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Cassazione civile SS.UU. n.16962 del 27/06/2018


Clausole · vessatorie · foro competente · contratti per adesione

Quindi, nella specie, la deroga è stata fatta con atto scritto; né è richiesta, come, invece, sostenuto dalla ricorrente, la specifica approvazione per iscritto ex art. 1341 cod. civ. della clausola di deroga in questione, non essendosi in presenza di un contratto per adesione, evidenziandosi che possono qualificarsi come contratti per adesione, rispetto ai quali sussiste l'esigenza della specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie, soltanto quelle strutture negoziali destinate - diversamente dal contratto in esame - a regolare una serie indefinita di rapporti, mentre non possono ritenersi tali i contratti predisposti da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento ad una singola, specifica vicenda negoziale (Cass. 22/10/2003, n. 15783; Cass. 19/03/2004, n. 5549, Cass. 23/05/2006, n. 12153) ed a cui l'altro contraente possa, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto, né, a maggior ragione, quelli in cui il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative svoltesi tra le parti (Cass. 15/02/2002, n. 2208). A quanto precede va aggiunto che, comunque, nel bando di gara è indicato come competente il Tribunale di Roma e che con la "dichiarazione del fornitore" allegata alla lettera di ordinazione (v. doc. n. 16 fascicolo di primo grado) la Alfa ha specificamente approvato per iscritto, anche ai sensi dell'art. 1341 cod. civ. la clausola relativa al foro competente.

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nciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso 13296-2016 proposto da: Alfa S.C., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TRASTEVERE 259, presso lo studio dell'avvocato PIER LUIGI BARTOLI, già rappresentata e difesa dall';avvocato FABIO MASSIMO CANTARELLI;

- ricorrente

- Ltg contro Beta S.P.A. - Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, società con socio unico soggetta alla direzione e coordinamento di Ferrovie dello Stato Italiane s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE 20, presso lo studio dell'avvocato ANTONIO AURICCHIO, che la rappresenta e difende;

- con troricorrente - avverso la sentenza n. 6611/2015 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 27/11/2015. Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/06/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA; udito il Pubblico Ministero, in persona dell'Avvocato Generale Dott. FRANCESCO MAURO IACOVIELLO, che ha concluso per il rigetto del ricorso; uditi gli Avvocati Pier Luigi Bartoli e Antonio Auricchio.

FATTI DI CAUSA

Beta S.p.A. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, la società polacca Alfa S.C. per sentirne accertare l'inadempimento contrattuale e per sentirla condannare al risarcimento dei danni. A fondamento della domanda l'attrice rappresentò che:

1) aveva indetto una gara a procedura negoziata per la fornitura di 1.250.000 guarnizioni da installare sui propri treni;

2) a seguito di detta gara Alfa era risultata aggiudicataria di uno dei due lotti e si era impegnata a fornire all'attrice 625.000 freni a disco per un importo di E 7.356.250.000 a scadenze predeterminate;

3) nella lettera di ordinazione la convenuta si era impegnata a fornire guarnizioni aventi determinate caratteristiche e, in particolare, a garantire la conformità delle guarnizioni a determinati parametri (parametri Fiche);

4) a Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -2- seguito dell'utilizzo delle guarnizioni Beta aveva riscontrato - nel maggio 2004 - un consumo delle guarnizioni superiore al limite massimo previsto dai parametri Fiche, tale da determinare la sostituzione dopo la percorrenza di una distanza inferiore a 16.000 Km.;

5) a seguito della contestazione dei vizi, si era proceduto a verifica al banco prova di Beta, in contraddittorio tra le parti, e in tale circostanza era stata confermata la non conformità dei pezzi ai criteri stabiliti;

6) nonostante il riconoscimento dei vizi da parte di Alfa, inaspettatamente, con lettera del 10 aprile 2005, la fornitrice si era resa disponibile a fornire gratuitamente solo 24.000 pezzi, sostenendo che la fornitura fosse solo parzialmente viziata.

La società convenuta si costituì opponendosi alla domanda.

Il Tribunale adito, con sentenza n. 19068/12, in accoglimento della domanda attrice, dichiarò l'inadempimento di Alfa e la condannò al risarcimento dei danni, in favore di Beta, liquidati in euro 1.540.019,00, oltre interessi legali, nonché alla rifusione delle spese di lite. Avverso detta sentenza Alfa propose appello, cui resistette Beta S.p.A. chiedendo il rigetto del gravame, con vittoria di spese.

La Corte di appello di Roma, con sentenza depositata il 27 novembre 2015, rigettò l'appello e condannò l'appellante alle spese di lite di quel grado. Avverso la sentenza della Corte di merito Alfa S.C. ha proposto ricorso per cassazione basato su sette motivi, con il terzo dei quali contesta la giurisdizione del giudice italiano, sostenendo la sussistenza della giurisdizione del giudice polacco. Beta S.p.A. ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -3-

1. Preliminarmente, occorre dichiarare l'inammissibilità della nomina degli avvocati Michele Megha e Pier Luigi Bartoli (quest'ultimo già nominato domiciliatario della ricorrente), in luogo dell'originario difensore di detta parte (avv. Fabio Massimo Cantarelli, cancellato a domanda dall';albo degli avvocati in data 30 giugno 2016), avvenuta con procura rilasciata dal legale rappresentante della Alfa S.C., autenticata dagli avv. Bartoli e Megha e allegata alla "memoria di nomina di nuovi difensori", depositata in cancelleria in data 15 giugno 2017. Occorre, infatti, rammentare, alla stregua di orientamento consolidato, che, nel giudizio di cassazione, il nuovo testo dell'art. 83 cod. proc. civ., secondo il quale la procura speciale può essere apposta a margine od in calce anche di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, si applica esclusivamente ai giudizi instaurati in primo grado dopo la data di entrata in vigore dell'art. 45 della legge n. 69 del 2009 (4 luglio 2009), mentre, per i procedimenti instaurati anteriormente a tale data (come quello in esame, iniziato in primo grado nel 2007), se la procura non viene rilasciata a margine od in calce al ricorso e al controricorso, si deve provvedere al suo conferimento mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, come previsto dal secondo comma del citato art. 83 (tra le tante, Cass., 26 marzo 2010, n. 7241). Va, inoltre, osservato che, nel giudizio di cassazione, non soggetto agli eventi di cui all'art. 299 cod. proc. civ. e segg., la cessazione della propria attività (peraltro nella specie a domanda) e perfino il decesso dell'unico difensore non determina l'interruzione del processo, evidenziandosi che la parte nella specie ha avuto il tempo ragionevole per provvedere alla nomina di un nuovo difensore (tra le altre, Cass., 20 settembre 2013, n. 21608), posto che la ricorrente ha avuto tempo e modo di nominare due nuovi difensori, sebbene Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -4- tramite conferimento di irrituale procura (Cass., 15/06/2016, n. 12301) . Sicché, nel caso all'esame, è ancora pienamente applicabile la seguente regula iuris: «Nel giudizio di cassazione - diversamente rispetto a quanto avviene con riguardo ai giudizi di merito - la procura speciale non può essere rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o dal controricorso, poiché l'art. 83, comma terzo, cod. proc. civ. - nel testo applicabile ratione temporis al caso di specie -, nell'elencare gli atti a margine o in calce ai quali può essere apposta la procura speciale, individua, con riferimento al giudizio di cassazione, soltanto quelli suindicati. Pertanto, se la procura non viene rilasciata su detti atti, è necessario che il suo conferimento si realizzi nella forma prevista dal secondo comma del citato art. 83, cioè con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, facenti riferimento agli elementi essenziali del giudizio, quali l'indicazione delle parti e della sentenza impugnata. A quest'ultima conclusione deve pervenirsi anche con riferimento all'ipotesi in cui sopraggiunga la sostituzione del difensore nominato con il ricorso (o controricorso), non rispondendo alla disciplina del giudizio di cassazione, dominato dall';impulso d'ufficio a seguito della sua instaurazione con la notifica e il deposito del ricorso (o controricorso) e non soggetto agli eventi di cui all'art. 299 cod. proc. civ. e segg., il deposito di un atto redatto dal nuovo difensore su cui possa essere apposta la procura speciale» (tra le tante, Cass., 5 giugno 2007, n. 13086; cfr. anche Cass., 13 febbraio 2013, n. 3554).

2. Va esaminato prima degli altri il terzo motivo di ricorso, con il quale, lamentando «violazione e falsa applicazione dell'art. 2 della legge 18 giugno 1998 n. 192, dell'art. 1341 cod. civ., dell'art. 19 e seguenti c.p.c., degli artt. 3, 4 e 11 della legge 31 maggio 1995, n. 218, nonché dell'art. 17 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 e successive modificazioni e degli artt. 23 e 24 del Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -5- Reg. CEE n. 44/2000 e della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988», in relazione all'art. 360, primo comma, nn. 1, 2 e 3, cod. proc. civ., la società ricorrente sostiene che, nella specie, sussisterebbe la giurisdizione polacca, essendo Alfa S.C. una società avente sede in Korpele (Polonia), priva di uno stabilimento e di un rappresentante autorizzato a stare in giudizio in Roma, e non avendo la stessa aderito alla deroga della competenza di legge prevista dal contratto tra le parti, e che, comunque, il Tribunale adito sarebbe incompetente, essendo territorialmente competente il Tribunale di Verona.

2.1. Il motivo è infondato.

La Corte di merito ha correttamente ritenuto che nella specie - trattandosi di rapporti tra stati membri della Comunità Europea - va applicato il Regolamento CEE n. 44/00 che, all'art. 23, prevede che «Qualora le parti, di cui almeno una domiciliata nel territorio di uno Stato membro, abbiano attribuito la competenza di un giudice o dei giudici di uno Stato membro a conoscere delle controversie, presenti o future, nate da un determinato rapporto giuridico, la competenza esclusiva spetta a questo giudice o ai giudici di questo Stato membro.

Detta competenza è esclusiva salvo diverso accordo tra le parti.

La clausola attributiva della competenza deve essere conclusa:

a) per iscritto o oralmente con conferma scritta, o

b) in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra loro, o

c) nel commercio internazionale, in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere e che, in tale campo, è ampiamente conosciuto e regolarmente rispettato dalle parti di contratti dello stesso tipo nel ramo commerciale considerato ...» Come pure accertato dalla Corte di merito, le parti hanno espressamente derogato sia alla giurisdizione che alla competenza, pattuendo la competenza del Tribunale di Roma per tutte le controversie che dovessero sorgere in ordine al contratto. Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -6- Quindi, nella specie, la deroga è stata fatta con atto scritto; né è richiesta, come, invece, sostenuto dalla ricorrente, la specifica approvazione per iscritto ex art. 1341 cod. civ. della clausola di deroga in questione, non essendosi in presenza di un contratto per adesione, evidenziandosi che possono qualificarsi come contratti per adesione, rispetto ai quali sussiste l'esigenza della specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie, soltanto quelle strutture negoziali destinate - diversamente dal contratto in esame - a regolare una serie indefinita di rapporti, mentre non possono ritenersi tali i contratti predisposti da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento ad una singola, specifica vicenda negoziale (Cass. 22/10/2003, n. 15783; Cass. 19/03/2004, n. 5549, Cass. 23/05/2006, n. 12153) ed a cui l'altro contraente possa, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto, né, a maggior ragione, quelli in cui il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative svoltesi tra le parti (Cass. 15/02/2002, n. 2208). A quanto precede va aggiunto che, comunque, nel bando di gara è indicato come competente il Tribunale di Roma e che con la "dichiarazione del fornitore" allegata alla lettera di ordinazione (v. doc. n. 16 fascicolo di primo grado) la Alfa ha specificamente approvato per iscritto, anche ai sensi dell'art. 1341 cod. civ. la clausola relativa al foro competente. Inoltre, va evidenziato, che in ricorso (v. p.

14) la Alfa si è limitata a riportarsi alle medesime argomentazioni poste a base dell'eccezione di difetto di giurisdizione, già sopra esaminate, senza peraltro specificare quando e in quali esatti termini l'eccezione di incompetenza territoriale sia stata proposta; a tanto va aggiunto che, comunque, l'art. 20 cod. proc. civ. prevede, per le cause relative a diritti di obbligazione, come quella all'esame, anche la competenza del luogo in cui è sorta l'obbligazione (nella specie Roma). Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -7-

3. Con il primo motivo, lamentando «violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 9, della legge 18.6.1998, n. 192», la ricorrente contesta la qualificazione del contratto di cui si discute in causa operata dalla Corte di merito, sostenendo che trattasi di subfornitura e non di fornitura.

3.1. Il motivo è infondato.

La Corte di merito, sulla base di quanto accertato in fatto, ha escluso che il contratto in questione possa qualificarsi come subfornitura; peraltro la ricorrente non ha, in ricorso, specificamente dedotto che le prestazioni richieste fossero non corrispondenti ad una sua effettiva autonomia non solo organizzativa e imprenditoriale ma anche tecnico-esecutiva, non essendo a tale ultimo riguardo decisiva la sola circostanza, riportata in ricorso, che Beta abbia fornito alla ricorrente «specifiche tecniche, progetti, disegni tecnici».

4. L'esame del secondo motivo, rubricato «Ex art. 360, comma 1, n. 2, 3 e 5 c.p.c., violazione e falsa applicazione dell'art. 10 della legge 18 giugno 1998, n. 192, e degli artt. 806 e ss. c.p.c.» e con il quale la ricorrente lamenta il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione previsto con riferimento ai contratti di subfornitura dall';art. 10 della legge n. 192 del 1998, resta assorbito dal rigetto del primo motivo.

5. Con il quarto motivo si lamenta «violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., dell'art. 5 della legge 18 giugno 1998 n. 192, degli artt. 1666 e 1667 c.c. (in via principale) e dell'art. 1494 c.c. (in via subordinata)» in relazione all'art. 360, primo comma, nn. 1, 3 e 5, cod. proc. civ..

La ricorrente sostiene che, con riferimento alla garanzia per vizi denunciati, sarebbe intervenuta sia la decadenza che la prescrizione; nega che, nella specie, vi sia stato riconoscimento dei vizi ed assume che, al più, il riconoscimento, ove ritenuto sussistente, sia riferibile soltanto alle ultime forniture. Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -8-

6. Con il quinto motivo, deducendo «violazione e falsa applicazione dell'art. 5 della legge 18 giugno 1998 n. 192, dell'art.1667 c.c. (in via principale) e dell'art. 1494 c.c. (in via subordinata)», in relazione all'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la ricorrente censura l'affermazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo cui era «onere del debitore dimostrare l'esatto adempimento o che l'inadempimento fosse dipeso da causa a lui non imputabile»; ripropone la questione della individuazione della disciplina applicabile, nella specie, in tema di vizi; ribadisce che non vi è stato riconoscimento dei vizi e che, al più, il riconoscimento, ove ritenuto sussistente, sia riferibile soltanto alle ultime forniture.

7. I motivi quarto e quinto, che essendo strettamente connessi, ben possono essere esaminati congiuntamente, sono infondati per l'assorbente rilievo che con la lettera del 26 novembre 2004, in parte riportata in controricorso, la ricorrente ha riconosciuto - come affermato dalla Corte, sulla base di un accertamento in fatto, non sindacabile in questa sede - le «anomalie riscontrate su tutti i prodotti forniti» e tale riconoscimento ha l'effetto di svincolare il diritto alla garanzia dai prescritti termini di decadenza e prescrizione, sia che si faccia riferimento alle norme in tema di vendita che a quelle in tema di appalto. A quanto precede deve aggiungersi che non sussiste la lamentata violazione dell'art. 112 cod. proc. civ., peraltro indicata solo nella rubrica del quarto mezzo e neppure specificamente illustrata.

8. Con il sesto motivo, rubricato «Ex art. 360 comma 1, n. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. e dell'art. 2627 cod. civ.», la ricorrente lamenta che la Corte di merito, in tema di quantificazione dei danni, si sia allineata all'impostazione del Tribunale, il quale avrebbe liquidato i danni senza alcuna istruttoria, e censura la valutazione operata, ai fini del ritenuto riconoscimento dei vizi, dai Giudici del merito con riferimento alle missive delle parti. Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -9-

8.1. Il motivo è inammissibile, sia perché difetta di specificità, non essendo stato riportato il tenore letterale delle lettere cui si fa espresso riferimento, sia perché tende ad una rivalutazione delle risultanze istruttorie, non consentita in questa sede. Né sussistono le lamentate violazioni degli art. 112 cod. proc. civ. e dell'art. 2697 cod. civ., evidenziandosi che la doglianza relativa alla violazione del precetto di cui alla norma da ultimo citata è configurabile soltanto nell'ipotesi in il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne risulta gravata secondo le regole dettate da quella norma (Cass. 17/06/2013, n. 15107).

9. Con il settimo motivo si lamenta «violazione e falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., dell'art. 163 n. 5 c.p.c., dell'art. 112 c.p.c., dell'art. 167, comma 1, dell'art. 183 c.p.c.», in relazione all'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ..

La ricorrente sostiene che, in violazione dell'art. 2697 cod. civ., la Corte di appello avrebbe «conferma[to] la sentenza di primo grado attribuendo importanza al fatto che la prova sarebbe avvenuta a campione», deduce che i campioni prelevati sarebbero limitati ad un numero insignificante e che Beta avrebbe potuto, denunciando tempestivamente i vizi, mettere la Alfa in condizione di verificare la loro sussistenza e la loro incidenza e correggere, eventualmente, «il tiro in corso d'opera»; alla luce di tali argomentazioni la Alfa afferma che Trenitaslia non avrebbe provato né l'esistenza dei vizi né il nesso di causalità né l'entità del danno lamentato. Infine, la ricorrente lamenta che nell'atto di citazione la controparte avrebbe omesso ogni riferimento alle prove deducende, in violazione degli art. 163 n. 5 e 167, primo comma, nel testo ratione temporis applicabile al caso in esame.

9.1. Il motivo è infondato. Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 -10-

La Corte di merito, in base ad un accertamento in fatto, incensurabile in sede di legittimità, ha ritenuto sussistente l'inadempimento contrattuale, la responsabilità dell'attuale ricorrente e i vizi lamentati ex adverso e ha confermato la liquidazione dei danni operata dal Tribunale.

Non sussiste, inoltre, la violazione delle norme indicate nella rubrica all'esame. Si evidenzia, in particolare, che alcuna sanzione è prevista, nel codice di rito, per la mancata indicazione delle prove nell'atto introduttivo proceduto, atteso che le preclusioni all'esercizio dei poteri processuali, fra i quali quello di chiedere nuovi mezzi di prova, si verificano solo nel momento in cui si conclude la fase della trattazione preparatoria prevista dal codice di proceduta civile (v. art. 183 cod. proc. civ.), e tanto anche con riferimento alle norme processuali nel testo applicabile al caso in esame ratione temporis (arg. ex Cass.10/01/2012, n. 81).

10. Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

11. Le spese del presente giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

12. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi dell'art. 13, comma 1- quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall';art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art.

13.

p.q.m.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di cassazione, che liquida in euro 7.000,00 per compensi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in euro 200,00 e agli accessori di legge; ai sensi dell'art. 13, comma Ric. 2016 n. 13296 sez. SU - ud. 20-06-2017 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall';art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricor



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