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Sentenza Cassazione Civile 26-02-2003, n. 2878


Legittimazione ad agire della P.A.. Fonte: Ipsoa.it, http://www.ipsoa.it/lalegge/news/cassciv2878-03.pdf

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Sez. III - Nicastro G (PRES),

Finocchiaro M (REL), Frazzini O (conf.) (PM)

Com. Castellammare di Stabia (RIC) c. Celotto (RES)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C. R., gestore di un punto vendita carburanti e altri prodotti petroliferi "Esso" in Castellammare di Stabia, piazza Matteotti, assumendo di avere subito notevoli danni a causa della chiusura al traffico veicolare di detta piazza per lavori di allacciamento delle fogne al collettore del depuratore, tenuta presente, da un lato, la mancata informazione per la detta interdizione, dall'altro, la lentezza del procedere dei lavori, non ultimati nei tempi programmati, ha convenuto in giudizio, innanzi al giudice di pace di Castellammare di Stabia, il comune di quella città con 5, distinti, atti di citazione, tutti notificati il 7 gennaio 2000 e con i quali ha richiesto il risarcimento dei danni patiti, rispettivamente nel periodo dal 14 al 21 luglio 1999, dal 22 al 29 luglio 1999, dal 30 luglio al 5 agosto 1999, dal 6 al 14 agosto 1999 e dal 23 al 31 agosto 1999.

Tali danni erano pretesi ai sensi dell'art. 2043 c.c. e, in via equitativa e erano reclamati, per ciascun periodo, entro i limiti da esenzione dall'imposta di bollo.

Costituitosi in giudizio il Comune di Castellammare di Stabia resisteva alle avverse pretese, deducendone l'infondatezza e eccependo l'incompetenza, per valore, del giudice adito a conoscere della controversia, per essere competente il tribunale e chiedendo, altresì, di essere autorizzato a chiamare in causa la I. C. G. s.p.a.

Autorizzata la chiamata in causa della I. s.p.a. questa, da un lato, eccepiva l'incompetenza per valore del giudice di pace a conoscere della controversia, dall'altro, la non imputabilità a essa concludente del protrarsi dei lavori.

Disposta la riunione dei vari giudizi e svoltasi una prima fase istruttoria l'adito giudice di pace con sentenza 14-16 maggio 2001, rigettava le eccezioni di incompetenza per valore e di carenza di legittimazione passiva dell'attrice così come eccepita dai convenuti comune di Castellammare di Stabia e dalla s.p.a. I. C. G., convalidava la riunione dei vari giudizi e ammetteva la prova per testi come in motivazione, provvedeva con separata ordinanza al prosieguo del giudizio innanzi a se e poneva infine, le spese di causa, in via tra loro solidale a carico del convenuto e del terzo chiamato in causa.

Per la cassazione di tale pronunzia ha proposto ricorso il comune di Castellammare di Stabia affidato a un unico motivo.

Resiste, con controricorso unicamente la C..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Rileva, in limine, la Corte - ex officio - che il proposto ricorso è inammissibile, perché proposto, in nome e per conto del Comune di Castellammare di Stabia, da soggetto ex lege non legittimato e, in particolare, dal dott. V. B. "dirigente del settore affari generali servizio legale del contenzioso del comune di Castellammare di Stabia".

Premesso che giusta la testuale previsione di cui all'art. 75, comma 3, c.p.c. "le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di chi le rappresenta a norma della legge o dello statuto (ove a questo rinvii la legge o la legge stessa nulla prevede al riguardo)" si osserva che l'art. 50, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, recante il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in tema di "competenze del sindaco e del presidente della provincia", dispone, per quanto rilevante al fine del decidere: - "il sindaco e il presidente della provincia sono gli organi responsabili dell'amministrazione del comune e della provincia" (comma 1); - "il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l'ente, convocano e presiedono la giunta, nonché il consiglio quando non è previsto il presidente del consiglio, e sovrintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti" (comma 2); - "salvo quanto previsto dall'art. 107 essi esercitano le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintendono altresì all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate al comune e alla provincia".

Pacifico quanto precede è palese, come del resto assolutamente incontroverso nel vigore della l. 8 giugno 1990, n. 142 (il cui art. 36 prevedeva, al primo comma, "il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l'ente"), e come non si era mai dubitato - del resto - anche vigente la legge comunale e provinciale del 1934, che solo il sindaco (e, eventualmente, in caso di suo impedimento il vicesindaco, cfr. Cass. 8 febbraio 2000 n. 1380) può agire in giudizio, in nome e per conto del comune (cfr., Cass., sez. un., 10 maggio 2001 n. 186; Cass. 11 maggio 2001 n. 6546; Cass. 30 maggio 2000 n. 7190, tra le tantissime. Con riferimento alla nuova normativa, nel senso che la legittimazione a promuovere giudizi in rappresentanza dell'ente comune compete in via primaria al sindaco e può spettare al segretario generale, nella sua qualità di dirigente di ufficio dirigenziale generale, solo in quanto tale potestà sia stata a lui attribuita dal sindaco medesimo, o derivi da una norma dello statuto o del regolamento dell'ente locale, Cass. 5 aprile 2002 n. 4845).

Elementi in senso contrario, al riferito principio, non possono dedursi dal successivo art.107 dello stesso d.lgs. n. 267 del 2000 dedicato alle "funzioni e responsabilità della dirigenza".

Ancorché, infatti, ai dirigenti siano attribuiti, da una parte, "la direzione degli uffici e dei servizi" (art. 107, comma 1, prima parte d.lgs. n. 267 del 2000), e, dall'altra, "tutti i compiti, compresa l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l'amministrazione verso l'esterno" (art. 107, comma 2, prima parte) deve escludersi che detta "direzione", nonché il potere di porre in essere "atti e provvedimenti amministrativi che impegnano la amministrazione" importino, o possano importare, anche il potere di rappresentanza dell'ente.

Infatti: - chiaramente e in modo non equivoco l'art. 50, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000, prevede una tripartizione delle competenze del sindaco (e del presidente della provincia) e, in particolare, da un lato, il potere dovere di rappresentare l'ente, dall'altro, il potere dovere di convocare e presiedere la giunta, nonché il consiglio, quando non è previsto il presidente del consiglio, da ultimo, il potere dovere di sovraintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti; - poiché è indubbio che tutte le attribuzioni della dirigenza non possono non esaurirsi nel "funzionamento dei servizi e degli uffici" e nell'"esecuzione degli atti" è palese che la stessa non solo non può esercitare funzioni di indirizzo e controllo politico - amministrativo proprie degli organi di governo dell'ente (attività espressamente esclusa dalle attribuzioni della dirigenza dall'art. 107, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000) ma neppure che la norma positiva espressamente riserva al sindaco (e al presidente della provincia), cioè, da una parte, il potere di convocare e presiedere la giunta, dall'altra, il potere di "rappresentare" l'ente verso l'esterno e, in particolare in giudizio; - quanto precede trova conferma, del resto, nel comma 3 del più volte richiamato art. 107 del d.lgs. n. 267 del 2000, dedicato, appunto, alle "funzioni e responsabilità della dirigenza", ove si precisa "sono attribuiti ai dirigenti tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definitivi con gli atti di indirizzo adottati dai medesimi organi, tra i quali, in particolare....



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