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Tribunale di Milano V Civile del 16 – 18 ottobre 2016, n. 11402


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fonte: http://www.associazionenazionaleavvocatiitaliani.it/wp-content/uploads/2017/01/MAIL-VALORE-DI-PROVA.pdf

"La affermazione di parte attrice per cui non vi sarebbe prova della prestazione di cui il professionista chiede pagamento e' smentita dunque dai testimoni, i quali ben ricordano il convenuto opposto lavorare al loro fianco, rinunciare ad altra opportunita' per le esigenze della societa' attrice, avanzare soldi per le sue prestazioni e quindi abbandonare il lavoro non potendo rinunciare alla sua fonte di sostentamento. A cio' si aggiunga che vi e' un riscontro documentale piuttosto preciso costituita dal documento 10 e cioe' una e - mail del 22 maggio 2009 in cui il convenuto chiede il saldo delle fatture 14,15, 16 e17 del 2008 e 2 e 3 del 2009, previste dall'originario piano di rientro, che e' quello a cui fanno riferimento i testimoni. È prodotta in risposta una e - mail di ... Sc. del 25 maggio 2009 proveniente dall'indirizzo (...), in cui questi dice che a seguito di insolvenze di propri clienti "non e' purtroppo possibile fare degli ulteriori pronostici di future uscite, al di la' degli accordi presi (che comunque, come sai, ho sempre rispettato compatibilmente con le sorte economiche della mia)" questo assieme alla chiusa "ti chiedo pertanto l a cortesia di pazientare ulteriormente" conferma che vi era un debito da parte della attrice."

"Per quanto riguarda la e - mail la parte attrice eccepisce che si tratti di un documento non firmato. In realta' si tratta di posta elettronica spedita dall'indirizzo della societa' attrice e quindi poiche' in forza dell'articolo 46 del regolamento europeo EIDAS (n.910 del 2014) "a un documento el ettronico non sono negati gli effetti giuridici e la ammissibilita' come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica" l'argomento della carenza di sottoscrizione, connaturato ai documenti informatici, non puo' essere considerato."

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Tribunale di Milano, sez. V Civile, sentenza 16 – 18 ottobre 2016, n. 11 402 Giudice Consolandi

Concisa esposizione dei motivi in fatto e in diritto

Si tratta della opposizione ad un decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di fatture per compensi di un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica.

È pacifico, nonche' provato per testimoni, che il convenuto opposto abbia prestato collaborazione alla societa' opponente e che venisse retribuito con la emissione di fatture; la parte attrice eccepisce che spetti alla controparte provare le sue prestazioni e che il documento 10, una e

- mail del socio accomandatario della societa' attrice, ove si tratta la questione riconoscendo la esistenza di un debito e la difficolta' a pagarlo, non possa considerarsi valido documento in quanto non sottoscritto. In effetti l'assenza di un contratto scritto rende del tutto la misura della retribuzione, anche se e' provato che il convenuto abbia collaborato sino al maggio 2009, quando interruppe la collaborazione proprio per la mancata corresponsione dei compensi.

Sono stati sentiti i due testi della parte convenuta, che se da un lato confermano un'opera continuativamente svolta da parte del convenuto, dall'altro non sanno chiarire piu' di tanto i termini economici. Tuttavia la assenza di contestazione specifica sul punto e la sostanziale equita' della prestazione richiesta consentono di ritenere fondata la pretesa azionata in via monitoria. È stato confermato dal teste Cu. il capitolato di parte convenuta, nei punti 1, 2 e 3, vale a dire sulla collaborazione del convenuto opposto come liber o professionista dall'aprile 2007 e inserimento nello staff produttivo nel settore informatico, di grafica Web e multimediale, anche se sulla circostanza quattro, attinente alla quantita' della retribuzione, il teste dichiara di non essere a conoscenza, ma di immaginare che fossero dovute anche delle provvigioni su certi affari.

Importante e' la conferma della circostanza sei ad opera dei testi, colleghi di lavoro del convenuto opposto, circostanza che verte sul fatto che fino al maggio 2009 il convenuto ha o

sservato un orario lavorativo fisso dalle nove alle 18 dal lunedi' al venerdi', oltre ad altri lavori, anche fuori da questi orari per alcuni clienti quali Im. e Me. Tenuto conto che la richiesta si aggira fra i 2000 e i 2500 Euro mensili, con tutti gli oner i a carico del prestatore d'opera, si tratta di una richiesta in linea con gli standard di mercato, per persona laureata e richiesta; e' provato per testi, difatti, che altra societa', tale Mo., aveva offerto al convenuto di lavorare per lei.

Ancora il teste ricorda che il convenuto aveva trovato questo altro cliente e che l'architetto Sc., accomandatario della societa' attrice, in una riunione manifesto' la sua contrarieta' al doppio impiego e chiese che il convenuto lavorasse soltanto per lui ed a questo fine promise il compenso che questo altro cliente poteva dare al Sa.

Infine il teste conferma gli insoluti sulle retribuzioni, l'impegno dello Sc. a pagare le fatture; con dicitura "collaborazione mese" sulle fatture di Sa., su accordo specificamente preso. Alt ro teste, Br.Si., altro collaboratore della attrice opponente, sostanzialmente conferma;

1. che Sa. lavorava continuativamente presso la Grafica AD con retribuzione fissa piu' provvigioni,

2. che Sa. ricevette una proposta da altro cliente e che Sc. volle t enerlo rivolgendogli allo scopo la offerta di una retribuzione fissa, senza confermare che fosse Euro 20 orari

3. che vi erano dei ritardi nei pagamenti e che a gennaio 2009 venne formulato un piano di rientro, alla sua presenza, visto che anche il teste attendeva pagamenti scaduti

4. che Sa. a meta' maggio 2009 cesso' di lavorare per la attrice, anche a causa di insoluti.

La affermazione di parte attrice per cui non vi sarebbe prova della prestazione di cui il professionista chiede pagamento e' smentita dunque dai testimoni, i quali ben ricordano il convenuto opposto lavorare al loro fianco, rinunciare ad altra opportunita' per le esigenze della societa' attrice, avanzare soldi per le sue prestazioni e quindi abbandonare il lavoro non potendo rinunciare alla sua fonte di sostentamento. A cio' si aggiunga che vi e' un riscontro documentale piuttosto preciso costituita dal documento 10 e cioe' una e - mail del 22 maggio 2009 in cui il convenuto chiede il saldo delle fatture 14,15, 16 e17 del 2008 e 2 e 3 del 2009, previste dall'originario piano di rientro, che e' quello a cui fanno riferimento i testimoni. È prodotta in risposta una e - mail di ... Sc. del 25 maggio 2009 proveniente dall'indirizzo (...), in cui questi dice che a seguito di insolvenze di propri clienti "non e' purtroppo possibile fare degli ulteriori pronostici di future uscite, al di la' degli accordi presi (che comunque, come sai, ho sempre rispettato compatibilmente con le sorte economiche della mia)" questo assieme alla chiusa "ti chiedo pertanto l a cortesia di pazientare ulteriormente" conferma che vi era un debito da parte della attrice.

Poiche' la attrice non contesta specificamente l'ammontare delle pretese avanzate con decreto ingiuntivo, ma si limita ad obiettare che non vi e' prova del tutto, r esta impossibile sindacare qualche singola fattura di quelle azionate, perche' cio' significherebbe procedere d'ufficio all'esame della fondatezza di una voce di credito, quando la parte non muove specifiche contestazioni. In ogni caso si osserva che la somm a di Euro 2000/2500 mensili per un impegno a tempo pieno ed anche oltre laddove occorra, quale quello risultante dalle testimonianze, e' pienamente equa. Si tratta peraltro delle fatture elencate nella corrispondenza sopra citata: fra cui per il 2008 la 14 e la 15, per progetti specifici, e la 16 e la 17 del 2008 per collaborazioni nei mesi di novembre e dicembre. Si e' visto che i testi riferiscono di una retribuzione mensile e di una per progetti specifici e che proprio in quel periodo si verifico' l'insolvenza.

Per quanto riguarda 2009 sono attivate le fatture 2, 3, 4, 5: si tratta della collaborazione del gennaio, febbraio, marzo ed aprile 2009 ed i testi riferiscono che in quel periodo il convenuto presto' la sua opera.

Per quanto riguarda la e - mail la parte attrice eccepisce che si tratti di un documento non firmato. In realta' si tratta di posta elettronica spedita dall'indirizzo della societa' attrice e quindi poiche' in forza dell'articolo 46 del regolamento europeo EIDAS (n.910 del 2014) "a un documento el ettronico non sono negati gli effetti giuridici e la ammissibilita' come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica" l'argomento della carenza di sottoscrizione, connaturato ai documenti informatici, non puo' essere considerato.

Quanto ai documenti informatici va rilevato che il codice dell'amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) all'art. 21 prescrive che "Il documento informatico, cui e' apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul pian o probatorio e' liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualita', sicurezza, integrita' e immodificabilita'." Sempre il regolamento EIDAS contiene un principio di non discriminazione della firma elettronica risp etto a quella materiale all'articolo 25 che recita: "a una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l'ammissibilita' come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perche' non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate". Resta cosi' confermato che e' ammissibile come prova il documento elettronico anche in assenza di firma elettronica qualificata. La spedizione da un indirizzo riferibile ad una certa societa' d'azienda deve essere ritenuto firma elettronica ai sensi delle definizioni contenute nell'articolo 3 del regolamento EIDAS stesso, precedentemente contenute nel codice dell'amministrazione digitale che oggi non le contiene piu', proprio per la vigenza del regolamento europeo. S i legge infatti nel citato articolo 3, al punto 10 che firma elettronica - anche semplice e non qualificata meno - e' l'insieme dei "dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici e utilizzati dal firmatario per firmare". Or bene l'utilizzo di una casella recante chiaramente il riferimento alla persona, unitamente al contenuto, indicano che quelle parole contenute nella e - mail 25 maggio 2009 sono riferibili all'accomandatario.

Vero e' quanto eccepisce la parte attrice opponente che si tratta di caratteri facilmente modificabili, ad opera di chiunque avesse accesso alla casella di posta o anche successivamente, ma la parte attrice non ipotizza concretamente che questa modifica possa essere intervenuta e soprattutto nell'ambito complessivo delle risultanze processuali quella lettera appare pienamente confermata dalle testimonianze.

Devono dunque ritenersi sussistenti le prestazioni di cui alle fatture e cioe' la realizzazione di due progetti e la prestazion e della propria disponibilita' a collaborare della societa' attrice fino al maggio 2009 e rigettarsi pertanto la opposizione proposta contro il decreto ingiuntivo. Spese per legge.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disat tesa o assorbita, respinge la opposizione come proposta avverso il decreto ingiuntivo n. 26756/2011 ruolo n. 46024/2011 per l'effetto autorizzando la apposizione della formula esecutiva.

Condanna la parte attrice a rimborsare alla parte convenuta le spese di lite che si liquidano in Euro 4.835,00 per compenso d'avvocato oltre IVA, CPA e rimborso forfetario 15%.



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