RicercaGiuridica.com
Oltre 50.000 sentenze gratuite e social
Newsletter gratuita info e privacy:

Chi siamo

Follow on Twitter Facebook Telegram Scrivici Stampa    


Cassazione - Sentenze - Dal 2000 la 1o banca dati di sentenze in puro testo share to whatsapp


Materie - Manda testi - Segnala url - testi integrali - RSS


adv iusondemand

Corte di Cassazione 17 febbraio 2001, n. 2347/r/n


Lo scioglimento della comunione legale fra coniugi è effetto pressoché automatico del passaggio in giudicato della sentenza di separazione - non, quindi, della successiva eventuale pronuncia di divorzio - ma sono di regola gli accordi di separazione a contenere il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all'uno o all'altro coniuge, costituendo tali accordi, una volta sottoposti al vaglio del giudice, titolo per la trascrizione, senza che alcun ostacolo possa discendere dalla già esistente comunione legale; per l'effetto, la divisione in concreto dei beni in comunione legale deriva da accordi, comunque, raggiunti in sede giudiziale dai coniugi separati o divorziandi strettamente collegati allo scioglimento del matrimonio ed, in quanto tali, meritevoli della esenzione prevista dall'art. 19, l. n° 74/1987, a nulla rilevando la qualifica di divisione convenzionale - in quanto, da un lato, divisione non inserita nella pronuncia di divorzio, ma attualizzata con accordi separati e, dall'altro, distinta dalla divisione legale quale effetto automatico della sentenza di separazione - poiché la suddetta norma agevolativa, con ampia dizione, esenta dall'imposta di registro, e da ogni altra imposizione, tutti "gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio ...", necessariamente comprendendo tutti gli atti e le convenzioni che i coniugi pongono in essere nell'intento di regolare, sotto il controllo del giudice, i loro rapporti patrimoniali, conseguenti allo scioglimento del matrimonio./r/n

Condividi su: FaceBook   Email - Seguici su facebook Facebook   telegramTelegram

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE CIVILE V - TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Vincenzo CARBONE - Presidente -

Dott. Enrico PAPA - Consigliere -

Dott. Antonio MERONE - Consigliere -

Dott. Giuseppe FALCONE - Consigliere -

Dott. Simonetta SOTGIU - Rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELLE FINANZE UFF REGISTRO SAN REMO, in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

- ricorrente -

contro

G.R.;

- intimata -

avverso la sentenza n. 152/97 della Commissione tributaria regionale di GENOVA, depositata il 23/12/97;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 04/10/00 dal Consigliere Dott. Simonetta SOTGIU;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Francesco MELE che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione Tributaria Regionale della Liguria con sentenza 23 dicembre 1997 ha ritenuto esente da INVIM ed accessori il maggior assegno attribuito a G.R., in sede di conciliazione giudiziale sullo scioglimento della comunione dei beni fra coniugi nell'ambito di procedimento di divorzio, sul presupposto che il verbale di conciliazione dovesse nella specie considerarsi "parte integrante del procedimento di divorzio", per cui si rendeva applicabile il trattamento fiscale privilegiato di cui all'art. 19 della Legge 6 marzo 1987 n. 74.

Il Ministero delle Finanze chiede la cassazione di tale sentenza sulla base di due motivi.

L'intimata non si è costituita.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo di ricorso, adducendo violazione degli artt. 111 della Costituzione e 132 c.p.c., la ricorrente denuncia l'assoluto difetto di motivazione della sentenza impugnata, avendo la Commissione Regionale del tutto omesso l'esposizione dei motivi di fatto e di diritto posti a sostegno del proprio convincimento.

Col secondo motivo di ricorso, il Ministero lamenta, oltreché vizio di motivazione, la violazione degli artt. 34 DPR n. 131 del 1986, 2, 6, 15 e 23 del DPR n. 643 del 1972, 19 della Legge n. 74 del 1987, per avere la Commissione Regionale ritenuto parte integrante del procedimento divorzile l'assegnazione definitiva di un immobile a favore di uno dei coniugi nell'ambito di un processo di domanda di divisione giudiziale dei beni comuni, proposta dai coniugi nell'ambito di un processo di divorzio, ma non ad esso accessoria, trattandosi di scioglimento di comunione ordinaria, residuata fra i coniugi con la pronuncia giudiziale di separazione e conseguente scioglimento del regime patrimoniale di comunione legale.

Nella specie, sarebbe stata posta in essere fra i condividenti, una compravendita in capo ad uno di essi, a' sensi dell'art. 34 del DPR 131 del 1987, come tale imponibile al fini INVIM.

Il primo motivo di ricorso è infondato e deve essere rigettato.

La Commissione Regionale ha infatti sufficientemente enunciato il fatto all'origine dell'imposizione fiscale di cui è causa, indicandolo nel trasferimento di beni immobili con conguaglio in danaro, a scioglimento di comunione fra coniugi, avvenuto con verbale di conciliazione del Tribunale di Sanremo nel corso di procedura divorzile, e in relazione a ciò ha ritenuto applicabile il trattamento fiscale privilegiato previsto per gli atti di tale procedura dall'art. 19 della Legge n. 74 del 1987.

La sentenza appare quindi congruamente motivata sia in relazione alla natura dell'avvenuta attribuzione di beni fra coniugi mediante atto giudiziale distinto dalla pronuncia di divorzio, ma ad essa riferibile, sia in ordine all'applicazione del cit. art. 19 a tale fattispecie.

E' altresì infondato il secondo motivo di ricorso.

Lo scioglimento della comunione legale fra coniugi è infatti effetto pressoché automatico conseguente al passaggio in giudicato (Cass. 2652/95; 8707/98; 9325/98) della sentenza di separazione (e non quindi connesso alla successiva eventuale pronuncia di divorzio), ma sono di regola gli accordi di separazione a contenere il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all'uno o all'altro coniuge, costituendo tali accordi, una volta sottoposti al vaglio del giudice, titolo per la trascrizione, senza che alcun ostacolo possa discendere dalla già esistente comunione legale (Cass. 4306/97).

Derivando dunque la divisione in concreto dei beni in comunione legale da accordi comunque raggiunti in sede giudiziale dai coniugi separati o divorziandi strettamente collegati allo scioglimento del matrimonio, non può rilevare, al fini agevolativi di cui al cit. art. 19, la qualifica di divisione convenzionale (in quanto non inserita nella pronuncia di divorzio, ma attualizzata con accordi separati) rispetto alla divisione legale (quale effetto automatico della sentenza di separazione (Cass. 9846/96), poiché l'ampia dizione dell'art. 19 della legge n. 74 del 1987 (che esenta dall'imposta di registro, e da ogni altra imposizione tutti "gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio ..."), necessariamente ricomprende tutti gli atti e le convenzioni che i coniugi pongono in essere nell'intento di regolare, sotto il controllo del giudice, i loro rapporti patrimoniali, conseguenti allo scioglimento del matrimonio. Come questa Corte ha infatti già rilevato (Cass. 6065/2000), la finalità della citata norma è quella di sottrarre all'imposizione fiscale gli atti giudiziali conseguenti alle crisi matrimoniali e all'adempimento dei doveri discendenti dalla separazione e dal divorzio; sottolineando che una diversa interpretazione dell'art. 19 comporterebbe dubbi di legittimità costituzionale di tale disposizione, apparendo irragionevole un trattamento fiscale diversificato a seconda che si ottemperi a tali doveri col pagamento di somme di danaro a conguaglio, ovvero con la dazione di beni mobili o col trasferimento di beni immobili.

Il ricorso deve essere dunque integralmente rigettato, senza addebito di spese non essendosi l'intimata costituita.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.

Roma, 4 ottobre 2000.



Ricevi gli aggiornamenti su questa e altre sentenze:

Email: (gratis Info privacy)


Tags:

 


Le piu' lette del mese
Sommario:


Visita le banche dati: Diritto Sportivo - Procedura civile - Diritto di internet
. Ambiente
. Assegno divorzile
. Autovelox
. Banche
. Circolazione stradale
. Condominio
. Consumatori
. Contravvenzioni stradali
. Convivenza
. Danni
. Danno esistenziale
. Divorzi
. Evidenza
. Fallimento
. Famiglia
. Fermo amministrativo
. Immigrazione
. Inedite
. Internet
. Lavoro
. Locazioni
. Mobbing
. More Uxorio
. Parcheggi
. Photored
. Procedura
. Responsabilità del medico
. Separazioni
. Strada
. Vacanza rovinata






Ultime G.U:







Il testo dei provvedimenti (leggi, decreti, regolamenti, circolari, sentenze, ordinanze, decreti, le interpretazioni non rivestono carattere di ufficialità e non sono in alcun modo sostitutivi della pubblicazione ufficiale cartacea. Sono anonimizzati. I nomi sono tutti di fantasia. E' noto che alcuni estremi di sentenze non coincidono con altre fonti sul web. Verificate sempre gli estremi. Copiate liberamente i testi segnalati, linkando ricercagiuridica.com, grazie.


    Altro: - Corte Cost. - Forum - Gloxa - IusSeek - Mappa - Leggi - Libri - Link - Mobile - Penale - Podcast - Tribut. - Embed - Edicola - Altre Ricerche - Toolbar - Store


IusOnDemand srl - p.iva 04446030969 - Privacy policy (documenti anonimizzati) - Cookie - Segnala errori - Toolbar - Software e banca dati @ - 0.005
Cookie