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Cassazione II civile n.1437 del 23/01/2014


Responsabilità del professionista · notaio · pluralità di sedi · troppo lavoro · civile · deontologia · notai

fonte: Italgiure sentenzeweb

Responsabilità del notaio per avere svolto ricorrenti prestazioni presso soggetti terzi, organizzazioni o studi professionali. Per il consiglio notarile un avvocato esporto di deontologia forense.

"...reiterata ed intenzionale, protrattasi nel tempo, ha integrato la violazione addebitata, acclarando i dati, nella loro oggettiva consistenza, l'esplicazione da parte dello stesso notaio di un'attività ricorrente e di considerevole portata in piena infrazione al divieto posto dall';art. 10 del vigente codice deontologico, il quale vieta l'apertura di un ufficio secondario in più di un Comune sede notarile, equiparando all'ufficio secondario la ricorrente presenza del notaio presso studi di altri professionisti ed organizzazioni estranee al notariato."

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SENTENZA

sul ricorso proposto da: Tizio P., rappresentato e difeso, in forza di procura speciale in calce al ricorso e di procura speciale notarile, dagli Avv. Francesco Mazzi, Giovanni ludica, Mario Nuzzo e Roberto Minutillo Turtur, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Roma, via Maria Adelaide, n. 8; ricorrente - contro CONSIGLIO NOTARILE DI MILANO, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, in forza di procura speciale in calce al controricorso, dagli Avv. Remo Danovi e Francesco Giorgianni, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Roma, via Sistina, n. 42;

- controricorrente

- e contro PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D'APPELLO DI MILANO;

- intimato - avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Milano in data 26 settembre 2012. Udita la relazione della causa svolta nella camera di con- siglio del 21 giugno 2013 dal Consigliere relatore Dott. Al- berto Giusti; uditi gli Avv. Giovanni ludica, Mario Nuzzo e Remo Danovi; udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Pro- curatore Generale dott. Lucio Capasso, il quale ha concluso per raccoglimento del complesso motivo relativo all'originario addebito n. 4 (divenuto terzo addebito), per l'assorbimento dei motivi relativi all'entità della sanzione e alle attenuanti generiche, per il rigetto dei motivi relativi agli altri addebiti ed il rigetto dei motivi procedurali.

RITENUTO IN FATTO

l. - La Commissione amministrativa regionale di disciplina della Lombardia (d'ora in poi anche Co.Re.Di.) in data l° marzo 2012 ha inflitto al notaio P. Tizio la sanzione della sospensione per mesi sei e la pena pecuniaria di euro 240, ritenendolo responsabile dei seguenti illeciti disciplinari: -

2 - - violazione in modo costante, ripetuto, sistematico e non occasionale dell'art. 147, comma 1, lettera b), della legge notarile: in relazione all'art. 10 del codice deontologico, per avere aperto un ufficio secondario non dichiarato, nel Comune di Rho, oltre a quello già dichiara- to e mai cessato nel Comune di Milano; in relazione all'art. 31 del codice deontologico, essendo venuto meno ai doveri di imparzialità, per avere svolto ricorrenti prestazioni presso soggetti terzi, organizzazioni o studi professionali;

- ancora, violazione in modo costante, ripetuto, sistematico e non occasionale dell'art. 147, comma 1, lettera b), della legge notarile, in relazione all'art. 21 del codice deontologico, per essere venuto meno ai doveri di colla- borazione nei confronti del Consiglio notarile, avendo impedito a tale organo, mediante sistematici e ripetuti rifiuti, ritardi ed omissioni nella trasmissione della documentazione e dei dati richiesti, di esercitare nel modo più efficace il potere-dovere di vigilanza e con- trollo e le altre funzioni ad esso demandate dalla legge, ai fini della garanzia della qualità della prestazione e della tutela del prestigio e del decoro della categoria, avendo altresì mancato di lealtà nelle comunicazioni ef- fettuate;

3 - violazione dell'art. 147, comma l, lettera a), della legge notarile, per avere improntato il proprio comportamento ad un'eccessiva litigiosità nei confronti dei colleghi, del Consiglio notarile e dei clienti in genere, recando con ciò pregiudizio all'immagine del notaio quale deposi- tario di una funzione paragiurisdizionale (originaria in- colpazione n. 4); violazione del dovere, imposto dall';art. 26, comma l, del- la legge notarile, di assistere personalmente allo studio nei giorni della settimana di martedì, mercoledì e giove- dì e negli orari fissati dal presidente della Corte d'appello di Milano (originario addebito n. 6).

2. - La Corte d'appello di Milano, con ordinanza in data 26 settembre 2012, ha respinto il reclamo del notaio De Tizio.

2.1. - Escluso che i termini della fase amministrativa del procedimento disciplinare nei confronti del notaio siano da ritenere perentori e che possa trovare applicazione l'art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai docu- menti amministrativi) ad una fase anteriore a quella cui la legge notarile àncora l'inizio del procedimento e in relazione alla quale prevede essa stessa l'avviso al notaio, la Corte territoriale, con riguardo alla prima contestazione, ha rile- vato che - risultando pacifico in atti che il notaio De Tizio ha sempre avuto la sede principale a Settimo Milanese e la sede secondaria a Milano in via Larga, sedi entrambe operative - la condotta accertata (consistente nella ricezione, nel pe- riodo marzo-luglio 2010, nei locali siti in Rho alla via Puc- cini, n. 5, di n. 134 atti a raccolta, per la stragrande mag- gioranza dei casi di natura immobiliare - compravendite e mu- tui spesso tra loro collegati), reiterata ed intenzionale, protrattasi nel tempo, ha integrato la violazione addebitata, acclarando i dati, nella loro oggettiva consistenza, l'esplicazione da parte dello stesso notaio di un'attività ri- corrente e di considerevole portata in piena infrazione al di- vieto posto dall';art. 10 del vigente codice deontologico, il quale vieta l'apertura di un ufficio secondario in più di un Comune sede notarile, equiparando all'ufficio secondario la ricorrente presenza del notaio presso studi di altri profes- sionisti ed organizzazioni estranee al notariato.

In relazione al secondo addebito, la Corte di Milano - premesso che il comportamento del professionista il quale, in violazione delle norme deontologiche, si sottrae ai controlli dell'organo preposto alla vigilanza o tenda ad eluderli o a renderli difficoltosi, costituisce condotta eticamente ripro- vevole in quanto indicativa di scarsa lealtà, correttezza e limpidezza di comportamento, idonea a ledere l'interesse tute- lato dall';art. 147 della legge notarile - ha

Rilevato che nel- la specie vengono in considerazione tre distinte tipologie di 5 condotta in violazione del richiamato principio: la risposta omissiva e incompleta al monitoraggio del 2009; l'omesso tem- pestivo invio del repertorio atti tra vivi marzo/luglio 2010; l'omesso invio della documentazione relativa ai rapporti con la società "I professionisti della consulenza". Con riguardo al terzo addebito (originaria incolpazione n. 4), la Corte d'appello ha sottolineato che l'eccessività liti- giosità del dott. Tizio è dimostrata dalla presentazione di esposti, diffide, minacce, richieste di accesso agli atti e nel deposito di otto ricorsi al TAR ed uno al Consiglio di Stato contro il Consiglio notarile di Milano, l'ultimo dei quali riguardante la legittimità di questo stesso procedimento disciplinare.

La Corte distrettuale ha poi ritenuto sussistente il quar- to addebito (originaria incolpazione n. 6), essendo pacifico che nei giorni e negli orari di assistenza obbligatoria, sta- biliti dalla Corte d'appello, il notaio Tizio, nel periodo marzo-luglio 2010, nei giorni di martedì e giovedì nelle fasce orarie indicate, non si trovava presso la sede principa- le in Settimo Milanese, ma si occupava in maniera sistematica della sede di Rho. Infine, la Corte d'appello ha respinto le censure concer- nenti la mancata lettura del dispositivo della decisione della Commissione amministrativa regionale di disciplina e l'entità della sanzione inflitta. 61/Li

4. 6

3. - Per la cassazione dell'ordinanza della Corte d'appello il notaio P. Tizio ha proposto ricorso, con atto notificato il 27 ed il 29 novembre 2012, sulla base di ventidue motivi o profili di doglianza. L'intimato Consiglio notarile di Milano ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative in prossimità della camera di consiglio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

l. - Vanno preliminarmente respinte le eccezioni di inam- missibilità sollevate dalla difesa del controricorrente Consi- glio notarile con riguardo ai singoli motivi di ricorso.

Non è ragione che giustifica il mancato esame del fondo delle censure con essi articolate il fatto che le denunce di violazione e falsa applicazione di legge non siano accompagna- te dalla precisazione del profilo (n. 3 ovvero n. 4 dell'art. 360 cod. proc. civ.) in relazione al quale lo scrutinio del giudice di legittimità dovrebbe essere esercitato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. Il, 21 gennaio 2013, n. 1370), infatti, ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione, non costituisce condizione necessaria la corretta menzione dell'ipotesi appropriata, tra quelle in cui è consen- tito adire il giudice di legittimità, purché si faccia valere un vizio della decisione astrattamente idoneo a inficiare la pronuncia; ne consegue che è ammissibile il ricorso per cassa- • zione che lamenti la violazione di una norma processuale, an- corché la censura sia prospettata sotto il profilo della vio- lazione di norma sostanziale ex art. 360, primo comma, numero 3, cod. proc. civ., anziché sotto il profilo dell'error in procedendo, di cui al numero 4 del citato art. 360, o vicever- sa. D'altra parte, è da escludere che i motivi di ricorso re- lativi al vizio di motivazione contengano una inammissibile mescolanza o sovrapposizione di profili diversi: contrariamen- te a quanto eccepito, infatti, l'insufficienza della motiva- zione è di volta in volta prospettata in via subordinata ri- spetto alla dedotta omissione della stessa, sicché la redazio- ne degli stessi non si risolve in una generica, indistinta ed ancipite rimessione al giudice di legittimità del compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente.

2. - Passando all'esame del ricorso, è preliminare in or- dine logico l'esame del secondo motivo (pag. 28 e ss. del ri- corso), con cui il ricorrente lamenta che la Corte d'appello abbia escluso la nullità della sanzione disciplinare inflitta dalla Commissione per mancata lettura del dispositivo in u- dienza (primo profilo) e per deposito tardivo della decisione (secondo profilo).

2.1. - La doglianza è infondata.

In tema di procedimento disciplinare a carico dei notai, la mancata lettura del dispositivo, immediatamente dopo la de- • 8 cisione, da parte del presidente della Commissione amministra- tiva regionale di disciplina non comporta la nullità della sanzione, in quanto né l'art. 157 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (nel testo sostituito dall';art. 44 del d.lgs. l° agosto 2006, n. 249), né altra norma della legge notarile pre- vede espressamente tale conseguenza. Ugualmente non dà luogo ad alcuna nullità il deposito della decisione oltre il termine di trenta giorni previsto dal citato art. 157, giacché il ri- tardo nel deposito di una decisione non è idoneo, in difetto di una specifica previsione di legge, ad estinguere i poteri decisori del giudicante.

3. - Il quarto motivo (esposto a pag. 42 e ss. del ricorso e articolato, anch'esso, in due profili) concerne la violazio- ne del principio di immediatezza e di tempestività dell'azione disciplinare. Denunciando violazione dell'art. 153 della legge notarile e insufficiente e contraddittoria motivazione, il ri- corrente sostiene che il fatto che la legge notarile non abbia dato una misura fissa al termine per l'esercizio dell'azione disciplinare non significa che un'indicazione precisa manchi, essendo improcedibile il procedimento promosso "senza indugio".

La Corte d'appello nulla avrebbe detto sulla ragionevo- lezza del tempo trascorso tra la percezione degli asseriti il- leciti e il promovimento dell'azione disciplinare.

3.1. - La doglianza è infondata. Nel respingere la corrispondente censura articolata in se- de di reclamo, la Corte territoriale si è attenuta al princi- pio per cui i termini della fase amministrativa del procedi- mento disciplinare nei confronti dei notai sono ordinatori, in mancanza di una espressa qualificazione di perentorietà, con la conseguenza che deve escludersi che l'art. 153 della legge notarile, nello stabilire che il procedimento disciplinare de- ve essere promosso senza indugio, fissi un termine di decaden- za o di estinzione in relazione a tale procedimento (Cass., Sez. VI-3, 20 luglio 2011, n. 15963). D'altra parte, la Corte di merito ha dato atto, corretta- mente, che la molteplicità delle condotte contestate ha reso complessa l'attività di indagine, in ragione sia della plura- lità di infrazioni, sia dello stesso comportamento tenuto dall';incolpato, e che, comunque, l'ipotizzata protrazione del procedimento non è stata tale da precludere o da determinare un ostacolo alla difesa effettiva dell'incolpato.

La comples- siva censura non tiene quindi conto del fatto che la Corte di Milano - la quale ha escluso sia una indolente gestione dell'iniziativa disciplinare, sia una cattiva organizzazione del procedimento svoltosi dinanzi alla Co.Re.Di. - ha sottoli- neato che la concreta scansione procedimentale è stata giusti- ficata da esigenze istruttorie ed è compatibile con la tempe- stività dell'iniziativa disciplinare. Contrariamente a quanto suppone il ricorrente (il quale, ad esempio, quanto all'addebito n. l, dopo avere

Rilevato che il Consiglio nota- rile di Milano, già in data 10 settembre 2010, a fronte della documentazione prodotta dallo stesso notaio, si sarebbe per- suaso della presenza ricorrente del dott. Tizio in Rho, sostiene che non era necessario protrarre le indagini per ac- quisire ulteriori elementi a carico dell'incolpato, promuo- vendo l'azione disciplinare soltanto il 10 marzo 2011), la va- lutazione dell'immediatezza dell'azione disciplinare va anco- rata alla conoscenza piena del fatto, sicché non può prescin- dere dalle peculiarità dell'infrazione e dai tempi indispensa- bili per il relativo accertamento.

4. - Con riguardo alla decisione sul primo addebito, il ricorrente formula (a pag. 50 e ss.) cinque motivi.

4.1. - Con il primo, si denuncia violazione e falsa appli- cazione dell'art. 147, lettera b), della legge notarile, in relazione all'art. 10 del codice deontologico notarile; rile- vandosi che nel caso concreto la violazione accertata è unica (consistendo nella presenza del notaio presso altri professio- nisti o organizzazioni estranee al notariato), si sostiene che l'art. 10 del codice deontologico sarebbe violato una sola volta e che, senza una pluralità di violazioni, mancherebbe in radice l'estremo dell'art. 147, comma l, lettera b), della legge notarile, per carenza del suo elemento oggettivo.

La fattispecie disciplinarmente rilevante sarebbe integrata solo se la ricorrente presenza si fosse riscontrata in più studi di 2 altri professionisti o nello stesso studio, ma in epoche di- stinte e debitamente intervallate.

4.1.1. - La censura è priva di fondamento. Nel contesto del comma l, lettera b), dell'art. 147 della legge notarile - che punisce con la censura o con la sospen- sione fino ad un anno (o, nei casi più gravi, con la destitu- zione) il notaio che "viola in modo non occasionale le norme deontologiche elaborate dal Consiglio nazionale del notariato" - l'espressione "non occasionale" va interpretata nel senso che è sanzionabile la sistematica violazione delle norme deon- tologiche de quibus e non - certamente - una isolata violazio- ne (Cass., Sez. III, 18 luglio 2008, n. 19927). Costituisce, pertanto, illecito disciplinare, sanzionato ai sensi del comma l, lettera b), della legge notarile, la presenza sistematica ed organizzata del notaio, ai fini dell'espletamento della propria attività professionale, presso un'ulteriore sede se- condaria, non consentita dai principi di deontologia profes- sionale (nel testo approvato dal Consiglio nazionale del nota- riato con deliberazione n. 2/56 del 5 aprile 2008, comunicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 177 del 30 luglio 2008), che, all'art. 10, vieta l'apertura di un ufficio secon- dario in più di un Comune sede notarile ed equipara all'ufficio secondario la ricorrente presenza del notaio pres- so studi di altri professionisti od organizzazioni estranee al notariato. Correttamente, pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto integrato tale illecito nella condotta del notaio (con sede principale a Settimo Milanese e sede secondaria a Milano) il quale si è recato stabilmente negli uffici di Rho della s.r.l. "I professionisti della consulenza" due giorni a settimana, stipulando una molteplicità di atti a raccolta, 134 in 4 mesi con una media di 33,5 atti al mese.

4.2. - Sotto un secondo profilo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 147, comma l, lettera b), della legge notarile, in relazione all'art. 10 del codice deontolo- gico notarile, perché l'interesse tutelato dalla norma deonto- logica non può più essere quello di escludere o limitare la concorrenza a beneficio dei notai che in un dato territorio hanno la loro sede, ma quello di garantire l'adeguata presenza del notaio nella propria sede: interesse che nella specie non sarebbe leso, avendo il dott. Tizio sempre garantito l'adeguata copertura della sede principale, avendovi ricevuto, nel 2010, 647 atti.

4.2.1. - La doglianza è infondata, perché la regola deon- tologica che vieta l'apertura di più di un ufficio secondario è diretta, non a precludere la concorrenza, ma ad evitare con- centrazioni di attività professionale nocive al corretto svolgimento della professione notarile, essendo fatta salva la possibilità per il notaio di recarsi, per ragione delle sue funzioni, in tutto il territorio del distretto in cui trovasi la sua sede notarile (ed oggi, dopo la modifica dell'art. 26 della legge notarile ad opera dell'art. 12 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. l, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in tutto il territorio del di- stretto della Corte d'appello). Pertanto, l'illecito discipli- nare che deriva dalla violazione di tale precetto deontologico non è scriminato dal fatto che il notaio abbia contemporanea- mente continuato ad esercitare le funzioni anche nella propria sede.

4.3. - Con la terza censura (violazione degli artt. 158 della legge notarile e 26 del d.lgs. 10 settembre 2011, n. 150, recante "Disposizioni complementari al codice di procedu- ra civile in materia di riduzione e semplificazione dei proce- dimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69") ci si duole che la Corte d'appello, giudicando inammissibili gli ulteriori mezzi di prova offerti dal notaio in sede giurisdizionale, non abbia valutato i documenti offerti, miranti a dimostrare la sussi- stenza dell'esimente di cui all'art. 26, capoverso, della leg- ge notarile, rappresentata dalla richiesta del cliente di as- sistenza fuori sede.

4.3.1. - Il mezzo è infondato, anche se va corretta la motivazione dell'ordinanza impugnata.

In tema di procedimento disciplinare a carico dei notai, il giudizio di competenza della corte d'appello in sede di re- clamo avverso il provvedimento emesso dalla commissione amministrativa regionale di disciplina, pur avendo indubbi conno- tati impugnatori, non è assimilabile all'appello, disciplinato dal codice di procedura civile, che si configura come un giu- dizio di secondo grado avente natura omogenea rispetto a quel- lo di primo grado. Ne consegue che, nel procedimento giurisdi- zionale che si svolge in primo grado di fronte alla corte d'appello, non è applicabile il disposto dell'art. 345 cod. proc. civ. sul divieto di produrre nuovi documenti, non potendo ammettersi che nella fase amministrativa dinanzi alla commissione regionale di disciplina possano determinarsi preclu- sioni istruttorie destinate a perpetuarsi nella fase giurisdi- zionale. Ha pertanto errato la Corte di Milano a ritenere tar- diva la produzione documentale del reclamante diretta a dimo- strare che la presenza del notaio rogante in Rho presso altro studio di professionisti derivava dalla richiesta dei clienti di assistenza fuori sede. E tuttavia la Corte d'appello ha utilizzato anche una se- conda e concorrente ratio decidendi, la quale si sottrae alle censure del ricorrente e quindi si rivela da sé idonea a sor- reggere la decisione impugnata.

L'ordinanza ha precisato infatti, con logica e congrua argomentazione, che la produzione del reclamante non appare, in ogni caso, dirimente a fronte delle "chiare ammissioni" dello stesso notaio Tizio, come richiamate e correttamente apprezzate dalla Co.Re.Di., a- vendo questi riferito che le stipule effettuate in Rho, nella quasi totalità dei casi, non trovano la loro giustificazione in dirette, specifiche richieste delle parti interessate (non originarie o non residenti, nella quasi totalità dei casi, in Rho, e che avevano sempre solo preso previamente contatti con lo studio del notaio in Settimo Milanese o in Milano), bensì in una iniziativa dello stesso notaio rogante.

4.4. - Con il quarto motivo si censura, sotto il profilo dell'omessa o insufficiente valutazione, l'esame condotto dal- la Corte d'appello sulla dichiarazione del notaio in ordine alla scelta, da parte sua e non delle parti, del luogo della stipula.

4.4.1. - La doglianza è infondata. Come si è appena visto, la Corte d'appello ha spiegato che è stato lo stesso notaio Tizio a confermare direttamente che le stipule effettuate in Rho, nella quasi totalità dei casi, non trovavano la loro giustificazione in dirette, specifiche motivate richieste del- le parti interessate. A fronte dell'articolata motivazione dell'ordinanza impugnata, con la proposta doglianza il ricor- rente, pur apparentemente prospettando vizi motivazionali, tende, in realtà, a rimettere in discussione, contrapponendo- vene uno difforme, l'apprezzamento in fatto del giudice di merito; apprezzamento che, in quanto basato sull'analitica disa- mina delle dichiarazioni rese dal notaio nella seduta del 27 settembre 2011 dinanzi alla Co.Re.Di. ed espresso con motivazione immune da lacune ed in sé coerente, si sottrae al giudi- zio di legittimità.

4.5. - Il quinto motivo (violazione degli artt. 158 legge notarile, 26 del d.lgs. n. 150 del 2011 e 2697 cod. civ.; in subordine, omessa motivazione) lamenta che la Corte d'appello abbia ignorato l'istanza istruttoria che il reclamante aveva formulato al fine di dimostrare di essersi recato all'indirizzo di Rho, via Puccini, n. 5, soltanto quando ne è stato richiesto dalle parti.

4.5.1. - Il motivo è infondato, per le stesse ragioni e- sposte retro, sub 4.3.1., nell'esame del terzo motivo relativo a questo stesso primo addebito.

5. - Alla decisione sul secondo addebito, relativo alla mancata collaborazione con il Consiglio notarile, il ricorso muove (a pag. 66 e ss.) due censure.

La prima è di omessa o insufficiente motivazione, perché la Corte d'appello non avrebbe considerato in alcun modo i numerosi ed importanti elementi contenuti nella difesa svolta e perché avrebbe ritenuto inescusabile la condotta del notaio consistita nel trasmettere al presidente del Consiglio notari- le lettere contenenti l'avvertimento che non ne autorizzava la trasmissione a terzi. Con la seconda (violazione o falsa applicazione dell'art. 147, comma l, lettera b, della legge no- tarile, in relazione agli artt. 13, 21 e 24 del codice deonto- logico) si sostiene che il dovere di collaborazione con il proprio ordine professionale non potrebbe essere tale da costringere il notaio ad autoaccusarsi.

5.1. - La censura è, sotto entrambi i profili, infondata. Secondo i principi di deontologia professionale dei notai, il notaio è tenuto a prestare al Consiglio notarile la più am- pia collaborazione al fine di consentirgli di esercitare nel modo più efficace il potere-dovere di vigilanza e di controllo e le altre funzioni ad esso demandate dalla legge, ai fini della garanzia della qualità della prestazione e della tutela del prestigio e del decoro della categoria (art. 21).

In par- ticolare, il notaio è tenuto a comunicare al Consiglio notarile distrettuale ovvero direttamente al Consiglio nazionale del notariato i dati e le informazioni in genere che gli siano richiesti da tali organi, anche con carattere di periodicità, riguardanti la propria attività professionale, le modalità di svolgimento della stessa e l'osservanza delle normative in ma- teria di adempimenti, sia nella sua generalità per specifici periodi, sia per settori, luoghi o altre modalità determinate; ha altresì il dovere di esibire o trasmettere copia o estratti del repertorio, di atti, registri, libri e documenti, anche di natura fiscale, e di fornire relazioni scritte o di rispondere a questionari riguardanti le modalità di svolgimento dell'attività professionale (art. 22, primo comma, lettere a e b). Sul notaio incombe il dovere di comunicare al Consiglio notarile l'esistenza di uffici secondari e di fornire, su richiesta dello stesso, ogni informazione, anche mediante conse- gna di documenti, relativa all'attività svolta nell'ufficio secondario (art. 13).

Poiché, dunque, costituisce un principio di deontologia professionale, recepito in maniera formale tra quelli posti a presidio del decoro della professione, il dovere del notaio di collaborare con lealtà con il Consiglio notarile al fine di consentire al predetto organo di esercitare nel modo più effi- cace il potere di vigilanza e di controllo nel quadro della tutela del prestigio della categoria, il notaio che non forni- sce al Consiglio la documentazione richiesta, sottraendosi ai controlli dell'organo preposto alla funzione di vigilanza, po- ne in essere una condotta contraria alla espressa enunciazione di una regola di comportamento professionale, oltre che eticamente riprovevole, improntata a scarsa lealtà, correttezza e limpidezza di comportamento, in contrasto con i principi di deontologia oggettivamente enucleabili dal comune sentire in un dato momento storico, e, pertanto, lesiva del prestigio e del decoro della classe notarile, e, come tale, sanzionabile ai sensi dell'art. 147, comma l, lettera b), della legge nota- rile (Cass., Sez. III, 15 luglio 1998, n. 6908; Cass., Sez. VI-3, 23 marzo 2012, n. 4721).

Di tale principio ha fatto applicazione la sentenza impugnata, dopo avere Rilevato che il notaio Tizio ha eluso la richiesta relativa al monitoraggio 2009, al repertorio atti tra vivi marzo-luglio 2010 e alla documentazione relativa ai rapporti con la società "I professionisti della consulenza", ed ha inviato alcune lettere al presidente del Consiglio nota- rile, ma con l'indicazione preclusiva che non fossero divulga- te a terzi, e, dopo la restituzione da parte del presidente, non le ha restituite senza la diffida a non divulgarle, benché a ciò fosse stato espressamente sollecitato. Né viene in considerazione il principio nemo tenetur contra se edere, espressione del diritto di difesa costituzional- mente garantito ed applicabile anche nei procedimenti disciplinari, compreso quello notarile: qui non si è infatti di fronte (come nel caso di Cass., Sez. Un., 28 febbraio 2011, n. 4773) alla mancata risposta a fronte della richiesta di forni- re chiarimenti su un esposto a carico del professionista con- cernente fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare, ma si tratta di condotta elusiva del notaio dinanzi alla richiesta del Consiglio notarile, per ragioni istituzionali di vigilanza e controllo esercitate nei confronti di tutti i notai al di fuori del procedimento disciplinare, di fornire i dati obiet- tivi dell'attività svolta e risultanti dai repertori.

6. - La decisione relativa al terzo addebito (originaria incolpazione n. 4) è attinta (a pag. 76 e ss.) da due doglianze. Con la prima (violazione dell'art. 147, lettera a, della legge notarile) si sostiene che le iniziative giudiziarie del notaio sottoposto a procedimento disciplinare non configure- rebbero un abuso del processo, né integrerebbero l'illecito previsto dall';art. 147, comma 1, lettera a), della legge nota- rile. Con la seconda, formulata in via subordinata, si lamen- ta, sotto il profilo dell'insufficiente o contraddittoria mo- tivazione, che la Corte non sia scesa nel dettaglio delle sin- gole iniziative, anche giudiziarie, intraprese dal dott. Tizio, omettendo di verificarne le cause.

6.1. - La censura è fondata. Innanzitutto lo è sotto il profilo del vizio di motivazione.

La Corte d'appello si è fermata a registrare che l'atteggiamento "ingiustificatamente" ed "eccessivamente" li- tigioso del notaio Tizio trova il suo "oggettivo fondamento nella documentazione fornita dal Consiglio notarile di Milano", in particolare nella produzione, già sottolineata nella decisione della Co.Re.Di., di esposti, diffide, minacce, richieste di accesso agli atti e nella presentazione di otto ricorsi al TAR e di uno al Consiglio di Stato. Ma la Corte territoriale, nel confermare la sanzione irro- gata per la condotta oppositiva del notaio, non ha indicato nel dettaglio il contenuto di quegli esposti, diffide e minac- ce, né ha considerato le ragioni fatte valere dal notaio con quelle impugnative in sede giurisdizionale, le quali traevano origine dalla richiesta del Tizio, sottoposto a richie- ste formulate nei suoi confronti dal Consiglio notarile • nell'esercizio della funzione di vigilanza, di accesso agli atti al fine di conoscere l'esistenza, nei suoi confronti, di un procedimento amministrativo volto alla rilevazione di ille- citi disciplinari. Inoltre, nel dare rilievo al numero delle azioni giurisdizionali promosse dal notaio, l'ordinanza impu- gnata non ne ha scrutinato gli esiti, e quindi non ha valutato se il giudice amministrativo, dinanzi al quale le azioni erano state promosse, abbia o meno accertato la ricorrenza dei pre- supposti della responsabilità processuale aggravata o, in ge- nerale, dell'abuso del processo. Ma la doglianza è fondata anche sotto il profilo della violazione di legge.

In tema di illeciti disciplinari previsti a carico di chi esercita la professione notarile, l'art. 147, lett. a), della legge n. 89 del 1913, prevede una fattispecie disciplinare a condotta libera, all'interno della quale è punibile ogni com- portamento, posto in essere sia nella vita pubblica che nella vita privata, idoneo a compromettere l'interesse tutelato, il che si verifica ogni qual volta si ponga in essere una violazione dei principi di deontologia enucleabili dal comune sen- tire in un determinato momento storico.

Il decoro ed il prestigio della classe notarile - beni che la citata disposizione protegge - non sono compromessi né dal- la richiesta, ancorché reiterata, di accesso ai documenti ac- quisiti nell'esercizio, da parte del Consiglio notarile, della funzione di vigilanza, né dalle successive azioni giurisdizio- nali contro i relativi dinieghi.

In particolare, la fattispecie disciplinare di cui al citato comma l, lett. a, dell'art. 147 non può dirsi integrata da un'attività coincidente con l'esercizio del diritto garantito dagli artt. 24 e 113 Cost., attesa l'insanabile contraddizione consistente nel sanzionare disciplinarmente un comportamento integrante esercizio di un diritto soggettivo - il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi - tutelato al più alto livello delle fonti anche nei confronti della pubbli- ca amministrazione (e non escluso né limitato a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti), salvo che, nella sede propria, non ne sia stata accertata l'abusività. Né a diversa conclusione può condurre il canone deontolo- gico "tanto più notaio, tanto meno giudice". Quel principio, infatti, si riferisce all'attività professionale del notaio nella sua veste di pubblico ufficiale altamente specializzato il quale, con il suo intervento, tanto per la consulenza che fornisce in modo imparziale ma attivo alle parti, come per la redazione del documento autentico che ne è il risultato, con- ferisce all'utente del diritto la sicurezza giuridica e, pre- venendo possibili liti, costituisce un elemento indispensabile per la stessa amministrazione della giustizia, ma è estraneo alla sfera privata del professionista che, in quanto tale, ha il diritto costituzionale di agire e difendersi in giudizio.

7. - Le censure articolate dal ricorrente (a pag. 88 e ss.) alla decisione concernente il quarto addebito (originaria íncolpazione n. 6) reiterano il terzo, il quarto ed il quinto motivo di ricorso contro il capo di decisione sul primo adde- bito. Con la prima censura (violazione degli artt. 158 della legge notarile e 26 del d.lgs. n. 150 del 2011) ci si duole infatti che la Corte d'appello, giudicando inammissibili gli ulteriori mezzi di prova offerti dal notaio in sede giurisdi- zionale, non abbia valutato i documenti offerti, miranti a di- mostrare la sussistenza dell'esimente di cui all'art. 26, ca- poverso, della legge notarile, rappresentata dalla richiesta del cliente di assistenza fuori sede.

Con il secondo motivo si censura, sotto il profilo dell'omessa o insufficiente valuta- zione, l'esame condotto dalla Corte d'appello sulla dichiara- zione del notaio in ordine alla scelta, da parte sua e non delle parti, del luogo della stipula.

Il terzo motivo (viola- zione degli artt. 158 legge notarile, 26 del d.lgs. n. 150 del 2011 e 2697 cod. civ.; in subordine, omessa motivazione) la- menta che la Corte d'appello abbia ignorato l'istanza istrut- toria che il reclamante aveva formulato al fine di dimostrare di essersi recato all'indirizzo di Rho, via Puccini, n. 5, soltanto quando ne è stato richiesto dalle parti.

7.1. - Tutte le doglianze sono infondate per le ragioni esposte retro, sub 4.3.1., 4. 4.1. e 4.5.1.

8. - I tre motivi finali (pag. 90 e ss.) concernono le "violazioni commesse dal Consiglio notarile e i loro riflessi sul procedimento disciplinare".

8.1. - Con il primo di essi (violazione e falsa applica- zione dell'art. 160 della legge 16 febbraio 1913, n. 89) ci si duole che, davanti al Consiglio notarile, il modus procedendl seguito non abbia rispettato le garanzie previste dalla legge n. 241 del 1990. Poiché il procedimento istruttorio discipli- nare davanti al Consiglio notarile è autonomo ed indipendente rispetto al procedimento di competenza della Commissione ammi- nistrativa, esso sarebbe disciplinato dai principi contenuti nella citata legge.

8.1.1. - Il motivo è infondato.

La Corte d'appello ha escluso che la mancata comunicazione di avvio del procedimento costituisca lesione dei diritti dell'incolpato, trovando applicazione la norma speciale dell'art. 155 della legge notarile, che qui risulta puntual- mente osservata.

Il ricorrente non ha ragione di dolersi della violazione della legge n. 241 del 1990, avendo questa Corte già chiarito che nella fase preliminare al promovimento dell'azione disci- plinare nei confronti di un notaio a quest'ultimo non deve es- sere data preventiva comunicazione dell'avvio del procedimento: sia perché il citato art. 7 esclude la propria applicabi- lità nei casi di particolari esigenze di celerità del procedi- mento, le quali sono legislativamente presupposte dall';art. 153 della legge notarile, che impone di promuovere il procedi- mento senza indugio, se risultano sussistenti gli elementi co- stitutivi di un fatto disciplinarmente rilevante (Sez. Un., 31 luglio 2012, n. 13617); sia perché la materia è, in parte qua, integralmente regolata dalla medesima legge notarile, il cui art. 155 dispone che al notaio sia data comunicazione del pro- cedimento solo dopo che l'azione disciplinare è stata promossa mediante la relativa richiesta (Sez. VI-3, 26 giugno 2012, n. 10595).

8.2. - Con il secondo di essi (violazione e falsa applica- zione dell'art. 93, primo comma, della legge notarile; eccesso di potere; illogicità; uso abnorme e distorsione della funzio- ne di vigilanza) si lamenta che la Corte d'appello non abbia considerato che, ordinando al notaio Tizio l'esibizione ed il deposito entro dieci giorni di copia del repertorio atto tra vivi relativo ai mesi dal marzo al luglio 2010, il Consi- glio notarile - ed il suo presidente - avrebbero esercitato un potere di ispezione che non gli compete, e di cui è titolare il solo Archivio notarile, oltretutto esercitandolo con un in- tento puramente esplorativo.

8.2.1. - La doglianza è priva di fondamento, posto che rientra nei poteri del Consiglio notarile distrettuale vigilare sull'osservanza, da parte dei notai iscritti al collegio, dei principi e delle norme di deontologia e controllare il re- golare esercizio dell'attività notarile, effettuando, attra- verso il suo presidente o un suo componente, delegato dal Con- siglio, accessi agli studi, esaminando atti, repertori ed in- dici, esaminando gli estratti repertoriali ed assumendo infor- mazioni presso le amministrazioni e gli uffici pubblici.

8.3. - Il terzo mezzo, che lamenta l'illegittimità assolu- ta ed insanabile dei provvedimenti disciplinari per violazione della normativa nazionale e comunitaria antitrust, è inammis- sibile per genericità, non essendo correlato al tipo di adde- biti disciplinari mossi al notaio Tizio, nessuno dei quali si riferisce ad ipotesi di (illecita) concorrenza ad al- tri notai.

9. - Per effetto dell'accoglimento della censura relativa al terzo addebito, resta assorbito l'esame: del primo motivo di ricorso (esposto a pag. 24 e ss.), con cui si censura la violazione e la falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ., in riferimento agli artt. 153, comma 3, 155 e 156 della legge notarile, per avere la Corte di merito avallato una san- zione forfetaria, senza che sia stata indicata la pena inflit- ta per ciascuna violazione; e del terzo mezzo (pag. 31 e ss.), articolato in due profili, relativo al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti e degli effetti che ne discendono ex art. 144 legge notarile.

10. - L'ordinanza impugnata è cassata in relazione alla censura accolta.

La causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Milano.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione. PER QUESTI MOTIVI La Corte accoglie i motivi di ricorso relativi al terzo ad- debito (originaria incolpazione n. 4), rigetta gli altri moti- vi e dichiara assorbiti quelli relativi alla sanzione e alle attenuanti; cassa l'ordinanza impugnata in relazione alla cen- sura accolta e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d'appello di Milano. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della II Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 21 giugno 2013.



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