionale del marito commercialista."

"Sicche' deve ritenersi che, salvi gli effetti della trascrizione della domanda, il sopravvenuto accertamento della comunione legale non e' opponibile al terzo acquirente di buona fede."

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(Presidente Carbone - Relatore Nappi) Svolgimento del processo Il 25 giugno 1996 R. B. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Marsala l'ex marito P. B. e N. P., cui in data omissis lo stesso B. aveva venduto un alloggio, che in precedenza era stato destinato a casa coniugale sin dal suo acquisto in data omissis, benche' entrambi i coniugi ne avessero all'epoca simula to la destinazione all'attivita' professionale del marito, per sottrarlo a scopo fiscale alla comunione le gale.

Chiese dunque che, dichiarata la simulazione dell'atto pubblico per notar L. F. di acquisto dell'immobile a nome del solo P. B., fosse accertata la comune proprieta' dell'alloggio in capo a entrambi i coniugi e ne fosse di conseguenza annullata la successiva vendita a N. P..

Ripropose cosi' la domanda gia' proposta nel giudizio di separazione personale dei coniugi e trascritta il 10 luglio 1991, ma dichiarata inammissibile in quel la sede.

Il tribunale qualifico' la domanda di R. B. come azi one di simulazione del contratto di compravendita stipulato dai coniugi B. per l'acquisto dell'immobile controverso. Ordino' pertanto l'integrazione del contraddittorio nei confronti di A. F. e M. L. A., danti causa di P. B. e R.

B.. E rigetto' la domanda per mancanza di prova scri tta.

La decisione, impugnata da R. B., fu tuttavia rifor mata dalla Corte d'appello di Palermo, che, qualifi cata la domanda come azione di accertamento della comuni one legale, riconobbe R. B. comproprietaria dell'immobile e di conseguenza annullo' il contratto di compravendita per notar C. stipulato da N. P. c on il solo P. B..

Ritennero i giudici d'appello che l'indiscussa e co munque accertata destinazione dell'immobile a casa coniugale ne aveva determinato l'immediata inclusio ne nella comunione legale sin dall'acquisto, perche' la dichiarazione resa da R. B. nell'atto pubblico di c ompravendita del omissis, circa la destinazione dell'immobile all'attivita' professionale del marito commercialista, non aveva avuto efficacia negozial e e non aveva comportato pertanto la sottrazione del be ne alla comunione.

Contro la sentenza d'appello ha proposto ricorso pe r cassazione N. P., con un unico motivo d'impugnazione, cui resiste con controricorso R. B., che ha proposto altresi', ricorso incidentale condizionato e ha poi depositato anche una memoria.

Mentre non ha spiegato difese P. B..

La prima sezione civile di questa corte, cui il ricorso era stato assegnato, ne ha sollecitato la rime ssione alle Sezioni unite. Ha rilevato infatti un contrast o di giurisprudenza circa la disponibilita' del diri tto alla comunione legale su beni che per legge vi sarebbero inclusi; e la particolare importanza della consequenziale questione degli effetti nei confront i dei terzi acquirenti nel caso di sopravvenuto accertamento della comunione legale sui beni aliena ti dal coniuge unico intestatario.

Successivamente P. ha depositato memoria.

Motivi della decisione

1. Disposta a norma dell'art. 335 c.p.c. la riunion e dei ricorsi proposti contro la stessa sentenza, v a innanzitutto rilevato che nella memoria depositata dalla controricorrente R. B. viene eccepita l'improcedibilita' del ricorso principale per omessa notifica ai chiamati in causa A. F. e M. L. A..

Si tratta tuttavia di eccezione palesemente infondata, perche' non e' piu' in discussione in questo giudizio il contratto di compravendita cui parteciparono A.F. e M. L. A., bensi' solo il contratto di compravendita stipulato da N. P. con P. B..

Ne' rileva in questa sede se violi l'art. 112 c.p.c. la modificazione della qualificazione giuridica de lla domanda da parte della corte d'appello, posto che s i tratterebbe comunque di un error in procedendo non dedotto dal ricorrente e non rilevabile d'uffic io (Cass., sez. III, 17 gennaio 2007, n. 978, m. 596924).

2. Con l'unico complesso motivo del suo ricorso N.P. deduce violazione degli art. 179, 184, 1445 c.c. , vizi di motivazione della decisione impugnata.

Lamenta innanzitutto che la corte d'appello non abb ia tenuto conto della sua buona fede di terzo acquirente, cui non poteva addossarsi una responsab ilita' del solo P. B..

Eccepisce poi la prescrizione dell'azione di annull amento, perche' proposta a oltre un anno sia dall'acquisto dell'immobile da parte dei coniugi B. sia dal successivo acquisto dello stesso immobile da parte sua.

Lamenta infine che la dichiarazione resa da R. B. a ll'atto dell'acquisto dell'immobile da parte del ma rito sia stata erroneamente qualificata come meramente r icognitiva, anziche' negoziale, senza considerarne la destinazione a rifiutare gli effetti traslativi del contratto. E rilevato che su tale questione v'e' contrasto di giurisprudenza, chiede che la question e sia risolta dalle Sezioni unite della corte.

3. Risulta preliminare l'esame dell'eccezione di pr escrizione proposta dal ricorrente, perche', ove tal e eccezione risultasse ammissibile e fondata, la cons eguente dichiarazione di estinzione del diritto azionato da R. B. renderebbe irrilevante l'accertam ento della sua effettiva esistenza (Cass., sez. un. , 11 gennaio 2008, n. 581, m. 600910).

Sennonche', posto che quella prevista dall'art. 184 c.c. e' effettivamente una prescrizione e non una decadenza (Cass., sez. II, 19 febbraio 1996, n. 127 9, m. 495904), l'eccezione e' inammissibile, perche' il ricorrente non ha neppure allegato di averla gia' pr oposta sin dal giudizio di primo grado.

Infatti l'art. 345 comma 2 c.p.c. ammette che siano dedotte in appello nuove eccezioni solo quando sarebbero rilevabili d'ufficio.

Sicche', essendo quella di prescrizione un'eccezione non rilevabile d'ufficio (art. 2938 c.c.), il ricorrente avrebbe dovuto quantomeno allegare, non solo di averla dedotta gia' in primo grado, ma anche di averla poi riproposta in appello a norma dell'ar t. 346 c.p.c. (Cass., sez. L, 7 settembre 2007, n. 18901, m. 598866, Cass., sez. L, 12 novembre 2007, n. 2348 9, m. 600249). In mancanza di tale allegazione, l'eccezione di prescrizione e' preclusa anche in que sta sede.

4. Risulta dunque rilevante la questione della natura e degli effetti della dichiarazione con la quale R. B., intervenuta nell'atto per notar L. F. stipulato da P. B. il omissis, riconobbe che l'immobile controverso veniva acquistato allo scopo di destinarlo all'atti vita' professionale del marito commercialista. Ed e' con riferimento a tale questione che s'e' manifestato ne lla giurisprudenza di legittimita' il contrasto denunciato dalla prima sezione civile di questa cor te. I riferimenti normativi di questa controversa questione sono tre;

a) l'art. 177 comma 1 lettera a) c.c., che include nella comunione legale “gli acquisti compiuti dai d ue coniugi insieme o separatamente durante il matrimon io, ad esclusione di quelli relativi ai beni person ali”;

b) l'art. 179 comma 1 c.c., che elenca i beni esclu si dalla comunione in quanto personali e tra gli al tri vi annovera, alla lettera d), anche “i beni che servon o all'esercizio della professione del coniuge, tran ne quelli destinati alla conduzione di una azienda fac ente parte della comunione”;

c) l'art. 179 comma 2 c.c., laddove prevede che l'a cquisto di beni immobili o equiparati, benche' effettuato dopo il matrimonio, e' escluso dalla comu nione, quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto, se di esso sia stato parte anche l'altro coniuge e ove si tratti di “beni di uso strettament e personale di ciascun coniuge” (art. 179, comma 1, l ettera c), di “beni che servono all'esercizio della professione del coniuge” acquirente (art. 179, comm a 1, lettera d), di “beni acquisiti con il prezzo d el trasferimento” di altri beni gia' personali del coni uge acquirente (art. 179, comma 1, lettera f). 4.1 - Come risulta dalla citata ordinanza interlocutoria della prima sezione civile, e' controverso sia in dottrina sia in giurisprudenza se abbia natura mera mente ricognitiva ovvero negoziale l'atto con il qu ale uno dei coniugi, intervenendo nel contratto stipula to dall'altro coniuge, riconosca a norma dell'arart. 179 comma 2 c.c. la natura personale del bene acquistat o e consenta percio' alla sua esclusione dalla comunione legale. Dalla natura meramente ricognitiv a attribuita all'atto previsto dall'art. 179 comma 2 c.c., in particolare, un orientamento maggioritario della giurisprudenza di questa corte fa discendere l'enunciazione di un principio di indisponibilita' d el diritto alla comunione legale (Cass., sez. I, 27 febbraio 2003, n. 2954, m. 560743, Cass., sez. I, 2 4 settembre 2004, n. 192 50, m. 577347), benche' ne riconosca poi la irretrattabilita', quale “dichia razione a contenuto sostanzialmente confessorio, idonea a determinare l'effetto di una presunzione “ juris et de jure” di non contitolarita' dell'acquist o, di natura non assoluta ma superabile mediante la pr ova che la dichiarazione sia derivata da errore di fatto o da dolo e violenza nei limiti consentiti da lla legge” (Cass., sez. II, 6 marzo 2008, n. 6120, m. 602411, Cass., sez. I, 19 febbraio 2000, n. 1917, m . 534144).

Sennonche' puo' certo ammettersi che la dichiarazione prevista dall'art. 179 comma 2 c.c. abbia natura ricognitiva e portata confessoria quando risulti de scrittiva di una situazione di fatto, ma non quando sia solo espressiva di una manifestazione di intenti.

Infatti una dichiarazione di intenti puo' essere piu' o meno sincera o affidabile, ma non e' una attestazione di fatti, predicabile di verita' o di f alsita'; e quindi, secondo quanto prevede l'art. 273 0 c.c., non puo' avere funzione di confessione (Cass., sez. un., 26 maggio 1965, n. 1038, m. 312020, Cass ., sez. II, 6 febbraio 2009, n. 3033, m. 606575).

Esemplificando, puo' avere dunque natura ricognitiva la dichiarazione con la quale uno dei coniugi riconosca appunto che il corrispettivo dell'acquist o compiuto dall'altro coniuge viene pagato con il prezzo del trasferimento di altri beni gia' personal i (art. 179, comma 1, lettera f). Ma non puo' attribuirsi natura ricognitiva alla dichiarazione c on la quale uno dei coniugi esprima condivisione dell'intento dell'altro coniuge di destinare alla p ropria attivita' personale il bene che viene acquist ato.

Certo, non puo' negarsi una peculiare efficacia prob atoria all'intervento del coniuge non acquirente ch e sia effettivamente ricognitivo dei presupposti di f atto dell'esclusione dalla comunione del bene acquistato dall'altro coniuge. Ma il problema qui r ealmente in discussione non e' tale possibile effica cia probatoria.

4.2 - Il problema che e' effettivamente in discussio ne e' se l'intervento ex art. 179 comma 2 c.c. del coniuge non acquirente sia elemento costitutivo del la fattispecie cui si ricollegano gli effetti di esclusione dalla comunione del bene acquistato dall 'altro coniuge.

Occorre dunque stabilire non solo se l'intervento a desivo del coniuge non acquirente sia condizione sufficiente dell'esclusione dalla comunione del ben e acquistato dall'altro coniuge; ma anche se sia condizione necessaria di un tale effetto. Secondo u na parte della dottrina e della giurisprudenza, infatti, l'intervento adesivo del coniuge non acqui rente e' di per se' sufficiente all'esclusione dalla comunione del bene acquistato dall'altro coniuge, i ndipendentemente dall'effettiva natura personale del bene (Cass., sez. I, 2 giugno 1989, n. 2688, m. 462974).

Secondo altra parte della dottrina e della giurispr udenza, invece, l'intervento adesivo del coniuge no n acquirente non e' sufficiente a escludere dalla comu nione il bene acquistato dall'altro coniuge, ma e' condizione necessaria di tale esclusione; sicche', q uand'anche sia effettivamente personale, il bene rimane incluso nella comunione in mancanza dell'int ervento adesivo del coniuge non acquirente (Cass., sez. I, 24 settembre 2004, n. 19250, m. 577347).

4.3 - Dalla stessa lettera dell'art. 179 comma 2 c. c. risulta peraltro che l'intervento adesivo del coniuge non acquirente non e' di per se' sufficiente a escludere dalla comunione il bene che non sia effettivamente personale.

La norma prevede infatti che i beni acquistati risu ltano esclusi dalla comunione “ai sensi delle lette re c), d) ed f) del precedente comma, quando tale esclusio ne risulti dall'atto di acquisto se di esso sia sta to parte anche l'altro coniuge”. Sicche' dall'atto deve risultare alcuna delle cause di esclusione della comunione tassativamente indicate nel primo comma d ello stesso art. 179 c.c.; e l'effetto limitativo della comunione si produce solo “ai sensi delle let tere c), d) ed f) del precedente comma”, vale a dir e solo se i beni sono effettivamente personali. L'int ervento adesivo del coniuge non acquirente puo' dunque rilevare solo come prova dei presupposti di tale effetto limitativo, quando, come s'e' detto, assuma il significato di un'attestazione di fatti.

Ma non rileva come atto negoziale di rinuncia alla comunione. E quando la natura personale del bene ch e viene acquistato sia dichiarata solo in ragione d i una sua futura destinazione, sara' l'effettivita' di tale destinazione a determinarne l'esclusione dalla comunione, non certo la pur condivisa dichiarazione di intenti dei coniugi sulla sua futura destinazio ne.

Secondo il sistema definito dagli art. 177 e 179 co mma 1 c.c., infatti, l'inclusione nella comunione l egale e' un effetto automatico dell'acquisto di un bene no n personale da parte di alcuno dei coniugi in costanza di matrimonio. Ed e' solo la natura effetti vamente personale del bene a poterne determinare l'esclusione dalla comunione.

Se il legislatore avesse voluto riconoscere ai coni ugi la facolta' di escludere ad libitum determinati beni dalla comunione, lo avrebbe fatto prescindendo dal riferimento alla natura personale dei beni, che condiziona invece gli effetti previsti dall'art. 17 9 comma 2 c.c..

Certo, potrebbe anche ritenersi che una tale facolta' debba essere riconosciuta ai coniugi per ragioni sistematiche, indipendentemente da un'espressa prev isione legislativa. Come potrebbe ritenersi che, dopo C. cost., n. 91/1973, non possa negarsi a cias cun coniuge il diritto di donare anche indirettamen te all'altro la proprieta' esclusiva di beni non person ali. Tuttavia tali facolta' non potrebbero affatto desumersi dall'art. 179 comma 2 c.c., che condizion a comunque l'effetto limitativo della comunione all a natura realmente personale del bene; e attribuisce all'intervento adesivo del coniuge non acquirente l a sola funzione di riconoscimento dei presupposti di quella limitazione, ove effettivamente gia' esistent i.

4.4 - Deve nondimeno ritenersi che l'intervento ade sivo del coniuge non acquirente sia condizione necessaria dell'esclusione dalla comunione del bene acquistato dall'altro coniuge. L'art. 179 comma 2 c.c. prevede infatti che l'esclusione della comunio ne ai sensi dell'art. 179 comma lettere c) d) e f) c.c. si abbia solo se la natura personale del bene sia dich iarata dall'acquirente con l'adesione dell'altro coniuge.

Sicche' nei casi indicati la natura personale del be ne non e' sufficiente a escludere di per se' l'esclus ione dalla comunione, se non risulti concordemente ricon osciuta dai coniugi. E tuttavia l'intervento adesiv o del coniuge non acquirente e' richiesto solo in funz ione di necessaria documentazione della natura personale del bene, unico presupposto sostanziale d ella sua esclusione dalla comunione.

Sicche' l'eventuale inesistenza di quel presupposto potra' essere comunque oggetto di una successiva azione di accertamento, pur nei limiti dell'efficac ia probatoria che l'intervento adesivo avra' in concreto assunto.

4.5 - Come correttamente ritenuto nella sentenza im pugnata, pertanto, il coniuge non acquirente puo' successivamente proporre domanda di accertamento de lla comunione legale anche rispetto a beni che siano stati acquistati come personali dall'altro co niuge, non risultando precluso tale accertamento da l fatto che il coniuge non acquirente fosse intervenu to nel contratto per aderirvi.

Tuttavia, se l'intervento adesivo ex art. 179 comma 2 c.c. assunse il significato di riconoscimento de i gia' esistenti presupposti di fatto dell'esclusione del bene dalla comunione, l'azione di accertamento presupporra' la revoca di quella confessione stragiu diziale, nei limiti in cui e' ammessa dall'art. 2732 c.c. Se invece, come nel caso in esame, l'intervento ade sivo ex art. 179 comma 2 c.c. assunse il significat o di mera manifestazione dei comuni intenti dei coniugi circa la destinazione del bene, occorrera' accertare quale destinazione il bene ebbe effettivamente, ind ipendentemente da ogni indagine sulla sincerita' degli intenti cosi' manifestati.

E poiche' nel caso in esame e' indiscusso che l'immob ile, benche' acquistato come bene personale, fu in realta' destinato a casa coniugale, il ricorso e' sotto questo aspetto infondato.

5. Viene allora in considerazione l'ultima questione posta dal ricorrente principale, quella dell'opponibilita' al terzo acquirente in buona fede del sopravvenuto accertamento della comunione legale sul bene vendutogli.

Come lo stesso ricorrente riconosce, all'azione pro posta a norma dell'art. 184 c.c. e' applicabile la disposizione dell'art. 1445 c.c., che fa salvi gli effetti della trascrizione della domanda di annulla mento anche in pregiudizio dei diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede.

Quella prevista dall'art. 184 c.c. e' infatti un'azi one di annullamento (C. cost., n. 311/1988); e per tutto quanto non diversamente stabilito dalla norma speci ale che la prevede, deve ritenersi applicabile la disciplina generale dell'azione di annullamento dei contratti.

L'art. 184 c.c., come l'art. 1445 c.c., si riferisc e infatti a un caso di invalidazione dell'atto di a cquisto del terzo per vizio del titolo del suo dante causa.

E non rileva il fatto che il vizio del titolo del dante causa dipende nel caso dell'art. 184 c.c. da un'azi one di accertamento, nel caso dell'art. 1445 c.c. d a altra azione di annullamento.

Sicche' deve ritenersi che, salvi gli effetti della trascrizione della domanda, il sopravvenuto accertamento della comunione legale non e' opponibile al terzo acquirente di buona fede.

Nel caso in esame e' indiscusso che il ricorrente tr ascrisse il suo atto di acquisto il omissis, prima della domanda di annullamento del contratto proposta il o missis da R. B..

È vero che l'attrice aveva gia' trascritto in data o missis la sua domanda di accertamento della comunione. Ma come risulta anche dalla sentenza imp ugnata, quella domanda fu dichiarata inammissibile il 26 novembre 1994.

Sicche' la trascrizione non puo' giovare a R. B., che ripropose la sua domanda solo il omissis (Cass., s ez. II, 9 gennaio 1993, n. 148, m. 480203).

Ne consegue che il sopravvenuto accertamento dell'a ppartenenza anche a R. B. del bene acquistato da N. P. puo' essere opposto al compratore solo se si d imostri che egli non era in buona fede.

Ma di tale questione la corte d'appello non s'e' occ upata affatto.

Va pertanto accolto sotto questo profilo il ricorso di N. P..

E la sentenza impugnata deve essere cassata con rin vio, perche' il giudice del merito proceda all'accertamento di tale fatto rilevante e controve rso.

Del resto, con il ricorso incidentale condizionato, R. B. censura la sentenza impugnata per avere appu nto omesso l'accertamento della mancanza di buona fede dell'acquirente. Sicche' la sentenza impugnata va cassata anche in accoglimento del ricorso incidenta le.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando a sezioni unite, riuniti i r icorsi, accoglie nei limiti di cui in motivazione i l ricorso principale e il ricorso incidentale, cassa la sente nza impugnata e rinvia anche per le spese alla Cort e d'appello di Palermo in diversa composizione.



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