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Cassazione IV Penale n. 53301 del 2016


Omicidio stradale · aggravanti · velocita' · ebbrezza · circolazione stradale · assicurativo · civile

fonte: Italgiure sentenzeweb

"4. Dall'esame della motivazione della impugnata sentenza risulta che il giudice di appello ha riconosciuto in capo al Tizio tutti i profili di colpa sopra evidenziati, rappresentando la disattenzione e la incapacita' del Tizio di governare il veicolo, che procedeva ad una velocita' superiore a quella consentita nel tratto stradale in questione, fino a invadere l'opposta corsia di marcia e attingere il ciclomotore, che marciava nell'opposta direttrice di marcia con tale forza cinetica da sbalzare il conducente nel fossato laterale. "

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 53301 Anno 2016

Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA

Relatore: BELLINI UGO

Data Udienza: 27/09/2016

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Bologna con la sentenza impugnata, pronunciata in data 13.10.2015 confermava integralmente la sentenza del Tribunale di Rimini il quale aveva riconosciuto Tizio ... colpevole del reato di omicidio colposo aggravato dall'inosservanza delle norme sulla circolazione stradale e, con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata circostanza aggravante, lo condannava alla pena di mesi sei di reclusione, mentre proscioglieva il prevenuto dal reato di cui all'art.186 Cod. della Strada per intervenuta prescrizione.

2. Evidenziava che, gli accertamenti alcolemici eseguiti dai verbalizzanti intervenuti erano risultati eseguiti secondo metodiche rituali, nella immediatezza di un fatto relativo a incidente stradale con esiti mortali. Evidenziava inoltre profili di colpa in capo al prevenuto sia in relazione all'assunzione di sostanze alcoliche prima del sinistro, sia per le condizioni di stanchezza e di debilitazione con le quali si era posto alla guida.

3. Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione l'imputato introducendo un triplice motivo di ricorso.

Con un primo motivo di ricorso deduceva violazione di legge in relazione all'art.379 Reg.Esecutivo del Codice della Strada laddove gli autori materiali dell'esame alcolemico sul Tizio erano risultati soggetti diversi da quelli che, sopraggiunti successivamente e avvicendatisi nelle operazioni di rilevamento del sinistro, avevano proceduto a redigere il verbale in cui si dava atto delle operazioni compiute e che avevano anche provveduto a sottoscrivere i cedolini risultanti dall'esame mediante etilonnetro.

Deduceva con un secondo motivo che la prova risultante da detti verbali doveva ritenersi illegittimamente acquisita, trattandosi peraltro di verbale di accertamenti urgenti su cose e persone ai sensi dell'art.354 cod.pro.pen. che, oltre all'indifferibilita' dell'accertamento, presupponeva la partecipazione dei verbalizzanti all'atto da compiere e pertanto la medesimezza tra coloro che avevano eseguito l'accertamento e coloro che riproducevano nel verbale l'oggetto e le modalita' delle operazioni compiute.

Con un terzo motivo denunciava il difetto di motivazione nella parte in cui il giudice di appello aveva ritenuto la correttezza delle operazioni relative all'accertamento urgente, non fornendo alcuna risposta alle incongruenze sopra evidenziate. Rilevava infine che l'interesse del ricorrente a dedurre la illegittimita' dell'esecuzione dell'accertamento urgente mediante i dispositivi in uso alla polizia giudiziaria nasceva dal fatto che al Tizio era contestata l'aggravante di cui all'art.589 II comma cod.proc.pen. per avere commesso il fatto a seguito della violazione dell'art.186 Cod. della Strada con conseguente rilievo in relazione alla ricorrenza della colpa specifica e anche ai fini della prescrizione del reato.

RITENUTO IN DIRITTO

1. Il ricorso si appalesa inammissibile in quanto il ricorrente denuncia vizi processuali concernenti le modalita' di acquisizione e di documentazione degli accertamenti urgenti eseguiti dagli operanti di PG tramite etilometro, ma pure a riconoscere la fondatezza delle censure in rito, nessun vantaggio ne deriverebbe al Tizio in relazione alla ipotesi di omicidio colposo ascritta, cosi' da potersi ritenere l'assoluta carenza di interesse alla impugnazione;

2. Invero nella parte finale dell'impugnazione il ricorrente precisa che l'eventuale accoglimento del ricorso si rifletterebbe sulla sussistenza della circostanza aggravante di cui all'art.589 comma III lett.a) cod.pen., con conseguente esclusione della ipotesi di colpa specifica e con conseguenti riflessi in ordine alla prescrizione del reato.

3. La prospettazione risulta evidentemente infondata. Invero la struttura argomentativa della sentenza impugnata non si fonda esclusivamente sul rilievo di colpa specifica rappresentato dallo stato di ebbrezza dovuto all'assunzione di bevande alcoliche da parte del conducente, bensi' su una serie di addebiti di colpa ascrivibili a imprudenza e negligenza (essersi messo al volante in condizioni di stanchezza e di non avere prestato alla guida la dovuta attenzione) e alla specifica violazione di norme relative alla circolazione stradale (art.141 sulla velocita' da tenere e il fatto di avere invaso l'opposta corsia di marcia).

4. Dall'esame della motivazione della impugnata sentenza risulta che il giudice di appello ha riconosciuto in capo al Tizio tutti i profili di colpa sopra evidenziati, rappresentando la disattenzione e la incapacita' del Tizio di governare il veicolo, che procedeva ad una velocita' superiore a quella consentita nel tratto stradale in questione, fino a invadere l'opposta corsia di marcia e attingere il ciclomotore, che marciava nell'opposta direttrice di marcia con tale forza cinetica da sbalzare il conducente nel fossato laterale.

5. Dal coacervo di tali elementi, rilevanti sia sotto il profilo della colpa generica che di colpa specifica, rispetto ai quali il ricorrente non ha proposto alcuna ragione di doglianza e che pertanto devono ritenersi definitivamente acquisiti al processo e non piu' suscettibili di contestazione, risulta evidente la responsabilita' del prevenuto per il reato cosi' come contestato nella forma aggravata.

6. Neppure e' sostenibile che la esclusione di uno dei profili di colpa specifica addebitati potrebbe determinare un diverso giudizio di bilanciamento delle circostanze di segno opposto, in quanto il ricorrente non ne ha fatto esplicita ragione di doglianza nei motivi di ricorso e, quanto al trattamento sanzionatorio, lo stesso e' stato mantenuto nei minimi edittali (sei mesi di reclusione).

7. Le questioni processuali sollevate dal ricorrente poi non rilevano neppure ai fini del computo del termine necessario a prescrivere, in quanto all'epoca del fatto (anno 2006) la forma aggravata di cui all'art.589 II comma era punita con la pena fino a cinque anni e pertanto il termine prescrizionale minimo risulta pari ad anni sei ai sensi dell'art.157 I comma cod.pen., termine che va raddoppiato ai sensi dell'art.157 co. VI cod.pen., e pertanto risultante in dodici anni escluso il computo degli aumenti per eventi interruttivi. Lo stesso comunque non risulta spirato alla data di celebrazione della udienza di discussione dinanzi a questa Corte.

8. Ne consegue che nessun interesse puo' riconoscersi al Tizio di richiedere la esclusione della circostanza aggravante di cui all'art.589 III comma cod.pen. limitatamente alla ipotesi dell'ebbrezza alcolica (comma III lett.a cod.pen.), in quanto dall'accoglimento del ricorso non deriverebbe al ricorrente alcuna utilita', ne' sotto il profilo sanzionatorio, ne' in relazione alla prescrizione del reato; pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

9. Tenuto conto della sentenza 13/6/2000 n. 186 della Corte Costituzionale e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilita'", alla ridetta declaratoria di inammissibilita' segue, a norma dell'art. 616 c.p.p., l'onere delle spese del procedimento e del versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, determinata, in considerazione delle ragioni di inammissibilita' del ricorso stesso, nella misura di Euro 2.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 2.000,00 in favore della cassa delle ammende. Cosi' deciso in Roma nella camera di consiglio del 27 Settembre 2016. Il giudice



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